Sharon Bolton.
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IL RISVEGLIO.
Parte 1.
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Titolo originale: Awakening. 2009.
Traduzione di: Mariagiulia Castagnone.
2009. Arnoldo Mondadori Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Un'improvvisa invasione di serpenti terrorizza gli abitanti di un tranquillo villaggio del Dorset.
Com' arrivato un pericolosissimo taipan, di una specie originaria della Papua Nuova Guinea, in Gran Bretagna? E stato davvero il morso di una vipera a uccidere un anziano? Clara Benning, giovane e capace veterinaria che ha scelto di vivere da reclusa per via di una cicatrice che le sfigura il viso - evitando accuratamente ogni rapporto umano e dedicandosi soltanto al lavoro -, viene suo malgrado chiamata in causa per dare un parere scientifico su quanto sta accadendo.
In pochissimo tempo, per, la situazione precipita e Clara si ritrova coinvolta in prima persona a indagare con l'aiuto del suo vicino di casa Matt Hoare, vicecapo della polizia locale, e di Sean North, un eccentrico esperto di rettili, sulla catena di eventi che paiono ruotare attorno a una chiesa bruciata nel 1958 in circostanze mai chiarite e a una sinistra casa abbandonata. Con il riaffiorare di leggende incentrate su sette religiose e antichi riti, la solitaria esistenza di Clara
viene sconvolta sia da coloro che vogliono scoprire a ogni costo la verit, sia da qualcuno disposto a continuare a uccidere pur di seppellirla per sempre...
Dopo il brillante esordio di Sacrificio, Sharon Bolton affida nuovamente a un personaggio femminile caparbio e coraggioso il compito di riannodare i fili di un passato terribile, i cui macabri echi noir si sono ancora spenti. Il risveglio  un thriller ricco di suspence, sapientemente costruito, che trascina il lettore in uno scenario sempre pi intricato e inquietante alla scoperta di sconvolgenti segreti.
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L'AUTRICE.
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Sharon Bolton  nata nel Lancashire, in Inghilterra, il 27 maggio 1960. Prima di dedicarsi alla scrittura, ha lavorato con successo nel marketing e nelle pubbliche relazioni. Vive nei pressi di Oxford con il marito e il figlio. Nel 2008 Mondadori ha pubblicato il suo primo romanzo, Sacrificio. Alcune sue opere sono firmate S. J. Bolton.
Con Il risveglio ha vinto il Premio Mary Higgins Clark nel 2010.
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IL RISVEGLIO
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A mia madre, che non ha niente in comune Clara, se non quanto  amata; a mio padre, che ha dato alle sue figlie il coraggio di perseguire i loro sogni; e a Vincent, che  la nostra roccia.
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Le cose lunghe diventan serpi.
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PROLOGO.
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Il periodo pi buio della mia vita  cominciato gioved scorso,
un attimo prima che sorgesse il sole.
Sarebbe stata una bella mattinata, pensai, mentre mi allontanavo
da casa. C'era un'atmosfera lieve e intima, carica di speranza,
come pu esserlo solo l'alba di un giorno di fine primavera.
L'aria era ancora fresca, ma un'iridescenza all'orizzonte lasciava
presagire che sarebbe stata una giornata torrida. Gli uccellini
cantavano come se ogni nota potesse essere l'ultima, e anche gli
insetti si erano destati presto. Ma la ricompensa maggiore per
quella sveglia cos anticipata furono le rondini, che mi volavano
tanto vicine da farmi sbattere le palpebre.
Non appena incrociai il viottolo che portava a casa di Matt,
fui investita dalla fragranza della camomilla selvatica: il suo
profumo preferito. Per un momento mi lasciai rapire dalla vista
del vialetto di ghiaia che spariva dietro i cespugli di alloro, e
strusciai i piedi come per far salire quel profumo. Mi faceva
venire in mente l'odore di mele mature e di legno bruciato
caratteristico della brezza autunnale. Non potei fare a meno di
immaginare come sarebbe stato imboccare il vialetto, entrare in
casa sua di soppiatto e svegliarlo strofinandogli della camomilla
sul cuscino.
Ripresi a camminare.
Appena raggiunsi Carters Lane, mi accorsi che l'uscio della
casa di Violet era socchiuso, cosa alquanto insolita, data l'ora.
Mi avvicinai e mi fermai sulla soglia. Mi cadde l'occhio sulla
vernice che iniziava a scrostarsi e, pi in l, intravidi l'ingresso
buio. Probabilmente era una donna mattiniera - spesso le persone
anziane lo sono - ma la vista di quello spiraglio mi fece
rabbrividire.
I gradini d'ingresso erano umidi. Doveva essere appena
passato qualcuno con le scarpe bagnate. Poteva benissimo non
significare nulla, forse era una coincidenza, ma nessuna delle
spiegazioni che mi sforzavo di darmi riusciva a smorzare l'inquietudine
che mi cresceva dentro. Provai a entrare, ma la porta
si apr solo di poco, come se ci fosse qualcosa a bloccarla.
Violet? chiamai. Nessuna risposta. La casa restava in silenzio,
in attesa della mia mossa successiva. Spinsi di nuovo la
porta, che si apr un po' di pi, lasciandomi intravedere delle
impronte bagnate sul pavimento. Varcai la soglia, attenta a non
calpestarle.
Dietro la porta c'era un sacco di tela chiuso con un laccio.
Sembrava uno dei sacchi di sabbia che fornisce la Protezione
civile quando c' pericolo d'inondazioni, ma di sicuro questo
non conteneva sabbia. Prima di tutto non era abbastanza pesante,
e non aveva neppure la forma compatta e regolare tipica
dei sacchi di sabbia, soprattutto di quelli bagnati. E poi non era
solo bagnato, ma completamente fradicio.
Violet chiamai di nuovo. Se riusciva a sentirmi, non lo
dava a vedere.
La porta che collegava l'ingresso con il resto della casa era
aperta e notai subito che la stanza adiacente era vuota. Del cane
di Violet, Bennie, non c'era traccia.
A quel punto la mia ansia si trasform in paura. Qualsiasi cane,
persino uno vecchio e in cattiva salute come Bennie, avrebbe
reagito in qualche modo all'arrivo di un estraneo. Forse Violet
dormiva ancora e non aveva sentito che la chiamavo, ma Bennie
si sarebbe dovuto accorgere della mia presenza.
Con grande riluttanza mi voltai e mi accovacciai accanto al
sacco. Era freddo, bagnato, pieno, ma certamente non conteneva
sabbia. Tirai fuori dalla tasca il coltellino e tagliai il laccio che lo
chiudeva. Poi afferrai gli angoli inferiori e versai il contenuto
umido e privo di vita sul linoleum consunto dell'ingresso di
Violet.
Ai miei piedi, ancora pi esile di quanto ricordassi, giaceva
Bennie. Non avevo bisogno di toccarlo per sapere che era morto,
ma accarezzai istintivamente il suo pelo ruvido e bagnato.
Attorno al muso e sul collo notai delle lacerazioni superficiali.
Immaginai che dovesse essersi ferito mentre lottava affannosamente
per non annegare nel laghetto o nel fiume in cui era
stato gettato. Ma il sacco non si era ancora svuotato del tutto.
Lo scossi e ne usc qualcos'altro. Era un serpente. Con il corpo
dilaniato, quasi a brandelli in alcuni punti, fece un ultimo movimento
convulso prima di immobilizzarsi.
Mi accasciai sul pavimento gelido. Sapevo che avrei dovuto
cercare Violet, ma non riuscivo a trovare il coraggio. Poi inizi
a frullarmi in testa un pensiero bizzarro.
Mi sembrava mancasse qualcosa. Mi tornarono in mente le
lezioni di storia, quando studiavamo l'antica Roma e pendevamo
dalle labbra del professore che parlava di come veniva amministrata
la giustizia, raccontandoci episodi di pene, torture ed
esecuzioni. In particolare, a conquistare la nostra immaginazione
era stato uno dei modi in cui venivano giustiziati i condannati,
che, a ripensarci, dovevano essersi macchiati di chiss quali
crimini. Rinchiusi dentro a un sacco con un cane, un serpente e
qualche altra bestia, forse una scimmia o un animale da cortile,
venivano gettati nel Tevere. Ricordo che, a sentire questa storia,
quasi tutti, in classe, erano scoppiati a ridere. C'era qualcosa
di comico in quella scelta di animali. Persino io me n'ero resa
conto. Ma fino a quel momento non mi ero mai soffermata a
pensare a come doveva sentirsi chi veniva chiuso in quel sacco.
Mi immaginai una lotta frenetica, zanne e artigli dappertutto,
e i polmoni che si riempivano d'acqua.
Dovevo trovare Violet.
Percorsi il corridoio e attraversai il soggiorno. Al di l di una
porta si scorgevano le scale. Individuai un interruttore e accesi
la luce. I gradini non erano molti, ma il tempo che impiegai a
salirli mi sembr un'eternit.
In cima trovai due porte spalancate. Sulla sinistra, vidi una
piccola stanza: due letti gemelli, una toeletta, un caminetto e
una finestra affacciata sul bosco. Feci un respiro profondo e mi
diressi verso quella di destra.
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PARTE PRIMA.
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Capitolo 1.
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Sei giorni prima.
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Quando  cominciata questa storia? Credo che il suo inizio si
possa far risalire al giorno in cui salvai una neonata da un serpente
velenoso, appresi la notizia della morte di mia madre e
feci il mio primo incontro con un fantasma. Pensandoci bene,
ricordo persino le coordinate temporali. Era un venerd mattina,
qualche minuto prima delle sei, quando la mia vita tranquilla
e ordinata precipit nel caos.
Sette minuti alle sei. Avevo corso a lungo. Con il cuore che batteva
rapido e madida di sudore, presi la chiave e aprii la porta sul
retro. Appena entrai in casa, i miei piccoli si misero a pigolare.
Asciugandomi il collo con una salvietta, attraversai la cucina,
alzai il coperchio e guardai nell'incubatrice. Ce n'erano tre, non
pi grandi di un pugno: soffici pallottole di peluria affamate e
terrorizzate. Tre pulcini di barbagianni, di appena due settimane.
La madre era andata a sbattere contro un camion pochi giorni
dopo la loro nascita, ed erano rimasti orfani. Li aveva trovati un
birdwatcher del posto. Aveva visto per terra la madre morta ed
era andato subito a cercare il nido. Li aveva presi e portati alla
clinica veterinaria dove lavoro come chirurgo. Erano in fin di
vita, infreddoliti e tormentati da una fame che da allora non si
era pi placata.
Presi una vaschetta dal frigorifero e con un paio di pinzette
lasciai ciondolare un topolino sopra l'incubatrice. Non dur a
lungo. Per fortuna stavano crescendo bene, ma mi preoccupava
il fatto che si fossero abituati alla mia presenza.  molto difficile
allevare uccelli selvatici. Senza l'intervento dell'uomo, i pulcini
orfani sono destinati a morire, ma non dovrebbero mai dipendere
completamente da chi li accudisce. In capo a due settimane, li
avrei affidati a dei genitori adottivi che avrebbero insegnato
loro a procacciarsi il cibo da soli. Fino ad allora, avrei dovuto
comunque fare attenzione. Forse era arrivato il momento di
sistemarli in una specie di nido e nutrirli usando un guanto a
forma di barbagianni.
Tre minuti alle sei. Stavo salendo a farmi una doccia, quando
squill il telefono. Mi preparai a rispondere alla solita telefonata
in cui mi annunciavano che un altro capriolo era stato investito
sulla A35.
Signorina Benning?  lei la veterinaria? chiese una giovane
voce femminile in tono agitato.
S, mi dica risposi, domandandomi se sarei riuscita a farmi
la doccia.
Sono Lynsey Huston. Abito all'inizio della strada in cui vive
anche lei, al numero 2. C' un serpente nella culla di mia figlia.
Non so cosa fare. Non mi sono mai trovata in una situazione
simile! L'intensit della sua voce aumentava a ogni parola.
Sembrava sull'orlo di una crisi isterica.
 sicura? Non era la domanda pi appropriata, lo riconosco,
ma ero perplessa: un serpente in una culla non  cosa da
tutti i giorni.
Certo che sono sicura! L'ho proprio qui, sotto i miei occhi.
Che cosa diavolo devo fare?
Stava facendo troppo rumore.
Stia tranquilla e non faccia movimenti bruschi. Io, intanto,
avevo messo il turbo: uscii di casa afferrando le chiavi dell'auto,
la aprii con un bip e salii a bordo. Sospetta che sia stata morsa?
Ricordavo quando era nata la bambina. Qualche settimana prima
avevo visto dei palloncini rosa appesi fuori dalla casa.
Non lo so. Sembra che stia dormendo. Mio Dio, e se non
dormisse?
Ha un colorito normale? Riesce a vedere se respira? Presi
quello che mi poteva servire dal sedile posteriore e mi incamminai
velocemente lungo la salita. In cima alla collina mi apparve
la casa degli Huston, una graziosa villetta di un bianco sporco.
La famiglia si era trasferita da poco in paese. Eppure avevo bene
in mente l'aspetto della madre: doveva avere pi o meno la mia
et, era piuttosto alta e portava i capelli biondi all'altezza delle
spalle. Prima di allora, per, non ci eravamo mai parlate.
Credo di s, ha le guance rosa. Riesce a venire? La prego,
mi dica di s!
Sono quasi arrivata. Ma non deve spaventare il serpente. Non
faccia nulla che possa allarmarlo. Spinsi il cancello e percorsi in
fretta il vialetto fino al portone d'ingresso. Era chiuso. Il cordless
che avevo con me era ormai troppo lontano dalla base e inizi
a fischiare. Lo spensi ed entrai dalla porta sul retro.
Mi trovai in una cucina moderna, dai colori accesi. Per essere
una casa in cui viveva un neonato, era particolarmente pulita
e in ordine. Lasciai il telefono sul tavolo e mi diressi al piano
superiore, da dove sentivo provenire la voce. Mentre salivo le
scale, notai delle chiazze di umido e qualche traccia di fango
sul pavimento lustro. Poi un suono familiare cattur la mia
attenzione. Voltandomi verso destra, vidi un'incubatrice con
dei pulcini. Gli Huston allevavano polli.
Sono qui dissi con voce pacata. Raggiunta la cima delle scale,
scorsi un volto pallido che si affacciava dalla porta in fondo al
corridoio. Mi avvicinai ed entrai nella stanza.
Era una cameretta mansardata, color rosa e crema. Le travi
a vista di legno scuro spiccavano contro l'intonaco chiaro delle
pareti e la finestra del sottotetto era oscurata da una tendina di
stoffa rosa decorata con disegni di fatine e funghetti. Ovunque
mi voltassi c'erano animali di pezza di ogni sorta, quasi tutti rosa.
Il lettino era sistemato sul lato pi lungo della stanza: sembrava
la culla di una principessa delle fiabe, tutta ornata di merletti
color crema e balze rosa. Feci qualche passo, continuando a
sperare che si trattasse di un serpente giocattolo, messo l per
scherzo da un fratello maggiore.
La bambina, piccola e molto graziosa, respirava dolcemente
nella tutina ricamata a coniglietti. Aveva la bocca socchiusa, lunghe
sopracciglia scure e un leggero sfogo da crosta lattea sulle gote.
Le manine erano chiuse a pugno e le braccia disposte intorno
alla testa nella tipica posizione dei neonati. Sembrava in ottime
condizioni. A parte il fatto che divideva il lettino con un serpente
velenoso, che l'avrebbe attaccata non appena si fosse mossa
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Capitolo 2.
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La cosa pi sorprendente, con tutto il rumore che aveva fatto
la madre, era che dormisse anche il serpente. Giaceva mezzo
raggomitolato nella culla, godendosi il tepore del corpicino della
bambina e regolando di conseguenza la propria temperatura
corporea. Era lungo circa quaranta centimetri e la sua circonferenza
nel punto pi ampio doveva raggiungere quasi gli otto.
Era decisamente un animale adulto.
Al mio arrivo la madre si era un po' calmata, ma sembrava
vicina a perdere il controllo da un momento all'altro.
All'inizio pensavo potesse essere una biscia mormor in
tono angosciato ma non ne ero sicura. Non dovrebbero essere
di color grigio scuro?
Indossai i guanti di cuoio rinforzato che mi riparavano fino
al gomito. Di solito li usavo quando avevo a che fare con mammiferi
di una certa stazza, come volpi, tassi e via dicendo. Fino
ad allora, non li avevo mai testati sui serpenti.
No, non  una biscia. Ora deve restare zitta e ferma dove si
trova. Mi raccomando, nessun movimento improvviso.
Oh, merda, non sar una vipera, vero? Un uomo qualche
giorno fa  stato morso proprio da una vipera. Dicono che sia
in pessime condizioni!
Mi avvicinai. Non avevo sentito di nessuno che fosse stato
morso, ma normalmente non presto molta attenzione ai fatti del
villaggio. Andr tutto bene iniziai. Di solito le vipere non...
Mi fermai appena in tempo. Stavo per dire che un adulto non
sarebbe mai morto per il veleno di una vipera, ma non erano
le parole pi adatte alla situazione. Nel Regno Unito, l'ultima
vittima di un morso di vipera era stato proprio un bambino di
cinque anni. Un neonato attaccato da una vipera adulta non
sarebbe sopravvissuto nemmeno per il tempo sufficiente a
raggiungere l'ospedale.
Ora la prego di stare in silenzio.
Cosa devo fare? Vado a chiamare un'ambulanza?
Non riusciva a calmarsi. Dovevo fare in modo che lasciasse
la stanza.
S, ma vada al piano di sotto a telefonare. Si sbrighi! Racconti
la situazione e dica che sua figlia potrebbe aver bisogno di assistenza
medica immediata. Devono essere pronti a rianimare
un neonato.
La donna lasci la stanza a malincuore e io mi preparai. Le
gambe mi reggevano a fatica e le mani tremavano dentro i guanti
robusti. Era passata un'infinit di tempo dall'ultima volta che
avevo provato paura nei confronti di un animale. Ero stata nelle
gabbie delle tigri e avevo limato le unghie agli elefanti. Avevo
sedato tassi stravolti dal dolore e assistito un bufalo durante il
parto. Mi era capitato spesso di essere agitata o euforica o di
avere crisi nervose, ma di rado avevo provato paura.
Questa volta, invece, ero letteralmente atterrita. Pensavo a
quella neonata che si crogiolava, ignara del pericolo, nei suoi
sogni rassicuranti a base di latte e coccole. Il predatore che si era
intrufolato nella culla e che ora assorbiva il suo calore come un
parassita aveva un terribile potere letale. Il veleno di vipera  una
sostanza complessa in grado d'immobilizzare, uccidere e persino
facilitare la digestione della vittima. Se quella piccola creatura
fosse stata morsa, in pochi minuti gli anticoagulanti presenti nel
veleno avrebbero impedito al suo sangue di rapprendersi e la
ferita avrebbe continuato a sanguinare. Il dolore sarebbe stato
tremendo e, probabilmente, la bambina non avrebbe nemmeno
sopportato lo shock. In breve tempo gli enzimi proteolitici avrebbero
iniziato a danneggiare i tessuti, causando delle emorragie
interne. Infine la sua carne si sarebbe gonfiata e la pelle sarebbe
diventata bluastra, porpora o addirittura nera.
Tutto questo per un solo morso. Un semplice attacco fulmineo,
e sarebbe stata la fine. Anche se fosse riuscita a sopravvivere,
quella bimba sarebbe rimasta segnata da danni irreparabili.
Dovevo intervenire rapidamente.
Feci un bel respiro profondo. La vipera dormiva ancora, ma
la piccola - oh no, no, no! - iniziava a svegliarsi. Mormorava, si
allungava, si dimenava nel lettino. Se quella bimba fosse stata
come mia nipote, il momento del risveglio sarebbe coinciso con
quello della morte. Avrebbe chiamato la madre con un gridolino,
mettendosi a scalciare e agitando le braccia. A quel punto, la
vipera si sarebbe allarmata e avrebbe attaccato per difendersi.
Non c'era pi tempo. Eppure, rimasi ferma.
Non avevo mai toccato una vipera del posto. Non ero neanche
sicura di averne mai vista una prima di allora, tuttavia non avevo
dubbi che si trattasse proprio di quello. Le bisce sono lunghe
e sottili, con la testa ovale. Il rettile che avevo davanti, invece,
era meno slanciato, pi tozzo e sul dorso grigio scuro aveva
la tipica striscia a zigzag. Per non parlare dell'inconfondibile
testa triangolare.
La bambina inizi a piangere. La vipera si svegli.
Si rizz e si guard intorno, con la lingua che guizzava fuori
dalla bocca. Avvertiva il pericolo, ma non era ancora in grado di
localizzarlo con precisione. All'improvviso si sent un rumore:
era Lynsey che stava tornando. Allungai la mano per afferrarla,
ma la vipera si volt di scatto, mi attacc e ci ritrovammo
entrambe strette in una morsa.
Mentre affondava i denti nel mio guanto destro, con l'altra
mano l'afferrai per la testa e la sollevai allontanandola dal lettino.
Lynsey emise un verso indistinto e si precipit verso la culla.
Abbracci la bambina e prese a mormorare una cantilena senza
senso. Nel frattempo, aprii con un calcio lo sportellino della
gabbia che avevo portato con me e vi gettai dentro la vipera.
All'inizio non voleva mollare la presa, ma riuscii a persuaderla
con una lieve pressione sulla testa. Chiusi la gabbia con la
sicura e mi tolsi i guanti. Sul polso destro c'erano due piccole
impronte lasciate dai denti, ma fortunatamente la pelle non era
lesa. Mi voltai verso Lynsey e la bambina. Il viso della madre
era rigato di lacrime.
Dobbiamo svestirla dissi. Sono sicura che stia bene, ma 
meglio controllare.
Le guidai verso il fasciatoio. Lynsey era come paralizzata,
incapace di agire, cos le presi gentilmente la piccola dalle
braccia e la stesi sulla schiena. Le tolsi il pagliaccetto, il body e
il pannolino, e rimasi a bocca aperta davanti al candore della
sua pelle.
Abituata a risvegli ben pi sereni, la neonata era furiosa:
muoveva gambe e braccia all'impazzata ed era rossa dalla rabbia.
La presi per i polsi e le allungai le braccia, poi feci lo stesso
con le gambe. La girai per controllare la schiena, il sederino, la
nuca e il collo. Non c'era nessun segno sospetto.
La presi di nuovo in braccio e, mio malgrado, la restituii alla
madre. Era la prima volta che provavo tenerezza per un neonato.
Lynsey la strinse a s come se fosse parte del suo stesso corpo e
con uno strattone si apr la camicetta per allattarla.
Restammo in silenzio per qualche istante La madre non
sembrava in grado di spiccicare parola e io non avevo nulla da
dire. Poco dopo sentii dei passi al piano inferiore e ci raggiunse
la voce di un uomo.
Mi agitai, come sempre, all'idea di dover incontrare degli
sconosciuti, ma mi feci coraggio e scesi con la gabbia in mano
per presentarmi all'quipe dell'ambulanza. Attenta a evitare il
contatto visivo, feci loro un resoconto dettagliato dell'accaduto.
Poi presi il mio telefono portatile e urlai un saluto a Lynsey e
alla piccola.
Rincasando, realizzai che non sapevo il nome della bambina,
e forse non avrei mai pi avuto la possibilit di chiederlo. Decisi
allora di soprannominarla Perla, in omaggio alla sua pelle cos
liscia e candida.
Non appena aprii la porta i barbagianni si svegliarono, ma il
loro pigolio non era abbastanza forte per coprire gli squilli di
entrambi i miei telefoni. Guardai prima il cordless, che avevo
ancora in mano: una chiamata di lavoro. Poi corsi verso il tavolo
di cucina per raggiungere il cellulare: sempre lavoro. Non
avevo scelta!
Clara, abbiamo qui dei tassi disse Harriet, l'infermiera della
clinica che faceva anche da segretaria. Sono gravemente feriti.
Vieni subito! Tra quanto riuscirai a essere qui?
Tassi? Ce n' pi d'uno?
Ce ne sono tre. In fin di vita. Li hanno trovati stamattina in
un magazzino vicino a Lyme. Sono in pessime condizioni.
Respirai a fondo e guardai l'orologio. Erano solo le sette e
venti, ma avevo gi dovuto affrontare una vipera e degli esseri
umani. E all'orizzonte avevo un caso impegnativo di cui occuparmi.
Percorsi tre chilometri sulla A35 e mi fermai in una piazzola.
Era una zona di brughiera, l'habitat naturale delle vipere. Mi
allontanai dalla strada per un centinaio di metri e liberai il
serpente. In pochi secondi si infil nella sterpaglia e spar dalla mia mente.
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Capitolo 3.
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Uno dei tassi era una femmina incinta che partor quindici minuti
dopo essere arrivata e mor immediatamente dopo il parto.
I tre cuccioli, non pi grandi di topi, furono spediti subito in
terapia intensiva.
Dei due tassi ancora in vita, quello in condizioni peggiori
era un maschio. Aveva gravi ferite sull'addome, segni di morsi
sulle zampe anteriori, met muso asportato e una delle zampe
in pessime condizioni.
Bastardi! esclam Craig, il capoinfermiere.
Nel Regno Unito i combattimenti con i tassi erano stati banditi
nel 1835, eppure continuavano a essere praticati. Era un'attivit
incredibilmente cruenta e crudele. Per qualche ragione
incomprensibile, negli ultimi anni aveva persino conosciuto
un rinnovato interesse nella zona sudoccidentale del paese. Le
regole del combattimento sono molto semplici: si prende un
tasso adulto e sano, lo si ferisce per renderlo pi debole e lo si
rinchiude in uno spazio angusto assieme a parecchi cani. Poi si
scommette su quanto tempo riuscir a resistere.
Una volta i combattimenti avevano luogo sottoterra, nelle
stesse tane dei tassi, ma in tempi pi recenti gli animali venivano
stanati da terrier e trasportati di nascosto in apposite buche.
Di solito si sceglievano siti in aperta campagna, nei pressi di
vecchie fattorie, ma ultimamente erano state trovate tracce di
combattimenti anche vicino alle citt, in capannoni industriali
o magazzini abbandonati.
Nei rarissimi casi in cui vincevano, i tassi venivano uccisi
a bastonate. Il fatto di trovarne tre sopravvissuti era davvero
eccezionale. Probabilmente il combattimento era stato interrotto
all'improvviso e gli organizzatori erano fuggiti senza interessarsi
della sorte degli animali.
Il nostro tasso era gi stato sistemato in una gabbia d'acciaio
con le sbarre ben chiuse, cos non dovetti preoccuparmi del
contatto diretto. I tassi sono animali molto robusti, decisamente
imprevedibili e talvolta aggressivi. Sono dotati di mascelle
potenti e bisogna fare molta attenzione a non farsi mordere.
Questo paziente mi avrebbe richiesto almeno un'ora di tempo.
Avrei cercato di stabilizzarlo, di alleviargli il dolore e di
medicargli le ferite pi gravi. Cosa sarebbe accaduto dopo,
dipendeva da lui.
Craig abbass la parte superiore della gabbia in modo da
immobilizzarlo, e io gli feci un'iniezione intramuscolare nella
zampa posteriore con un preparato di medetomidina, ketamina
e butorfanolo. Era un cocktail di anestetici e analgesici molto
efficace, anche se durante il trattamento avremmo dovuto comunque
somministrargli dell'altro anestetico per inalazione.
Ci avrebbe pensato Craig. Appena fu possibile, aprii la gabbia
e adagiai il tasso sul tavolo operatorio.
Aveva perso molto sangue. Impiegai qualche minuto per
trovare una vena, poi lo attaccai alla flebo. Gli somministrai del
metilprednisolone per contrastare lo shock e dell'amoxicillina
per combattere l'infezione.
C' qualche speranza di catturare i criminali che l'hanno
ridotto cos? chiesi, mentre gli disinfettavo le ferite sulla testa.
Con enorme sollievo, constatai che il danno muscolare era meno
grave del previsto. Poi iniziai a ricucirgli un pezzo di pelliccia
che gli pendeva dal muso.
Non molte rispose Craig, la voce attutita dalla mascherina
che usavamo per proteggerci da possibili contagi. La tubercolosi
bovina  un problema molto diffuso nel Sudovest. I tassi
ne vengono colpiti solo raramente, ma quando li abbiamo in
cura dobbiamo mettere in conto che potrebbero essere infetti.
Sono riusciti a prendere il numero di targa del furgone e hanno
provato a rintracciarli lungo la strada che porta a Exeter, ma,
come sai, viaggiano spesso con mezzi rubati.
Annuii. Erano bande ben organizzate. Con gli incontri illegali
mettevano insieme un sacco di soldi ed erano abituate a
muoversi senza farsi scoprire.
Le lacerazioni sull'addome non erano cos gravi come avevo
temuto, ma faceva caldo e non era semplice tenere lontane le
mosche. Cosparsi le ferite di disinfettante e insetticida. Una
volta pulite, avrei potuto suturarle rapidamente.
La polizia ha trovato sul posto anche un cane morto aggiunse
Craig. Un povero cucciolo di Staffordshire terrier.
Avevo gi sentito altre volte quel tremolio nella voce di Craig.
Il mio collega era in grado di far fronte alle pi gravi malattie e
alle peggiori ferite, ma i casi di crudelt intenzionale lo disarmavano
completamente. "Come fai a essere cos calma?" mi
aveva domandato una volta, con il viso solcato dalle lacrime,
mentre stavamo sopprimendo un giovane cerbiatto a cui una
banda di teenager aveva cavato gli occhi. Lui e il resto dello staff
mi consideravano una donna insensibile. Non capivano come
potessi restare impassibile di fronte alla crudelt umana. Ma
era solo questione di abitudine: per quanto riuscissi a ricordare,
non c'era stato un solo giorno nella mia vita in cui non avessi
dovuto fare i conti con la malvagit.
Si apr la porta e apparve Harriet. A giudicare dalla sua espressione,
doveva essere successo qualcosa all'altro tasso.
Clara, c' una telefonata per te disse, indugiando sulla porta.
Scossi la testa e alzai le mani mostrandole i guanti pieni di
sangue e peli. Finir tra un'ora risposi, tornando a concentrarmi sul mio paziente.
Clara,  tuo padre. Dice che  urgente.
La guardai di nuovo. Solo in quel momento colsi il significato
dei suoi occhi lucidi e del suo sguardo preoccupato. Dunque il
tasso non c'entrava. Non era il tasso a essere morto.
Tolsi la mascherina e presi il telefono. Ascoltai quel che mio
padre aveva da dirmi e risposi che l'avrei richiamato pi tardi.
Stava ancora parlando quando schiacciai il tasto per interrompere
la telefonata e passai a Harriet il telefono macchiato di sangue.
Credo che ci sia una frattura all'omero destro dissi. Se
superer la notte, lo operer domattina. Forse baster un chiodo intramidollare.
Harriet era rimasta nella stanza con il pretesto di pulire il
telefono con il disinfettante. Con la coda dell'occhio, notai che
cercava di richiamare l'attenzione di Craig.
Tutto bene? mi chiese. Scossi lentamente la testa e continuai
a suturare. Tentai di non distrarmi, mentre Harriet e Craig
comunicavano tra loro muovendo solo le labbra. Craig aveva
smesso di occuparsi del muso del tasso e aveva perso del tutto
la concentrazione. Alzai lo sguardo.
Penso che si stia svegliando dissi perch tornasse a dedicarsi all'animale.
Clara, lascia perdere. Vai a raggiungere la tua famiglia disse Harriet.
Quando avr finito risposi, senza sollevare gli occhi. Riesci
a preparare dei campioni di sangue da mandare al dipartimento
dell'ambiente? Come se la stanno cavando i cuccioli?
Harriet si strinse nelle spalle e, dopo un'ultima occhiata a Craig, lasci la stanza.
Passai dalla nursery a controllare gli altri tassi. I tre orfani erano
rannicchiati nell'incubatrice. Avevano bevuto un po' di latte - un
tipo speciale per neonati che usiamo abitualmente per i piccoli
mammiferi -, e tutto stava procedendo per il meglio. Giacevano
l'uno accanto all'altro in cerca di tepore, avevano un battito
cardiaco regolare e gemevano come fanno tutti i cuccioli. Piccoli, spaventati, senza madre.
Quasi come me.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Il Piccolo Ordine di San Francesco, il centro dove lavoro da circa
cinque anni, era stato fondato nel diciannovesimo secolo da
un gruppo di monaci cattolici per prendersi cura degli animali
selvatici malati e feriti. Attualmente  sostenuto da un ente di
beneficenza: riceviamo donazioni da tutto il mondo, abbiamo
centinaia di amici" che ci versano una sottoscrizione annuale e
migliaia di visitatori interessati alla nostra causa. Offriamo assistenza
a tutti gli animali selvatici del nostro paese - mammiferi,
rettili, uccelli e anfibi -, anche ai pi piccoli e a quelli feriti
pi gravemente. Ci tiriamo indietro solo nei casi disperati, quando
non c' pi nulla da fare. Alcuni ci tacciano di sentimentalismo
esagerato, accusandoci di sprecare la nostra inclinazione caritatevole
per una causa di poco conto. Invece io credo che le persone
dovrebbero essere libere di scegliere l'oggetto della loro carit,
e sono convinta che qualsiasi esistenza - anche la pi piccola,
nascosta e breve - abbia un valore. uno scopo.
Fortunatamente le condizioni del terzo tasso non erano molto
gravi. In poco pi di un'ora feci tutto il possibile, poi ordinai di
tenerlo a riposo e sotto osservazione. Alla fine dell'operazione
si present di nuovo Harriet, e mi preparai ad affrontare le sue
cure materne. Forse avrebbe voluto convincermi a fare una
pausa per offrirmi un caff bollente e ben zuccherato, e non le
sarebbe dispiaciuto se mi fossi confidata con lei scoppiando
a piangere sulla sua spalla. Harriet mi conosceva da quando
avevo cominciato a lavorare l. Avrebbe dovuto sapere fino a
che punto ero disposta a lasciarmi andare.
Mi diressi verso la nursery e Harriet mi venne dietro, quasi
correndo per stare al mio passo.
Clara, c' un uomo che ti aspetta all'accettazione. Un medico
del Dorset County.  gi qui da un'ora. Ho cercato di spiegargli
che sei molto presa e che non  un buon momento, ma dice che
 importante. Ha accennato a una vipera.
Mi bloccai impietrita nel corridoio, e Harriet venne a sbattere
contro la mia schiena. La bambina che avevo soccorso quella
mattina sarebbe dovuta andare al Dorset County Hospital di
Dorchester per un controllo. Se il dottore voleva parlarmi con
urgenza, se era venuto addirittura fin l, probabilmente la piccola
era stata morsa. Come avevo fatto a non accorgermene?
Mi voltai e un attimo dopo ero gi all'accettazione. Un uomo
giovane in jeans e maglione si alz appena mi vide. Accanto
alla sedia aveva un grande zaino. Mi si fece incontro tendendo
la mano per salutarmi. Non ci eravamo mai visti, ma sembrava
non avere dubbi che fossi io quella che cercava. Qualcuno
doveva averlo ragguagliato sul mio aspetto.
Signorina Benning? Grazie per avermi ricevuto. Sono Harry
Richards e lavoro come medico al Dorset. Desidererei farle
alcune domande.
Si tratta della bambina? Non ricordavo il nome della famiglia.
Quella che  stata ricoverata stamattina?
No rispose con aria interrogativa. Quale bambina? Sono
qui per parlarle di John Allington.
Il nome non mi diceva niente. Dietro a noi, Harriet cercava
di sistemare le sue carte.
Purtroppo il signor Allington  mancato questa mattina.
Capisco.
Mi dispiace. Spero che non fosse un suo amico.
No risposi, chiedendomi quanto sarebbe andata avanti
quella storia. Quando avevo capito che Richards non era venuto
per la bambina, avevo perso qualunque interesse.
 stata Sally Johnson a suggerirmi di contattarla. Mi ha detto
che lei  un'esperta di serpenti.
Quella faccenda era andata avanti anche troppo. Mi dispiace,
ma credo ci sia un errore. Non conosco nessuna di queste
persone e ora devo proprio...
Lei  Clara Benning, vero? Lavora in questo centro come
medico veterinario, no? Sembrava irritato. Per la verit lo ero
anch'io.
S. E per noi questa  una mattinata davvero pesante...
Sally Johnson  un'infermiera domiciliare che lavora per il
nostro ospedale. Mi ha detto che siete vicine di casa e abitate
nello stesso paese in cui viveva anche Allington.
Forse mi conveniva abbassare la cresta. Certo, la mia vicina era
un'infermiera, l'avevo vista parecchie volte in tenuta da lavoro.
Probabilmente sapevo anche che si chiamava Sally. Appena mi
ero trasferita, era venuta qualche volta a farmi visita. Ricordo
che, per quanto fossi fredda nei suoi confronti, non riuscivo mai
a liberarmi di lei. Dopo un po', avevo deciso di non risponderle
pi quando suonava alla porta.
Alle spalle del dottor Richards, Harriet aveva rinunciato a
far finta di lavorare. A quel punto si apr la porta ed entr una
donna con un bambino piccolo che teneva in mano una scatola
per scarpe. Un uccellino spieg, avanzando verso il banco.
Un altro incidente.
Chiedo scusa dissi al dottor Richards.  vero, siamo vicine
di casa. Ma ho avuto una brutta mattinata, e ora devo fare il
giro dei recinti all'esterno. Perch non viene con me? Parleremo
strada facendo.
Richards annu. Si volt a prendere lo zaino e mi segu. Lasciammo
l'accettazione e passammo attraverso il nostro punto
vendita dei gadget.
 al corrente di quanto  successo al signor Allington?
chiese, mentre uscivamo dopo aver rivolto un rapido cenno di
saluto a Holly alla reception.
Non risposi subito. Poi capii. Voleva parlare di serpenti. Lynsey
mi aveva detto che qualcuno era stato morso da una vipera.
Doveva trattarsi di John Allington. Forse era lui il morto.
 stato morso da una vipera, vero? dissi.
Cinque giorni fa. Per questo ho bisogno di consultarmi con
qualcuno che abbia esperienza di rettili.
Attraversammo l'area della clinica in cui teniamo gli istrici,
i conigli selvatici e le anatre.  in assoluto la zona preferita dai
bambini. Mentre passavamo ne incontrammo un paio con i loro
genitori che guardavano estasiati una piccola conigliera.
Ha gi contattato il Centro antiveleni? chiesi.
Il Centro nazionale britannico di informazione tossicologica
dovrebbe essere il primo riferimento dei medici per i casi di
avvelenamento. Ci sono apposite sedi regionali in grado di
offrire consigli al telefono, oppure si pu chiedere aiuto tramite
Internet.
Certo. Mi sono messo in contatto con loro appena John
Allington  arrivato in ospedale e mi hanno fornito tutte le
indicazioni terapeutiche del caso. Ma non sono dei veri esperti.
Mi hanno dato solo dei consigli generali. La verit  che nel
nostro paese non c' mai stato bisogno di specialisti in questo
campo.
Capisco. Non potevo che dargli ragione. L'ultimo caso di
morte per avvelenamento in seguito a un morso di serpente,
quello del bambino di cinque anni, risaliva a trent'anni prima.
Da allora, il numero dei pazienti ricoverati per incidenti non
aveva superato la ventina.
Lei pu aiutarmi? mi chiese il dottor Richards.
Be' dissi, prendendo tempo. In realt non ero sicura di potergli
essere utile, e forse non lo volevo nemmeno. Il secondo
anno di universit ho scelto come materia facoltativa un corso
sugli animali esotici risposi infine. Ho fatto un'esperienza di
lavoro estivo agli zoo di Chester e Bristol. E, per una ragione o
per l'altra, ho passato molto tempo con i rettili.
Mi fermai un momento a scambiare qualche parola con il
guardiano dei piccoli animali. I pazienti stavano guarendo bene,
mi disse. Poi attraversammo il ponticello che porta al lago.
Dopo la laurea ho lavorato a Chester per qualche mese come
assistente veterinaria, poi ho trascorso un anno in Australia per
un progetto di ricerca sui rettili aggiunsi, accorgendomi che
Richards si aspettava che continuassi. Ho collaborato come
volontaria anche con il Centro rettili di Bristol, ma negli ultimi
quattro anni ho lavorato solo in questa clinica, e non ho pi
avuto a che fare con i rettili. Mi dispiace.
Ci mettemmo a guardare gli uccelli acquatici. Ce n'erano pi
del solito, anche se in primavera se ne fermano parecchi per una
breve sosta. Il dottor Richards stava osservando una gallinella
d'acqua che sguazzava tra le canne.
Clara esord, mentre cercavo di ricapitolare la questione
rettili nessuno all'ospedale sa che sono qui.
Rimasi in silenzio. La gallinella d'acqua salt sulla terraferma
e scroll le ali.
 molto improbabile che un uomo adulto muoia per un
morso di vipera, persino all'et del signor Allington disse il
dottore. Appena  stato ricoverato, abbiamo fatto analizzare un
campione di sangue. Avevamo catturato il serpente che l'aveva
morso, ma dovevamo ugualmente fare i necessari accertamenti.
Abbiamo avuto i risultati qualche giorno fa.
Dunque?
Nel sangue c'era del veleno di vipera, questo  sicuro.
Mi sembra ovvio, se il serpente che  stato trovato era una
vipera dissi, iniziando a chiedermi dove volesse andare a
parare.
Richards apr lo zaino e prese una busta trasparente sigillata.
All'interno c'era un rettile che doveva essere morto da qualche
giorno. L'ha raccolto il giardiniere vicino al punto in cui giaceva
il signor Allington disse il dottore. Quel poveretto era riuscito
a ucciderlo prima di perdere i sensi.
Presi la busta e l'alzai per osservarne il contenuto. Come mai
era svenuto?
Pensiamo che sia caduto e abbia battuto la testa, probabilmente
quando ha iniziato a sentirsi male. E, come se non
bastasse,  finito nello stagno che, a detta di tutti,  abbastanza
profondo. Per fortuna la testa  rimasta fuori dall'acqua, anche
se, viste le conseguenze...
Gi... mormorai, restituendo la busta al dottore. Mi domandai
se non stessi cominciando anch'io a condividere le sue perplessit
sulla morte del paziente. Ha poi ripreso conoscenza?
S. Ma non ci  stato di molto aiuto. Non riusciva a ricordarsi
quello che era successo e, alla fine, non era pi lucido. Vomitava
di continuo, respirava a fatica, non controllava pi gli arti e
aveva la febbre altissima.
Il veleno della vipera  molto potente in primavera, alla
fine del letargo dissi. C'erano altre cause debilitanti? Malattie
cardiache? Disturbi respiratori?
Nessuna. Aveva sessantanove anni e godeva di ottima salute.
Le persone allergiche alle punture di vespe e api possono avere
gravi reazioni al veleno di vipera. Forse  questo il caso?
Anche il Centro antiveleni ha formulato quest'ipotesi. Ma
nessuno dei sintomi poteva far pensare a una reazione allergica.
Sembrava solo un grave avvelenamento.
Posso sapere come l'avete curato? chiesi. Mio malgrado,
iniziavo a interessarmi a quella storia.
Appena  stato ricoverato, abbiamo disinfettato la parte interessata
dal morso e gli abbiamo fatto l'antitetanica. Poi ho telefonato
al Centro antiveleni. Mi hanno detto di non preoccuparmi
e di controllare il battito cardiaco, la pressione e la respirazione
ogni quarto d'ora. A quel punto eravamo pi tranquilli.
Ma lui  peggiorato.
S, e anche in fretta. Ha iniziato a gonfiarsi, e non solo nella
zona attorno al morso. Soffriva tantissimo, cos gli ho dato
dell'analgesico. Poi gli ho somministrato dell'antiemetico per
controllare il vomito e infine un'infusione di colloidi, degli
antistaminici e dell'adrenalina.
Niente siero antiveleno?
S, quello contro le vipere europee che ci ha inviato il Centro
antiveleni. Inizialmente c' stato un miglioramento, ma il
giorno successivo la pressione si  abbassata molto ed  comparsa
un'aritmia cardiaca. Il terzo giorno ha avuto delle crisi
apoplettiche. Il quarto una pancreatite acuta, accompagnata da
insufficienza renale. Le ultime dieci ore prima della morte le ha
passate in coma.
Vi fu un momento di silenzio.
Dev'essere stato terribile. Mi dispiace dissi dopo un po'.
Ma continuo a non capire in che cosa potrei aiutarla.
Tornai al laboratorio e mi sedetti alla scrivania per dare un'occhiata
alle carte che mi aveva lasciato Harry Richards: le analisi
del sangue di un defunto. Consultai a pi riprese il computer e i
testi accademici che tenevo sparpagliati sulla scrivania. Guardai
di nuovo i risultati delle analisi. Non aggiungevano nulla a quel
che sapevo gi. Presi il telefono.
Sono Clara Benning dissi, appena mi passarono Harry
Richards.  indubbio che il rettile sia una Vipera berus, una
comune vipera del nostro paese, e non ho nulla da eccepire
sulle analisi condotte dal vostro laboratorio. L'avvelenamento
 stato causato da veleno di vipera.
Bene. Si ferm un momento, intuendo che non avevo finito.
Nient'altro?
Mi chiedo se sia stata trovata soltanto una vipera. Non 
possibile che ce ne fossero altre?
Rest un attimo in silenzio. Il giardiniere ne ha trovata solo
una, ma forse ce n'erano anche altre. Se cos fosse, per...
Lasci la frase a met.
Durante la visita, quanti segni di morsi avete riscontrato?
Si mise a riflettere. Poi lo sentii scartabellare.
Soltanto uno. Sulla pelle c'erano solo due lesioni. Sto scorrendo
le fotografie. Gliele mostrer, se vuole. A che cosa sta
pensando?
Devo ancora chiarirmi le idee dissi. Se fosse possibile,
terrei per qualche giorno i risultati delle analisi e il serpente.
Voglio mostrarli a un collega.
Che cosa devo dire al medico legale?
Gli dica che sono in corso gli ultimi controlli. Le restituir
tutto luned.
Ci augurammo a vicenda una buona giornata e ci rimettemmo
al lavoro. Avevo un sacco di cose da fare, ma mi fermai a
ragionare. In una sola settimana e nello stesso villaggio si erano
verificati due incidenti provocati da serpenti velenosi. Sospirai
e presi di nuovo il telefono.
Roger dissi, appena ricevetti risposta. Cosa fai domattina?
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Un altro rettile!
Sobbalzai. Harriet si era messa dietro di me e stava sbirciando.
Non credo che si possa fare ancora qualcosa disse, scrutando
il nuovo paziente, poi mi si accost, mettendomi una mano sulla
spalla. Feci uno sforzo per non irrigidirmi, pensando che era
mossa dalle migliori intenzioni. Clara, sei sicura che sia tutto
a posto? mi chiese. So che c' molto da fare, ma in qualche
modo ce la caveremo anche senza di te.
Mi voltai verso di lei. Eravamo molto vicine, ma Harriet mi
conosceva bene e non indietreggi.
Che cosa vuoi dire? Ne abbiamo gi qualche esemplare?
Nessuno, al momento disse. Ma ultimamente ce ne portano
in continuazione.
Io non ne ho visto neanche uno.
Be', non c' stato mai bisogno del tuo intervento. Parecchi
erano gi morti, e altri erano rimasti intrappolati in una
rete. Li abbiamo liberati e lasciati andare. Saranno tutti qui
attorno.
Spinsi la sedia avvicinandomi alla scrivania. Ogni animale che
arriva alla clinica viene annotato su un registro. Ne scorsi velocemente
la lista. Eravamo al terzo venerd di maggio. All'inizio
della settimana qualcuno aveva trovato una biscia impigliata nella
rete che ricopriva il suo stagno. Harriet aveva tagliato la rete di
nylon con l'aiuto di altre infermiere e, dopo aver controllato che
la biscia stesse bene, l'aveva lasciata libera. Controllai da chi fosse
arrivata: un abitante del villaggio in cui vivevo io.
La settimana precedente un uomo aveva portato una vipera
che era stata martoriata dal suo cane. Quando era giunto in
clinica, era gi morta. Mi chiesi come stesse il cane. Le vipere
si difendono attaccando chi le aggredisce. Il padrone del cane
viveva nel mio paese.
Il terzo episodio si era svolto interamente fuori dal nostro
centro. Qualcuno aveva chiamato la clinica in preda al panico,
sostenendo di avere un serpente in cucina. Craig era andato sul
posto e aveva scoperto che si trattava di una coronella, molto
simile a una vipera ma del tutto innocua. Era riuscito a spingerla
fuori dall'abitazione. Comunque, tutti i casi si erano verificati
nel nostro villaggio.
Forse si trattava solo di una coincidenza. L'anno precedente
l'estate era stata lunga e molto calda: non c'era da stupirsi che
fosse nata una quantit di rettili superiore alla media. E anche
questa era una primavera particolarmente calda. Con buona
probabilit, i serpenti erano gi usciti dal letargo e avevano
ripreso la loro attivit, ma non c'era nulla di cui preoccuparsi.
Prima o poi si sarebbe ripristinato il giusto equilibrio.
Continuai a ripetermelo, mentre guidavo verso casa.
Mi ero ripromessa di non fare tardi, ma era stata una giornata
molto impegnativa. Appena i tassi si erano stabilizzati, avevano
portato in clinica un giovane cervo investito da un'auto. Non
avevo fatto in tempo a cucirlo che erano arrivati tre cuccioli di
volpe rimasti senza madre. Malgrado le mie buone intenzioni,
quando presi la via del ritorno erano gi le sette di sera.
C'era della gente davanti a casa mia.
La via, stretta e breve, gira a un certo punto verso destra e l'edificio,
che  in fondo alla strada, rimane praticamente invisibile
fin quando non gli si arriva davanti. Stavo per imboccare il mio
vialetto, quando scorsi un gruppo di persone: una era sui gradini
d'ingresso, due in giardino e la quarta si sporgeva dal muretto,
intenta a chiacchierare con Sally, l'infermiera domiciliare.
Parcheggiai l'auto, ma aspettai a scendere. Pensai che fossero
l solo per dare un'occhiata furtiva alla mia propriet e sperai
che, vedendomi arrivare, si dileguassero in fretta.
Quando alzai lo sguardo, per, mi resi conto che mi stavano
aspettando, chiedendosi perch tardassi tanto a uscire dalla
macchina. Lottando contro la tentazione di svignarmela, raccolsi
le mie borse, scesi dall'auto e m'incamminai verso di loro,
costringendomi a sollevare gli occhi da terra. Il pi anziano del
gruppo - erano tutti uomini - mi venne incontro tendendomi
la mano. Vicino ai sessantanni, era alto e aveva folti capelli bianchi.
Signorina Benning? Ci scusi per l'intrusione, ma temevamo
che non arrivasse in tempo. Sono Phillip Hopwood e vengo da Gli
Olmi, in cima alla strada principale. Conosce Daniel, vero?
Non avevo idea di chi fosse, ma l'uomo mi strinse la mano
fra le sue. Non sa quanto le sono grato disse. Alto, capelli
scuri, di bell'aspetto, doveva essere sulla trentina. Lynsey 
rimasta sconvolta per tutto il giorno. Non so come avremmo fatto senza di lei.
Non riesce neanche a parlarne concord il terzo, che nel
frattempo si era avvicinato. So che  ridicolo - erano tutti molto
cordiali -, ma mi sembrava che mi avessero accerchiata di proposito.
Mi girai verso di lui. Era giovane, ma quasi completamente
calvo. Sul mento portava una barba corta e ispida. Ha idea di
come sia potuta finire nella culla?
Daniel scosse la testa e si pass una mano fra i capelli. Chi lo sa disse.
C'erano delle finestre aperte, ma... Ci siamo chiesti se non
fosse stata attirata dai pulcini. I serpenti mangiano anche i piccoli uccelli, vero?
Come sta la piccola? chiesi, sorprendendomi di me stessa.
Mi ero ripromessa di non dire nulla finch non fosse stato inevitabile.
Oh, sta benissimo.  Lynsey che  a pezzi.  agitatissima.
Non perde di vista Sophia nemmeno per un attimo.
Come biasimarla... disse l'uomo che si era intrattenuto
con Sally. Linda farebbe lo stesso. Non vuole neppure sentir parlare di questa storia.
Bene, allora disse l'uomo dai capelli bianchi. Forse dovremmo spiegare alla signorina Benning...
Certo, continua, Phillip.
Signorina... si chiama Clara, vero? La gente  preoccupata.
Tutti abbiamo sentito parlare di John Allington... Che storia
terribile... Per fortuna questa mattina c'era lei.
Non  stato un problema, davvero dissi, perch sembravano
aspettarsi una risposta. Non conoscevo il signor Allington,
ma mi spiace molto... Sentii la mia mano stringere pi forte
la borsa. Il serpente che aveva ucciso John era pi vicino di
quanto pensassero.
S, s. Siamo gi stati dalla polizia locale, ma ci hanno detto
che non c' nulla di cui preoccuparsi, cos siamo venuti da lei
per chiederle cosa possiamo fare. Pi teste insieme ragionano
meglio di una, vero?
Le saremmo molto grati se volesse unirsi a noi disse Daniel.
Ci incontriamo tra dieci minuti da Clive Ventry, al vecchio
maniero.
Avrei voluto spiegare che avevo un lutto in famiglia, che
dovevo fare un sacco di telefonate e che non volevo trascorrere
la sera del giorno in cui avevo perso mia madre a discutere con
un gruppo di sconosciuti dell'improvviso aumento della popolazione
locale di serpenti, ma non riuscii a trovare le parole.
Posso accompagnarla io si offr Sally, come se non fossi in
grado di trovare il castello da sola.
Grazie, ma prima devo fare un paio di telefonate. Vi raggiunger
appena possibile. Passai in mezzo a loro e aprii la
porta. Si voltarono verso di me come se volessero proseguire
il discorso, ma troncai qualsiasi tentativo di conversazione
serrandomi l'uscio alle spalle.
Non mi ero mai accorta che la segreteria telefonica fosse dotata
di tante spie luminose. Ce n'erano almeno sette o otto che continuavano
a lampeggiare. Schiacciai il pulsante per ascoltare i
messaggi e andai in cucina, domandandomi se avevo tempo
per un t o uno spuntino veloce.
"Ciao, Clara, sono pap. Chiamami quando puoi."
Aprii il frigo e presi dell'acqua. Lasciai perdere il bicchiere
e trangugiai il liquido dalla bottiglia come se avessi appena
compiuto la traversata del deserto.
"Clara, sono Vanessa. Ti ho cercato al lavoro ma hanno detto
che eri molto presa. Mi auguro che torni presto. Chiamami
appena arrivi."
Diedi un'occhiata al frigo: insalata, frutta, pollo freddo, formaggio
fresco. Non c'era nulla che mi ispirasse. All'improvviso
mi venne voglia di pesce e patatine fritte o di un cheeseburger,
oppure di pizza confezionata, grondante mozzarella e peperoni.
Dunque era cos che manifestavo il mio dolore? Con una voglia
matta di divorare delle schifezze?
"Sono ancora Vanessa. Non riesco a trovarti neppure sul
cellulare. Chiamami subito."
"Signorina Benning, sono Lynsey Huston, la sua vicina. Volevo
solo dirle che Sophia sta bene. Siamo state dimesse mezz'ora
fa e siamo appena tornate a casa. Grazie mille per tutto quello che..."
Il messaggio era troncato.
"Sono ancora pap, cara. Prover pi tardi. Spero che tu stia bene."
"Clara, sei la solita! Hai idea di tutto quel che c' da fare qui?
A cosa ti serve il cellulare, se non lo usi? Ammesso che per una
volta nella vita tu riesca a pensare a qualcun altro oltre a te,
chiamami, per piacere! Sempre che non ti costi troppa fatica!"
Uscii di casa una ventina di minuti dopo, gi in ritardo per l'incontro.
Imboccai Bourne Lane e la percorsi senza affrettarmi.
Compresa la mia, ci sono sette case nella via, costruite in periodi
diversi nell'arco degli ultimi due secoli. Sul lato sinistro
scorre un piccolo corso d'acqua arginato da pietre, una delle
innumerevoli deviazioni del Liffin. La sorgente  pi a monte,
nei Downs, quindi il fiumiciattolo scorre su un fondale gessoso
per qualche chilometro, dividendosi poi in molti ruscelli, alcuni
dei quali attraversano il villaggio prima di ricongiungersi pi a valle nello Yarty.
Questi piccoli corsi d'acqua sono una delle caratteristiche
principali del nostro villaggio: scorrono accanto alle strade,
entrano ed escono dagli stagni nei giardini, scompaiono sotto
una casa e ricompaiono poi nella terra di qualcun altro, come
fossero acqua sorgiva. Molte propriet in questa zona vantano
ruscelli, stagni e cascatelle; in una c' persino un laghetto con
una piccola spiaggia di ciottoli. La natura acquatica del nostro
villaggio avrebbe potuto di certo contribuire al proliferare delle
bisce, ma non delle vipere, che abitualmente vivono nella brughiera.
Arrivai in fondo alla strada e girai per scendere verso il centro
del villaggio. Non avevo ancora telefonato a mio padre: non
sapevo cosa dirgli. Non avevo neppure chiamato Vanessa. Nel
suo caso, sapevo troppo bene dove sarebbe andata a parare la conversazione.
Scesi la collina ascoltando il rumore dell'acqua che scorreva
sui ciottoli, poi notai un'altra casa con affisso il cartello vendesi;
era la quarta che vedevo nel giro di poche settimane. Sembrava
che nessuno ambisse ad abitarle. I cartelli sparivano, ma gli edifici restavano vuoti.
Sono quattro anni che vivo in questo luogo tranquillo, quasi
dimenticato da Dio, al confine tra il Devon e il Dorset. Abbiamo
il codice postale del Dorset, ma la conformazione del luogo 
molto simile a quella del Devon. Per raggiungerlo, si oltrepassa
Lyme Regis e, dopo circa mezz'ora, si svolta imboccando la B e
proseguendo in discesa su una strada a una corsia che termina al villaggio.
Non c' traffico di passaggio. Sarebbe un luogo ideale per
le famiglie, ma il rischio di rimanere isolati durante l'inverno
dissuade chiunque abbia dei bambini piccoli. Inoltre, la zona 
troppo lontana dai centri urbani pi importanti per allettare i
pendolari, cos il villaggio non attira neppure i giovani professionisti.
I vecchi si lamentano per la forte umidit e si trasferiscono
in citt per godere delle comodit di cui le persone anziane hanno
bisogno. I giovani se ne vanno appena possono e di rado fanno
ritorno. Fra l'altro, questo esodo lento ma inesorabile viene
continuamente favorito. Ogni quindici giorni ricevo lettere da
un'agenzia immobiliare locale che mi propone di acquistare la
mia casa, e credo che accada lo stesso anche ai miei vicini. Non
so cosa ne fanno loro, ma le mie finiscono dritte nel cestino.
Mi piace questo posto. Apprezzo la quiete, le belle case d'epoca,
il fatto che non ci si incontri spesso tra vicini. Amo la vegetazione
che avvolge tutto, addolcendo le linee pi dure e attutendo
i rumori. Credo che questa sia la terra maggiormente fertile di
tutta l'Inghilterra. Gli alberi pi vecchi raggiungono dimensioni
imponenti, e persino i pi giovani formano fitti baldacchini
verdi su gran parte delle strade. I giardini sono lussureggianti
e ricchi di colori, mentre le piante selvatiche si fanno strada tra
i muri, le vecchie gronde e persino tra l'intonaco che si stacca dai mattoni.
Avevo raggiunto il parco comunale. Da quel punto si diramano
tre strade che poi si ricongiungono nella zona dove si
trovano lo stagno, il ponte di pietre sul fiume, un prato pieno
di margherite e il monumento ai caduti.
Mentre attraversavo il ponte, cos stretto che a malapena
ci passa una macchina, fui sorpresa da un tonfo improvviso.
Pensai subito a una lontra. Scesi verso il fiume e guardai sotto
al ponte. In quel periodo il Piccolo Ordine era coinvolto in un
progetto per ripopolare il fiume di lontre, e quindi eravamo
molto attenti a qualsiasi segnale positivo.
L'inverno precedente era stato particolarmente piovoso e
il livello dell'acqua era molto pi alto del solito. Quel rumore
poteva benissimo provenire dai ciottoli che sbattevano contro il
ponte, ma, nel dubbio, mi accovacciai cercando di vedere qualcosa.
All'ombra del ponte non riuscivo a scorgere il movimento
dei ciottoli, ma solo indistinte forme nere. Aspettai fissando la
superficie dell'acqua, con la speranza di cogliere il luccichio
degli occhietti delle lontre.
D'un tratto sentii un leggero colpo di tosse.
Sobbalzai e per poco non caddi. Mi guardai attorno, ma non
vidi nessuno. Anche questa volta il rumore proveniva da sotto
il ponte. Evitando di avvicinarmi troppo, mi accucciai di nuovo.
Poteva essere una volpe, o magari un cane. Eppure mi era sembrato
proprio un suono prodotto da un essere umano. Sotto il
ponte continuavo a non vedere altro che ombre, e a quel punto
decisi di rinunciare. Ero gi in ritardo di venti minuti.
Non era difficile immaginare quello che mi aspettava. Ci
sarebbero state una o due persone di buon senso, che avrebbero
tentato di tranquillizzare gli altri. Probabilmente sarebbe
arrivato anche un poliziotto a spiegare perch la centrale di
polizia del Dorset non poteva inviare una pattuglia aggiuntiva
per cacciare i rettili.
Ciascuno avrebbe voluto raccontare le sue esperienze personali
con i rettili, e io sarei stata interpellata in veste di esperta locale.
Mi avrebbero chiesto perch c'erano tanti esemplari nel villaggio
e il mio parere sulla morte di John Allington. Avremmo discusso
di un eventuale intervento delle autorit competenti - qualunque
esse fossero - e di come proteggere i bambini.
Tutti avrebbero avuto qualcosa da dire, ma nessuno avrebbe
dato davvero prova di buonsenso. Non li avrei soddisfatti con
le mie risposte e quindi avrei solo perso tempo. Salii di nuovo
sul ponte per tornare verso casa. Forse mi sarei fatta coraggio
e avrei chiamato mio padre.
Clara, eccoti! Stavo venendo a cercarti! Sally arrivava dall'altra
parte del parco, tutta trafelata. Aspettano te per iniziare.
Rassegnata all'inevitabile, la seguii fino a Church Lane, una
delle tre strade che conducono al parco. Proseguimmo in discesa
per qualche metro, poi girammo a destra imboccando un piccolo
viale fiancheggiato dagli alberi di tasso. Era la prima volta che
lo percorrevo e mi avvicinavo al grande castello in stile Tudor.
Attraversammo un'arcata di pietra e poi un cortile pavimentato
a ciottoli, circondato dalle ali laterali. Proprio davanti a noi si
ergeva l'ala principale. Sally apr il pesante portone di legno e
m'invit a entrare.
Ci trovammo in una grande sala rivestita di luccicanti pannelli
scuri. Lungo una parete c'era una balconata, cui si accedeva grazie
a una rampa di scale tutta decorata. Con la coda dell'occhio
intravidi al piano superiore un'alta figura vestita di nero, che
scomparve dietro una porta.
Sulla scala c'erano Phillip Hopwood e, poco pi su, un uomo
alto e ben messo. Immaginai che fosse il padrone di casa, la
celebrit del luogo: Clive Ventry, milionario che si era fatto
da s e velista di fama mondiale. A un tratto, Ventry si gir, e
pensai che anche lui avesse notato la figura al piano superiore,
eppure si diceva che vivesse da solo. Probabilmente si trattava
di uno dei domestici. Quando Ventry si volt verso di me, ebbi
modo di guardarlo in volto. Era sulla cinquantina e aveva folti
capelli scuri, occhi dalle palpebre pesanti e il naso leggermente aquilino.
Nella stanza c'erano almeno trenta persone, quasi tutti uomini.
Stavano discutendo ad alta voce, ma appena la porta si
apr si zittirono, girandosi verso di me. Trenta uomini che mi
fissavano: proprio il genere di situazione che avevo sempre
cercato di evitare.
Phillip mi salut dalla sua posizione privilegiata e m'invit
ad avanzare. L'ultima cosa che avrei voluto era trovarmi al di
sopra della folla, dove tutti potevano vedermi, ma Sally mi
spingeva da dietro e la gente ci faceva spazio perch potessimo
passare. Phillip mi venne incontro tendendomi la mano e mi
fece salire qualche gradino. Mi bloccai appena sotto al suo. Non
intendevo andare oltre.
Signorina Benning esord, non appena cap che non mi sarei
pi mossa. La ringrazio molto di essere qui con noi.
La gente stava ancora prendendo posto. Qualcuno sfil una
sedia da sotto il tavolo e si mise a sedere. Gli altri, rimasti in
piedi, si sistemarono appoggiando le mani sugli schienali. Clive
Ventry mi salut con un cenno del capo, ma rest in silenzio.
Poi guard di nuovo verso la balconata.
Attorno all'angolo pi distante di un grande fratino di legno
sedeva un gruppo di cinque persone. Dovevano essere i pi
anziani. Sebbene fosse una serata tiepida, le tre donne indossavano
cappotti invernali. Una di loro portava un cappello
rosso di lana e teneva al proprio fianco un piccolo terrier. I due
uomini sembravano imbronciati, come se si trovassero l contro
la propria volont. Uno di loro fissava con aria nervosa il piano
del tavolo, mentre l'altro - quello vestito meglio - si guardava
attorno con astio.
Allora, come stavamo dicendo disse l'uomo robusto con i
capelli rossicci che era rimasto in piedi in fondo al tavolo. Negli
Stati Uniti sono abituati a situazioni del genere. Dobbiamo
solo organizzarci.
Alle mie spalle, Phillip sbuff rumorosamente.
L'uomo con i capelli rossi tir le mani fuori dalle tasche e inizi
a guardarmi con aria di scherno. In Kansas, New Mexico, Texas,
Oklahoma, Alabama e Georgia... elenc gli Stati sulla punta
delle dita. A quel punto capii dove voleva arrivare. Sapevo per
che cosa erano famosi quei paesi. E anche in molti altri Stati
hanno seri problemi con i serpenti a sonagli.
Con la coda dell'occhio vidi i due uomini anziani scambiarsi
uno sguardo d'intesa, e immaginai che la donna con il cappello
rosso avesse stretto un po' di pi la presa sul cane. Il resto dei
presenti ascoltava con attenzione, senza distogliere mai lo sguardo
dall'oratore. Da parte sua, questi non smise un solo istante
di fissarmi.
La gente che lavora nei campi, i bambini che giocano all'aperto
continu vengono morsi di continuo. Spesso non arrivano in
tempo all'ospedale, oppure le dosi di antidoto non sono sufficienti,
e quindi muoiono. A volte perdono un braccio o una gamba. Milioni
di dollari in capi di bestiame vengono perduti ogni anno per
colpa dei serpenti a sonagli. Spesso i rettili entrano anche nelle
case. Si annidano in cantina o in soffitta e di notte si aggirano in
cerca di cibo, proprio come sta avvenendo qui da noi.
Feci un sospiro profondo senza preoccuparmi di mascherarlo.
C'era una parte di verit nel suo discorso, ma gran parte di
quello che diceva era completamente assurdo. Negli Stati Uniti
succedeva spesso che qualcuno venisse morso da un serpente
a sonagli, ma di solito raggiungeva sempre l'ospedale prima
che potesse manifestarsi qualunque effetto. Inoltre, la maggior
parte degli incidenti nasceva dalla stupidit o dalla spavalderia
di chi veniva morso. Comunque, persino in quei casi, le cure
mediche erano sempre risolutive. Per non parlare del fatto che
non avevo mai sentito di insediamenti di serpenti nelle abitazioni.
I serpenti a sonagli, come qualsiasi altro rettile, cercano
sempre di evitare il contatto con gli uomini.
Cos, nei mesi estivi prosegu l'uomo senza togliermi gli
occhi di dosso la gente va a caccia di serpenti. Li raccoglie e
li sopprime senza farli soffrire.  un'eliminazione lecita, autorizzata
dagli organismi dello Stato, e consente di tenerne sotto
controllo la popolazione, permettendo inoltre di raccogliere il
veleno necessario per la preparazione del siero.
Stava cominciando a farmi arrabbiare, e non solo perch
continuava a guardarmi.  davvero inammissibile affermare
che quella caccia non faccia soffrire i serpenti. Vengono stanati
usando della benzina o altri prodotti tossici, stipati in contenitori
antigienici e poi trasportati verso i luoghi di raduno, senza acqua
n cibo. La maggior parte non resiste al viaggio, e i sopravvissuti
vengono usati per compiere numeri pericolosi, durante i
quali finiscono per mordere molte pi persone di quelle che
avrebbero colpito nel loro habitat naturale. Alla fine, i serpenti
superstiti vengono decapitati oppure radunati e soppressi in
gruppo.  uno spettacolo crudele e stupido che ogni anno causa
un enorme danno ambientale.
Ci sta forse proponendo di organizzare qualcosa di simile,
signor Keech? chiese Clive Ventry, prendendo la parola per
primo. Aveva un accento che non riuscivo bene a identificare,
poi mi ricordai che veniva dal Sudafrica.
Esatto. Iniziamo subito disse Keech. Raccogliamoli tutti
e facciamoli fuori. Mi guardai attorno: c'era chi pendeva dalle
sue labbra, chi annuiva e persino chi aveva un guizzo di sadismo
negli occhi. Siamo sempre pronti a prendercela con chi 
pi debole. Non appena ci si presenta una buona occasione per
rivelare la nostra crudelt, ne approfittiamo.
Che cosa ne pensi, Clara? mi domand Phillip, facendomi
trasalire.
Mi sforzai di fissare Keech dritto negli occhi. Ne avevo abbastanza
di quel suo sguardo su di me. Sarei molto preoccupata,
se pensassi che potreste avere la remota possibilit di catturarne
qualcuno.
Lo vidi stringere gli occhi. Nonostante la distanza, mi sembr
che si girasse verso di me come per affrontarmi, e la sua
espressione, se possibile, si fece ancora pi tagliente. Oh, li
prender disse in tono minaccioso.
I serpenti a sonagli sono molto grossi continuai, sperando
che i presenti non cogliessero il tremito nella mia voce. Vivono
in tane sotterranee e cunicoli facili da individuare. A quel
punto il mio cuore batteva talmente forte da farmi pensare che
chi mi stava vicino potesse vedere le vene pulsare sul mio collo.
 per questo che cerco sempre di evitare scontri del genere.
Non  particolarmente difficile trovarli e catturarli, anche
se sono molto pericolosi. I nostri serpenti, invece, sono molto
pi piccoli. Di solito si nascondono e non  semplice scovarli,
tanto che la maggior parte della gente in paese non ne ha mai
visto uno.
Nella sala si alz un mormorio. Qualcuno si chiese persino
dove diavolo vivessi.
Tornando al punto... proseguii senza farmi intimorire dallo sguardo derisorio di Keech, il tipico uomo che non riesce a
spiegarsi cosa ci faccia al mondo una donna poco attraente non
ci sono leggi federali o internazionali che proteggano i serpenti
a sonagli. In America, purtroppo, sono liberi di fare quello che
vogliono, ma qui non  la stessa cosa. In Gran Bretagna, uccidere
o ferire un serpente  considerato un atto illegale. Quello che lei
ci sta proponendo  contro la legge.
Lo dica ai familiari di John Allington! url qualcuno.
Ha ragione lei! tuon una voce dalla porta d'ingresso. Cal
il silenzio e tutti si voltarono verso il nuovo arrivato. Era un
uomo magro, di media altezza, con i capelli neri molto corti e
un paio di occhiali rettangolari con la montatura nera. Doveva
avere trent'anni o poco pi. Non era bello, ma aveva lineamenti
gradevoli e regolari. In lui non c'era proprio nulla di straordinario,
eppure il suo arrivo serv a calmare le acque. La sua presenza
aveva smorzato la violenza latente che pervadeva la riunione.
Allan, le far avere una copia del Wildlife and Countryside
Act prosegu l'uomo all'ingresso. Sembrava esercitare una certa
autorit, e pensai potesse appartenere a qualche organizzazione
che si occupava della tutela dell'ambiente. In quel caso, gli avrei
ceduto volentieri la parola. Pareva che la gente fosse disposta
ad ascoltarlo, mentre nei miei confronti avevano rivelato un
po' di ostilit.
Benissimo, Matt replic Allan Keech, togliendomi per la prima
volta gli occhi di dosso. Ma qui abbiamo un problema reale.
La mia fidanzata ha persino paura di andare in giardino!
Matt guard Allan di sfuggita, poi si gir di nuovo verso di
me. Il suo sguardo era intenso e fermo, e cattur il mio.
In effetti, sembriamo davvero invasi dai serpenti disse. Pu
spiegarci cosa sta succedendo, signorina Benning?
Forse  solo un brutto scherzo della natura dissi, cercando
di sdrammatizzare. Ero anch'io disorientata dai numerosi incidenti
di quella settimana, ma mi guardavo bene dall'alimentare
il panico che gi aleggiava in quella sala. Abbiamo avuto una
primavera particolarmente calda aggiunsi e per loro c' grande
abbondanza di cibo.
Sa dirci quali animali si cibano di vipere? chiese subito.
La platea, intanto, si era calmata e ascoltava attenta la nostra
conversazione, spostando di volta in volta lo sguardo su chi di
noi due prendeva la parola.
Gli uccelli predatori pi grossi risposi. In particolare i gufi.
Ma anche mammiferi come le volpi o i tassi.
Dunque, per risolvere il problema, sarebbe sufficiente aumentare
la popolazione dei gufi?
Non mi dispiacerebbe affatto vedere in giro pi gufi dissi,
nella speranza che qualcun altro accogliesse la sua proposta.
Ma di solito ci pensano da soli a regolare il loro programma
riproduttivo.
Qualcuno ridacchi dall'altra parte della stanza.
In realt continuai, sentendo che l'atmosfera si faceva pi
distesa sar proprio la grande quantit di cibo a favorire l'aumento
della popolazione dei gufi. I piccoli, che in altre circostanze
morirebbero di fame, quest'anno troveranno da alimentarsi in
abbondanza e rimarranno nei paraggi. Lo stesso accadr alle
volpi. Prima o poi la situazione si sistemer da sola.
Nel frattempo, per intervenne un uomo sovrappeso con
un cappotto di tweed i serpenti velenosi resteranno nelle nostre
case. Cosa possiamo fare mentre aspettiamo che il numero dei
gufi e delle volpi cresca?
Come facciamo a essere sicuri che Allington sia morto per un
morso di vipera? chiese Matt, ignorando la domanda dell'altro.
All'ospedale hanno detto di essersi messi in contatto con lei.
A quel punto pensai che Matt potesse essere un medico.
Sono ancora in corso gli ultimi accertamenti, ma credo verr
confermato che si sia trattato proprio del morso di una vipera.
La vipera che in quel momento si trovava a casa mia, nel mio
frigorifero.
Ma non  possibile che John fosse particolarmente sensibile
al veleno per la presenza di altre cause debilitanti?
Annuii. Di solito i morsi di vipera sono pericolosi per i bambini
piccoli e le persone a rischio di shock anafilattici.
D'accordo disse Matt, con l'aria di chi ha intenzione di
chiudere una discussione. Credo sia essenziale mantenere la
calma. Finch il medico legale non ci comunicher la vera causa
della morte di John, dovremo evitare di trarre conclusioni
avventate.
Molti cercarono di interromperlo, ma lui alz ancor di pi
la voce.
Nel frattempo prenderemo le nostre precauzioni. Sar meglio
non lasciare aperte le finestre al pianterreno, non permettere ai
cani di correre nell'erba alta e proteggere con stivali di gomma
e jeans pesanti i bambini che giocano in giardino. C' altro che
possiamo fare, signorina Benning?
Scossi la testa. Ero meravigliata dalla sua aria autorevole,
dalla facilit con cui parlava in pubblico, dal rispetto che si era
guadagnato tra quella gente. A quel punto pensai che potesse
essere un avvocato.
 stata una giornata lunga e credo sia arrivata l'ora di permettere
a Clive di cenare in pace. Buonanotte a tutti.
Matt lasci la stanza. Mi sentivo improvvisamente sollevata.
Quell'uomo era davvero sorprendente: aveva una grande
fiducia in se stesso ed era in grado di rassicurare la gente con
il semplice tono della voce e poche parole ben scelte. Anche
Phillip Hopwood sembrava pi tranquillo. Persino Sally, in
fondo alle scale, mi rivolse un sorriso. La gente prendeva
pian piano la via di casa, mentre Allan Keech si era messo in
un angolo con un gruppo di giovani. Discutevano in maniera
concitata e mi chiesi se non stessero ancora valutando l'ipotesi
della caccia ai serpenti.
Vieni a bere qualcosa, Clara? chiese Sally.
Feci segno di no con la testa. Mi dispiace, ma ho del lavoro
da finire.
Allora facciamo la strada insieme disse, ignorando il mio
capo chino e le mie spalle curve. Fin da bambina avevo utilizzato
quella postura per cercare di scrollarmi di dosso le attenzioni
indesiderate. Uscimmo dalla casa e c'incamminammo verso il
viale fiancheggiato dai tassi.
Volevo fare due chiacchiere con te disse Sally, che non si
lasciava mai scoraggiare dalla mancanza di comunicazione da
parte mia. Io suono in un gruppo disse. Siamo in cinque:
basso, chitarra, batteria, sassofono e voce. Suoniamo assieme
da cinque anni.
Ah... feci, domandandomi per quale ragione si fosse messa
a farmi simili confidenze.
Da qualche settimana siamo rimasti senza cantante. Si 
appena trasferita al Nord, e mi chiedevo se...
Continuai a camminare.
So che tu canti bene.
Mi fermai e la guardai in faccia. Io non canto.
Ti sento spesso disse Sally sorridendo. Quando sei in casa,
canti sempre.
Forse hai sentito la musica che ascolto dissi. Se le cose
stavano cos, avrei dovuto mettere i doppi vetri, pensai, ma
mi venne il dubbio che la mia villetta fosse soggetta ai vincoli
previsti dalla legislazione delle dimore storiche.
Clara, so distinguere una canzone registrata da una eseguita
dal vivo e senza accompagnamento. Hai una voce molto bella.
Alzai lo sguardo e notai che Allan e i suoi amici si erano
riuniti in un piccolo crocchio nel cortile del castello. Mentre
Allan continuava a parlare, gli altri si voltarono verso di noi,
anzi, verso di me. Cercai di ignorarli concentrandomi su Sally.
Doveva avere poco pi di trent'anni e portava i capelli corti, di
un rosso acceso. Aveva la pelle olivastra e gli occhi color nocciola.
Ma cosa voleva dirmi? Forse aveva qualcosa da ridire perch
cantavo a voce spiegata?
Mi dispiace, non credevo di disturbarti. Mi chiesi se ci fosse
qualcun altro che mi ascoltava, mentre io pensavo di esibirmi
in solitudine.
Non essere sciocca. Piuttosto, non ti andrebbe di cantare
nel gruppo?
Cantare nel gruppo? Avrei preferito farmi amputare un braccio,
ma Sally era stata gentile. In fondo mi aveva fatto un complimento.
Nel frattempo, le persone alle sue spalle iniziarono a
muoversi verso di noi. Volevo andarmene prima che potessero
raggiungerci.
Non credo... davvero. Grazie, ma...
Perch non ci pensi con calma? Intanto potrei presentarti al
gruppo. Senza impegno.
Va bene dissi. A quel punto era il modo pi semplice di
troncare quella ridicola conversazione e tagliare la corda. Ora
vado a farmi una corsa. Buonanotte.
Mi girai dall'altra parte e iniziai a correre nella direzione
opposta a casa mia. Sapevo che sarei risultata scortese, ma non
resistevo pi: troppa gente, troppi discorsi, troppa attenzione
nei miei confronti. Volevo dare un taglio ai contatti umani. Mi
dileguai, inoltrandomi nel sottobosco, in cerca di solitudine e
serenit.
Non avevo n l'abbigliamento n le scarpe adatte, ma non
m'importava. Prendendo velocit, attraversai il parco comunale
dirigendomi verso Carters Lane prima di girare in una strada
a corsia unica che portava nel punto pi basso del villaggio
raggiungibile con l'auto. Per questo motivo, veniva chiamata
da tutti Bottom Lane, e se aveva un altro nome, lo ignoravo. La
via terminava davanti a una vecchia villa disabitata.
Superai la casa continuando a correre e imboccai lo stretto
sentiero fiancheggiato da noccioli che attraversava il bosco di
faggi e proseguiva oltre il paese. Superai il bosco fino al terreno
agricolo dall'altra parte. Raggiunsi il fiume Yarty e continuai
ancora a correre. Solo quando inizi a farsi buio, decisi di tornare
verso casa.
A quel punto ero davvero esausta. Quella giornata era cominciata
con l'avventura della vipera, che per poco non mi
aveva morso. Mi sentivo un peso sullo stomaco, il sudore mi
scivolava sulle tempie e iniziavano a tremarmi braccia e gambe.
Avrei dovuto rallentare e proseguire al passo. Probabilmente, se
l'avessi fatto, le cose sarebbero andate in modo diverso.
Era stata una primavera calda, con un tasso di piovosit superiore
alla media stagionale, e il ripido sentiero che portava
al villaggio era intriso d'acqua. Per qualche centinaio di metri
sarei stata costretta ad attraversare pozze di fango denso e nero.
Procedetti a fatica tra i cespugli fitti e alti da entrambi i lati. Il
biancospino cresceva tra i platani e le querce si facevano spazio
tra i noccioli. Le chiome degli alberi pi alti s'intrecciavano in
cima formando una volta color verde pallido e oscurando la poca
luce rimasta. Fu questa la ragione per cui non vidi quella pietra
aguzza tra i sassi del sentiero. Come ci posai sopra il piede, si
mosse: presi una storta alla caviglia e finii a terra.
Per qualche secondo rimasi immobilizzata dal dolore, poi mi
rialzai e mossi qualche passo zoppicando. Mi trovavo all'altezza
del cancello dei Witcher. Mi ci appoggiai, aspettando che il
dolore si attenuasse e il respiro tornasse regolare.
Quella dei Witcher era una casa d'epoca costruita trecento
anni prima, o forse pi. Il progetto iniziale comprendeva quattro
villini con soggiorno al pianterreno e camera da letto al primo
piano, realizzati per alloggiare i lavoratori della tenuta degli
Ashlyne. Parecchi anni pi tardi erano stati abbattuti i muri
divisori e i villini erano stati riuniti in una bellissima casa. Da
qualche mese, per, era disabitata.
La villa aveva un giardino stupendo, ma dalla primavera
precedente era stato completamente trascurato. Eppure la natura
aveva continuato a fare il suo corso e le piante erano tornate a
fiorire. Tra gli alberi di mele intravidi dei gigli, che mi colpirono
con il loro profumo inebriante. Chiusi gli occhi, cercando di
ignorare la caviglia che pulsava. Dopo qualche secondo tornai
a respirare normalmente. Il dolore si era fatto pi sordo.
Forse era solo una slogatura. Riaprii gli occhi, e mi sembr
di vedere la sagoma di Walter Witcher che mi osservava da una
finestra al primo piano.
Assurdo.
Eppure era l: affacciato alla terza finestra da sinistra. Aveva
una figura esile, radi capelli grigi, occhi chiari, guance cascanti,
occhiaie e quel che rimaneva di un'ispida barba bianca. Il mio
braccio si alz d'istinto, e iniziai ad agitare la mano in segno
di saluto.
Per qualche ragione insondabile, Walter era stato l'unica
persona del villaggio con cui mi fossi sentita abbastanza a mio
agio. Forse perch mi ero accorta che anche lui, come me, faceva
il possibile per evitare il contatto con gli altri. Rifuggiva dalle
chiacchiere futili, eppure era sempre gentile. Quando andavo a
correre sceglievo di proposito le ore del primo mattino o della
sera perch non c'era in giro nessuno, ma se mi capitava di
incontrare Walter non mi dispiaceva affatto.
Era un uomo molto dolce e cortese. Una volta aveva portato
in clinica un coniglio ferito che era rimasto intrappolato in una
rete nel suo giardino. Avevo curato il coniglio e dopo due settimane
eravamo andati insieme al fiume per liberarlo.
Walter mi guardava sempre dritto negli occhi.
Quando ero tornata a casa dopo aver liberato il coniglio, avevo
trovato un mazzo di dalie rosa sui gradini d'ingresso. Non c'era
un biglietto, ma sapevo benissimo in quale giardino crescevano
quei fiori. In quel momento erano proprio davanti ai miei occhi.
Mi sarebbe bastato abbassare lo sguardo per vedere i piccoli
boccioli verdi, ma non riuscivo a staccarlo da quel volto alla
finestra. Il volto dell'uomo che era morto alcuni mesi prima.
Un grido alle mie spalle mi distrasse, facendomi sobbalzare.
Quando guardai di nuovo verso la finestra, non c'era pi nessuno.
Walter se n'era andato.
Controllai le altre finestre: niente. Il cancello era chiuso da una
catena bloccata da un grande lucchetto. Era alto quasi due metri
e in cima aveva delle punte aguzze. Forse era possibile scavalcarlo,
ma era da escludere che un uomo vicino agli ottant'anni
riuscisse a farlo. La siepe che lo circondava da entrambi i lati
era molto alta e fitta.
Da quella distanza il portone di casa sembrava abbastanza
solido, e le finestre al pianterreno erano tutte chiuse con delle
assi. Nessun indizio faceva pensare che qualcuno fosse riuscito
a entrare. Meno che mai Walter.
Un altro grido. Era una voce di donna che chiamava il suo
cane. Mi era gi capitato di incontrarla: una vedova intorno ai
cinquant'anni con un vivace pastore irlandese di nome Scruffy.
Ero fortemente tentata di rintanarmi nel campo dall'altra parte
della strada finch non se ne fossero andati, ma sapevo che
Scruffy non si sarebbe lasciato ingannare. Mi avrebbe fiutato
come un cane da tartufo, sarei stata scoperta mentre me ne
stavo l nascosta, e la mia fama di donna bizzarra ne sarebbe
uscita rinsaldata.
Diedi un'ultima occhiata alla finestra e continuai a salire lungo
la strada. Non appena cane e padrona comparvero alla mia
vista, Scruffy mi venne incontro di corsa. Era troppo educato per
saltarmi addosso senza permesso, cos rest in attesa di un mio
segnale. Mi abbassai verso di lui, gli tenni la testa fra le mani e
gli grattai le orecchie. Lo prese come un incoraggiamento e si
alz sulle zampe posteriori, appoggiando su di me le anteriori.
In quella posizione raggiungeva quasi la mia altezza.
Scruffy, lasciala in pace!
Non si preoccupi mormorai, guardando il bel muso peloso
di Scruffy. Com'erano amabili i cani, pensai, e come sarebbe
bello vivere in un mondo di soli animali.
Scruffy, gi! Vieni qui! La donna lo prese per il collare e lo
allontan bruscamente da me.
Salve, Clara. Bel tempo, vero? C' qualcosa che non va?
Accennai di no con il capo e mi sforzai di alzare lo sguardo
verso la donna. Aveva gli occhi verdi e i capelli biondi con
qualche filo grigio. Non ero sicura di averla mai osservata con
attenzione prima di allora. Riabbassai subito gli occhi.
Sto bene, grazie risposi. Sono caduta, ma non  nulla.
Salutai tornando a guardare il fango che avevo sulle scarpe e
mi allontanai. A quel punto mi convinsi che non potevo aver visto
davvero Walter. Probabilmente era stato solo un gioco di luce
che, sconvolta dal dolore, avevo scambiato per qualcos'altro.
Imboccai Carters Lane. Dopo qualche centinaio di metri mi
trovai di nuovo nel parco comunale. Le margherite, disseminate
sull'erba come stelle cadenti, iniziavano a chiudere i loro petali.
Dovevo ancora percorrere cinquecento, penosi metri in salita.
Continuai a fatica, ripensando alla mattina in cui avevo appreso della morte di Walter.
Appena uscita di casa, mi era comparsa davanti sua moglie
Edeline. L'avevo salutata con un secco cenno del capo, ma lei
non si era accontentata e si era messa di traverso sul vialetto facendomi
segno di fermarmi, come si fa di solito con le macchine.
Il cuore mi era saltato in gola. Quella donna mi osservava con
una sorta di piacere sadico, quasi che la mia vista la incantasse.
Mi faceva pensare ai ragazzini che si lasciano ammaliare dagli
animali morti. Facevo sempre il possibile per evitarla.
Walter se n' andato aveva detto con voce strascicata, e per
un attimo avevo pensato che l'avesse lasciata dopo cinquantanni
di matrimonio. Non l'avrei certo biasimato.
 spirato durante la notte aveva spiegato. Era da solo. Non
ho trovato nessuno che potesse accompagnarmi.
Avevo saputo che Walter era stato ricoverato all'ospedale
qualche settimana prima. Aveva contratto una polmonite per
l'umidit e le cattive condizioni igieniche della loro vecchia villa.
Le avevo detto, sinceramente, che mi dispiaceva molto.
Mentre le parlavo, i suoi occhi si erano staccati dai miei per
fissarsi sulla parte sinistra del mio viso. Lo facevano tutti, ma
almeno di solito cercavano di non darlo a vedere. Edeline, invece,
non ci riusciva mai. Le avevo chiesto se potevo aiutarla in
qualche modo, ma aveva risposto che avrebbe pensato a tutto il personale dell'ospedale.
Da quel giorno, mi aveva aspettato ogni mattina fuori dal mio
cancello. Ormai mi ero rassegnata ad ascoltarla per qualche minuto.
Mi raccontava della decisione di Walter di donare il proprio
corpo alla ricerca, e dei suoi progetti per la lapide al cimitero.
Edeline non mi era mai piaciuta, e con il passare del tempo
mi piaceva sempre meno, eppure, dopo la morte di Walter, le
avevo dedicato tutti i giorni qualche minuto, sforzandomi di
sembrare interessata alle sue chiacchiere. Mi dicevo che in fondo
era una donna sola, e che forse lo era da un pezzo. Per quanto
ne sapevo non usciva mai di casa. Era addolorata e ansiosa e
aveva davvero bisogno che qualcuno la sostenesse. Non riuscii
mai a spiegarmi perch, fra tutta la gente del villaggio, avesse scelto proprio me.
A essere sinceri, non dur a lungo. Poco tempo dopo, Edeline
aveva seguito il marito nell'aldil. Lei non aveva donato il suo
corpo alla scienza. Dubito che avesse mai regalato qualcosa a
qualcuno in tutta la sua esistenza, e non lo fece neanche da morta.
Quando raggiunsi Bourne Lane, fui sopraffatta da un intenso
profumo di rose: l'aroma muschiato delle variet pi antiche.
Il cespuglio si allungava oltre il muro di cinta della propriet
d'angolo e i suoi fiori, di un rosa scuro, arrivavano quasi fino
a terra. Mi avvicinai. Quello era il profumo di mia madre. Lo
produceva lei stessa: riempiva delle piccole ciotole di pietra
con i petali per farne uscire gli oli essenziali. La sua fragranza
la seguiva per tutta la casa: s'impregnava nei vestiti, si librava
tra il pulviscolo illuminato dal sole, persisteva aspettando il
nostro ritorno. Mamma! La mamma doveva essere passata di
l non molto tempo prima. Dovevo solo seguire la sua scia e l'avrei ritrovata.
Ebbi un sussulto e cercai di riprendere fiato, lottando contro
il bisogno di urlare come un bambino spaventato. E finalmente
lasciai che ci che era accaduto mi colpisse con tutta la sua forza.
Mia madre era morta.
Per un istante pensai di soffocare. Ebbi l'impressione che
non sarei pi riuscita a respirare normalmente, che la mia vita
stesse per finire l, in quel momento, in quel posto, all'angolo
della via dove abitavo: la vita di una ragazza sola, terrorizzata,
che piangeva la scomparsa di sua madre.
Poi il dolore si plac e tornai di nuovo a respirare. Ero ancora
viva, potevo muovermi, parlare, vivere. Ma lei no.
Barcollai fino al portone, aprii la porta, afferrai il telefono e
composi il numero.
Pap dissi, con il fiato mozzo, appena sentii la sua voce
dall'altra parte sono io.
Parlammo a lungo, anche se in seguito non avrei ricordato
quello che ci eravamo detti. Dopo esserci augurati a vicenda la
buonanotte, mi sedetti in camera da letto a luce spenta, accanto
alla finestra spalancata, senza pensare a nulla in particolare.
Restai l, in silenzio, fino a quando iniziarono le urla.
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Per qualche istante, che mi sembr un'eternit, rimasi come
paralizzata. La minaccia che si profilava era tale da non riuscire
neppure a quantificarla. Poi ripresi il controllo, mi alzai, lasciai
che il respiro ritrovasse il suo ritmo e il mio corpo si predispose
alla massima allerta.
La mia seconda reazione - lo ammetto - fu di nascondermi.
Pensai di chiudere le finestre, sbarrare la porta, spegnere le luci
e accovacciarmi sul pavimento. Ma le urla che avevo sentito
provenivano da voci infantili, cos mi affacciai cercando di capire
da quale direzione giungessero. La finestra, per, dava sul retro
della casa, dove non c'erano altro che campi e boschi.
Scesi le scale irrigidendomi per il dolore alla caviglia, mi misi
gli stivali e aprii la porta. Nelle case dei vicini erano accese le
luci al primo piano, ma le grida provenivano da pi lontano.
M'incamminai in quella direzione.
In cima alla via, c'era Daniel Huston sull'uscio di casa che si
stava infilando una felpa.
Si tratta dei Poulson disse, appena mi vide. Abitano nella
longhouse.
Lo seguii mentre svoltava e si metteva a correre in discesa,
quando la porta della casa d'angolo si apr e l'intera famiglia
si precipit in strada. La madre teneva in braccio un bambino
singhiozzante che non doveva avere pi di due anni, trascinando
dietro di se l'altro figlio di sette-otto anni che strillava
istericamente. Un anziano camminava a fatica, appoggiandosi a
un uomo pi giovane che avanzava barcollando e stringendosi
il braccio. Sembravano tutti e cinque sotto shock. Appena mi
vide, la madre mi fiss.
Sono dappertutto! url. Hanno invaso la casa e hanno
morso Nick.
L'uomo pi giovane procedeva a stento. Daniel borbott
un'imprecazione e si affrett verso di loro. S'inser tra i due
uomini infilando le braccia sotto le loro spalle.
Venite disse. Vi porto a casa mia. Chiameremo da l l'ambulanza.
Nel frattempo si erano uniti a noi molti altri, tra cui Sally che
abitava l accanto. Mi lanci una rapida occhiata preoccupata,
e aiut Daniel a condurre via i Poulson.
Cosa diavolo sta succedendo? chiese un uomo barbuto di
mezza et che immaginai abitasse nella mia via.
Hanno morso Nick rispose un altro, uno di quelli che la
sera prima si erano fermati a parlare con Allan Keech. Non
ho ben capito cosa sia successo a Ernest. Ho sentito dire che ha
battuto la testa.
Devo chiamare la polizia? chiese l'uomo che era con lui.
Steve, dammi il cellulare.
Penso sia meglio avvisare Allan replic Steve. Poi si ferm
e mi guard. A quel punto, anche gli altri si misero a fissarmi.
La porta della casa dei Poulson era rimasta aperta e all'interno
le luci erano ancora accese. Percorsi la stretta passerella che porta
all'ingresso e mi fermai sulla soglia. Era una delle longhouses
tipiche del Dorset, grandi e lineari. Davanti a me, l'ingresso si
estendeva per tutta l'ampiezza dell'edificio. Sulle assi di legno
del pavimento si vedevano delle impronte bagnate e dei fili
d'erba sparsi un po' ovunque. Quella visione mi allarm, anche
se non riuscivo a spiegarmi la ragione.
Varcai la soglia e accostai la porta alle mie spalle.
Le pareti erano gialle, e di fronte a me era appeso un grande
specchio. Vidi la mia immagine riflessa e distolsi subito lo
sguardo. Dallo spiraglio della porta d'ingresso mi arrivavano
le voci degli uomini che erano rimasti all'esterno, senza trovare
il coraggio di seguirmi.
Comunque, non ero sola in casa. La stanza era piena di creature
che mi fissavano con le loro pupille nere e tonde. Ondeggiavano
avanti e indietro seguendo ogni mio movimento, e assaporavano
l'aria con lingue che guizzavano continuamente dentro e fuori.
Sentivano il mio odore, ma non erano ancora riuscite a stabilire
se ero un nemico o qualcosa da mangiare.
Camminando con attenzione, varcai la porta della cucina.
Mi fermai un istante alla vista del lungo corpo aggraziato che
strisciava silenzioso lungo le scanalature della credenza, scivolando
come acqua sulle curve del legno. Un altro pendeva dal
paralume al centro della stanza. Mi guardai intorno, contando
quanti fossero e memorizzando le loro posizioni. Poi tornai
all'ingresso per dirigermi verso il salotto. Una sottile coda nera
spar sotto il divano. Un altro rettile, ignaro di tutto, dormiva su
una poltrona, arrotolato nelle sue spire. Un altro ancora si stava
avvolgendo lentamente attorno alla corda delle tende.
Avevo visto abbastanza. Tornai all'ingresso e aprii la porta
di casa. Quattro uomini si girarono in contemporanea verso di
me, mentre un quinto si stava allontanando di corsa. Pensavo
di sapere di chi si trattasse.
Sono bisce dissi. Ce ne sono molte. Capisco perch si siano
spaventati, ma sono completamente innocue.
Si guardarono l'un l'altro circospetti, ancora in dubbio se
fidarsi o meno.
Ma Nick  stato morso disse Daniel, gi di ritorno. La ferita
gli faceva molto male, e abbiamo chiamato un'ambulanza.
Come tutti i rettili, mordono solo quando vengono spaventate
dissi. Ma non sono velenose. Nick prover dolore per
qualche giorno, ma poi star bene.
Ma come diavolo sono entrate in casa? chiese Steve. Ha
detto Mandy che ce n'era un centinaio.
Saranno almeno una dozzina dissi. E non riesco nemmeno
io a spiegarmi come siano finite l dentro. Ora vado a
prenderle.
Sentii che la tensione del gruppo iniziava ad allentarsi. E
noi cosa possiamo fare? chiese uno di loro.
Trovatemi dei contenitori dove metterle. La cosa migliore
sarebbero dei secchi con il coperchio, ma basteranno anche
delle federe. Se qualcuno fa una corsa a casa mia pu prendere
i contenitori che tengo nel baule della macchina. La porta d'ingresso
 aperta e le chiavi dell'auto sono in anticamera. Mi
voltai verso Steve, guardandolo negli occhi. Non voglio che
nessuno si avvicini se non per portarmi le cose che ho chiesto.
Soprattutto, nessuno deve toccare le bisce. Lui ricambi il mio
sguardo e capii di non averlo convinto del tutto.
Mi girai per tornare all'interno della casa. In cucina, trovai
un secchio per terra. Prima iniziavo, prima finivo.
Cinque minuti pi tardi la cucina era pervasa dall'odore acre
che emettono le bisce quando sono spaventate.  il loro modo di
difendersi: rilasciano una sostanza fetida dalla coda quando si
sentono in pericolo.  innocua ma disgustosa. Erano abbastanza
grosse e opponevano una certa resistenza. Per poco non venni
morsa due volte. Non mi lasciai intimorire e ne buttai quattro
nel secchio. A quanto pareva, erano animali sani e giovani. Probabilmente
erano nati poco prima della primavera, o addirittura
l'anno precedente.
A un tratto sentii delle voci, poi dei passi e la porta d'ingresso
che si apriva.
Io sto di guardia qui fuori. Mi spiace, ragazzi, ma non sopporto
i serpenti.
Vigliacco! esclam uno degli uomini, poi emise un suono
molto simile a un sibilo. Stavano facendo troppo rumore.  incredibile
con quanta velocit la paura si tramuti in spavalderia.
Quello che era un gruppetto di uomini terrorizzati si era gi
trasformato in una combriccola in cerca di avventure.
Lei  l dentro.
Mi voltai a guardarli. Erano in quattro: il mio vicino barbuto,
Steve - l'amico di Keech -, Daniel Huston e Matt, l'uomo con
i capelli scuri che era intervenuto all'incontro da Clive Ventry.
Avevano con s dei secchi. Daniel aveva preso i contenitori
dalla mia macchina e Steve teneva sotto il braccio un mucchio
di federe. Dovevo riconoscere che avevano fatto esattamente
quello che avevo chiesto loro, senza perdere tempo.
Cosa diavolo  questo odore?
Bisce arrabbiate disse Matt. I nostri occhi s'incontrarono. I
suoi, dietro le lenti, erano di un grigio chiaro.
Grazie, ora sono a posto mormorai, tornando al mio lavoro.
Ma mi accorsi subito che nessuno aveva intenzione di
andarsene.
 pi facile catturarle quando c' silenzio dissi, girandomi
ancora una volta verso di loro. Mi dispiace, ma dovete
andarvene.
Ma noi vogliamo aiutarti disse l'uomo con la barba.
Era destino che non potessi stare in pace. Eravamo nel cuore
della notte, circondati da serpenti, e ancora non riuscivo a convincerli
a lasciarmi da sola. Scossi la testa.
Non voglio coinvolgervi in questa situazione dissi. Se
qualcuno si facesse del male, io potrei esserne considerata responsabile.
Le cose non stanno cos disse Matt.
Mi ritrovai a fissare i suoi freddi occhi grigi.
Tra noi non c' nessun rapporto contrattuale prosegu.
E non hai nessun obbligo nei nostri confronti. Siamo qui per
nostra scelta. Abbiamo ascoltato i tuoi consigli, ma preferiamo
non seguirli. I Poulson sono nostri amici e vogliamo dare il
nostro contributo.
Cal il silenzio. Doveva essere di sicuro un avvocato. Il messaggio
era chiaro: non l'avrei avuta vinta. Per un attimo fui quasi
tentata di lasciar fare tutto a loro, ma se me ne fossi andata mi
avrebbero preso per stupida. Non avevo scelta se non continuare
quello che avevo iniziato.
Qualcuno ha mai avuto a che fare con i rettili? chiesi. Fecero
tutti cenno di no con la testa.
Va bene. Ricordatevi sempre che non possono farvi male
dissi. Dovete fare il possibile per non ferirli: distraeteli con una
mano e prendeteli con l'altra. Non metteteci troppo tempo, per:
finireste per infastidirli. Prendeteli in modo fermo ma delicato
e metteteli nel secchio. Non pi di quattro insieme. Quando i
recipienti saranno pieni, li metteremo all'esterno. Credete che
la persona che  rimasta fuori sia in grado di controllarle?
Annuirono tutti, mormorando il loro assenso.
E non deve fare entrare nessuno aggiunsi, temendo l'arrivo
di Allan Keech e dei suoi amici, pronti a gustarsi una battuta
di caccia.
Va bene disse Daniel. Diamoci da fare.
Io mi occupo del piano superiore dissi.
Presi delle federe e salii per la scala a chiocciola. Avevo l'impressione
che qualcuno mi stesse seguendo e, alla prima curva,
mi accorsi che era Matt.
Presa disse, allungandosi sulle scale oltre la mia gamba destra.
Ti ho beccato! Con un ghigno di trionfo afferr il piccolo
serpente grigio scuro con eleganti macchie bianche che mi era
sfuggito. Aprii una delle federe e lui vi gett la biscia.
Sai come stanno i Poulson? gli chiesi mio malgrado, quando
arrivammo in cima alle scale. Non avevo nessuna intenzione
di fare conversazione, volevo solo finire in fretta e andarmene
a casa.
Eccone un altro esclam di nuovo, protendendosi sopra
le mie spalle. Doveva essersi fatto una doccia nella mezz'ora
precedente. Sentivo il profumo di shampoo e i suoi capelli erano
ancora umidi sulla nuca. Mi chiesi perch mai avesse avuto
la necessit di lavarsi alle tre di notte. All'improvviso fece un
balzo in avanti, cadendomi addosso.
Scusa disse, rimettendosi in piedi. Ne aveva mancato uno.
Non sono altro che viscidi animaletti, vero? Mandy e i ragazzi
sono ancora sconvolti, ma stanno bene. Forse il pi grave  Ernest.
Ha preso un brutto colpo in testa. Nick  molto imbarazzato
di aver sollevato un polverone per una semplice biscia.
Mi guardai attorno. Un corridoio stretto su cui si affacciavano
cinque porte aperte si estendeva su tutta la lunghezza della casa.
Quel che pi mi preoccupava erano la struttura di legno e il fatto
che il piano superiore confinasse con il tetto. Le assi e le pareti di
cartongesso che separavano le stanze erano piene di piccoli buchi
e fessure. Le bisce avrebbero potuto gironzolare tranquillamente
ovunque e non sarebbe stato per nulla semplice catturarle.
A proposito, io mi chiamo Matt Hoare. Non credo che ci
abbiano presentati. Ti darei la mano, ma al momento  occupata
con una biscia. Oh, Cristo, devo averla uccisa.
Matt aveva catturato una specie di mostro, lungo quasi un
metro e mezzo e molto grosso. Giaceva totalmente abbandonato
sulla sua mano. Era immobile e teneva la bocca socchiusa, da
cui fuoriusciva la lingua di color grigioblu.
L'ho a malapena toccato protest, sbigottito.
Gli porsi una federa. Non ti preoccupare dissi. A volte le
bisce fingono di essere morte quando si spaventano.
Matt guard incredulo il rettile che teneva in mano. Vuoi
dire che sta simulando?
Accennai con la testa alla federa. Matt segu il mio consiglio
e lasci cadere nella sacca di cotone l'animale che sembrava
privo di vita. Solo quando si sent libero, inizi di nuovo ad
agitarsi.
Ma guarda un po'... Scosse la testa e torn a guardarmi. Ti
chiami Clara, vero? Io mi sono trasferito qui sei mesi fa. I nostri
giardini sono confinanti e a volte ti sento cantare. E ora come ci
muoviamo? Direi di cominciare dalla camera matrimoniale per
poi tornare indietro.
Matt avanz verso sinistra e io lo seguii, chiedendomi come
facesse a sapere dov'era la camera matrimoniale. E poi, cosa
credevano che fossi, il menestrello del villaggio? Dimora storica
o no, avrei messo di sicuro i doppi vetri.
Ehi, ti ho preso! Matt balz in avanti, afferr la creatura
che si attorcigliava sul letto e me la porse.
Su, Clara, datti da fare. Per ora sto vincendo tre a zero.
Io ne ho gi catturate quattro al piano inferiore. Ma sei sicuro
di non aver mai avuto a che fare con delle bisce? Per non
essere un esperto, era davvero sorprendente la facilit con cui
le afferrava e le maneggiava. Di solito i rettili intimoriscono chi
non ha dimestichezza con loro.
S. Mio padre, per, era un uomo di fiume. Ho passato tutte
le mie vacanze estive a lavorare con lui. Se sai destreggiarti con
le anguille, le bisce sono un gioco da ragazzi.
Decisi di credergli e mi concentrai per alzare il mio punteggio.
Dopo averne catturate altre cinque, avevamo fatto piazza pulita
negli armadi, nei cassetti, sopra al guardaroba e sul letto. Mi
sembrava di aver violato la privacy della famiglia, ma pensai
che i suoi componenti ci sarebbero stati riconoscenti. Alla fine,
stabilimmo che, almeno per quanto riguardava la camera matrimoniale
e il bagno annesso, il campo era sgombro. Chiusi la
porta e ci spostammo verso la stanza adiacente.
Bene, ritengo di essermi fatto onore disse Matt. Adesso,
forse, posso farti una domanda. Com' possibile che sia entrato
un numero cos elevato di bisce? Abbiamo setacciato solo una
piccola parte della casa e ne abbiamo gi prese otto!
Era una buona domanda. Non lo so ammisi. Di solito si
riuniscono per riprodursi. All'incirca in questo periodo dell'anno.
Escono dal letargo e... Mi bloccai. Mi sentivo a disagio a parlare
con un estraneo di sessualit, anche se era quella dei rettili.
Vuoi dire che sono venute a spassarsela? sugger Matt.
Tenevo lo sguardo rivolto verso il pavimento, ma dal suo tono
intuii che stava sorridendo.
Forse volevano raggiungere un corso d'acqua e si sono perse
dissi, sforzandomi di alzare gli occhi. Una di loro deve essere
entrata da una fessura e le altre devono averla seguita.
Matt si ferm sulla soglia della stanza. Hai mai sentito di
episodi del genere prima d'ora?
Scossi la testa. No.
Mi fiss per un attimo, come se volesse chiedermi qualcos'altro,
poi entr nella stanza. Lo seguii. Era la camera di un ragazzino:
disordine ovunque, pareti dai colori accesi, quintali di giochi e
poster con i fumetti della Marvel. Parecchi cassetti erano aperti
e straripavano di vestiti. Avremmo dovuto farci strada tra i mattoncini
Lego e i travestimenti che fuoriuscivano da una scatola.
Due bisce giovani, di sette o otto mesi, si erano arrotolate l'una
con l'altra sopra al davanzale. Mi avvicinai per prenderle. Anche
se per anni, al college e al lavoro, mi ero occupata solo di rettili,
quelli che preferivo erano le lucertole. Eppure queste due erano
davvero carine. Erano lunghe quasi mezzo metro e sottili come
matite. Avevano il colore delle foglie del faggio appena spuntate,
occhi neri e vivaci e linguette in continuo movimento.
Wow, qui ce n' uno grosso! disse Matt alle mie spalle.
Adesso finirai anche tu nella federa, caro mio.
Non saprei dire perch, ma mi voltai di scatto. Avevo gi
deciso che Matt era in grado di cavarsela da solo, ma mi girai
comunque, giusto in tempo per vedere il serpente che stava per
agguantare. Restai a bocca aperta, senza riuscire a spiccicare
una parola. Provai a dar voce a quello che pensavo, ma ero
completamente bloccata.
Non toccarlo! gridai infine.
Matt si volt verso di me alquanto disorientato, ma non del
tutto allarmato. Cosa... cosa c' che non va?
Il serpente si drizz, si guard attorno, poi si concentr sull'uomo
che aveva di fronte. Cercai freneticamente di ricordarmi
quello che anni prima avevo imparato sul tipo di squame e
sulla forma della testa. Sulla schiena aveva delle caratteristiche
macchie color rame, ma sapevo che non bisogna mai fare affidamento
sulla colorazione.
Fai un passo indietro dissi. Allontanati molto piano.
Matt segu le mie istruzioni. Il serpente ondeggi, allungandosi
ulteriormente e continuando a fissarlo.
Ancora. Un altro passo, sempre adagio.
Indietreggi ancora. Ma cosa diavolo ?
Stai zitto. Io stessa sussurravo. Continua a indietreggiare.
Il serpente si ritrasse leggermente e si blocc. Aveva assunto
la tipica posizione d'attacco. Trattenni il respiro. Ero a due
passi dalla porta e Matt poco pi lontano. Fece un altro passo
all'indietro e finalmente riuscii ad agguantarlo per la spalla,
tirandolo verso di me. Raggiunsi con lui la soglia, lo sguardo
sempre fisso sul serpente.
Nemmeno il rettile aveva mai smesso di fissarci. Da quando
avevamo iniziato a indietreggiare si era un po' rilassato, ma
continuava a rimanere vigile. Stimai che fosse poco pi lungo
di un metro. Quando attacca, un serpente pu essere pi veloce
dell'occhio umano, ma la distanza che  in grado di superare 
pari solo alla met della sua lunghezza. Per il momento eravamo
al sicuro, ma, se avesse iniziato a muoversi, avremmo avuto solo
qualche secondo per ripararci. Matt si era appiccicato alla mia
schiena. Sentivo il suo respiro sul collo.
Mi pare di capire che non si tratti di una biscia disse
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Continuai a mantenere il contatto visivo con il serpente, chiedendomi
se non ci fosse un fondo di verit nelle vecchie storie sul
potere ipnotico di questi animali. No risposi non  proprio
una biscia.
E allora che cos'? Non sembra una vipera.
Fai uscire tutti dalla casa. Nessuno deve toccare pi nulla.
Se riesci, chiudi porte e finestre, ma lascia stare i serpenti. Di'
all'uomo che  stato morso di correre subito all'ospedale. Deve
essere tenuto sotto costante osservazione. Poi portami subito una
scatola vuota e un'arma di qualche tipo: un martello, un'ascia
qualcosa del genere. Svelto, fai pi veloce che puoi.
Ma cosa...
Sbrigati!
Se ne and. Lo sentii attraversare il corridoio: le assi di legno
scricchiolavano sotto i suoi piedi. Poi si fiond gi dalle scale
e si rivolse gridando agli altri tre uomini che erano in casa.
Iniziarono a discutere, persino a litigare, e infine uscirono. Udii
sbattere la porta e finalmente ci fu silenzio.
Quell'improvviso trambusto aveva disturbato il serpente.
Aveva iniziato a strisciare verso il guardaroba, in cerca di un
rifugio. Se vi fosse entrato avrei potuto intrappolarlo, aspettando
con comodo i rinforzi e l'attrezzatura necessaria alla cattura.
Sperai con tutto il cuore che si decidesse in questo senso.
Invece si mise a risalire l'anta del guardaroba, facilitato dagli
intarsi del legno. Quando arriv in cima, vidi il suo corpo
luccicare per un istante e poi sparire.
Dovevo mantenere la calma. Non c'erano alternative: il rettile
doveva essere catturato o, alla peggio, ucciso, tenendo conto
che potevano esserci altri serpenti del genere nella stanza o in
altre parti della casa. Mi sentii mancare all'idea del pericolo che
avevo fatto correre agli altri. Non avrei mai dovuto accettare
il loro aiuto.
Mi fermai a riflettere. Ero in grado di affrontare da sola quella
situazione? In caso contrario, quanto avrei dovuto aspettare per
un valido aiuto? Lo zoo pi vicino distava parecchi chilometri,
ed era notte fonda.
Sentii dei passi leggeri su per le scale e fui invasa da un senso
di sollievo, anche se ci non mi faceva molto onore. Da quando
ero diventata adulta non avevo mai fatto affidamento su di un
uomo, cercando di tenere tutto sotto controllo da sola. Eppure,
davanti al primo segno di un pericolo reale, ero andata completamente
nel pallone.
Matt attravers il pianerottolo in punta di piedi e, per guardarlo,
distolsi per la prima volta gli occhi dal guardaroba. Portava
con s un contenitore vuoto e un'accetta e aveva un'espressione
allucinata. Poteva sembrare una scena piuttosto allarmante,
se non fosse stato che, dovendo scegliere tra un pazzo che mi
portava un'ascia e l'essere che stava in cima al guardaroba, non
potevo che approfittare dell'ascia.
Torna indietro bisbigli, facendomi segno di raggiungerlo
sulla soglia. Scossi la testa.
Non ho intenzione di discutere disse, cos piano che riuscii a
malapena a sentirlo. Mio malgrado, indietreggiai verso di lui.
Allora, che razza di animale ? chiese, tenendo istintivamente
un tono di voce basso.
Non so, sono ancora incerta risposi. Era la verit.  di
piccole dimensioni, ma... Matt non disse nulla e continu a
fissarmi.
Penso che si tratti di un taipan confessai.
Che cosa? Pareva contrariato. Forse si aspettava che dicessi
cobra, serpente a sonagli o qualche altro rettile pericoloso.
Un taipan ripetei. Sono originari dell'Australia.
Sono pericolosi?
Feci cenno di s con il capo. Sono i serpenti pi pericolosi
al mondo.
Mi afferr per il braccio, attirandomi in corridoio. Bene.
Ora siamo fuori pericolo. La polizia sar qui a momenti. Se ne
occuperanno loro.
Mi opposi con tutte le forze. All'occorrenza so essere molto
tenace.
Non se ne parla nemmeno. Se ritieni di poter trovare un
erpetologo specializzato in serpenti velenosi nel giro di mezz'ora,
bene, vai pure. Ma non penso che sia una prospettiva realistica.
Credimi,  l'ultima cosa che vorrei fare, per devo tornare in
quella stanza. Chiedere a dei giovani poliziotti che non hanno
mai visto un serpente in vita loro di catturare un taipan equivale
a sacrificarne pi d'uno.
Il suo viso assunse un'espressione di diffidenza. Pensava che
stessi esagerando, che mi comportassi in modo isterico, come
qualsiasi altra donna davanti a un serpente. Dovevo fargli capire
chiaramente con chi avevamo a che fare.
I taipan possono essere molto aggressivi. Sono veloci e molto
forti e hanno sufficiente veleno per uccidere un'intera squadra
di polizia. Il loro morso provoca la morte nel giro di poche ore,
e dubito fortemente che l'ospedale del Dorset sia provvisto
dell'antidoto adatto.
Allora sbarriamo tutto e aspettiamo che arrivi un esperto.
Andiamo a cercare il tuo erpe... com' che l'hai chiamato?
Erpetologo. Ma hai dato un'occhiata alla casa? Deve avere
almeno quattrocento anni. Ci sono buchi e fessure ovunque. Il
serpente troverebbe il modo di fuggire. Vuoi che se ne vada in
giro per il villaggio?
Matt iniziava a prendere in considerazione la mia proposta.
Rimasi in piedi davanti a lui, senza smettere di fissarlo. Mi irritava
l'idea che fosse arrivato con nonchalance, presumendo
di poter tenere la situazione sotto controllo solo perch era un
uomo e un avvocato (a questo punto non avevo pi dubbi in
proposito). Al tempo stesso, una parte di me si augurava che
continuasse a insistere e si rifiutasse di lasciarmi entrare di
nuovo in quella stanza.  sorprendente come l'eventualit di
una morte imminente e dolorosa ci induca ad apprezzare quel
poco che abbiamo in vita.
D'accordo, quale sarebbe il tuo piano? Non ti sto dicendo
che approver, voglio solo sapere di cosa si tratta.
Dobbiamo prenderlo al pi presto dissi. Potremmo essere
costretti a ucciderlo, ma credo che catturarlo sarebbe un po'
meno pericoloso.
Che cosa dovremo fare esattamente?
 in cima al guardaroba. Se accetti di aiutarmi, per prima cosa
dobbiamo stanarlo da l. Poi useremo l'ascia come un bastone
per attirarlo. Se fingiamo di attaccarlo con il manico di legno,
lo addenter d'istinto. A quel punto, lo afferrer per il collo e
potremo finalmente imprigionarlo senza rischi.
Cristo! Matt si era messo a esaminare i buchi nelle travi
di legno, le fessure sotto le finestre e il lucernario sul tetto.
Hai ragione, potrebbe scappare facilmente. Ma sei sicura di
riuscirci?
A essere sinceri ero tutt'altro che sicura, ma annuii. Andiamo
dissi.
Mi girai verso la porta. Per prima cosa dovevamo accertarci
che il serpente si trovasse ancora dove l'avevo lasciato.
Mettiti questo.
Mi voltai. Matt si tolse il giubbotto di pelle e me lo porse.
Su, indossalo ordin.
Portavo solo un pullover di cotone piuttosto sottile, che
non mi sarebbe stato di nessun aiuto nel caso di un eventuale
morso, ma scossi la testa. Sei tu quello che attaccher. Ne hai
bisogno.
Mi far dare qualcosa da Nick. Mettiti il giubbotto, i guanti
e aspettami l.
Infilai le braccia nelle maniche e mi sistemai il giubbotto sulle
spalle. Matt non era un uomo massiccio, ma mi stava comunque
larghissimo. Per era un indumento pesante, e mi sarebbe stato
molto utile. Conservava ancora il calore del corpo di Matt, eppure
iniziai a tremare. I guanti, invece, erano inutilizzabili e li
lasciai cadere a terra. Ormai era troppo tardi per correre a casa a
prendere i miei. Restai sul pianerottolo controllando i movimenti
nella stanza. Mi chiesi se stessi facendo la scelta giusta, o se non
ci fossero alternative migliori. L'unica cosa sensata sarebbe stata
aspettare l'intervento di un esperto, ma c'era davvero il rischio
che il taipan scappasse. Inoltre, la prima ad arrivare sarebbe
stata la polizia. Forse non mi avrebbero dato ascolto e avrebbero
cercato di catturare il serpente senza il mio contributo. Almeno
io avevo la piena consapevolezza di chi mi trovavo di fronte.
Mi girai e vidi Matt che tornava con un cappotto imbottito. Sul
braccio destro si era avvolto un asciugamano che spuntava dalla
manica. Senza un attimo di esitazione, entr nella stanza e si
guard attorno. Con uno strattone tolse il piumone dal letto e
lo gett in corridoio.
Dagli un'occhiata disse. Non c'era nulla.
Non appena gli accennai di procedere, sal sul letto e guard
in cima al guardaroba. Nel frattempo io mi dedicai a perlustrare
la stanza in lungo e in largo, pronta a cogliere il minimo
movimento.
 ancora qui disse.  raggomitolato in un angolo, ma mi
ha visto.
Dobbiamo fare in modo che scenda osservai, pur sapendo
che non sarebbe stato semplice. Non posso afferrarlo se resta
l in alto.
Cercher di buttarlo gi. Sei pronta?
Scivolai dietro di lui. Tra l'armadio e il muro c'era circa mezzo
metro, e a differenza del resto della stanza quel pezzo di
pavimento era sgombro. Se Matt fosse riuscito a far cadere il
taipan in quel punto avremmo avuto qualche possibilit di
successo, ma se fosse rimasto chiuso nell'angolo sarebbe stato
pericolosissimo.
Sono pronta dissi, pur sapendo di essere ben lontana dalla
verit.
Tenendo la lama con entrambe le mani, Matt batt il manico
contro la parte superiore dell'armadio.
Il serpente si drizz emettendo un sibilo di difesa. Matt si
allarm e mosse un passo indietro, rischiando di perdere l'equilibrio.
Vibr un altro colpo in direzione del serpente e finalmente
riusc a stanarlo, poi cadde all'indietro. Il serpente strisci sullo
spigolo dell'armadio, si attorcigli in aria su se stesso e atterr
sul letto dove Matt era mezzo disteso.
Spostati! urlai.
Matt rotol via e si mise in piedi. Il taipan strisci sul materasso
e si scagli verso di lui. Matt indietreggi fino alla finestra,
lasciandosi sfuggire l'ascia.
Mi chinai, afferrai il primo oggetto che mi capit sotto mano e
lo lanciai contro il taipan. Era una maschera di Darth Vader che
lo colp proprio dietro la testa. Oscill e si volt. A quel punto,
aggredito da due punti diversi della stanza, ebbe un attimo di
esitazione. Poi si decise: era arrivato il mio turno.
Gli lanciai addosso un almanacco del calcio, ma sbagliai mira
e il libro si scompagin sul pavimento. Avevo commesso un
errore madornale, che avrebbe potuto costarmi la vita. Sapevo
che a quel punto sarebbe intervenuto Matt, ma non riuscivo a
distogliere lo sguardo dalle squame grigio scuro e dagli occhi
color ambra dell'animale che stava per piombarmi addosso. Il
taipan si raddrizz minaccioso. Feci un respiro profondo preparandomi
a urlare.
Matt lo colp su un lato della testa con il manico dell'ascia. Il
serpente si volt e affond i denti nel legno. Scattai in avanti e
senza alcun indugio gli afferrai il collo con entrambe le mani.
Il taipan moll la presa sul manico e lott per liberarsi, mentre
io lo tenevo stretto con tutte le mie forze. Matt moll l'ascia e
prese il contenitore. Apr il coperchio e vi spinse dentro prima
la coda, poi il resto del corpo del serpente. Io infilai la testa e
mantenni la presa lasciando che Matt si preparasse a chiudere
rapidamente il recipiente. Il taipan si blocc.
Matt e io ci scambiammo un'occhiata.
Dove diavolo sono i guanti? mi chiese.
I guanti che mi aveva offerto poco prima erano enormi per
me. Mi avrebbero riparata, impedendomi per qualsiasi movimento.
Questo  il momento decisivo dissi. Appena lo lascer,
mi attaccher. E sar molto pi veloce di me.
Allora, dove sono finiti quei maledetti guanti?
Sentii il serpente fremere tra le mie mani. Erano troppo
grandi. Non sarei riuscita a muovermi liberamente.
Ah, perfetto.
Credo di aver preso un serpente per la coda scherzai.
Non  per niente divertente disse, fulminandomi con lo
sguardo.
Passami quella T-shirt dissi, chiedendomi da dove mi fosse
uscita quella battuta.
Matt si guard intorno e trov la maglietta stropicciata che
gli avevo indicato. Me la porse e io mi arrischiai a togliere una
mano dal collo del serpente. Riuscivo ancora a tenerlo, ma
non avrei resistito a lungo. Presi la maglietta, l'appallottolai e
l'appoggiai sulla testa del rettile cercando di spingerlo verso il
fondo della gabbia.
Alzai gli occhi su Matt. Non c'era bisogno di parlare: sapeva
esattamente cosa stavo facendo e cosa avrebbe dovuto fare lui.
Staccai la mano sinistra a una velocit fulminea, Matt abbass
di scatto il coperchio e io lo bloccai. Il taipan era al sicuro, in
compagnia di una maglietta dell'Uomo Ragno.
Crollammo a terra in contemporanea, guardandoci al di sopra
del contenitore. Nessuno dei due aveva la forza di muoversi.
E adesso? chiese infine.
Cerchiamo gli altri serpenti dissi.
Matt chiuse gli occhi e si lasci cadere sul tappeto. Quanto
a me, feci qualcosa che non mi sarei mai sognata di fare in una
situazione del genere: scoppiai a ridere.
Fortunatamente non c'erano altri taipan in casa Poulson. Dopo
cinque minuti arrivarono quattro poliziotti che sembravano
conoscere Matt molto bene e che quindi ci permisero di proseguire
la nostra caccia. Trovammo qualche altra biscia e una
vipera morta. A scovarla nella camera da letto del nonno fu un
giovane agente che mi chiam subito. Al loro arrivo, mi ero
raccomandata che non toccassero i serpenti e loro erano stati
ben contenti di darmi ascolto.
La vipera si trovava ai piedi del letto. Aveva la testa schiacciata.
Era l'unico serpente che avesse subito danni quella notte.
Deve averla uccisa qualcuno della famiglia dissi, dal momento
in quelle condizioni non sarebbe potuta entrare in casa.
 probabile che sia stata lei a mordere il padre.
Questa, per,  la camera del dottor Amblin, l'uomo pi
anziano osserv il giovane poliziotto, che aveva gi smesso
di guardare la vipera per fissare il mio viso. Mi voltai e senza
aggiungere altro continuai a perlustrare la stanza.
Tutto, l dentro, stava a indicare che il suo occupante doveva
essere una persona anziana. Mobilio semplice e scuro, spazzole
per i vestiti e pettini appoggiati sulla specchiera, accessori per
la barba nel piccolo lavabo. Sul cuscino c'era una macchia che
sembrava sangue, e sotto le coperte qualcosa formava una piccola
gobba. Irritata per lo sguardo insistente del poliziotto, mi
avvicinai. Arrivata a distanza sufficiente per allungare la mano
e tastare la sporgenza, mi fermai un attimo.
Io vado dall'altro lato disse l'uomo girando attorno al letto.
Con un po' di esitazione da entrambe le parti, afferrammo
insieme il lenzuolo.
Uno, due, tre cont il poliziotto, e a questo punto lo sollevammo.
Lui scoppi a ridere. Io no.
Il dottor Amblin  un po' vecchio per i giocattoli di pezza,
non crede?
Forse appartiene al nipotino risposi, osservando la scimmietta
di stoffa che era sbucata da sotto le coperte.
Abbiamo terminato, no? disse l'agente. Lo seguii, ma non
riuscivo a smettere di pensare a quella scimmietta marrone.
Perch fra tutti i giochi della casa era finita proprio lei nel letto
del nonno? Un serpente e una scimmia. E perch la cosa mi
preoccupava tanto?
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Durante l'ora successiva avevamo trovato solo qualche biscia
e a quel punto eravamo quasi certi di aver fatto piazza pulita.
Raccomandai al sergente di non far tornare la famiglia Poulson
prima di un ulteriore controllo, ma gli dissi che ormai potevamo anche andarcene.
Poco dopo mi trovai ad attraversare la campagna con la macchina carica di serpenti.
L'unica cosa che volevo era tornarmene a casa; la polizia
poteva occuparsi del resto. La giornata precedente era stata
molto movimentata e non ero ancora riuscita a sdraiarmi su
un letto, n tanto meno a dormire. Il sergente, per, mi aveva
fatto notare che bisognava trovare subito una sistemazione per
i serpenti: non sarebbe stato prudente lasciarli liberi nei pressi
del villaggio, e quale posto era meglio della clinica veterinaria?
Avevo tentato di dissuaderlo, ma non ero stata abbastanza
convincente. In fondo, le sue ragioni erano completamente
condivisibili. Mi ero diretta quindi verso la macchina e il poliziotto
che aveva trovato la vipera mi aveva aiutato a caricare
ventinove serpenti, tutti ben riposti in secchi, federe e grandi contenitori.
Non avevo pi visto n il taipan n l'uomo che mi aveva
aiutato a catturarlo. Immaginavo che uno dei due fosse al sicuro
nelle mani della polizia, mentre l'altro fosse tornato a casa. Erano
le quattro e mezzo del mattino e il cielo stava cominciando a
schiarirsi. A quel punto, era apparso Matt che stava risalendo
la strada, chiacchierando a bassa voce con il sergente. Aveva in
mano il contenitore con il taipan. Non appena si accorsero di me, mi si avvicinarono.
E adesso? chiese Matt, alzando il contenitore. Cosa ne
facciamo del diavolo venuto dagli inferi?
Ora che non avevamo pi un compito urgente da svolgere,
non mi era facile guardarlo, quindi preferii concentrarmi sui
contenitori presenti sulla mia macchina.
Porter gli altri rettili alla clinica dove lavoro dissi. Verificher
che si tratti davvero di bisce e, se sono in buona salute,
le lascer libere. Poi mi voltai verso il recipiente in cui era
rinchiuso il taipan. Nonostante tutto, preferivo guardare il serpente piuttosto che Matt.
Non sono in grado di occuparmi del taipan, mi dispiace
continuai, rivolgendomi al poliziotto. Prima di tutto bisogna
accertarsi che si tratti proprio di questo, e quindi capire da
dov' saltato fuori, poi occorre trovare un posto dove portarlo.
Si pu provare in qualche zoo. Probabilmente a Londra ne tengono
qualche esemplare. Oppure ci si pu rivolgere a qualche collezionista.
Vuoi scherzare? chiese Matt. C' davvero qualcuno che si
tiene in casa un animale del genere?
Ovviamente non lo raccomanderei a nessuno, ma so per certo
che in Australia lo fanno. Non sapevo che ci fossero dei taipan
in Gran Bretagna, ma non  da escludere risposi, rivolgendomi di nuovo al poliziotto.
Ci chiedevamo se non potesse occuparsene lei mi disse il
sergente. Almeno finch non gli troviamo una sistemazione adatta.
Scossi la testa. La clinica non  attrezzata per ospitare serpenti
velenosi, e non voglio che il personale corra dei rischi. Ancor
prima di finire mi venne in mente che, in realt, sapevo dove
portarlo. Conoscevo un posto in cui sarebbero stati in grado di
identificarlo e di trovargli una collocazione soddisfacente. Avevo
gi in programma di andarci quello stesso giorno. I due uomini
mi guardarono per qualche istante, poi Matt annu.
Okay disse. Lo terr io. Cosa devo dargli da mangiare?
Mettilo nel bagagliaio sospirai. Conosco qualcuno che pu occuparsene.
Mentre mi sedevo al posto di guida, il poliziotto si volt
dall'altra parte nascondendo un sorriso di sollievo. Nel frattempo,
Matt si era gi accomodato sul sedile del passeggero assieme al rettile.
Che cosa fai? chiesi.
Ti accompagno.
No! Basta! Volevo stare da sola. Non ce n' alcun bisogno.
Sono quasi le cinque e mi sembri esausta. Non ho intenzione
di lasciarti da sola con un serpente velenoso.
Non c' nessun pericolo.  chiuso in gabbia, adesso. Mi
guardai intorno in cerca di sostegno, ma il poliziotto si era gi
allontanato verso la casa dei Poulson.
Sembri un po' sconvolta osserv Matt. Vuoi che guidi io?
Misi in moto pensando cosa diavolo potessi fare di pi per
essere lasciata in pace. Vivevo in fondo a una strada tranquilla
nel villaggio pi sperduto che fossi riuscita a trovare, mi ero
imposta di non imparare nemmeno i nomi dei vicini di casa,
ordinavo la spesa via Internet, e ancora non era abbastanza.
Tra l'altro, hai ancora addosso il mio giubbotto aggiunse
Matt non appena uscimmo dal villaggio.
Mi ripromisi di non aprire pi bocca per i dieci chilometri
che mancavano alla clinica. Credetemi, quando si tratta di
stare in silenzio, escludendo chiunque altro, sono un'artista.
Non faccio nessuna fatica a isolarmi. Viaggio con la mente
in luoghi cos lontani da non sentire neppure se qualcuno
mi parla. Quando ne ho bisogno, sono capace di assentarmi
completamente.
Imboccai la salita stretta e ripida che conduce fuori dal villaggio.
 una strada molto tortuosa che va percorsa con la massima
attenzione, persino in pieno giorno. I rami dei faggi, delle querce
e dei sicomori s'intrecciano in alto, formando una galleria di
fogliame densa e scura. Sentivo i rami bassi strisciare contro
la fiancata dell'auto, mentre i pipistrelli, disorientati dai fari, si
avvicinavano svolazzando per poi schizzare via di nuovo.
E cos questo sarebbe il serpente pi pericoloso al mondo?
disse Matt. Nonostante i miei tentativi di isolarmi, la sua voce
mi arriv con grande chiarezza.
E perch non ne ho mai sentito parlare? prosegu.
Continuai a concentrarmi sulla strada.
Conosco i pitoni, i boa, le vipere e i serpenti a sonagli, ma
non i taipan. Se sono tanto pericolosi, perch sono cos poco noti?
Impossibile. Quest'uomo non accettava di essere ignorato.
Sono stati scoperti solo di recente dissi. Verso la met del
Novecento. Ma anche oggi, non li si incontra molto spesso. Il
che  sicuramente una buona cosa.
Perch sono cos nocivi? Ho sentito parlare anche dei mamba.
I mamba neri. Sono pericolosi?
Sospirai. D'accordo, quando si parla di serpenti velenosi ci si
riferisce sempre a questi tre: il mamba nero dell'Africa, il cobra
dell'Asia e il taipan. Gli erpetologi potrebbero discutere per ore
su quale sia il pi letale: tutti e tre sono lunghi, forti e veloci.
Ma questo non  poi tanto grosso m'interruppe.
Solo perch  molto giovane. I taipan adulti possono superare
anche i tre metri.
Accidenti! Hai detto lunghi, forti e veloci. E poi?
Erano le cinque del mattino e mi toccava impartire una lezione
sui rettili a un uomo che avevo appena conosciuto. Alla faccia
della mia tranquillit. Matt continuava a fissarmi, in attesa che
proseguissi.
 risaputo che tutt'e tre queste specie possono essere molto
aggressive dissi. Si distinguono per il cosiddetto "attacco a
ripetizione". Colpiscono, mollano la presa e attaccano di nuovo.
In questo modo, riescono a iniettare una gran quantit di veleno.
E, in tutti e tre i casi, il veleno  particolarmente tossico. Se la
vittima non viene curata tempestivamente pu andare incontro
a una morte orribile nel giro di poche ore. Inoltre, per essere
dei rettili, sono molto intelligenti, il che, aggiunto al loro veleno
mortale, li rende ancora pi temibili.
Vuoi dire che chi ha un buon cervello  pericoloso?
Esatto.
Secondo te, qual  il pi letale dei tre?
Il taipan. Non avevo dubbi.
Ne avevi gi visti altri?
Annuii. Per un periodo ho lavorato in Australia. Mi sono
occupata di lucertole, ma ho avuto anche a che fare con dei serpenti.
Ho conosciuto qualche sopravvissuto al morso del taipan,
ma ho sentito di moltissimi che non ce l'hanno fatta.
Matt rest in silenzio. A quel punto, la conversazione poteva
dirsi conclusa.
Ci sono due specie di taipan mi sentii di aggiungere. Il
taipan litoraneo e il taipan dell'interno. Un singolo morso di
taipan litoraneo  cos tossico che potrebbe uccidere ventisette
uomini.
Caspita! E a quale categoria appartiene il nostro?
Credo che sia un taipan dell'interno. Mi pare di ricordare
che abbiano delle macchie color rame sulla schiena.
Be', ci  andata bene, allora. E quante sarebbero le potenziali
vittime di un morso di taipan dell'interno?
Sessantadue. Mi azzardai a lanciargli un'occhiata di sbieco.
Quel numero sembrava averlo lasciato del tutto impassibile.
Posso metterlo sul sedile posteriore? disse infine.
Non riuscii a trattenermi e scoppiai a ridere. Dopo un attimo,
anche Matt si un alla mia risata.
La polizia ti ha detto che cosa intende fare? chiesi, non appena
smettemmo di ridere e il silenzio inizi a farmi sentire a
disagio.
Matt si volt verso di me come se volesse dirmi qualcosa, poi
si blocc. In mattinata faranno delle indagini sul taipan disse
dopo qualche istante. Vogliono verificare se qualcuno ne ha
denunciato lo smarrimento.
E per le bisce, cosa pensano di fare?
Matt si strinse nelle spalle. Be', di sicuro non possono sbatterle
dentro per violazione di propriet privata. Scherzi a parte,
cercheranno di rilevare delle impronte, ma con tutto quel viavai
di gente sar difficile trovare qualcosa. E non c' nessun segno
evidente che faccia pensare a un'effrazione.
Per quella notte avevo gi parlato abbastanza, ma avrei voluto
domandargli come faceva a essere cos aggiornato sugli affari
della polizia. Eravamo quasi arrivati, cos mi concentrai sulla
guida. Avevo gli occhi fissi sulla strada, ma sentivo che mi stava
guardando. Come se non bastasse, era alla mia sinistra. Forse
avrei fatto meglio a lasciar guidare lui.
E tu cosa ne pensi? chiese. Un altro brutto scherzo della
natura?
Mi presi un momento per pensare. Che un serpente s'introduca
in un'abitazione  un fatto poco comune, ma sicuramente non
inaudito. Qui, per, i serpenti erano dozzine. Per non parlare
di quello che arrivava addirittura dall'Australia.
 difficile credere che tanti serpenti siano riusciti a entrare
in casa senza l'intervento di qualcuno dissi dopo un attimo.
Gi convenne Matt. Mi chiedo se il responsabile non sia
qualche vandalo locale, stanco di tagliare i fili del telefono o di
rompere i vetri delle finestre.
Annuii. Poi, per, mi tornarono in mente le chiazze di acqua e
di fango che avevo notato sul pavimento della casa dei Poulson.
Ne avevo viste anche dagli Huston, quando ero intervenuta per
prendere il rettile che si era annidato nella culla di Sophia. Senza
contare che, per catturare e maneggiare dozzine di serpenti,
tra cui qualcuno velenoso, ci voleva una buona dose di abilit.
Non era detto che i graffitari del luogo, specialisti nell'uso delle
bombolette spray, ne fossero all'altezza. Avrei dovuto dire la
mia? Ormai ero immersa in quella storia molto pi di quanto
avrei voluto.
Forse l'idea  nata durante l'incontro da Clive Ventry mi
trovai a suggerire. Magari hanno pensato che, cos facendo,
avrebbero terrorizzato tutto il paese.
Se non lo era gi prima, ora lo sar di sicuro acconsent
Matt.
Cal nuovamente il silenzio. Avevamo raggiunto la strada
principale, che a quell'ora del mattino era ancora deserta. Verso
est, il nero della notte stava lasciando il posto a una luce argentea.
Davanti ai nostri occhi si estendeva, vasta e desolata, la
brughiera, quando uno squillo improvviso mi fece sussultare.
E il mio disse Matt, senza accennare a prendere il cellulare.
Il telefono continu a squillare.
Me lo prenderei da solo, ma non siamo abbastanza in confidenza
disse.  nella tasca sinistra del mio giubbotto.
Mi ero dimenticata di averlo ancora addosso. Matt si protese
in avanti e si impossess del volante con la mano destra, mettendosi
a guidare al mio posto. Riuscivo a sentire il profumo
della sua pelle, dei suoi capelli e del caff che aveva bevuto
poco prima.
Scostandomi un po' da lui, mi misi a rovistare nel suo giubbotto,
finch non trovai il telefono e glielo porsi. Matt torn
ad appoggiarsi allo schienale e io ripresi il controllo dell'auto.
Pensai con gioia che almeno per un po' avrei smesso di essere
al centro della sua attenzione. La telefonata dur circa cinque
minuti. Matt non pronunci che qualche monosillabo in risposta
a quello che gli veniva detto all'altro capo della linea.
Era un medico del Dorset County disse, infilando il cellulare
nella tasca della camicia. Pare che Nick stia bene. Gli fa un po'
male la zona intorno al morso, ma il gonfiore  piuttosto ridotto.
Respira bene e ha una temperatura normale. Non presenta
nessuno dei sintomi che aveva John Allington. Continueranno a
monitorarlo con attenzione, ma non sembrano particolarmente
preoccupati.
E il resto della famiglia? domandai, pensando alla vipera
morta che avevamo trovato in camera del nonno.
Il dottor Amblin ha una lieve commozione cerebrale. Sembra
che nella confusione sia caduto battendo la testa. Mandy
e i bambini stanno bene. Sono ancora tutti sotto osservazione,
ma per fortuna non sono stati morsi.
Questa s che  una buona notizia.
Gi. Comunque al giorno d'oggi non dovrebbe essere un
problema trovare del siero antiveleno, vero?
Esiste un siero antiveleno specifico per vipere europee che
si pu reperire rapidamente. E in clinica ne abbiamo. Per precauzione
ne porter a casa qualche dose.
E per i serpenti come questo? chiese Matt, indicando il
contenitore con il taipan.
Esiste un siero per i morsi di taipan risposi. Ma di solito lo
si trova nelle zone pi remote dell'Australia, l'habitat naturale
di questi serpenti. Ci vorrebbe un sacco di tempo per procurarselo.
Prima bisognerebbe localizzarlo, poi trasportarlo a un
aeroporto internazionale e, una volta a Londra, farlo arrivare fin
qui con un corriere. Se anche riuscissimo a reperirlo, ci verrebbe
recapitato troppo tardi.
Matt rest in silenzio per un attimo.
Dunque, se qualcuno di noi fosse stato morso questa notte,
non ci sarebbe nulla da fare? domand poi.
Non risposi, ma aveva ragione.
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
Prima che sorgesse il sole, le bisce erano gi state sistemate alla
clinica del Piccolo Ordine di San Francesco. Il luned successivo,
se si fossero rivelate sane, le avrei liberate in campagna, portandole
io stessa in qualche zona lontana dal villaggio. Prima
di lasciare la clinica, presi dal frigorifero una scatola di siero
antivipera. L'avrei tenuto a casa per qualche settimana, per
precauzione.
Il diavolo venuto dagli inferi, come lo chiamava Matt, era ancora
con me. Lasciai Matt al cancello della sua villa, gli restituii
il giubbotto e lo ringraziai per l'aiuto. A casa feci una doccia
veloce e mangiai qualcosa per colazione. Poco dopo mi rimisi
di nuovo al volante.
La fondazione Aeolus  un centro di ricovero per rettili situato
alla periferia di Bristol.  un istituto legalmente riconosciuto e
abilitato a ospitare serpenti, tartarughe, lucertole e altri animali
domestici feriti, abbandonati o soltanto cresciuti troppo per
poter essere tenuti in casa.  gestito da volontari qualificati,
che all'occorrenza prestano anche assistenza medica. Una volta
curati gli animali, si cerca, nel limite del possibile, di trovare
loro una sistemazione adatta.
Avevo sentito parlare di quelli della Aeolus - eroi misconosciuti
del mondo veterinario - durante i miei studi universitari. Da
allora, appena potevo facevo un salto a dare il mio contributo.
Erano molto riconoscenti quando qualcuno andava ad aiutarli:
i volontari abituali non bastavano a soddisfare tutte le richieste
di aiuto che ricevevano. Tra queste, la maggior parte riguardava
i rettili, che molto spesso erano vittime di crudelt intenzionali
o della semplice ignoranza.
Un anno mi ero offerta di lavorare la vigilia di Natale. A un
certo punto mi avevano portato una pogona, una lucertola
originaria dell'Australia, coperta di ustioni impressionanti.
I suoi padroni, forse in buona fede ma completamente ignari
dei bisogni del loro nuovo animaletto, l'avevano messa
sull'essiccatoio per tenerla al caldo. La povera creatura era
rimasta intrappolata tra il rivestimento isolante e il serbatoio
di acqua bollente. Quando l'avevano trovata, il suo corpo era
cos ustionato che la pelle era rimasta attaccata alla superficie
del serbatoio.
Quello era stato il caso peggiore che mi fosse mai capitato,
ma non l'unico. Nel corso degli anni di volontariato all'Aeolus,
ero stata testimone di atroci sofferenze, che avrebbero potuto
essere evitate leggendo qualche libro, consultando Internet o
chiedendo il parere del negoziante di animali domestici.
Trovai l'accettazione della Aeolus particolarmente affollata
per essere sabato, e mi chiesi se non si fosse gi sparsa la voce
dell'arrivo del nuovo ospite. Gli appassionati di rettili non si
sarebbero di certo lasciati scappare l'occasione di ammirare il
serpente pi velenoso al mondo.
La porta dell'ufficio di Roger Tennant si apr ancor prima che
la raggiungessi, e lui mi venne subito incontro. Conoscevo Roger
da tanto tempo: era stato uno dei miei professori a Edimburgo
e il suo entusiasmo mi aveva fortemente influenzata nella mia
scelta di studiare i rettili. Mi baci sulle guance, come faceva
sempre. Era mosso dalle migliori intenzioni, ma avrei preferito
che smettesse di salutarmi in quel modo: non ho mai sopportato
che le persone mi tocchino la faccia. Invece di farmi accomodare
nel suo ufficio, mi fece strada lungo il corridoio verso una delle
sale destinate agli esami.
Ero stata molte volte in quella stanza: nel mezzo c'erano due
tavoli, e lungo le pareti un banco d'acciaio e degli armadietti
ad altezza d'uomo. Le superfici erano pulitissime, gli strumenti
luccicavano e le gabbie erano in attesa di nuovi ospiti. Era una
normalissima stanza per le visite veterinarie, proprio come
quella in cui lavoravo quotidianamente, forse soltanto un po'
pi grande. L'unica cosa fuori dall'ordinario era la figura alta e
un po' trasandata che era distesa su uno dei due tavoli.
Svegliati, Sean,  arrivata disse Roger. Poi, con una cortesia
d'altri tempi, si offr di tenere il contenitore con il taipan, anche
se non era per nulla pesante. Senza scomporsi minimamente per
il fatto di avere un vagabondo che dormiva nella stanza, Roger
lo appoggi sul tavolo libero. Si vedeva che moriva dalla voglia
di aprirlo, ma si trattenne, scrutando l'uomo ancora addormentato.
Finalmente questi apr gli occhi. Sbatt le palpebre un paio
di volte, poi si guard attorno e si mise seduto.
Di solito non fisso mai le persone. Conosco fin troppo bene il
disagio provocato dall'essere oggetto di sguardi insistenti. Ma,
nell'istante in cui apr gli occhi, lo riconobbi subito. Dal vivo, il
suo aspetto era ancora pi caratteristico.
Era sui trentacinque anni, forse qualcosa di pi. Il viso, la
forma della testa, gli occhi di un brillante verde nocciola non
lasciavano dubbi sulla sua origine caucasica, anche se a giudicare
dalla carnagione molto abbronzata poteva benissimo
essere nordafricano. I capelli lunghi e neri erano attorcigliati
in un'acconciatura rasta che gli scendeva fino alle spalle. Superava
il metro e ottanta ed era molto snello. Portava un paio di
jeans sudici e strappati, una camicia sbiadita a scacchi blu, una
giacca di pelle che recava i segni di dozzine di combattimenti e
un paio di stivali che sembravano aver attraversato la giungla.
Poco dopo venni a sapere che era esattamente cos.
Clara, ti presento Sean North disse Roger. Penso che avrai...
Sentito parlare di lui? Certo che s. E chi non lo conosceva nel
mondo dei rettili? Ecco qual era la vera ragione della folla che
stazionava nella sala d'attesa. Sean North era probabilmente
l'erpetologo pi famoso al mondo. Era inglese, sovrintendente
onorario dei due maggiori zoo britannici, ma veniva solo di
rado nel nostro paese. Viaggiava in lungo e in largo, spesso con
una squadra televisiva al seguito, in cerca dei rettili pi rari e
pericolosi. In particolare, amava studiare e filmare i serpenti
velenosi, ma mi era capitato di vedere anche degli affascinanti
servizi su varani, coccodrilli e camaleonti. I suoi documentari
erano meravigliosi: aveva un'abilit leggendaria nello stanare
anche le creature pi timide e un ammirevole coraggio nel
maneggiare le specie pi pericolose. Sembrava non temere
nulla. Metteva continuamente a repentaglio la propria vita negli
ambienti pi ostili del pianeta. Era un genio. E al tempo stesso,
come dicevano i miei colleghi, un pazzo.
Sean mi porse la mano. Incapace di pensare o dire qualcosa,
ricambiai il suo gesto, stringendogliela. Era secca per il troppo
sole e segnata dalle cicatrici di morsi e graffi.
Mi scusi disse, soffocando uno sbadiglio. Sono appena
tornato da un lungo viaggio.
Sean  atterrato questa mattina disse Roger. Sapevo che
sarebbe tornato oggi dall'Indonesia, cos gli ho lasciato un
messaggio sul cellulare, ed  venuto subito. Nessuno  meglio di lui.
Ero d'accordo. Avrei solo voluto non essere cos intimidita dalla sua presenza.
North si mise subito all'opera: sollev il contenitore con il
taipan per soppesarlo e lo fece ondeggiare, ascoltando i rumori
che ne uscivano. Poi l'appoggi sul tavolo e l'apr. Roger, che
era al suo fianco, indietreggi di un passo.
Guardandomi attorno, vidi che parecchie persone si erano
accalcate fuori dalla stanza e ci stavano osservando dalle finestre
che davano sul corridoio. North aveva sollevato il coperchio in
modo da creare una fessura di un paio di centimetri. Trattenni
il respiro. E se il serpente fosse stato del tutto innocuo? Che figura
avrei fatto? Sean North - Sean North, accidenti! - sarebbe
stato trascinato ancora esausto per il jet lag fino a Bristol solo
per occuparsi di un piccolo animaletto indifeso scappato da
qualche gabbia domestica.
 un piccolo disse North, con un gran sorriso. Hai un
gancio, Rog?
Roger gli pass un gancio per serpenti. Completamente indifferente
alla possibilit che il taipan potesse balzare fuori, North
alz il coperchio e agganci il serpente intorno al collo, poi lo
estrasse dal contenitore.
Caspita! esclam Roger, avvicinandosi di un passo. Non
 stupendo?
Alla luce del giorno e in mani sicure, che non erano le mie,
sembrava proprio bello. Era di un colore tra l'argento e il grigio
piombo, su cui spiccavano le macchie color rame. Gli occhi erano
come topazi pieni di vita, e le pupille rotonde erano molto pi
gradevoli di quelle a fessura verticale di altre specie. North lo
prese per la coda, allungandolo in tutta la sua estensione. Poi
chiese a Roger un metro.
La lunghezza totale  di centodiciassette centimetri. Secondo
me  un elapide. Guardate le placche che ha sulla testa disse Roger.
Gli elapidi sono una famiglia di serpenti velenosi originari
delle regioni tropicali e subtropicali, tra cui quelle bagnate
dall'Oceano Indiano e dal Pacifico. Hanno un corpo lungo e
slanciato ricoperto da squame lisce e una testa rettangolare
rivestita di squame pi robuste a forma di scudo. Hanno zanne
perforate e ghiandole velenifere situate nella parte posteriore
della mascella. Ringraziai la mia buona stella che anche Roger
avesse pensato a un elapide.
Di qualunque specie si trattasse, un elapide non era di certo
un animale da tenere nella camera di un bambino.
 proprio un taipan disse North. Mi lanci una rapida
occhiata e poi torn a guardare il serpente. Sei stata brava a
individuarlo.
Ho lavorato in Australia per qualche tempo dissi, enormemente
sollevata per aver riacquisito la capacit di parlare. 
l che li ho visti.
Questo, per, non  australiano disse North. Viene da
Papua Nuova Guinea.
Ci sono taipan anche in Papua Nuova Guinea? domand
Roger. Anch'io lo ignoravo. North annu. S, alcune sottospecie.
E a dire il vero sono molto pi pericolose dei taipan
australiani. In Australia  molto difficile incontrarli, mentre in
Nuova Guinea ci sono almeno venticinque vittime all'anno di
morsi di taipan. Hai idea da dove possa essere arrivato? chiese
rivolgendosi a me.
Scossi la testa. Prima che lo lasciassi a casa sua, Matt aveva
ricevuto un'altra telefonata dal comando. La polizia ha setacciato
la zona controllando tutti i collezionisti dissi ma nessuno
ha denunciato la sparizione di un serpente.
Invece, qualcuno deve proprio averlo perso osserv Roger.
Non credo che in questo paese ci siano molti collezionisti di
taipan. Non riesco a pensare che le autorit locali concedano
la licenza per tenere questi serpenti. Dimmi, Sean, secondo te
negli zoo del nostro paese ci sono i taipan?
Lo zoo di Londra ne ha quattro. Ma solo uno viene messo
in esposizione disse North. Non so se ce ne sono anche negli
altri zoo. Potrei accertarmene, ma se ne fosse scappato qualcuno
lo sapremmo gi.
Hai detto che  un piccolo chiesi a North. Che et pu
avere?
Lui sollev il serpente, l'osserv con attenzione e chiese a
Roger di misurarne la circonferenza. Crescono molto nel primo
anno di vita. Potrebbe avere quattro mesi, forse cinque. Magari
l'hanno portato qui quando era ancora nell'uovo. North stava
confermando quello che avevo gi ipotizzato io stessa. Negli
ultimi tempi si era sviluppato un commercio illegale di serpenti
velenosi, favorito paradossalmente dal libero commercio tra i
paesi europei. Una volta introdotti in Gran Bretagna, i serpenti
entravano nel circuito del mercato nero. Trasportare un taipan
vivo dall'Australia - o dalla Papua Nuova Guinea - sarebbe
stato molto rischioso, mentre contrabbandare uova era molto
pi semplice.
Bene, ora ti rimetto al tuo posto disse North, parlando con
il rettile. Lo port verso il banco d'acciaio, dove lo aspettava
un recipiente con i lati trasparenti. Lo fece entrare per la coda,
abbass il gancio, lo liber e blocc il coperchio. Ripensando ai
miei goffi movimenti della sera precedente, rimasi profondamente
ammirata dalla facilit con cui aveva maneggiato quella
creatura. Poi North si volt verso di me.
L'hai catturato da sola l'altra notte? Mi sentii avvampare e
rimasi con gli occhi incollati al contenitore, anche se ormai non
c'era pi nulla da vedere. Il taipan si era avvolto a spirale, come
se tutto quel trambusto lo annoiasse.
Mi ha dato una mano un uomo riuscii a dire.  stato abbastanza
bravo aggiunsi, con un moto di lealt nei confronti
di Matt. Non ci sarei mai riuscita senza il suo aiuto.
Come hai fatto a prenderlo? chiese North.
Gli feci un resoconto sintetico, sorvolando sul terrore che
avevo provato, sul trambusto che avevo attorno e sulla fresca
rasatura di Matt.
Sembra quello che avresti fatto tu alla sua et disse Roger.
North non aveva smesso di fissarmi. Fui davvero delusa dal
fatto che quell'uomo, che stimavo moltissimo, si fosse lasciato
impressionare dalla cicatrice sul mio viso. Credevo che uno
come lui fosse superiore a dettagli del genere.
Posso farti una domanda? dissi. Lui annu.
Gli raccontai delle circostanze in cui era stato acciuffato il
taipan, della vipera che avevo trovato nella culla di Sophia e del
mio compaesano, John Allington, morto il giorno precedente
per il morso di un'altra vipera.
Per essere nel Dorset, direi che c' una grande attivit
comment North con la sua pronuncia strascicata.
Presi la mia borsa e ne estrassi i documenti e la busta di plastica
che mi aveva lasciato Harry Richards.
 una vipera, vero? chiesi, sollevando la busta.
North la guard e arricci il naso. S conferm sono stato
morso da una di queste quando avevo quattordici anni. Ero a
una fiera della contea. La ferita brucia come il fuoco.
Scommetto che non sei neanche andato all'ospedale disse
Roger.
Chi si sarebbe occupato delle altre tre vipere che avevo con
me? disse North, che era tornato a guardarmi. Gli passai i
documenti.
 un referto ematologico iniziai, mentre North si spostava
verso il banco dove c'era pi luce. Sono gli esami di John
Allington, l'uomo di cui ti ho parlato. North continu a leggere.
La vipera che l'ha morso  quella aggiunsi, indicando il rettile
nella busta.
Il veleno proviene sicuramente da una vipera, ma non riesco
a spiegarmi perch ce ne sia una concentrazione cos alta. Mi
sono ricordata di uno studio condotto in Svezia sui morsi delle
vipere, cos sono andata a cercarlo in Internet e l'ho scaricato.
La pi alta concentrazione di veleno che sia mai stata registrata
 di 64 pg/L. E tra l'altro la vittima era un bambino piccolo, con
una massa corporea molto minore di quella di Allington.
Qui invece abbiamo una concentrazione di 200 pg/L rispose
North.
Esatto dissi. Non riesco a spiegarmi come sia possibile che
una sola vipera abbia potuto iniettare tanto veleno. Lasciai la
domanda in sospeso. North si alz perch anche Roger potesse
leggere il referto. Roger lo esamin per qualche secondo, poi
mormor qualcosa su alcuni libri e lasci la stanza.
Rimasta sola con Sean North, provai l'istinto di scappare.
Caff! Ecco cosa potevo proporgli! Un bel caff.
Si pu prendere un caff da qualche parte? chiese come
se mi avesse letto nel pensiero. Ho bisogno di una botta di
caffeina.
S, certo, te ne porto una tazza. Raggiunta la soglia mi
fermai. Non gli avevo chiesto come lo prendeva. Mi voltai per
domandarglielo ma lui era gi alle mie spalle. Allung un braccio
per aprire la porta e la trattenne per farmi uscire. Poi mi segu
lungo il corridoio fino alla cucina del personale. Ho un olfatto
molto sviluppato, come spesso succede alle persone che lavorano
all'aperto, e nello spazio ristretto della cucina riuscivo a percepire
il suo odore. Ma non era quello che mi sarei immaginata in un
uomo che indossava da settimane gli stessi vestiti. Sean North
aveva l'odore della pioggia sulle piante tropicali, della corteccia
degli alberi e della pelle calda degli animali. Mi concentrai
sull'operazione di riempire il bollitore d'acqua, poi presi il latte
nel frigo, tutte azioni che non avevano bisogno di parole.
Roger mi ha raccontato che sei un'esperta di lucertole a livello
mondiale. Perch hai scelto di lavorare con tassi e conigli?
Avrei potuto cavarmela benissimo con un cenno del capo, come
facevo di solito in situazioni del genere, ma non mi piaceva il
tono derisorio della sua voce.
Mi occupo di tassi, di volpi, di tutti i tipi di cervidi, di ogni
specie di uccelli che popola il nostro paese e, negli ultimi giorni,
soprattutto di serpenti risposi.
Se si era accorto di avermi irritato, non lo diede a vedere.
Scelta bizzarra per un'esperta di rettili. Non ti piacerebbe
lavorare in un grande zoo?
Non capisco proprio come ragiona certa gente. Che cosa
la induce a prendersi la libert di invadere la sfera privata di
una persona che ha appena conosciuto? Quella domanda mi
era stata fatta molte altre volte e avevo sempre risposto che
negli zoo c'erano poche opportunit di lavoro. Ma Sean North
avrebbe compreso subito che si trattava di una bugia. Forse fu
per questo che scelsi proprio quell'occasione per dire la verit.
Mi voltai, guardandolo dritto negli occhi.
Per un periodo l'ho fatto. Ho lavorato nello zoo di Chester.
Ma mi sentivo come se fossi anch'io un animale in esposizione.
Presi il mio caff e uscii dalla cucina. Lasciai che la porta
si chiudesse alle mie spalle, senza preoccuparmi troppo di non
sbattergliela in faccia.
Perfetto, pensai, mentre percorrevo il corridoio. Avevo appena
offeso la persona pi influente nel mio ambito professionale. Se
avevo scelto di lavorare con tassi e conigli, avevo le mie buone
ragioni: non avevano padroni impertinenti e benintenzionati,
e non attiravano migliaia di visitatori ad ammirarli. Lavorare
con gli animali selvatici era il modo pi semplice per evitare il
contatto con gli esseri umani. Mi sembrava un motivo sufficiente,
vista la mia incapacit di comportarmi decentemente quando
mi capitava di incontrare qualcuno.
Nel frattempo Roger aveva sparso una miriade di volumi
sul banco della sala. Passava dal referto ai libri, proprio come
avevo fatto io il giorno precedente. Sperai che arrivasse a una
conclusione pi sensata della mia.
 veleno di vipera, ne sono certo disse. Non ha nessuna
delle caratteristiche che si riscontrano in quello degli elapidi. 
la prima cosa di cui mi sono accertato per escludere che potesse
trattarsi di un morso di taipan. Ed  diverso anche da quello dei
colubri, per non parlare degli idrofidi.
Roger stava procedendo proprio come avevo fatto io: escludendo
una specie dopo l'altra. Tutti i serpenti velenosi appartengono
alla superfamiglia degli xenofidi, che viene a sua volta
suddivisa in cinque famiglie: gli acrocordidi, cui appartengono
i serpenti non velenosi; i colubridi, una famiglia di serpenti non
velenosi tranne rare eccezioni; gli atractaspididi, un piccolo
gruppo di serpenti difficili da classificare, di cui non sapevo
molto. Infine, le due a cui appartengono i serpenti velenosi pi
pericolosi sono gli elapidi, tra cui i mamba, i cobra, i serpenti
marini e i taipan, e i viperidi, tra cui le vipere, i crotali e i serpenti
a sonagli.
Guarda, Sean disse poi. North, seduto sull'angolo del banco
d'acciaio, stava bevendo il suo caff come se non fosse affatto
bollente. Non si mosse. Sono sicuro che il veleno non proviene
da un crotalo, si potrebbe pensare a quello di un serpente a
sonagli, ma...
Piantala, Rog disse North. L'ematologo ha visto giusto.
 il veleno di una vipera del Nord. Ho visto centinaia di casi
simili a questo. Vipera del Nord, europea, comune erano solo
nomi diversi di un'unica creatura: la Vipera berus.
Ma le vipere comuni non producono veleno nella concentrazione
che abbiamo riscontrato in John Allington dissi, dimenticandomi
di essere irritata con lui.
No,  vero convenne North. Be', sono contento che tu
abbia ripreso a comunicare con me. Roger spost lo sguardo
da North a me, poi lo pos di nuovo su North. E allora, di che
cosa stiamo parlando? chiese.
Di una vipera mutante molto grande, con una capacit di
produrre veleno che corrisponde a quella di dieci vipere normali,
oppure di pi morsi da parte di pi serpenti disse North.
Ci ho pensato anch'io dissi. Ho chiesto ai medici di controllare,
ma il morso era uno solo.
Le vipere sono note per mordere con una sola zanna. Probabilmente
gli altri segni non sono stati visti. Oppure possono
averli scambiati per dei lividi.
Non ci avevo pensato, ma aveva ragione. Le zanne delle vipere
si trovano nella parte anteriore della bocca e sono fissate su
un osso mascellare che pu ruotare avanti e indietro. Quando
non vengono usate, si ripiegano contro il palato. Le due zanne
possono ruotare assieme oppure separatamente. Provai un'eccitazione
improvvisa. Doveva essere quella la spiegazione. Una
dozzina di vipere era entrata nel giardino di John Allington e
l'aveva attaccato nello stesso momento. La natura gli aveva
giocato davvero un brutto scherzo.
In quell'istante il mio cellulare inizi a squillare. Chiesi scusa
e uscii nel corridoio per rispondere. Quello che sentii non mi
rincuor affatto. Discussi per qualche minuto, ricorrendo alle
solite scuse. Continuai a ripetere che non ero abbastanza qualificata
per poter essere di aiuto e che c'erano altre persone pi
esperte di me. Poi mi arresi e dissi che mi sarei messa subito in
viaggio. Interruppi la telefonata e tornai nella sala.
Roger, c' un imprevisto, devo andare dissi, appena si
girarono verso di me. Cosa facciamo con il taipan? Posso lasciarlo qui?
Certo disse Roger aggrottando la fronte. Non sono sicuro
che riusciremo a trovargli una sistemazione, ma nel frattempo ce ne occuperemo noi.
Lo prendo io intervenne North. Ci voltammo entrambi a guardarlo.
Per l'autunno ho programmato un viaggio in Papua Nuova
Guinea disse. Se  sano e riesco a convincere le autorit, lo
terr a casa in attesa di portarlo con me.  pi al sicuro l che da qualunque altra parte.
Be', non c' dubbio, ma non vorrei che ti sentissi obbligato
replic Roger in tono apprensivo.
Non preoccuparti, amico rispose North, poi, rivolgendosi a
me, domand: C' qualche problema?. Non avevo intenzione
di raccontare nulla. Non erano fatti loro. Neanche miei, per la verit, ma...
Era il Dorset County Hospital dissi. L'uomo che  stato
morso la scorsa notte da quella che credevo una biscia...
S, cos' successo? chiese Roger. North ascoltava con la fronte aggrottata.
 peggiorato drasticamente.
...
.
...
Capitolo 10.
...
.
...
Stavo procedendo troppo rapidamente, soprattutto considerando
quanto poco avevo dormito la notte prima, eppure davanti
a me non c'era traccia della Land Rover di Sean North. Aveva
insistito per accompagnarmi a visitare Nick Poulson in ospedale,
sostenendo che era di strada visto che viveva a Lyme Regis, ma
era partito a una velocit che non avevo osato uguagliare.
Rallentai in prossimit dell'uscita, chiedendomi cosa mi
aspettasse e in che condizioni avrei trovato Nick. Da un punto
di vista fisiologico, le bisce sono fornite di ghiandole velenifere,
ma sono prive del meccanismo necessario a iniettare il veleno
quando mordono. Perci non ritenevo possibile che lo stato
di salute di Nick dipendesse dal morso di una biscia, e anche
Roger e Sean North la pensavano come me. Tutti e tre eravamo
convinti che dovesse essere stato causato da qualcos'altro.
Non era stata una biscia a morderlo.
Quando entrai nel parcheggio del Dorset County Hospital, vidi
che North aveva lasciato la Land Rover vicino all'ingresso, in
una zona riservata ai disabili. Parcheggiai la macchina nell'area
destinata ai visitatori e smontai, augurandomi che fosse entrato
e magari avesse gi risolto il problema, permettendomi di
svignarmela alla chetichella. Animata da questa vaga speranza,
sbirciai all'interno attraverso il finestrino pi sporco che avessi
mai visto. North era profondamente addormentato. Tenendomi
a distanza di braccio e puntando lo sguardo nella direzione
opposta, battei con le nocche sul vetro. Un attimo dopo udii la
portiera che si apriva.
Perch ci hai messo tutto questo tempo? mi chiese, contorcendosi
per uscire dall'auto.
Sono qui da quasi un'ora sbottai. Aspettavo che ti degnassi
di svegliarti. Lo precedetti all'interno dell'ospedale, mi fermai
al banco del ricevimento per sapere dove avessero sistemato
Nick Poulson, poi chiamai l'ascensore. Appena entrati, North
si appoggi alla parete con gli occhi chiusi. Mi domandai se
non stesse per riaddormentarsi, nel qual caso l'avrei lasciato
dove si trovava.
Arrivati al piano, North spalanc gli occhi. Percorremmo tutto
il corridoio e nella sala infermiere trovammo Harry Richards, il
medico che mi aveva chiesto consiglio per ben due volte. Dal suo
aspetto sembrava che negli ultimi giorni avesse dormito ancor
meno di me, ma mi accolse con evidente sollievo e si illumin
quando gli presentai Sean North. Ci disse che all'inizio Nick
Poulson era parso in buone condizioni, ma che era peggiorato
nel corso della notte. Gli avevano fatto gli esami del sangue,
ma i risultati sarebbero stati pronti non prima di un'ora. Dopo
quello che era successo a John Allington, il dottor Richards era
seriamente preoccupato per il suo nuovo paziente.
Nick Poulson era a letto. Era sudato, con il volto arrossato e gli
occhi lucidi. Aveva il respiro corto e rapido e sembrava decisamente
sofferente.
Come va? gli chiese North. Nick rimase a fissarlo mentre
il dottor Richards faceva le presentazioni, poi pos lo sguardo
su di me.
Ho sentito che ha trovato un serpente velenoso in casa mia,
la notte scorsa disse. Un rettile australiano.
Per la verit  originario di Papua Nuova Guinea mormorai.
Quello che mi ha morsicato non era una biscia, ne sono certo.
Era nero, lungo pi di un metro...
La gente  convinta che le bisce siano tutte verdi, e molte di
loro lo sono, ma ne esistono anche di marroni, grigie e nere. Era
molto probabile che un serpente di quella lunghezza fosse una
biscia, ma non era nemmeno da escludere il contrario.
Quali sono i suoi sintomi? chiese North.
Mal di testa, nausea e vomito. Diarrea, crampi allo stomaco
e febbre recit il dottor Richards, senza bisogno di controllare
la cartella clinica. All'inizio sembrava tutto a posto, ma questa
mattina ha iniziato a stare male.
Posso vedere la ferita? domand North.
Il dottore prese il braccio del paziente e stacc il cerotto che
fermava la medicazione, sollevando la garza. La pelle era gonfia
e infiammata e mi parve di vedere del pus attorno alla zona in
cui era stato morso. Non aveva un bell'aspetto. Alzai gli occhi
e incontrai lo sguardo del dottor Richards. Nemmeno lui aveva
un bell'aspetto.
Ha sanguinato da quando  stato ricoverato qui? chiese
North.
Nick guard Richards. No rispose il medico.
Mi faccia vedere le gengive disse North a Nick.
Ma...
Su, coraggio, apra la bocca.
Paziente e dottore si scambiarono un'altra occhiata, poi Nick
obbed. North si chin in avanti e con un Mi scusi... appena
sussurrato prese il labbro superiore e lo sollev per avere una
visione pi chiara della situazione, poi fece lo stesso con il
labbro inferiore.
Ha problemi a respirare?
Nick scosse il capo.
Ha urinato da quando  arrivato in ospedale? Nick annu,
chiedendosi probabilmente che razza di squilibrato gli avessimo
scaricato addosso.
Com'era il colore?
Ma che razza di domanda!
 importante, amico. Era normale? Giallo paglierino, giallo
chiaro, o era pi scuro, una sorta di marrone rossastro?
Era normale borbott Nick, spostando rapidamente lo
sguardo da me al dottore in cerca di spiegazioni.
 in grado di muovere braccia e gambe? Potrebbe camminare,
se dovesse farlo?
Per tutta risposta Nick Poulson gett indietro le coperte, butt
le gambe oltre la sponda del letto e si alz. Vacillando appena
attravers la stanza, poi si volt a guardarci.
Congratulazioni, amico: non  stato morso da un taipan gli
annunci North con aria soddisfatta.
Come fa a esserne certo? gli chiesero il dottor Richards e
Nick all'unisono.
Il veleno del taipan  particolarmente pericoloso perch
contiene sia una neurotossina sia un anticoagulante spieg
North, incrociando le braccia e appoggiandosi alla parete. La
tossina si lega alle giunture neuromuscolari e impedisce loro di
funzionare. La maggior parte delle vittime che non viene trattata
con un antidoto adatto  colpita da una paralisi respiratoria, che
si manifesta da quattro a sei ore dopo il momento del morso.
L'anticoagulante provoca un sanguinamento continuo dalla ferita
e dalle gengive. Il vero problema sono le emorragie interne,
soprattutto nel cervello. Nel suo caso sarebbe gi sopravvenuto
lo stato convulsivo, dopodich lei sarebbe entrato in coma. Senza
contare che il veleno corrode il tessuto muscolare. E quindi, con
il deteriorarsi dei muscoli e il conseguente sovraccarico renale,
la sua urina sarebbe diventata marrone.
North si ferm a riprendere fiato, dandoci la possibilit di
interromperlo. Nessuno ne approfitt e dopo un attimo lui
riprese.
Per farla breve, amico, se lei fosse stato morso da un taipan,
sarebbe gi morto.
Nick Poulson impallid visibilmente, poi torn verso il letto
e vi si lasci cadere. Tutti rimasero in silenzio per un tempo che
mi parve interminabile. A un tratto North si gir verso di me.
A proposito, cara, la prossima volta che ti imbatti in uno di
quei bastardi,  meglio che lo lasci stare.
Non risposi. Non avevo la forza di discutere. Guardai il letto
di Nick con la consapevolezza che avrei potuto esserci io. O l,
o addirittura su una barella all'obitorio.
E allora che cosa diavolo ho? chiese Nick. North si stacc
dalla parete e mosse un passo verso il letto. Si pieg di nuovo
a esaminare la ferita di Nick.
Direi che  stato contagiato. Quasi tutte le bisce sono portatrici
di salmonella. Qualche giorno sotto antibiotico baster
a rimetterla in sesto.
Solo in quel momento, mi resi conto di aver trattenuto il
fiato.
Be', spero che lei abbia ragione comment il dottor Richards,
che sembrava sollevato almeno quanto me. Gli esami
del sangue dovrebbero arrivare a momenti. Sappiamo come
curare un'infezione.
Lasciammo Nick Poulson meno contento di quanto ci si sarebbe
potuto aspettare da parte di uno che aveva appena saputo che
non sarebbe morto e, su invito del dottor Richards, ci recammo
nel suo ufficio, al piano superiore. Sorseggiando un caff, su cui
sia io sia North ci buttammo come stessimo per morire di sete,
esposi le conclusioni a cui eravamo arrivati alla Aeolus: il veleno
contenuto nel sangue di John Allington proveniva senza dubbio
da una vipera comune, ma la sua concentrazione appariva
troppo alta per appartenere a un unico rettile. Il dottor Richards
ci mostr una serie di fotografie della ferita, scattate in tempi
diversi: al momento dell'ingresso in ospedale, due giorni dopo
e a morte avvenuta. A quel punto Sean gli spieg la sua teoria
sull'eventuale presenza di altre tracce meno evidenti.
 anche possibile che non si trattasse del solito segno lasciato
dai due denti, ma di una serie di piccoli graffi. Avrebbero dovuto
provocare gonfiore e un'alterazione nel colore della pelle.
Richards scosse il capo. Non ho notato niente del genere. Ma,
per la verit, non ho neanche pensato alla possibilit di morsi
multipli. Ero troppo impegnato a cercare di trattare quello che
vedevo.
North stava fissando una delle fotografie. Clara, vieni a
dare un'occhiata. Invece di porgermi la foto mi fece cenno di
avvicinarmi, tanto che fui costretta a chinarmi sullo schienale
della sua sedia.
C' niente che ti colpisce?
Allungai la mano e presi la foto, poi mi avvicinai alla finestra.
La stanza era molto luminosa, ma stargli troppo vicino mi
metteva a disagio. C'era qualcosa in lui che mi faceva pensare
a un rettile. Forse era il suo modo di guardare, cos intenso,
come se stesse studiando la persona che aveva davanti prima di
lanciarsi all'attacco. Sapendo che mi stava fissando, mi sforzai
di concentrarmi.
La fotografia rappresentava il collo di Allington ed era stata
scattata da breve distanza, con ogni probabilit subito dopo il
ricovero in ospedale, perch il gonfiore intorno alla ferita era
ancora molto ridotto. Si vedevano chiaramente i pori della pelle,
i peli della barba sul mento e i capelli grigi e ispidi sulla nuca. I
due segni del morso, arrossati e circondati da un po' di sangue
rappreso, spiccavano evidenti appena sopra la clavicola.
Che cosa ne dici? mi chiese North, e io ebbi la sensazione
che mi stesse mettendo alla prova. Ero tentata di dirgli che non
notavo niente di strano e di restituirgli la foto, poi ci ripensai.
Avete misurato la distanza tra le due punture? chiesi a Harry
Richards, ignorando deliberatamente North. Richards sfogli i
suoi appunti per qualche istante, poi alz gli occhi.
Diciotto millimetri rispose. Perch le interessa?
A questo punto non potevo pi evitare di guardare North.
Aveva le sopracciglia inarcate e mi fissava come se fosse stato il
mio insegnante di scienze o qualcosa del genere. Mi sentivo patetica.
Perch mai ero cos ansiosa di fargli buona impressione?
Mi sembra troppo ravvicinata azzardai, anche se, per la
verit, non ero cos sicura di conoscere a fondo l'anatomia della
vipera. Tuttavia avevo l'impressione che i segni non fossero
abbastanza distanziati per un rettile piuttosto voluminoso.
A quanto pare la teoria del serpente di grandi dimensioni
comincia a fare acqua osserv North.
Non capisco... intervenne Richards.
Presumo che verr eseguita un'autopsia disse North, guardandolo.
Quasi certamente convenne l'altro.
Chieda al patologo di osservare con attenzione la ferita
tenendo conto di ci che sappiamo dei morsi di vipera. Inoltre
dovrebbe esaminare il corpo per verificare che non ci siano altri
segni. E bisognerebbe che anche il sangue fosse...
Non vuole dargli un'occhiata lei? lo interruppe Richards.
Io? chiese North, poi scosse il capo. Non sono assolutamente
qualificato, amico. Per un attimo provai un senso di
profonda soddisfazione all'idea che quel campione di virilit
non avesse nessuna voglia di affrontare la vista di un cadavere.
Poi mi resi conto che, se avesse rifiutato, sarei stata io la prossima
della lista.
C' qualcosa che non mi convince in questa faccenda disse
Richards. A essere sincero, i miei colleghi non sono d'accordo
con me. Il fatto che il serpente sia stato identificato come una
vipera e che il veleno fosse quello di una vipera per loro basta
e avanza. Ma John Allington era un mio paziente, e per questo
sono tenuto a fornire tutte le informazioni possibili al medico
legale. Al momento non mi sento per niente soddisfatto. Rimase
in silenzio qualche istante, come se si aspettasse una risposta.
E, a quanto pare, nemmeno voi due lo siete concluse poi, visto
che nessuno parlava.
Mi lascia perplesso la ferita alla testa subita dal paziente
continu. E il fatto che Allington abbia ucciso il rettile, ma non
sia riuscito a telefonare per chiedere aiuto. E non sono tranquillo
nemmeno riguardo alla famiglia che  stata ricoverata la notte
scorsa o alla bambina che  stata portata in ospedale ieri. Da
quanto ho capito, anche lei sarebbe stata morsa, se non fosse
stato per il suo intervento, signorina Benning.
Gli dar un'occhiata, anche se la mia esperienza in questo
campo  molto limitata dissi, rivolgendomi a North. Per un
attimo lui mi fiss, poi l'ombra di un sorriso inizi a increspargli
le labbra. Va bene assent, scuotendo il capo. Sto cominciando
a rimpiangere di non essere rimasto nella giungla.
...
.
...
Capitolo 11.
...
.
...
Non avevo mai visto il cadavere di un uomo e, mentre scendevo
in ascensore per recarmi all'obitorio, riuscivo solo a pensare che
la mamma era morta la stessa mattina in cui era spirato John
Allington.
Probabilmente anche lei era stata depositata in una cella frigorifera,
e il suo corpo doveva essere nelle stesse condizioni di
quello che mi apprestavo a osservare. Non riuscivo a togliermi
dalla testa il pensiero che la cerniera lampo del sacco contenente
il cadavere potesse essere aperta e che sarebbe stato il viso di
mia madre quello che avrei visto.
Per tutto il tragitto continuai a ripetermi mentalmente la frase
che poteva togliermi d'impaccio. "Mi dispiace, ma non ce la
faccio. Mia madre  mancata questa settimana" avrei detto. Di
certo avrebbero capito, ma sarei stata subissata di domande.
Quando? Perch? Com' successo? E la notizia avrebbe costituito
una ragione in pi per compatirmi.
Ma le parole non uscirono e, prima che me ne rendessi conto,
eravamo gi arrivati alla porta dell'obitorio. Richards ci
precedette superando il piccolo spazio destinato ai parenti dei
defunti, fino alla stanza da cui, al di l di un'ampia vetrata che
occupava gran parte della parete, si vedeva la sala delle autopsie
ben illuminata. "E se svenissi" ipotizzai. "Se mi mettessi a
vomitare? Penser che sono un'idiota."
Hai bisogno di una giacca? mi sussurr North all'orecchio.
Scossi il capo e mi scostai un po' da lui per evitare che, nel caso
fossi stata colta da un altro brivido, potesse accorgersene. E
pensare che non faceva neanche tanto freddo.
Harry Richards si scus e si allontan. Lo vedemmo entrare
nella sala, dove si mise a confabulare con uno degli inservienti.
L'uomo ci lanci un'occhiata, poi si diresse verso il telefono e,
dopo una breve conversazione, rivolse un cenno d'assenso al
dottore.
Clara, non sar un'esperienza piacevole disse North, voltandosi
a guardarmi. Non  necessario che tu venga coinvolta.
Perch non ci aspetti fuori?
Era una proposta ragionevole. Non ero n un medico n un
erpetologo e, se avessi avuto un po' di buonsenso, avrei accettato
immediatamente.
Se  per questo, trovo anche te piuttosto pallido risposi.
Forse dovresti dare forfait. North scroll le spalle e si volt di
nuovo verso la finestra proprio mentre i due tecnici spingevano
una barella attraverso la doppia porta. Si fermarono vicino alla
vetrata, aprirono la cerniera lampo che chiudeva il sacco ed
estrassero il cadavere. Nonostante fossi preparata al peggio,
mi sfugg un grido.
Gli ultimi cinque giorni della vita di John Allington non erano
stati facili, e io speravo con tutta me stessa che gli analgesici
che gli erano stati somministrati fossero stati abbastanza forti
da impedirgli di capire cosa stava accadendo al suo corpo.
Perch aveva cominciato a morire qualche tempo prima che
il suo cuore si fermasse.
Dalle mie letture sull'argomento, ricordavo che esistono venti
tipi diversi di enzimi tossici nel veleno dei serpenti, ognuno
con le sue particolari caratteristiche. Alcuni paralizzano la
preda, altri lacerano i tessuti per facilitare il processo digestivo
del rettile. Il veleno di ciascuna specie pu contenere da sei a
dodici di queste tossine, che costituiscono un cocktail letale
unico. Il veleno della vipera  emotossico, il che significa che
avvelena il sangue, necrotizzante, perch causa la morte dei
tessuti, e anticoagulante, in quanto impedisce al sangue di
rapprendersi.
E tutti questi elementi letali avevano avuto il tempo di agire
su John Allington. La zona attorno al morso era caratterizzata
da una leggera tumefazione, ma le braccia e le gambe si erano
gonfiate a dismisura. Una delle complicazioni pi comuni del
morso di serpente  la sindrome compartimentale acuta, in
cui il gonfiore si manifesta a livello del muscolo, causandone
l'ingrossamento. Sul braccio destro di Allington era stata effettuata
una fasciotomia, un procedimento chirurgico consistente
nell'apertura delle fasce muscolari per alleviare la pressione. Due
profonde incisioni, una su ciascun lato dell'arto, si estendevano
dalla spalla al gomito. Ma lui era morto prima che il gonfiore
diminuisse, e dalla ferita ancora aperta sbucava il muscolo
circondato dalla pelle arrossata e maculata.
Mi avvicinai di un passo alla vetrata, mossa dalla curiosit
di vedere l'uomo che aveva abitato dalle mie parti per
qualche anno. Aveva quasi settant'anni ed era leggermente
stempiato, con i capelli grigi che si erano diradati sulla cima
della testa. Era alto, e da giovane doveva essere stato piuttosto
muscoloso.
Poteva essere un perfetto sconosciuto, tanto era cambiato.
Ventiquattr'ore dopo la morte, il suo viso aveva assunto un colorito
giallo limone che lo faceva sembrare una maschera di cera.
La bocca era spalancata, come in cerca d'aria, e le cornee degli
occhi ancora aperti erano opache e bianche come il gesso.
Sean North mi appoggi una mano sulla spalla. Mi voltai
e vidi che aveva lo sguardo fisso su un grande monitor posto
su una parete in un angolo della stanza. Harry Richards stava
girando attorno al tavolo con una piccola telecamera a mano e
le immagini che filmava venivano proiettate sullo schermo. La
tecnologia permetteva anche a noi, che non eravamo nella sala
delle autopsie, di controllare il corpo per verificare l'eventuale
presenza di ulteriori morsi.
Fortunatamente per Allington quando era ancora vivo, e
per noi che lo stavamo esaminando, la necrosi era limitata al
braccio destro. Nelle altre parti la carne, nonostante il gonfiore,
non recava alcun segno. C'erano parecchi lividi, ma nessuna
lacerazione. I morsi pi lievi potevano essere guariti nel periodo
che aveva trascorso in ospedale, ma sarebbero stati comunque
ininfluenti ai fini dell'avvelenamento. Perch questo avvenisse,
era necessario che il dente si conficcasse a fondo nei tessuti,
ma nel caso di John Allington non c'erano tracce che si fosse
verificato qualcosa del genere.
Dopo qualche minuto il corpo venne girato e il dottor Richards
riprese il suo lento pellegrinaggio attorno al tavolo. Venti minuti
dopo avevamo la certezza che quello che avevamo visto fosse
l'unico morso.
Tutto inutile comment il dottor Richards, senza tentare di
nascondere il suo disappunto.
Non so rispose North. Pu inquadrare di nuovo la ferita,
per favore? Clara, vieni qui un momento. Mi chiesi quando mai
gli avessi dato l'autorizzazione di trattarmi come un'assistente,
ma gli permisi comunque di condurmi pi vicino allo schermo.
La telecamera inquadrava il punto in cui Allington era stato
morso e North arretr per farmi spazio.
Dimmi quello che vedi mi esort.
Mi misi a osservare i due segni proprio sopra la clavicola,
ciascuno del diametro di quattro millimetri e distanti tra loro
circa due centimetri. Mi dispiace, ma...
Pu zoomare un po'? chiese North. Dopo un attimo, le
dimensioni dell'immagine raddoppiarono.
Pensa al modo in cui colpisce una vipera, Clara. Dimmi
quello che sai. Mi misi a riflettere. Ci sono serpenti, come ad
esempio il cobra, che hanno denti relativamente corti posti in
una posizione fissa. Le zanne della vipera sono molto pi lunghe.
Sono dotate di una sorta di cardine che le proietta in avanti
quando  necessario e le fa retrocedere in posizione orizzontale
contro il palato quando non vengono utilizzate.
Be', hanno zanne lunghe, che producono ferite profonde.
Come in questo caso. Va' avanti...
Colpiscono e si ritraggono continuai. Danno un morso
energico, utilizzando la mascella inferiore per penetrare a fondo
nella preda, poi la lasciano.
Quanti denti hanno nella mascella inferiore?
Due file.
Quindi, se la mascella inferiore costituisce una parte essenziale
del meccanismo, dovremmo vedere anche quei segni, no?
Lo guardai, accantonando il mio astio nei suoi confronti, poi
tornai a osservare la ferita.
S, certo.
Nel frattempo Harry Richards, pur continuando a tenere la
telecamera puntata, lanciava frequenti occhiate verso di noi, e
anche i due assistenti parevano interessati a quello che stava
accadendo.
Qui non c' niente osserv Richards. Nessun segno di
denti sotto la ferita.
North lo ignor. Che cosa mi dici dei denti superiori? mi
domand.
Le vipere ne hanno meno degli altri serpenti risposi, cercando
di ricordare quello che avevo imparato quando lavoravo
con i rettili. Hanno bisogno di spazio per permettere alle zanne
di ripiegarsi.
Si chiama diastema precis North.
Ma comunque i denti ci sono. Due file, mi sembra.
Noti qualche segno?
Scossi il capo.
Senza rendermene conto, mi ero messa in punta di piedi per
avvicinarmi allo schermo. North mi appoggi la mano sulla
spalla come per darmi stabilit.
Guarda le punture. Pensa a come le zanne penetrano nella
vittima...
Obbedii, chiedendomi che cosa volesse esattamente da me.
E al modo in cui si ritraggono...
Ma certo! C' sempre una lieve lacerazione quando le zanne
lasciano la presa. Le ferite non sono regolari, il che ci permette
di valutare l'angolazione da cui il serpente ha colpito.
Vedi niente del genere?
Feci scorrere lo sguardo da North allo schermo e viceversa.
North mi stava sorridendo, e io mi scoprii a ricambiargli il
sorriso.
No, sono perfette.
Ehi,  vero che siamo dei tipi pazienti, ma qualcuno vuol
dirmi cosa sta succedendo? si intromise Richards.
North si volt verso di lui senza togliermi la mano dalla spalla.
Stranamente, non me ne importava.
Il suo paziente  morto per effetto del veleno di una vipera.
Questo lo sappiamo osserv Richards in tono impaziente.
Gi, ma la cosa interessante  che non  stato morso da
nessun serpente.
...
.
...
Capitolo 12.
...
.
...
Sta dicendo che qualcuno ha iniettato del veleno nel corpo
di John Allington? Eravamo usciti dall'obitorio, ma Richards
sembrava incredulo. Per la verit, non potevo dargli torto. Mi
domando come sia stato possibile.
 la cosa pi facile del mondo se la vittima non  cosciente
rispose North. Da quello che ho capito, John Allington  stato colpito alla testa.
 caduto precis Richards.
Ne  sicuro?
Nessuna risposta.
Chiunque abbia esperienza di rettili pu estrarre il veleno
da una vipera continu North. Ne bastano sei per avere la
concentrazione presente nel sangue di Allington.
Ed  possibile iniettarlo? Utilizzando una semplice siringa?
North si strinse nelle spalle. Io non l'ho mai fatto, ma non
vedo perch no. In questo caso direi che  stato iniettato molto
in profondit. I tessuti non erano particolarmente gonfi in
corrispondenza del morso, ed  questo che mi ha insospettito
sin dall'inizio. Immagino che, chiunque sia stato, si sia servito
di uno strumento acuminato, come un piccolo cacciavite, per
praticare le due punture in modo tale da mimetizzare il segno dell'ago.
Richards si ferm e si volt a guardare North. Un colpo in testa, ha detto?
A che cosa sta pensando? domandai.
Richards spost lo sguardo da North a me.
Anche il suocero di Nick Poulson  stato ricoverato ieri sera
disse poi. Anzi, l'intera famiglia  stata ospedalizzata, ma la
mamma e i bambini sono gi stati dimessi questa mattina.
North e io aspettammo in silenzio che continuasse.
Il vecchio era affetto da una lieve commozione cerebrale.
Aveva picchiato la testa contro qualcosa.
C'era del sangue sul suo cuscino intervenni. E la polizia
ha trovato una vipera morta nella sua stanza.
Restammo l, in mezzo al corridoio, tra il personale che andava
e veniva. A quanto pareva nessuno aveva niente da dire.
Chiss se a Ernest Amblin sarebbe toccata la stessa sorte di John
Allington... Alla fine fui io a rompere il silenzio.
Credo che debba andare alla polizia dissi a Richards, che
mi rispose con un cenno d'assenso.
Ehi, un attimo intervenne North. Non vorrei che met
dell'Inghilterra meridionale si facesse prendere dall'isteria. Forse
 meglio andare a parlare direttamente con questo signore prima
di seminare il panico. Non  stato morso dalla vipera, vero?
No, ma...
Pensa che sia in grado di ricevere visite?
Ernest Amblin era pi che ben disposto nei nostri confronti,
anzi sembrava addirittura ansioso di parlare con noi. North e io
eravamo rimasti in attesa davanti alla sala infermiere, quando
Richards ci fece cenno di raggiungerlo. Mentre ci avvicinavamo
al letto posto accanto alla finestra, l'anziano si tir su a sedere
e io mi resi conto di averlo gi visto a casa di Clive Ventry la
sera precedente. Era una delle cinque persone sedute al tavolo
d'angolo.
Il serpente che avete trovato... esord quando eravamo
ancora a qualche passo di distanza da lui. Quello velenoso.
Siete riusciti a identificarlo? Usava il plurale ma guardava me,
come se fossi io il suo unico interlocutore.
Lanciai un'occhiata a North, mentre il dottor Richards si
avvicinava al letto per alzare la testiera. North mi invit silenziosamente
a rispondergli mentre Richards cercava invano di
convincere l'uomo ad appoggiarsi.
Riteniamo che si tratti di un taipan gli dissi. Vivono
abitualmente nell'emisfero meridionale, in Australia e in Papua
Nuova Guinea. Ma siamo abbastanza certi che non sia stato lui
a mordere suo genero.
D'accordo, ma siete sicuri della provenienza? Non pu essere
arrivato da qualche altro luogo?
Ad esempio? chiese North.
Dall'Africa sbott Amblin. O dal Nordamerica. Gi, perch
non dal Nordamerica?
Non sapendo cosa rispondere, guardai North.
No obiett questi, senza distogliere gli occhi dall'uomo. I
taipan non si trovano al di fuori dell'Australasia. L'unico elapide
del Nordamerica  il serpente corallo, ma le sue strisce colorate
lo rendono inconfondibile.
Amblin parve rattrappirsi nel letto. Grazie borbott, e abbass
gli occhi sul lenzuolo ripiegato attorno alla vita. Soltanto
allora mi permisi di osservarlo attentamente. Era un uomo in
salute, appena oltre la settantina, con una massa di capelli ispidi
grigio acciaio e gli occhi marroni dietro le lenti spesse. Una
grande garza quadrata gli copriva la tempia sinistra.
Dottor Amblin, abbiamo trovato una vipera in camera sua
la notte scorsa gli dissi.  stato lei a ucciderla?
Mi lanci un rapido sguardo, poi torn ad abbassare gli occhi.
Scosse il capo con una smorfia. No rispose, alzando la mano
a toccare la ferita. Non ho visto nessuna vipera. Lo saprei se
fossi stato morso, no?
Certo conferm North.
Apparentemente rassicurato, Amblin si lasci andare contro
la testiera. Dottor Richards, ho il sospetto che il paracetamolo
che mi ha prescritto non faccia nessun effetto. Non potrebbe
darmi qualcosa di pi forte? Vorrei riuscire a dormire.
Vedr quello che posso fare rispose Richards, girando
attorno al letto per accostarsi al paziente. Pu dirci come ha
fatto a ferirsi la testa?
Amblin chiuse gli occhi, poi li riapr fissando il vuoto. Temo
di no. Ero ancora mezzo addormentato. Avevo sognato, ma pi
che sogni erano stati incubi. Qualcuno che veniva dal passato...
Poi ho sentito Nick che gridava ai bambini di svegliarsi. Non
ricordo altro. Forse sono caduto sulle scale o ho battuto contro
qualcosa.
Il dottor Richards disse che il suo paziente aveva bisogno di
riposare. North e io prendemmo la palla al balzo e ci preparammo
ad andare. Il dottore ci accompagn alla porta, poi, senza
aggiungere altro, ci ringrazi e si allontan.
C'era del sangue sul cuscino di Amblin dissi, mentre aspettavamo
l'ascensore. Com' possibile, se si  ferito sulle scale?
Forse si  tagliato facendosi la barba sugger North. O forse
si ricorda pi di quanto ci abbia rivelato. Mi sa che l'ascensore
non funziona.
Ci avviammo verso le scale. E se non ha ucciso lui la vipera,
chi  stato? domandai mentre scendevamo. North non
rispose. Davanti all'accettazione del pronto soccorso mi arrestai
bruscamente.
Non ha senso esclamai, costringendo anche North a fermarsi.
Perch qualcuno dovrebbe prendersi la briga di estrarre il
veleno dalle vipere per iniettarlo, quando ha a disposizione un
taipan? Un morso di quel rettile equivale alla morte sicura.
Il pronto soccorso brulicava di gente, e qualcuno cominciava
a notarci.
Ma sarebbe stato molto pi difficile farlo passare per un
decesso naturale disse North. Visto che si trattava di un paziente
anziano, non erano molte le probabilit che Richards si
insospettisse, si mettesse in contatto con te e che tu mi incontrassi
questa mattina. Evidentemente qualcuno non ha avuto
fortuna. Ehi, come va?
Con mio grande disappunto, attorno a noi si era radunata una
piccola folla, ma nessuno mi prestava la minima attenzione. Era
Sean North a catturare l'interesse generale. Mi ero dimenticata
che era un ospite fisso in televisione, senza contare che non era
il tipo di persona di cui ci si dimentica facilmente.
Procedeva con lentezza, fermandosi a stringere mani e a fare
autografi, ma finalmente riusc ad arrivare alla porta con me al
traino. Uscimmo, lasciandoci i suoi ammiratori alle spalle.
Perch qualcuno dovrebbe voler uccidere due uomini anziani?
chiesi, pi a me stessa che a lui, mentre attraversavamo
il parcheggio. North mi sorrise. Questa  una domanda per
la polizia. Io mi occupo di rettili, non sono un investigatore. 
stato un vero piacere, Clara. Ora devo scappare
...
.
...
Capitolo 13.
...
.
...
Quando arrivai, le campane della chiesa stavano battendo le
undici e un quarto. Non era mai facile trovare un parcheggio
da quelle parti, ma quando finalmente ci riuscii dovetti ripercorrere
in senso inverso la via principale verso quella che viene
considerata in genere una delle pi belle chiese normanne del
paese. Il suo enorme campanile torreggiava su di me, oscurando
il sole di quella tarda mattinata, mentre varcavo il cancello e
risalivo il vialetto che conduceva al portale. Sistemai la gabbia
che conteneva i piccoli di barbagianni sotto la panca di legno
del portico. Visto che sarei stata fuori casa tutto il giorno, non
avevo altra scelta che portarli con me.
Nonostante la spessa porta di legno, la voce dell'arcidiacono
arrivava fino a me. Sapevo per esperienza che quella porta
cigolava rumorosamente quando la si apriva, con il risultato
che tutte le teste dei membri della congregazione si giravano
a guardare il nuovo arrivato, ma nel corso degli anni avevo
imparato un trucco. Spinsi piano la porta finch non mi oppose
resistenza, e alzai il fermo fino al massimo della sua corsa, poi
tirai appena verso di me e lo abbassai di nuovo. La porta si
apr senza rumore. Solo George, il vecchio sacrestano, mi not
mentre entravo e mi infilavo in un banco vuoto dell'ultima fila.
E naturalmente l'arcidiacono, a cui non sfugge niente, nemmeno quando officia il rito.
La funzione stava volgendo al termine. George si precipit a
portarmi il libro delle preghiere e degli inni, e io mi sforzai di
sorridergli. Mi accarezz la mano e gli occhi gli si riempirono
di lacrime. Distolsi rapidamente lo sguardo. Il vicario annunci
l'inno finale e tutti i presenti si alzarono un attimo dopo il coro.
Negli ultimi decenni, le congregazioni della Chiesa d'Inghilterra
hanno subito un rapido declino, ma non quella della mia
citt natale. La funzione domenicale era sempre molto affollata
e quel giorno non faceva eccezione. Le voci dei venti coristi si
levarono potenti e i fedeli le seguirono con talento variabile ma
grande entusiasmo. Cantavano tutti, tranne me. Di solito mi
piace cantare, sentire la mia voce che si innalza come un'onda
calda, ma quella mattina non ne avevo il cuore.
Quando fin il servizio e il vicario ci invit ad andare in
pace e a servire il Signore, la congregazione rispose secondo la
formula di rito, poi inizi a uscire, un'operazione che richiede
molto tempo. Tutti volevano stringere la mano e scambiare
qualche parola con il vicario, ma, soprattutto, con l'arcidiacono.
Era diventato un maestro di quei saluti personalizzati: una
breve chiacchierata e poi il congedo, cortese ma fermo. Eppure
nessuno si sentiva trascurato.
Rimasi seduta con gli occhi bassi, seminascosta dietro un'immensa
colonna di pietra. Quando anche gli ultimi ritardatari
furono usciti, mi alzai. Nel portico, aspettai in fila che i due
ecclesiastici si accomiatassero dal loro gregge. Quando il vicario
mi vide, mi diede un leggero colpetto sulla spalla e si allontan
in fretta. Tesi la mano all'arcidiacono. Indugi qualche istante
prima di stringerla, dandomi il tempo di notare che sembrava
pi magro di quando l'avevo visto l'ultima volta, che i suoi capelli
erano arruffati e si erano molto diradati. Sulla fronte aveva
frammenti di pelle secca, e i suoi occhi avevano perso un po'
di vivacit. Ma quando mi prese la mano, sentii che la sua era
soffice, calda e forte come sempre. Capii che aveva bisogno di
me, e fui contenta di essere tornata a casa.
Ciao, pap gli dissi, senza riuscire ad aggiungere altro.
Ci incamminammo a braccetto lungo la strada, fino alla casa
dove avevo passato gran parte della mia vita. Eravamo arrivati
l quasi trent'anni prima: pap, quarantatr anni, la stella nascente
del clero, il pi giovane ecclesiastico a venire nominato
arcidiacono, sua moglie Marion, di quasi vent'anni pi giovane,
gi profondamente scontenta della vita rurale e del suo ruolo
di moglie di un pastore, Vanessa, mia sorella maggiore, una
precoce bambina di cinque anni, e io, che avevo solo nove mesi.
Pensavamo che saremmo rimasti al massimo per una decina
d'anni, prima che pap venisse nominato vescovo, il che avrebbe
significato un altro trasferimento, questa volta in una localit
pi prestigiosa, ma non era successo. Innanzitutto, c'era stato il
mio problema. Poi, nel giro di qualche anno, la mamma aveva
iniziato a combattere una battaglia persa contro l'alcolismo e
la depressione e non aveva pi alcun interesse per la vita da
moglie di un vescovo.
C' Vanessa con la sua famiglia disse pap, mentre oltrepassavamo
il cancello. Credo che si fermino a pranzo. Era un
avviso gentile, anche se inutile. Avevo gi visto in chiesa mia
sorella, suo marito Adrian e le due figlie, ed ero sprofondata
nel sedile mentre uscivano.
Ma come ha fatto a entrare nella stanza della bambina quel
serpentello? chiese Jessica, che aveva dieci anni.
 una buona domanda risposi, giocherellando con i fagiolini
nel piatto. Non riuscivo mai a mangiare quello che preparava
Vanessa. Non c'era niente di sbagliato nel suo modo di cucinare,
era solo che mi si stringeva lo stomaco tutte le volte che mi trovavo
vicino a mia sorella. L'unica probabilit  che sia fuggito
da qualcuno che comunque non doveva tenerlo.
O forse  il proprietario che l'ha lasciato libero quando ha
capito che era troppo pericoloso si intromise Adrian, mio cognato.
Be',  possibile convenni. Non sarebbe la prima volta.
Alla Aeolus ci avevano chiamato molte volte per catturare dei
rettili esotici nei parchi, in aperta campagna, persino nei giardini
privati. Rettili che da piccoli sembravano cos carini, ma
avevano il vizio di crescere a dismisura.
E tutte quelle bisce, allora? continu Jessica. Rinunciai
all'idea di ingerire dell'altro cibo, e appoggiai sul piatto le due
posate accostate. Mi resi conto che Vanessa mi stava fissando,
e sentii che pap faceva un lieve sospiro. Stavo cominciando a
desiderare di non aver mai menzionato quella faccenda, ma la
conversazione a tavola era stata ancora pi faticosa del solito.
Si ritiene che le bisce sciamino dissi, senza addentrarmi in
altre teorie pi sinistre. Personalmente non l'ho mai visto, ma so
di gente che ha assistito a un fenomeno del genere. Si muovono
insieme a dozzine.  possibile che il taipan si sia imbattuto in
un gruppo e vi si sia intrufolato per il gusto della compagnia.
O forse le ha considerate un ottimo pranzo.
Cosa sarebbe successo alla bambina, se fosse stata morsa
dalla vipera? chiese Abigail, otto anni.
Abigail, non mi pare il momento adatto per una domanda
del genere l'ammon sua madre, e per una volta non riuscii a
darle torto.
E se fosse opera di un burlone? ipotizz Adrian. Ci sono
stati problemi di vandalismo nel paese in cui vivi, no? Chiss,
forse qualcuno ha pensato che fosse un bello scherzo.
Un uomo ci ha lasciato la pelle ribattei in tono un po' troppo
brusco. Non mi sembra molto divertente.
Sono d'accordo intervenne Vanessa, mentre Adrian si allungava
per versare il vino nel bicchiere di pap, riempiendo
poi anche il suo. Dobbiamo parlare della cerimonia funebre.
Andrew ha confermato la sua presenza?
Andrew Tremain era il vescovo di Winchester, il superiore
di pap e un vecchio amico di famiglia. Gli era stato chiesto di
officiare il funerale della mamma. Mio padre rispose che Andrew
sarebbe stato felice di farlo, e Vanessa cominci a esporre
i suoi piani per la cerimonia. Notai che pap assentiva alle sue
proposte riguardanti i fiori, gli inni e le letture e mi concessi di
assentarmi con il pensiero. Non vedevo alcuna differenza tra rose
e gigli, ranuncoli o margherite. La mamma se n'era andata, e con
lei era svanita anche la mia ultima opportunit di venire a patti
con quello che era successo per colpa sua. Avevo aspettato tanti
anni il momento giusto per affrontarla, accusandola di avermi
distrutto l'esistenza. E adesso non avrei pi potuto sentirle dire
quanto le dispiaceva. N da parte mia avrei potuto mai confessarle
fino a che punto era stata il centro della mia vita.
Il vero colpevole  il riscaldamento globale disse mio cognato,
che, come me, non doveva aver prestato molta attenzione
alle parole di sua moglie. Abbiamo avuto l'aprile pi
caldo a memoria d'uomo, ed evidentemente tra i rettili c'
stata un'esplosione demografica. Il mondo  pieno di cose che
sciamano senza controllo.
Di che cosa stai parlando? gli chiesi.
Dei serpenti,  ovvio rispose, facendomi l'occhiolino. Non
era questo il tema?
Zia Clara?
S, stecchino? Ero sopravvissuta al pranzo e ora me ne
stavo seduta con la mia nipote pi piccola all'ombra dei meli
che crescevano in fondo al giardino, accanto al muro di cinta, a
nutrire i piccoli di barbagianni. Di tanto in tanto un vento leggero
agitava le foglie e una pioggia di petali, staccandosi dagli
ultimi fiori, ci volteggiava attorno come una fragrante nevicata.
Attraverso il cancello di ferro battuto, si vedeva un gruppo di
cigni che fluttuava sul fiume.
Il mio girovita misura gi cinquantotto centimetri rispose
mia nipote con aria indignata. Si chin, sollevando con circospezione
un topo morto con una pinzetta. Abigail approfittava
di tutte le occasioni per proclamare che avrebbe fatto il veterinario
come zia Clara, forse perch sapeva quanto sua madre
si indispettisse all'idea, ma aveva qualche piccolo problema di
alimentazione.
Scusami, cicciona mi corressi, osservando come la brezza
le scompigliava i riccioli. I capelli di Abigail erano lunghi e di
un castano lucente, come i miei.
Posso chiederti una cosa?
Certo.
La mamma mi ha detto di non farlo, per.
Lasciai passare qualche secondo. Dipende se ti fidi di pi del
tuo giudizio o della saggezza di tua madre dissi infine.
Posso, allora? ripet Abigail, senza fermarsi a riflettere
neanche un attimo.
Ero china sulla gabbia e non si accorse del mio sorriso. Coraggio,
non le dir niente.
Ho visto una trasmissione sui trapianti facciali. Mi chiedevo
perch non lo fai anche tu.
Ora i piccoli erano pi tranquilli. Ne presi uno e lo appoggiai
con delicatezza sulla mano tesa di Abigail. Tra poco pi di una
settimana sarebbero stati presentati ai loro parenti adottivi, il
che avrebbe significato la fine di ogni contatto con il genere
umano. Pensai che qualche secondo nella mano di una bambina
non poteva rappresentare un danno. A me non importa il
tuo aspetto si affrett a dire, come se stesse gi valutando la
possibilit che sua madre avesse ragione.  solo che... forse
saresti pi contenta. La voce le si spense in un sussurro.
Questo  sicuro risposi lentamente, come per prendere tempo,
perch in fondo non ero pronta ad affrontare l'argomento.
Ma temo che per me non possa funzionare.
Perch no?
Be', non posso dire di aver dedicato molto tempo alla faccenda
spiegai, pur essendo ben conscia delle innumerevoli ore
passate a consultare tutti i siti Internet e gli articoli di giornale
su cui ero riuscita a mettere le mani. Sai, c' sempre il rischio
che il corpo rigetti l'organo trapiantato. Di solito si ricorre a un
trapianto quando  proprio necessario.
Ma l'uomo che ho visto in televisione...
Lo so la interruppi, mentre prendevo il piccolo dalla sua
mano e lo rimettevo in gabbia. Il suo viso, per, era terribilmente
sfigurato. Molto pi del mio. Quell'uomo non poteva n
mangiare, n parlare. E comunque si tratta di un procedimento
molto rischioso. Sar costretto a prendere delle dosi molto forti
di steroidi e immunodepressivi per tutta la vita, se vuole evitare
il rigetto. Sono medicinali ad alto rischio, indeboliscono i reni e
possono provocare il cancro. Per giunta, non sempre funzionano.
Il rigetto potrebbe avvenire anche tra diverso tempo.
E cosa succederebbe, allora?
Preferivo non pensarci. La pelle si sarebbe annerita, poi avrebbe
finito per staccarsi.
Bisognerebbe rimuovere la parte trapiantata, e quel poveraccio
starebbe peggio di prima.
Abigail mi strinse forte la mano.  meglio che tu non lo
faccia disse.
No convenni. Meglio di no.
Mi alzai, presi la gabbia e insieme ci avviammo verso casa.
...
.
...
Capitolo 14.
...
.
...
Balzai a sedere di scatto, liberandomi di lenzuola e coperte, poi
rimasi in ginocchio sul letto senza avere il coraggio di muovermi,
con gli occhi fissi su un angolo buio dove un serpente
estremamente pericoloso se ne stava attorcigliato. Allungai la
mano tremante verso la lampada sul comodino e la accesi. Nella
stanza non c'era niente. Avevo sognato.
"Su, da brava, respira a fondo" mi dissi. Se anche una come me
diventava cos suggestionabile, cosa avrebbero fatto gli abitanti
del villaggio? Con la sensazione di essermi comportata come
una stupida, mi voltai a guardare l'orologio. Erano quasi le tre,
il che voleva dire che di l a poco la sveglia sarebbe comunque
suonata. Era l'ora della pappa.
Mi alzai, sentendomi ancora stanca. La sera precedente ero
arrivata a casa tardi. Pap mi aveva chiesto di fermarmi a dormire,
ma io mi ero scusata, borbottando qualcosa a proposito
di un animale che aveva assoluto bisogno delle mie cure. Il
bicchiere sul comodino era vuoto, cos lo presi per riempirlo.
Mentre uscivo dalla stanza, allungai la mano verso la vestaglia,
poi cambiai idea. La notte era eccessivamente calda e l'aria
appiccicosa. Anelando al momento in cui i barbagianni non
avrebbero pi avuto bisogno di me, attraversai l'ampio pianerottolo
che fungeva anche da studio.
Qualcuno doveva essere entrato. Gli oggetti erano stati spostati.
La tastiera del computer, che  sempre a una ventina di centimetri
dal bordo della scrivania, ora quasi lo copriva e per giunta
era storta. E anche la vaschetta portadocumenti era appena pi
a sinistra di dove si trovava abitualmente.
Aprii la porta della stanza degli ospiti e accesi la luce. Non
notai niente di diverso dal solito. Forse, con tutto quello che era
successo, anche il mio ordine maniacale aveva avuto qualche
cedimento. Scesi le scale e aprii la porta che portava in cucina,
dove i piccoli stavano facendo un bel chiasso. Era una notte
chiara e una luce morbida filtrava attraverso la finestra, riflettendosi
sulle pareti bianche.
Quindi era impossibile non vedere la sagoma scura di un uomo
anziano che, in piedi accanto al tavolo, fissava i barbagianni.
Il bicchiere mi sfugg di mano, frantumandosi sulle piastrelle
del pavimento. Continuando a ignorarmi, come se non avesse
nemmeno sentito il rumore del vetro che si infrangeva, l'intruso
allung una mano all'interno della gabbia. Rimasi paralizzata e
lo guardai prendere uno degli uccelli. Se lo port al viso, quasi
come per annusarlo, e per un attimo ebbi l'impressione che
stesse per mangiarlo.
Fino a quel momento lo stupore aveva superato lo spavento,
ma ora iniziavo a rendermi conto che c'era un estraneo in casa
mia nel cuore della notte. Era la seconda met di maggio, quindi
probabilmente non si trattava di Babbo Natale.
Cominciai ad arretrare. L'uomo depose il barbagianni e si
chin sulla gabbia. Lo sentivo borbottare tra s, ma non riuscivo
a capire che cosa dicesse. Avevo persino l'impressione che stesse
parlando in una lingua sconosciuta. A un tratto mi trovai a
sbattere contro la finestra della sala da pranzo, e una delle tende
che la oscuravano si scost. Un raggio sottile si infiltr nella
stanza e and a posarsi sul tavolo. L'uomo alz il viso e, alla
luce della luna, smise di essere una figura indistinta. A questo
punto la mia paura si trasform in autentico terrore.
Quello che avevo di fronte era un morto, che per giunta si stava
dirigendo verso di me. Quando fu a pochi metri di distanza, mi
voltai e mi misi a correre, senza sapere bene dove andare. Inutile
dirigermi verso la porta d'ingresso, l'avrei trovata sbarrata e non
sarei riuscita ad aprirla in tempo. E gi sentivo il suo odore, un
odore terribile che mi avvolgeva, come se l'uomo si preparasse
ad afferrarmi. Balzai verso le scale e salii qualche gradino, poi
mi sentii bloccare le gambe. Caddi, facendomi male. Qualcosa di
umido e freddo mi stringeva la caviglia sinistra, trascinandomi
verso il basso. Annaspai freneticamente finch non riuscii ad
attaccarmi alla balaustra. Presi a scalciare in modo disperato
con la gamba libera, e a un tratto il mio piede and a colpire
del tessuto umido. Feci un respiro profondo. L'unica cosa da
fare era urlare, urlare finch avevo fiato.
Non so come, mi voltai. La figura incombeva sopra di me,
un'ombra scura e maleodorante che mi fissava dall'alto. Ma non
era il mio viso quello su cui i suoi occhi erano puntati, bens le gambe,
lasciate scoperte dalla camicia da notte che durante la caduta
mi si era arrotolata attorno ai fianchi. La mia caviglia era ancora
prigioniera quando, all'improvviso, lui allung l'altra mano. E
qualcosa che sembrava non avere niente di umano, ma che pareva
piuttosto fatto di fango e di ossa putrefatte, prese a salirmi lungo
il polpaccio, poi pi su, mentre i suoi occhi mi fissavano...
Un suono terribile ruppe il silenzio della notte. Grida acute,
stridule, primitive. Le mie grida. Urlai fino a perdere la voce
Ma udii anche un altro suono, forse quello di un'altra voce che
proveniva da lontano... Poi ci furono solo oscurit e silenzio.
Trovai il coraggio di dare qualche altro calcio, ma i miei piedi non
incontrarono che il vuoto. Aprii gli occhi. Non c'era pi nulla.
Ero sola sulle scale. Non osavo muovermi e mi limitai a lanciare
sguardi terrorizzati a destra e a sinistra. Dov'era andato?
Un attimo prima mi sovrastava, toccandomi, divorandomi con
gli occhi. Il suo odore ristagnava ancora nell'aria, appiccicoso,
pesante, ma lui non c'era pi.
Mi asciugai le lacrime e mi ritrovai seduta a guardarmi attorno.
Lui era sparito e persino il suo odore stava svanendo. Abbassai
gli occhi sulla chiazza umida appena sopra la caviglia, nel punto
in cui mi aveva afferrato, ma in un attimo evapor nella calda
aria notturna. Non era rimasta pi nemmeno una traccia della
sua presenza.
Mi ripetei che non credevo nei fantasmi, che non ci avevo mai
creduto, poi mi rimisi in piedi a fatica e mi avviai zoppicando
attraverso la sala da pranzo. Consapevole di avere forse solo una
manciata di secondi prima che tornasse ad aggredirmi, afferrai il
telefono. Ero cos terrorizzata da non osare quasi guardarlo, ma
riuscii ugualmente a comporre il numero del pronto intervento
e a chiedere della polizia.
Mentre ero in attesa, rimasi immobile, come paralizzata.
Dov'era finito? Non poteva essere svanito nel nulla. Non era salito
su per le scale, oltrepassandomi, e non era uscito dall'ingresso
principale che era ancora chiuso -, lo vedevo bene dal punto in
cui mi trovavo - e nel caso in cui se ne fosse andato dalla parte
posteriore, avrei sentito il rumore della porta che si chiudeva.
Quindi doveva essere ancora in casa. Incapace di trattenere il
tremito dalla voce, spiegai la mia situazione all'agente che mi
aveva risposto. Non fui molto rassicurata dalla sua promessa di
mandarmi qualcuno in una ventina di minuti. Poteva succedere
di tutto in venti minuti.
D'altra parte, non potevo nemmeno stare dov'ero, attaccata
al telefono, e cos mi decisi a muovermi.
Che cosa diamine avevano i barbagianni? Non li avevo mai
sentiti fare tanto baccano. Che avesse fatto loro del male? Entrai
in cucina quel tanto che bastava a permettermi di dare un'occhiata
alla gabbia.
Gli uccelli non erano affamati. Erano terrorizzati. Insieme
a loro, nella gabbia, c'era una biscia lunga quasi un metro.
Mentre me ne stavo l, totalmente incredula, si alz e scatt
in avanti, afferrando un piccolo alla gola. Senza riflettere,
l'agguantai e le strinsi forte il collo finch non lasci andare
la preda. Poi la tirai fuori dalla gabbia, senza curarmi del fatto
che si divincolasse in maniera frenetica, e con l'altra mano aprii
la porta sul retro.
Non mi capita mai di essere brutale o avventata con gli animali,
ma ne avevo avuto abbastanza. Ero esausta, infelice come
non mai e spaventatissima. Come se non bastasse, per la prima
volta da moltissimo tempo mi sentivo del tutto fuori controllo.
Fu questa la ragione per cui scelsi proprio quel momento per
fare qualcosa che non avevo mai fatto: sfogai la mia rabbia sulla
biscia, lanciandola pi lontano che potevo. Vol via, agitandosi
nell'aria, finch atterr nei cespugli che stavano in fondo al
giardino. Provai un subitaneo senso di colpa, poi, udendo un
rumore improvviso dietro di me, mi voltai di scatto. Una figura
scura si avvicinava minacciosa.
Mossi un passo indietro, ma la caviglia cedette e io caddi,
arretrando sulle mani mentre l'uomo avanzava. Il cielo si era
rannuvolato e il giardino dietro la casa era immerso nel buio.
L'ombra mi sovrastava, ma io non riuscivo a vedere altro che
i contorni. Aprii la bocca, ma la voce mi aveva abbandonata e
tutto quello che riuscii a emettere fu un debole lamento.
Clara, sono io, Matt Hoare. Che cosa diavolo sta succedendo?
La figura minacciosa si trasform in una persona che conoscevo.
Riuscivo a distinguere solo i suoi occhi, nei quali si rifletteva
la luce proveniente dalla casa, ma la sua sagoma mi era familiare,
e anche il suo odore. Odore di pulito e di caff appena fatto. Mi
lasciai sfuggire un altro lamento, poi lui si chin, mi tese una
mano e mi aiut ad alzarmi.
Ti ho sentito gridare. Ho scavalcato la siepe e mi  parso
di sentire qualcuno che correva attorno alla casa. Ho pensato
che fossi tu, ma non c'era nessuno. Vuoi spiegarmi cos'
accaduto?
Udii un suono dietro di me. Forse era solo un uccello notturno
che si posava sui cespugli, ma sobbalzai come un gatto
spaventato e mi scostai da lui di scatto.
Clara!
Dovevo controllarmi. Ma non ero pi l, nel giardino buio,
insieme a Matt. Mi sembrava di essere stata catturata da un vortice,
che mi trasportava in un angolo oscuro della mia mente.
Avanti, respira a fondo. Andiamo dentro.
Mi circond la vita con un braccio e mi spinse piano verso
casa. Finalmente il rumore dei nostri passi sull'erba, la rugiada
sotto i miei piedi e il calore del braccio di Matt mi riportarono
alla realt. Il mio aggressore se n'era andato, Matt l'aveva sentito
allontanarsi di corsa.
Sto bene dissi, mentre entravamo nella cucina illuminata.
Qualcuno  entrato in casa, forse un ladro. Mi ha toccata
e...
Non riuscii a continuare, rendendomi conto a un tratto di
quale dovesse essere il mio aspetto. Matt mi fiss per un attimo,
spostando lo sguardo dalla faccia al resto del corpo. Arross,
poi si volt e usc dalla stanza. Rimasta sola mi sentii afferrare
nuovamente dal panico, ma dopo un attimo lui era gi di ritorno
con un pesante giaccone trapuntato che tenevo sempre appeso
accanto alla porta d'ingresso.
Su, mettilo disse, voltandosi mentre lo indossavo. Con le
mani tremanti mi infilai il pi rapidamente possibile il giaccone,
allacciando i bottoni. Mi arrivava sotto il ginocchio, coprendomi
quasi del tutto, eppure avevo l'impressione che non fosse
sufficiente.
Hai chiamato la polizia? chiese Matt, restando di spalle,
come se non riuscisse a guardarmi.
Annuii, incurante del fatto che non poteva vedermi, cos aggiunsi:
Mi hanno detto che sarebbero stati qui in una ventina
di minuti.
Si diresse verso il bollitore e lo riemp. Poi premette il pulsante
dell'accensione e infine si volt.  meglio che ti sieda mi disse.
Stupidamente ero ancora in piedi, in mezzo alla cucina. Mi
costrinsi ad avvicinarmi al tavolo e scostai una sedia su cui mi
lasciai andare, stringendomi addosso il giaccone e desiderando
che fosse lungo fino a terra. Poi alzai gli occhi e vidi che Matt mi
stava fissando i piedi, l'unica parte di me ancora esposta. I nostri
sguardi si incrociarono e io ebbi il desiderio di sprofondare.
Ora puoi dirmi che cosa  successo?
Mi sforzai di concentrarmi e gli dissi che mi ero alzata per
dar da mangiare ai piccoli di barbagianni, poi, quando avevo
visto quell'intruso, avevo cercato di fuggire, ma lui era riuscito
ad afferrarmi. La luce si rifletteva sugli occhiali di Matt, impedendomi
di scorgere i suoi occhi. Non avevo idea di quello che
stesse pensando, ma quando gli raccontai che quel tipo mi aveva
bloccato la caviglia, notai che gli si irrigidivano le spalle.
Sei riuscita a vederlo in faccia? mi chiese.
Scossi il capo. Non proprio. Era buio e ormai ero in preda al
panico.
Ti  sembrato che avesse un'aria familiare?
Abbassai gli occhi sul tavolo. Come facevo a dirgli che avevo
visto un morto? Che ad afferrarmi era stato il cadavere di qualcuno
che conoscevo? Feci un cenno di diniego con la testa.
L'acqua stava bollendo. Matt cominci ad aprire gli armadietti
in cerca del t. Poi mise lo zucchero nelle tazze, senza chiedermi
quanto ne volevo. Di solito non ne prendo, ma in quel momento
non mi parve importante. Non riuscivo a sostenere il suo sguardo,
quindi abbassai di nuovo gli occhi.
Ero appena stata aggredita in casa mia da un uomo che non
esisteva pi. E tuttavia, mentre Matt impiegava un tempo
incredibilmente lungo per preparare il t, il sentimento pi forte che
provavo non era lo stupore per quello che era successo, n la paura
per quello che mi aspettava, ma l'imbarazzo. E anche - non c'era
altra parola per definirlo - un profondo senso di vergogna.
Vedete, io ho un segreto. E pensavo che nemmeno in un
milione di anni sarebbe stato scoperto. Investo spropositate
quantit di denaro in biancheria intima e in camicie da notte.
Non mi faccio mancare niente: seta, satin, chiffon, pizzo. Adoro
la sensazione di questi tessuti pregiati sulla pelle, il modo in cui
mi scivolano addosso.
Per il resto dell'abbigliamento non spendo quasi niente. Che
ragione ci sarebbe? Ma per quanto riguarda la biancheria intima,
voglio solo il meglio. Ordino tutto su Internet, naturalmente.
Non potrei mai andare in un negozio per farmi guardare con
aria di commiserazione dalle commesse. Ma dilapido fortune
per i miei tesori, che conservo ben ordinati in cassetti foderati
di carta profumata.
E ora, nello spazio di qualche minuto, due uomini avevano
scoperto il mio segreto. Matt Hoare aveva visto la camicia di
seta verde, leggera come le ali di una farfalla, che aderiva al
mio corpo rivelandone ogni centimetro. E, come lui, l'uomo le
cui mani sembravano muschio umido cresciuto sulle ossa di
un cadavere. Cos me ne stavo l seduta, con lo sguardo fisso
sul tavolo o sulle piastrelle del pavimento, a chiedermi se sarei
mai riuscita ad alzare la testa e a fissare Matt.
Il pavimento era cosparso di macchie di umidit e qua e l
c'erano persino delle piccole pozzanghere. Forse le avevamo
lasciate noi, il prato era coperto di rugiada. Ma di sicuro non
avevamo portato dentro lo stelo che era avvolto attorno a una
gamba del tavolo. Si trattava di una pianta che cresceva quasi
esclusivamente nei fiumi.
Sentii il rumore di una sedia che veniva trascinata, e capii che
Matt si stava sedendo di fronte a me.
Dove diavolo  finito quel serpente?
 in mani sicure sbottai, senza alzare gli occhi. Gi, mani
strane, piene di cicatrici, molto imprevedibili, ma, date le circostanze,
le pi sicure a cui potessi pensare.
 vero che se ammazzi un cobra reale il suo compagno ti
dar la caccia per ucciderti?
Finalmente lo guardai. Che cosa?
Su, bevi, stai tremando. L'ho letto da qualche parte. A quanto
pare, il cobra reale cerca la vendetta.
Presi la tazza e buttai gi un sorso che mi ustion la lingua.
 vero o no?
Certo che no risposi. Gli occhi mi si erano riempiti di lacrime
per il bruciore.
Peccato, mi sembrava cos romantico. Rimase in silenzio,
fissandomi. Tornai ad abbassare lo sguardo, ma sentivo che
non aveva smesso di scrutarmi. Poi udii un rumore smorzato
e mi raddrizzai.
Che cosa  stato?
Matt mi guard perplesso. A cosa ti riferisci?
Ho sentito qualcosa.
Mi alzai e attraversai la stanza. Accanto alla cucina c' una
specie di piccola cantinetta, in realt poco pi di una dispensa.
Il soffitto  cos basso che non riesco nemmeno a stare dritta,
ma, nonostante le sue dimensioni esigue, quel locale mi  di
grande utilit. Mi accostai alla porta e tesi l'orecchio. Un altro
suono: basso, gutturale, a met tra un grugnito e un borbottio.
Terrorizzata, mi voltai verso Matt che, vedendo la mia espressione,
fece per alzarsi. Corsi verso la porta d'ingresso, ancora
sbarrata. Quanto a quella posteriore, l'avevo chiusa io stessa
qualche minuto prima. Non c'era via d'uscita, quindi l'intruso
doveva essere ancora in casa.
Mi precipitai di nuovo in cucina, mentre Matt si alzava. Il
rumore della sua sedia che veniva scostata fu piuttosto forte,
ma non riusc a coprirne un altro. Non c'erano dubbi: in cantina
c'era qualcuno. Mi avvicinai alla porta e tirai il chiavistello.
Matt mi aveva raggiunta. Mi chinai verso la porta per ascoltare,
poi mi raddrizzai di scatto.
 qui sussurrai. Sento il suo odore.
Matt mi imit, chinandosi a sua volta e inspirando con
forza.
Io non sento niente disse, scuotendo la testa. Sei sicura?
Assolutamente s. Emana un fetore terribile. Aveva invaso
tutta la casa, prima. Puzza come un barbone.
Davvero? chiese, e io ebbi l'impressione che non mi prendesse
sul serio.
I barboni puzzano di sudore stantio e di urina continuai a
voce bassa. Se ci si avvicina abbastanza,  facile sentire anche
l'alcol. Bevono roba di pessima qualit e spesso, dormendo,
vomitano. Frugano nei bidoni della spazzatura in cerca di
cibo e anche l'odore dei rifiuti gli si incolla addosso. Per non
parlare di quello degli escrementi, visto che spesso se la fanno
addosso.
Com' che sei cos informata?
Molti dei nostri pazienti ci vengono portati da persone che
non hanno una casa dissi, allontanandomi dalla porta. Penso
che non dovremmo restare qui. Andiamo fuori.
La sua totale assenza di preoccupazione mi rendeva isterica.
Tu ti fai la doccia di sera e quasi sempre ti lavi anche i capelli.
Preferisci prendere il caff piuttosto che il t, ma questa sera hai
bevuto un bicchiere di vino. Hai accarezzato il tuo cane meno
di un'ora fa, e credo anche che tu abbia raccolto le sue feci.
Vuoi dire che puzzo di cacca di cane?
No, ma voglio che ti scosti da quella porta. Lui  l dentro e
la serratura non  abbastanza robusta. Non so quanto potrebbe
resistere.
Se  ancora dentro, chi accidenti ho intravisto scappare?
Non sapevo cosa rispondergli, ma, mentre stavo riflettendo,
vidi che aveva alzato una mano per aprire il chiavistello.
No! Gli fui accanto in un balzo. Non pensarci nemmeno.
Lascia fare alla polizia.
Clara, c' qualcosa...
In quell'istante udii bussare alla porta posteriore, e una sagoma
imponente si profil attraverso il vetro. Matt mi precedette e
and ad aprire. Udii un Buonasera, signore molto perplesso,
poi, con grande disinvoltura, come se quella fosse stata casa
sua, Matt fece accomodare i tre poliziotti.
Gli agenti ascoltarono educatamente la mia storia, ma quando
dissi loro che secondo me l'intruso era ancora chiuso in cantina
cambiarono atteggiamento e si fecero attenti. Il pi anziano si
rivolse a Matt.
 stata la signorina Benning a chiamarla, signore?
No, ero sveglio. Il mio cane  giovane e ha bisogno di uscire
spesso
E ha visto l'uomo che era in casa?
Purtroppo no. Ho sentito la signorina Benning gridare e mi
 parso di notare del movimento nelle stanze che danno sulla
facciata. Ho bussato alla porta posteriore, ma era chiusa. Allora
sono corso verso l'altro ingresso, ma prima di arrivarci ho udito
dei passi. Ho percorso circa met del vialetto d'accesso e ho
sentito il rumore di una colluttazione. Tutto qui.
Sar stato un tasso. Ce n' un sacco in giro.
 vero. Ce n'era uno anche nel mio giardino ieri sera convenne
Matt.
Non mi interessa cos'hai sentito sul vialetto sbottai. L'uomo
che mi ha aggredita non poteva essersene andato. Entrambe le
porte erano chiuse a chiave. Poi, indicando la cantina, proclamai:
 l dentro.
Matt mi lanci un'occhiata e sospir. D'accordo, adesso che
sono arrivati i rinforzi  meglio che vada a controllare. Puoi coprirmi,
sergente? E a questo punto tir il chiavistello e afferr
la maniglia. "Mi copra, sergente!" Mi attaccai al suo braccio
prima che potesse tirare la porta verso di s.
Cosa diavolo fai? Ti stai comportando come una comparsa
in un western all'italiana. Ci sono tre poliziotti, togliti di mezzo
e lascia che se la sbrighino loro.
Ma Clara...
Vidi i due agenti che si scambiavano un'occhiata, mentre il
sergente non riusc a nascondere un sorrisetto. Matt scost la
mia mano.
Clara, sono colpito da tanta attenzione, ma...
Cosa devo fare per essere presa sul serio? Ti ho detto che l
dentro c' l'uomo che mi ha aggredita. Forse ti potr sembrare
strano che qualcuno ci abbia provato, ma ti garantisco che 
successo. Se apri quella porta potresti anche finire male. Sentivo
che stavo per piangere, ma non riuscivo a pensare in modo
razionale. Sapevo solo che per nulla al mondo avrei voluto che
Matt entrasse nella cantina.
Signorina... esord il sergente.
Non so come fosse accaduto, ma mi accorsi che gli stavo
stringendo entrambe le mani.
I gesti eroici non mi fanno nessuna impressione e quindi, se
non riesci a comportarti con un minimo di buonsenso,  meglio
che te ne vada e lasci lavorare i veri professionisti.
Uno dei due agenti tossicchi.
Smettila, Clara disse Matt in tono calmo.
Un pensiero improvviso mi attravers la mente. I tre poliziotti
avevano l'aria di divertirsi. Matt alz le mani, ancora imprigionate
nelle mie. Feci un passo indietro, con l'orribile sensazione
di aver fatto la figura della stupida. Finalmente libero di muoversi,
Matt frug nella tasca posteriore dei jeans e ne estrasse un
portafoglio di cuoio nero. Poi lo apr, esibendo un tesserino di
riconoscimento. Mi ci volle solo qualche secondo per leggerlo
e verificare che l'uomo raffigurato nella fotografia era lo stesso
che avevo davanti.
Polizia del Dorset? ripetei, come se la scritta sul documento
non fosse stata perfettamente chiara. Clara, sei un'idiota"
pensai.
Gi.
Vicecapo della polizia? "Be',  logico che sia nella polizia.
Come faceva a conoscere gli agenti, altrimenti? E perch avrebbero
dovuto trattarlo con tanta deferenza?" Non mi ero mai
sentita tanto stupida. Avrei voluto prendermi a calci.
S, lo confesso disse. E adesso potrei anche lasciare che i
miei uomini snidino il tizio chiuso in cantina mentre io ti tengo
la mano, ma non mi sembra il caso. Agente Atkins, le dispiace
restare con la signorina Benning?
L'uomo mi si piazz accanto mentre Matt apriva la porta
e accendeva la luce. Poi, dopo aver gridato qualche parola di
avvertimento, cominci a scendere le scale, seguito dagli altri
due. Rimasi l, ad ascoltare i rumori prodotti dai tre che esploravano
la cantina. Dopo qualche minuto Matt ricomparve e
si allontan, facendomi cenno di seguirlo. Arrivati nell'altra
stanza, si volt a guardarmi. Sul suo viso c'era un'espressione
che non avevo mai visto.
Clara mi disse. Non c' nessuno l sotto.
...
.
...
Capitolo 15.
...
.
...
Abbiamo controllato dappertutto. Non c' un angolo dove
nascondersi.
Lo fissai. Ero cos sicura, l'avevo persino sentito muoversi.
Forse  riuscito a uscire, magari da una finestra. E forse erano
proprio suoi i passi che ho sentito sul viale.
Scossi il capo. Ti dico che era gi. Nel momento stesso in cui
pronunciavo quelle parole, mi resi conto che dovevo sembrargli
stupidamente ostinata.
Ti dispiace se gli agenti danno un'occhiata in giro, per controllare
se c' una finestra aperta o qualche segno di effrazione?
Feci un cenno di assenso e i tre uomini iniziarono a perlustrare
la casa. Attesi qualche istante, poi non fui pi in grado di trattenermi.
Attraversai la cucina e spalancai la porta della cantina.
Aspetta un attimo! esclam Matt alle mie spalle. Scesi di
corsa e, arrivata in fondo, mi fermai a guardarmi attorno, come
se avessi potuto scovare qualcosa che era sfuggito ai tre agenti
e al loro capo.
In alcuni punti i muri di pietra grondavano umidit per la
vicinanza di uno dei tanti corsi d'acqua della zona, in altri erano
cos asciutti che si stavano sgretolando. C'erano scatole di
plastica impilate una sull'altra, un vecchio armadio a muro che
utilizzavo per riporre gli attrezzi e alcuni scaffali che ospitavano
del materiale veterinario. Nemmeno un posto per nascondersi.
Nessuna via d'uscita, tranne...
Nel soffitto basso, si apriva una vecchia botola. Quando ancora
non esisteva il riscaldamento centralizzato, veniva usata per
versare il carbone dalla strada. Era dotata di cardini su un lato,
di serrature a scatto sugli altri due e di un lucchetto sul quarto.
E sopra, a livello della strada, era coperta da un'enorme fioriera,
estremamente pesante. Mi avvicinai, cercando di forzare una
delle due vecchie serrature in ferro.
Ci abbiamo gi provato disse Matt. Tirai con forza, ma il
metallo arrugginito non accenn a cedere. Matt mi si avvicin,
chinandosi per evitare il soffitto basso e, scostando le mie mani,
prese a tirare anche lui senza risultato. Poi pass all'altra serratura
e al lucchetto. Niente da fare, la botola sembrava inchiodata.
Forse quello che hai sentito era un topo. Una pantegana,
magari. In paese ce n' un sacco.
 possibile ammisi, anche se il rumore era stato troppo
forte per essere stato prodotto da un topo.
Su, andiamo disse.
La polizia si ferm ancora dieci minuti, poi, non avendo
trovato alcun segno di manomissione, se ne and promettendo
di mandare qualcuno della Scientifica il giorno dopo a rilevare
le impronte. Erano stati gentili, anche se sospettavo che la loro
disponibilit fosse dovuta alla presenza di Matt, ma ero certa
che non mi avessero creduto. Matt poteva solo confermare di
aver udito le mie urla, il rumore di una colluttazione e, forse,
dei passi affrettati sul vialetto. Indipendentemente da quanto
sostenevo, non c'era alcuna prova che un aggressore si fosse
introdotto in casa mia. Persino la biscia era sparita.
Augurai la buonanotte a Matt, poi chiusi tutte le porte, controllai
di nuovo che le finestre fossero serrate e diedi da mangiare
ai piccoli di barbagianni. Disinfettai quello che era stato
aggredito, constatai che era in buone condizioni e lo lasciai a
farsi una bella dormita. Poi salii al piano di sopra, scovai un
pigiama di flanella spessa e tornai a letto.
Ci misi un bel po' a addormentarmi e, quando finalmente ci
riuscii, il mio sonno fu inquieto, popolato di sogni e inframmezzato
da angosciosi dormiveglia. Verso l'alba arriv l'incubo
ricorrente che temo pi di ogni altro.
Ero in una sala piena di specchi. Ovunque mi girassi vedevo
il mio riflesso, che con il passare del tempo si faceva sempre pi
distorto. Non solo il mio viso era sfigurato, ma anche il resto
del corpo. Quella notte l'incubo fu ancora peggiore del solito.
Gli specchi erano coperti di seta verde e, man mano che mi
avvicinavo cercando disperatamente una via d'uscita, la stoffa
cadeva. Poi anche gli specchi iniziarono a cadere. Li toccavo e
crollavano al suolo in frantumi. A un tratto la scena cambi e io
mi ritrovai in cucina. Strati di seta verde bloccavano l'uscita e
la creatura che era imprigionata in cantina, qualsiasi essa fosse,
picchiava con forza alla porta.
Il chiavistello oscillava e il legno in cui era inchiodato stava
cominciando a spaccarsi. Dovevo uscire, ma non riuscivo a
muovermi. A questo punto ero sdraiata sul pavimento e, come
accade solo nei sogni, cercavo senza risultato di strisciare verso
la porta posteriore.
Mi svegliai di colpo, madida di sudore, per scoprire che non si
trattava di un sogno. Qualcuno stava bussando davvero. Balzai
gi dal letto, mi tolsi il pigiama e mi infilai una tuta. Ero quasi
certa che si trattasse di Matt Hoare. Forse sperava di cogliermi
ancora una volta in una situazione imbarazzante, che sarebbe
diventata oggetto di un'altra storia da raccontare a tutti, gi al
pub. "Poveretta,  un caso patetico" avrebbero commentato i
presenti con i loro boccali di birra davanti. Soltanto un cieco
potrebbe essere tentato di farsela.
Guardai dalla finestra, ma non riuscii a vederlo, perch l'ingresso
era coperto dalla tettoia del portico. Scesi in cucina, decisa
a non lasciarlo entrare.
State un po' zitti gridai ai barbagianni. Socchiusi appena
la porta e vidi Sally, la mia vicina.
Ti ho portato qualcosa da mangiare cinguett.
Non risposi, ma notai che aveva in mano un vassoio da cui
si levava un profumo allettante.
Volevo assicurarmi che stessi bene, ma soprattutto sono
molto curiosa di sapere cosa  successo la notte scorsa.
Continuai a tacere.
Pensavi forse che il fatto di avere due macchine della polizia
parcheggiate davanti a casa alle tre di notte passasse inosservato?
Io sono solo l'unica che ha avuto la sfacciataggine di
presentarsi. Per i miei sandwich alla pancetta sono i migliori
del mondo.
Era quello il profumo. Pancetta affumicata. E caff.
Stavo per andare a correre dissi automaticamente.
Sei in ritardo sulla tabella di marcia osserv.
Mi voltai a guardare l'orologio. Erano quasi le nove.
E francamente non mi sembri molto in forma.
Mi resi conto che aveva ragione e arretrai senza proporle di
entrare, ma lei diede l'invito per scontato e mi segu.
Bisogna che mi vesta. Devo andare a lavorare.
Credimi, l'unica cosa di cui hai bisogno  rilassarti. Siediti
e mangia. Sally doveva essere un mago con i pazienti difficili,
e capii che questa volta non sarei riuscita a spuntarla. Inoltre
morivo di fame, e forse non era cos grave se, per una volta,
sarei arrivata tardi al lavoro.
Sally riemp due tazze di caff e spinse verso di me un sandwich
imbottito con la parte migliore del maiale. Erano anni che
non mangiavo del pane bianco, per non parlare dei salumi. Non
mi ricordavo che l'insieme fosse cos squisito.
Grazie dissi con un leggero imbarazzo, quando smisi di
masticare.
Figurati. E adesso sputa il rospo. Hai avuto un'invasione
di animali viscidi e snodati? E come si  comportato il nostro
adorabile Matt?  stato coraggioso e competente?
L'animale snodato era uno solo dissi, decidendo di non
rispondere alle ultime due domande. E i serpenti non sono
viscidi. Quelli con le scaglie compatte al tatto sembrano fatti di
seta. Come mi era uscita quell'allusione alla seta? Era l'ultima
cosa di cui volevo parlare.
Ti credo sulla parola. Ma  vero che qualcuno  entrato in
casa e che sei stata aggredita? E perch i tuoi uccelli facevano
tanto baccano?
Le propinai una versione sintetica della notte precedente.
Spinse un altro sandwich verso di me senza che io rifiutassi, e
si alz per andare a dar da mangiare ai barbagianni.
E cos c' qualcuno che si intrufola nelle case del villaggio
seminando serpenti a destra e a sinistra. Sarei curiosa di capire
il perch comment dopo qualche istante.
Non abbiamo prove che le cose siano andate proprio cos
obiettai, pur sapendo che la sua interpretazione era corretta.
Oh, lascia perdere. Quando mai si  sentito che qualcuno
si sia ritrovato con un serpente in casa? Tutt'a un tratto sono
diventati pi comuni delle lucertole. E, a quanto mi risulta, sono
gli unici animali esotici a essere comparsi da queste parti.
La osservai mentre accostava dei topolini morti ai becchi
spalancati.
Di recente, stanno succedendo delle cose poco piacevoli in
questo posto prosegu Sally con aria pensosa. Nelle ultime
due settimane qualcuno mi ha buttato delle uova marce contro
la porta e c' gente che si  lamentata perch, a quanto pare,
gruppi di ragazzini hanno preso il vizio di bussare per poi darsela
a gambe. Comunque, entrare illegalmente in casa altrui 
ben pi grave.
Anch'io avevo notato le finestre con i vetri rotti in giro per il
villaggio e un paio di volte avevo trovato il bidone della spazzatura
rovesciato sul vialetto d'ingresso, ma non me l'ero presa
pi di tanto. Sally aveva ragione, per. Forzare l'accesso in una
casa era tutt'altra faccenda, e non era certo un adolescente quello
che mi aveva aggredito la notte precedente.
Mentre osservavo Sally che stava continuando a dar da mangiare
ai piccoli, dovetti ammettere che era piuttosto competente,
considerando il fatto che non le doveva essere capitato troppo
spesso di nutrire degli orfani di barbagianni. Mi chiesi quante
volte si fosse occupata di vicine inappetenti.
La polizia non mi ha creduto. Pensano che mi sia inventata
tutto.
Mi lanci una strana occhiata. E per quale ragione l'avresti
fatto?
Per lo stesso motivo per cui la gente dichiara di aver subito
crimini inesistenti: attirare l'attenzione.
Mi sembra un comportamento un po' strano per una persona
che fa di tutto per passare inosservata, no? Ecco, tesoro disse
rivolta a un piccolo.
Ero colpita dalla facilit con cui mi aveva letto dentro ed
evitai di risponderle. Terminato il suo compito, torn a sedersi
al tavolo, poi prese la tazza e la strinse tra le mani.
E Matt ti ha creduto?
Riflettei per un attimo. Non lo so davvero conclusi.
Ho parlato con Harry Richards ieri disse, sorprendendomi
per un attimo. Mi ero dimenticata che non solo conosceva il dottor
Richards, ma che era stata lei a informarlo della mia competenza
in fatto di rettili. In via strettamente confidenziale mi ha riferito
della vostra visita e mi ha parlato del tuo amico, l'esperto di serpenti.
L'ho visto in televisione.  un tipo inquietante.
Gi convenni.
Quindi, se le vostre ipotesi sono corrette e John  stato ucciso,
chi  entrato in casa tua ieri notte avrebbe potuto...
Fece una pausa a effetto. Rimasi in silenzio, ma un tremito
mi colse di sorpresa senza che riuscissi a controllarlo.
Scusami, non intendevo spaventarti.
Non sono spaventata mentii. Non sono stata io ad avanzare
la teoria che il veleno sia stato iniettato, ma Sean North. Non
sono in grado di discutere le sue argomentazioni in proposito,
ma l'idea che qualcuno possa servirsi di un serpente come arma
di un delitto mi sembra un po' azzardata. E anche se qualcuno
avesse ucciso John Allington, perch avrebbe dovuto prendersela
con la bambina degli Huston o con i Poulson?
Sally non sorrideva pi. Non lo so disse. Ma per cercare
di ammazzare un neonato o due ragazzini bisogna essere veramente
fuori di testa, non ti pare?
Certo, entrare abusivamente in una casa e lasciarsi dietro dei
rettili pericolosi era opera di una mente disturbata, e il pensiero
mi agitava parecchio. Ma quello che soprattutto mi innervosiva
era il fatto che tutti si rivolgessero a me per avere delle risposte.
Io ero esperta di fauna selvatica. Quello che stava accadendo
non era certo responsabilit mia.
Se ne occuper la polizia dissi. E se c' qualche cosa da
scoprire, lo scoprir.
Non ne sarei cos sicura obiett Sally, alzandosi e andando
a sciacquare le tazze.
Cosa vuoi dire?
Gir la testa per guardarmi in faccia. Harry Richards era
piuttosto arrabbiato quando ci siamo incontrati, altrimenti non
mi avrebbe parlato con tanta franchezza. Ha riferito alla polizia
quello che tu e Sean North gli avete detto, ma a quanto pare non
l'hanno preso molto sul serio. North  un tipo un po' anticonvenzionale,
ed evidentemente la polizia non lo considera del tutto
affidabile. Hanno gi avuto a che fare con lui in passato per dei
rettili che sono fuggiti da casa sua, o qualcosa di simile.
Quello che avevo appena mangiato cominci a pesarmi sullo
stomaco. Gi, ed  probabile che, dopo la notte scorsa, comincino
a dubitare anche della mia attendibilit.
Dobbiamo aspettare il responso del medico legale. Ma,
a quanto ho sentito,  convinto che la tua teoria sull'eccesso
di concentrazione del veleno sia molto soggettiva. Si  documentato
e, a dar credito alle sue fonti, le morti improvvise per
avvelenamento non sono cos improbabili. Senza contare che
John Allington aveva quasi settantanni.
Capisco dissi, domandandomi perch mai i sandwich con
la pancetta si fossero trasformati in due mattoni che mi ingombravano
lo stomaco. Sally, posso chiederti una cosa?
Spara.
Ti ricordi i Witcher? Edeline e Walter?
Certo rispose, perplessa di fronte al repentino cambio di
argomento. Ho cercato di visitarli parecchie volte. Vivevano
in condizioni inaccettabili, ma non sono mai riuscita a varcare
la soglia di casa loro.
Mi ricordo il funerale di Edeline, il novembre scorso, ma
non quello di Walter. Mi chiedevo se per caso non avesse avuto
luogo da qualche altra parte. Che so, magari in ospedale.
 morto in autunno, no?
In settembre, credo.
Ora che ci penso, non ha dato disposizione affinch il suo
corpo venisse utilizzato a scopi scientifici?
S, ma mi sarei aspettata che ci fosse ugualmente una funzione
religiosa.
Sally si appoggi al lavandino. Clara, che cos'hai in mente?
mi chiese. La domanda era del tutto prevedibile.
Non avevo nessuna voglia di addentrarmi su quel terreno,
ma lei non sembrava intenzionata a mollare.
La notte scorsa la polizia mi ha chiesto se avevo riconosciuto
l'uomo che era entrato in casa esordii, arrendendomi al fatto
che, se gi era tentata di considerarmi strana, a questo punto
non avrebbe avuto pi dubbi.
L'hai riconosciuto o no?
A loro ho detto di no. Mi sono giustificata dicendo che
era buio, che era sparito in un attimo, insomma, che non ero
sicura.
Sally non era stupida. Ma questa non  la verit, giusto?
Scossi il capo. Certo che non era la verit, in realt l'avevo
riconosciuto subito. Penso che si trattasse di Walter continuai
a voce bassa, preparandomi al fatto che, dopo qualche parola di
scuse, Sally avrebbe abbandonato il campo, suggerendomi di
prendere appuntamento con il medico di base, cos, tanto per
fare una chiacchierata. Ma lei rimase in silenzio e non parve
nemmeno tanto sorpresa. N manifest alcuna preoccupazione
per la mia salute mentale. Anzi, aveva l'aria di credermi.
Perch non sei stupita? Mi aveva preso sul serio, ma non
per questo mi sentivo meglio.
Lei si riscosse. Oh, lo sono mi assicur. Anche se solo in
parte
L'hai visto anche tu?
No, no. Solo che in ospedale ci sono state delle chiacchiere.
Spiegati meglio.
Ah, sciocchezze. C' una banda di ragazzini che si riunisce
vicino alla vecchia chiesa e alla casa dei Witcher. Poich sospettiamo
che siano i responsabili di molti dei problemi locali,
li teniamo d'occhio. Qualcuno di loro ha raccontato strane
storie ai propri genitori.  sempre cos. Quando le case restano
vuote a lungo, comincia a girare la voce che siano infestate da
fantasmi.
Vuoi dire che hanno visto Walter?
Sally parve a disagio. Non lui, ma il suo fantasma. Almeno
 quello che sostengono.
Davanti al sole doveva essere passata una nuvola, perch la
luce nella cucina parve oscurarsi.
Quello che ho visto io non era un fantasma. Mi aveva toccato,
anche se la sua mano sembrava priva di vita. E ha lasciato
delle impronte umide sul pavimento proseguii in fretta. Per
non parlare della biscia.
Ma se era Walter... caspita!
Gi.
Hai cambiato le serrature quando sei venuta ad abitare
qui?
Scossi la testa, pensando a quanto ero stata stupida. Chiunque
poteva avere le chiavi.
Ti consiglio di farlo mi sugger. Io annuii. Tutt'a un tratto
mi sembr un'ottima idea.
...
.
...
Capitolo 16.
...
.
...
Inserii la seconda, ma il terreno era molle e bagnato e le ruote
della Land Rover cominciarono a girare a vuoto, tanto da farmi
temere che non saremmo andati molto lontano. Visto che
il fiume distava solo un centinaio di metri, per, potevamo
anche raggiungerlo a piedi. Misi la retromarcia per evitare di
impantanarmi e spensi il motore.
Quello stesso luned mattina, eravamo in tre: Craig, il mio
infermiere capo, Simon, uno studente di vent'anni alla sua
prima esperienza di lavoro, e io. L'ufficio locale dell'agenzia
dell'Ambiente ci aveva telefonato per avvertirci che un cigno
muto era rimasto intrappolato nel fiume, poco sotto il villaggio.
Ci infilammo degli stivali da palude, riluttanti ad affrontare il
compito che ci aspettava. I cigni muti sono volatili di grandi
dimensioni e, quando hanno i piccoli, cosa molto probabile in
questo periodo dell'anno, possono diventare pericolosi. Catturare
un cigno ferito  sempre un problema.
Io avevo con me la borsa, un uncino per agganciare il collo
dell'animale e una grande gabbia, mentre Craig e Simon trasportavano
una barca appositamente studiata per i corsi d'acqua
rapidi e poco profondi. Per nostra fortuna era molto leggera.
Raggiungemmo la riva del fiume, alimentato dai ruscelli
che scorrono attraverso il villaggio. L'uomo che aveva individuato
il cigno durante una passeggiata con il cane era riuscito
a indicarci il punto preciso su una mappa e noi eravamo sicuri
che l'avremmo trovato presto. Ci separammo: Craig e Simon
si avviarono in direzioni opposte mentre io rimasi dov'ero a
guardare l'altra riva, dove il terreno saliva, prima dolcemente,
poi in un pendio scosceso. Era coperta da un folto d'alberi e
cespugli, attraverso i quali, in cima all'argine e a circa cinquecento
metri in linea d'aria, si intravedeva il tetto di paglia di
quella che doveva essere la casa dei Witcher. Non l'avevo mai
vista da questa angolazione.
L'ho trovato grid Simon. Craig e io afferrammo la barca e
la trasportammo per una ventina di metri fino al punto dove si
era fermato. L'uccello intrappolato era quasi invisibile, nascosto
com'era da ortiche, cerfoglio selvatico e podagraria.
 su una sorta di isola continu Simon, indicando un punto
poco pi in su. Guardate, l il fiume si biforca. Evidentemente
c' un corso d'acqua secondario che da qui non vediamo.
Simon tenne ferma la barca, mentre Craig e io salivamo a
bordo. Poi mont anche lui e i due uomini, decisi a dimostrare
un po' di cavalleria almeno finch non fosse iniziato il lavoro
duro, si misero a remare. Sbarcammo a una decina di metri dal
punto in cui era rimasto imprigionato il cigno.
Il maschio pu arrivare a pesare fino a dieci chili, con
un'apertura alare di due metri e mezzo, ed  pronto a difendere
con aggressivit e tenacia qualsiasi presunto attacco nei
confronti del nido. Mentre ci avvicinavamo, l'animale alz
entrambe le ali, rizz le penne sulla schiena e abbass rapido
la testa fino al pelo dell'acqua, preparandosi ad attaccarci.
 un processo intimidatorio, molto efficace per scoraggiare
un rivale o qualche predatore. A un paio di metri mi fermai,
guardando Craig.
Cosa ne pensi? gli chiesi. Usiamo l'uncino o lo prendiamo
con le mani? Quest'ultimo  senza dubbio il modo migliore
per catturare un cigno. L'uncino permette di bloccargli il collo,
ma non le ali, che cominciano a sbattere furiosamente, tanto da
rendere problematica la presa.
Craig lo studi per un attimo. Non sar tanto docile disse
poi. Il suo habitat  una specie di terra di nessuno.
Ero d'accordo. Un cigno che vive su un fiume dove c' movimento
ed  quindi abituato a essere nutrito e osservato dalla
gente diventa meno selvatico, il che vuol dire che  pi facile
afferrarlo senza un uncino. Ma l'animale che avevamo davanti
di persone doveva averne viste veramente poche.
Far un tentativo con le mani annunciai. Mi accorsi che
Craig e Simon si scambiavano un'occhiata.
Sei pronto? chiesi a Craig in tono brusco.
Entrai nell'acqua e mi avvicinai. Tenendomi fuori dalla portata
del cigno, gli buttai dei pezzetti di pane che mi ero infilata in
tasca. Spinto dalla fame e incapace di resistere alla tentazione,
l'animale allung il collo e cominci a mangiare. Lo lasciai finire,
poi gliene lanciai un'altra manciata, muovendo qualche passo
verso di lui. Anche Craig, che era ancora sulla riva, si avvicin.
Quando fui alla distanza giusta, avanzai decisa, lo afferrai per il
collo e lo tirai su, immobilizzandogli le ali contro il mio corpo.
Cominci a dibattersi, girando la testa per attaccarmi, ma io lo
tenevo saldamente tanto che, dopo qualche istante, si plac.
Bravo ragazzo! mormor Craig, entrando in acqua e venendomi
accanto. Il cigno cominci di nuovo ad agitarsi, ma la presa
con cui l'avevo catturato lo rendeva impotente. Il problema pi
grosso era quello di bloccargli la testa, per evitare di ritrovarsi
senza un occhio. Anche Simon si avvicin, accosciandosi sulla
riva.
Gli si  avvolta una lenza attorno alla zampa destra disse.
Poi  rimasta impigliata in una radice. La zampa sta sanguinando.
Forse  rotta, ma  difficile dirlo. Vedo anche un amo
che sporge. Tagli il filo e liber l'animale.
Tornammo sulla riva e infilammo il cigno nella gabbia.
L'avremmo portato in clinica, avremmo esaminato il suo sangue
per accertarci che non contenesse tracce di avvelenamento da
piombo, gli avremmo curato le ferite e, dopo un paio di giorni,
l'avremmo riportato nel punto esatto dove l'avevamo trovato.
Non ci stavamo tutti nella barca, cos lasciai che andassero
Simon e Craig. Quanto a me, volevo controllare se Simon ci
aveva visto giusto e davvero mi trovavo su un'isola. Percorsi
qualche metro, facendomi strada tra alcuni cespugli e dei piccoli
noccioli, e mi accorsi che aveva ragione. Il corso d'acqua che
avevo davanti era basso e stretto. I rami dei salici che si protendevano
sull'acqua creavano una galleria ombrosa. Schiuma
e alghe si erano raccolte attorno alle radici. Sulla riva opposta,
prima del pendio ripido che portava al villaggio, i topi avevano
scavato delle buche. Alle mie spalle sentivo Simon e Craig che,
sbarcando, scherzavano. Presi a seguire il rigagnolo, curiosa di
vedere quanto fosse lunga l'isola. Man mano che procedevo, il
sottobosco sulla riva opposta si faceva sempre pi fitto, tanto
che non riuscivo pi a vedere la cima del pendio. Camminavo
con prudenza per evitare di inciampare, tenendo gli occhi bene
aperti per scorgere eventuali tane di lontra. Quel luogo, cos
tranquillo, era perfetto per avvistarle.
C'era qualcosa di strano nello scorrere dell'acqua. Fino ad
allora si era mossa lentamente, ostacolata dal limo accumulatosi
negli anni, dalle radici sporgenti e dalla vegetazione putrescente.
Ora, invece, si era fatta pi rapida e sembrava quasi provenire
da una direzione diversa. Sull'altra riva, i rami dei salici ricadevano
come drappi fin sulla superficie, nascondendo ogni cosa.
Mossi un passo per sondare la profondit del canale e verificare
se potevo guadarlo.
Una massa sibilante di piume bianche mi balz addosso
all'improvviso: avevo trovato il nido del cigno e la sua irata
compagna. Risalii di corsa sulla riva e in quel momento mi
sentii chiamare, cos mi diressi verso il punto dove Simon mi
aspettava per riportarmi indietro.
La mattina volgeva al termine e avevo appena finito di cambiare
la medicazione a una giovane lepre che aveva una zampa ferita,
quando Harriet comparve alla vetrata della sala operatoria
tenendo in mano il telefono e gesticolando freneticamente nel
modo a lei consueto quando vuole indicarmi che la telefonata
 urgente e devo assolutamente rispondere.
Scossi il capo e gesticolai in direzione del paziente disteso sul
tavolo, poi notai divertita che si era allontanata dalla vetrata solo
per ricomparire sulla soglia. Si diresse verso la lavagna bianca
appesa alla parete pi lontana, afferr un pennarello e, senza
deporre l'apparecchio, scrisse SEAN NORTH a caratteri cubitali,
corredando il tutto con una serie di punti esclamativi. Harriet ha
un problema con la tecnologia e non ha mai imparato a premere
il pulsante che mette in attesa il chiamante. Potremmo insegnarglielo,
ma il suo teatrino ci diverte. Di solito non permetto che mi
si interrompa durante un'operazione - la considero un'ottima
scusa per evitare di parlare con chiunque -, ma quel giorno presi
d'istinto il telefono.
Ti sto disturbando mentre stai salvando la vita a un istrice?
mi domand North con quel suo accento la cui provenienza era
difficile da definire.
 un leprotto di quattro settimane risposi piccata. Che cosa
posso fare per te? Notai con la coda dell'occhio che Harriet si
era guardata bene dall'andarsene.
Pensavo che volessi un aggiornamento. Ho parlato con i
curatori dei rettili di quasi tutti i grandi zoo. Nessuno ha denunciato
la sparizione di un taipan.
La notizia non mi sorprende.
Gi. Comunque penso che la polizia debba controllare tutte
le strade e le tratte che portano alla costa di Nordest, senza
escludere i traghetti e le imbarcazioni private. Gli aeroporti sono
attrezzati per individuare le importazioni illegali: mi stupirei se
fosse arrivato in aereo.  pi facile che abbia attraversato l'Asia
e sia arrivato in Inghilterra passando dai paesi dell'Europa
orientale, o anche dalla Scandinavia.
Ne hai gi parlato con loro?
Mi vedono come il fumo negli occhi. Ogni volta che un
serpente prende il largo, danno la colpa a me. Forse  meglio
che glielo dica tu.
Grazie replicai, chiedendomi perch fossi cos scontrosa.
Stava solo cercando di aiutarmi. Ma perch proprio io? Non
poteva affidare a qualcun altro l'incombenza?
A proposito, il taipan  una femmina e ha un bel caratterino.
Vidi che Harriet non si era ancora tolta di torno. Ti ripasso la
signora con cui hai parlato prima gli dissi. Secondo me vuole
un tuo autografo. Mi liberai del telefono e tornai a lavorare.
...
.
...
Capitolo 17.
...
.
...
Continu a piovere per il resto della giornata e alla sera l'aria
era satura del profumo della terra bagnata. I rondoni sfrecciavano
attorno alla macchina mentre mi dirigevo verso Bourne
Lane. La si imbocca dopo una curva stretta, dove sono solita
rallentare. Una fortuna, in questo caso, perch in mezzo alla
strada era inginocchiata una donna.
Doveva aver sentito il rumore dell'auto, ma non alz gli occhi.
Era anziana e totalmente concentrata su un cagnolino che giaceva
davanti a lei ansimante e in evidente sofferenza. Accostai
e smontai in fretta e, quando le arrivai vicino, finalmente si gir
a guardarmi.
Povero il mio piccolo Bennie disse, con la voce flebile e
asciutta di chi  molto avanti negli anni. A occhio e croce, aveva
superato gli ottanta. Non riesce pi ad alzarsi.
Mi accoccolai accanto a lei. Anche il piccolo Bennie, un border
terrier dal pelo ispido, era piuttosto vecchio e sembrava molto
malandato: aveva gli occhi spenti e opachi e il respiro corto.
 stato investito? domandai.
No.  semplicemente crollato. Si  fermato e si  lasciato
cadere. E ora non riesco pi a tirarlo su.
I border terrier non sono dei cani di grossa taglia, ma la donna
sembrava molto esile.
Se lo portiamo a casa, potr dargli un'occhiata pi accurata
dissi, rialzandomi. Ce la fa a rimettersi in piedi? le chiesi poi,
chinandomi e prendendola con delicatezza sotto le ascelle. Nonostante
fosse una serata tiepida, indossava un cappotto pesante
e un cappello di lana rossa. Avevo l'impressione di averla gi
vista, anche se non ricordavo in quale occasione. Quel cappello,
per, mi era rimasto in mente.
Emise un gemito, anche se non doveva essersi fatta male. Era
solo anziana, con le giunture rigide e doloranti. La condussi alla
macchina; opponeva resistenza perch non voleva abbandonare
il suo cane nemmeno per un attimo, ma finalmente riuscii a
farla sedere. Poi tornai a prendere l'animale. Il guinzaglio era
ancora attaccato al collare. Lo raccolsi e lo avvolsi piano attorno
al muso in una sorta di museruola.
Che cosa fa? Stia attenta grid la donna, sporgendosi in
equilibrio precario dalla portiera ancora aperta.
Si fidi, sono una veterinaria. Infilai una mano sotto la spalla
e l'altra sotto il bacino del cane. Bennie si divincol e cerc di
mordermi, ma il guinzaglio gli bloccava la mascella. Era leggero
come una piuma e, quando arrivai alla macchina, lo depositai
in braccio alla padrona. La donna cominci subito a parlargli,
tanto che non mi fu facile attirare la sua attenzione perch mi
dicesse il suo indirizzo. Si chiamava Violet Buckler e abitava
in Carters Lane, a qualche centinaio di metri dal punto in cui
ci trovavamo.
Portando Bennie in braccio, seguii Violet in casa e mi ritrovai
indietro nel tempo. Imboccammo un corridoio lungo e stretto
con il pavimento coperto di linoleum che si sollevava qua e
l e le pareti rivestite di tappezzeria, costellata di macchie di
umidit. Oltrepassammo una porta chiusa ed entrammo in una
stanza dall'aria antiquata che fungeva da soggiorno e da cucina.
Sulla parete pi lontana, a lato della porta posteriore, c'era
un lavandino quadrato di ceramica sotto il quale era appesa
una tendina a fiori. All'altro lato c'era una cucina elettrica che
sembrava pi vecchia di me. Uno dei fornelli era stato tolto e
nell'apertura annerita si era accumulata la sporcizia di anni.
Una dispensa ricoperta di formica esibiva una collezione di
stoviglie spaiate, molte delle quali scheggiate e piene di graffi.
Nella stanza c'erano anche due poltroncine, su cui non mi sarei
seduta volentieri, un tavolo pieghevole accostato al muro e una
cuccia di plastica debitamente rosicchiata.
Posai Bennie su un tappeto liso davanti a una stufetta elettrica.
Con la scusa che aveva bisogno di stare al caldo, l'accesi e mi
voltai verso Violet, che non aveva l'aria di stare molto meglio
del suo cane. Tremava visibilmente, tanto da farmi pensare che
stesse per svenire. Potevo cavarmela con gli animali, ma non avrei
saputo come comportarmi con una vecchietta sotto shock.
Dovrebbe sedersi, signora Buckler. Le preparer una tazza
di t, ma prima devo occuparmi di Bennie. Pu aspettare un
momento? Non mi rispose e parve non accorgersi del fatto che
le stavo slacciando il cappotto e la facevo accomodare in una
delle poltroncine. La stufetta funzionava appena e la stanza era
davvero fredda. Decisi di lasciarla vestita com'era... ma dove
avevo visto quel cappello?
Crede che dovrei chiamare un veterinario? mi domand
senza alzare gli occhi dal cane. Ce n' uno a Honiton dove sono
stata una volta dopo la morte di Jim, ma  cos caro!
Io sono una veterinaria le ripetei, inginocchiandomi e
aprendo la borsa. Poi, con un sorriso, aggiunsi: Per i vicini 
gratis.
Ah comment Violet. Dopo che hanno sospeso il servizio
di autobus, non mi  stato pi possibile farlo visitare in citt.
Ha qualcosa in contrario se lo visito io?
Le si inumidirono gli occhi. Davvero lo faresti?
Mi voltai e mi concentrai sul mio paziente. Non mi piaceva il
suo sguardo velato, n la consistenza appiccicaticcia della sua
pelle. Mi ci volle qualche attimo per trovargli il battito. Poi gli
presi le zampe, entrambe gelate.
Quanti anni ha, Violet?
Non ricordo. Quattro, forse cinque.
Cercai di nascondere un sorriso. Bennie non ne aveva meno
di dodici, forse anche qualcuno in pi. Lo accarezzai, lasciando
scorrere le mani sulla schiena e sullo stomaco. Aveva l'addome
gonfio, ma per il resto era pelle e ossa.
Riprese a tossire.
 da tanto che ha la tosse?
Violet mi fiss, confusa, come se fossi un'insegnante che avesse
appena formulato una domanda difficile e insidiosa.
Dalla settimana scorsa disse infine. Gli ho dato un po' del
mio sciroppo.
Presi lo stetoscopio e gli auscultai il cuore: il battito era molto
debole.
Ha appetito? chiesi.
Be', gli piace mangiare. Non ha mai fatto storie.
Lo guardai di nuovo. A parte l'addome gonfio, era magro
come un chiodo. Visto il tipo di risposte che ottenevo, avrei
potuto anche rivolgere le domande a lui. Comunque, sapevo
che c'era poco da fare e che avrei dovuto alludere all'eventualit
dell'eutanasia, ma avevo qualche reticenza perch quello non
era proprio il mio campo. Mi era bastato poco per capire che
Bennie significava tutto per Violet. Era una faccenda molto pi
delicata che occuparsi di una volpe ammalata.
Che cosa farei senza di lui? mormor lei, come se mi avesse
letto nel pensiero.
Purtroppo l'avrebbe scoperto molto presto. Bennie era affetto
da uno scompenso cardiaco cronico. Se diagnosticata in tempo,
l'insufficienza cardiaca pu essere curata, ma la bestiola era
troppo vecchia e doveva essere malata da parecchio.
Violet, ora ha bisogno di riposo. Domani torner a fargli
un'iniezione di furosemide.  un diuretico. Violet mi guardava
con un'espressione vacua. Gli permetter di liberarsi dei
liquidi in eccesso e aiuter il suo cuore riprovai. C' qualche
possibilit che migliori, altrimenti...
Non ero sicura che avesse capito bene e temevo che il mattino
dopo si sarebbe dimenticata di quanto era successo e avrebbe
cercato di portarlo fuori di nuovo.
Mi alzai in piedi. Un'occhiata all'orologio mi aveva fatto
capire che non era troppo tardi per andare a fare la corsa a cui
avevo rinunciato in mattinata.
Tuttavia non me la sentivo di lasciarla da sola, tremante e
infreddolita nonostante il cappello e il cappotto. Mi offrii di
preparare il t e lei accett la proposta con tale entusiasmo da
farmi intuire che potevo anche lasciar perdere i miei progetti.
Gli scaffali di legno, nella dispensa, erano coperti di polvere
e zeppi di cibo in scatola. Trovai del t in bustine, un sacchetto
di zucchero e una bottiglia di latte a lunga conservazione che
sembravano l da una vita. Chiss se le capitava mai di mangiare
degli alimenti freschi, posto che riuscisse a procurarseli. Nel
villaggio c'era un unico negozio che fungeva anche da ufficio
postale, dove vendevano pane, latte, burro e uova, ma il resto
era tutto cibo confezionato. Violet, che non aveva la macchina
e non poteva fare affidamento su un servizio di autobus, doveva
per forza accontentarsi di quello che le offriva l'esercizio
locale. Forse non aveva una famiglia che si occupasse di lei;
non l'avrebbero certo lasciata in quello stato di abbandono, a
dipendere dall'occasionale piet degli estranei e con un cane
per compagnia.
Mentre le porgevo la tazza, mi torn in mente dove l'avevo vista.
Qualche sera prima anche lei aveva partecipato all'incontro a casa
di Clive Ventry. Era in compagnia di altri quattro anziani, uno dei
quali - ora lo sapevo - era Ernest Amblin. Non erano intervenuti
nella discussione, ma avevano ascoltato con attenzione.
Posso chiederle una cosa, Violet?
Si protese in avanti, improvvisamente vigile.
Non ricordo pi quando  morto Walter Witcher, l'uomo che
viveva nella casa in fondo al villaggio. Quella che un tempo era
composta da quattro diversi edifici.
Qualcosa nel suo viso mut: distolse lo sguardo da me e lo
abbass a terra.
Quattro edifici sibil. Mi domando perch si siano presi
la briga di unirli. Come se non si sapesse quello che succedeva
l dentro.
Non capisco.
Erano cattivi. Ragazzacci sfacciati e malvagi. Tutti tranne
Walter. Punt di nuovo su di me i suoi occhi di un azzurro slavato.
Ci faceva pena. Coltivava dalie, fiori grandi, meravigliosi,
dai colori sgargianti. Una volta, mentre lavorava in giardino,
mi sono complimentata con lui e il mattino dopo ne ho trovato
davanti alla porta un mazzo enorme. Era proprio gentile.
 vero. Violet, si ricorda quando  morto?
Walter  morto? Il suo viso si corrug per il dispiacere.
Era inutile tempestarla di domande. Violet ricordava a stento
quello che era accaduto un'ora prima. Annuii. S, qualche
mese fa, anche se non ho memoria del suo funerale. Mi chiedo
se...
Harry s che  morto. Una notte si  ubriacato... be', si ubriacava
sempre. Stava camminando lungo la ferrovia ed  stato
travolto da un treno. E pensare che era tornato da poco.
Chi diavolo era Harry? Forse suo marito. Ma non aveva detto
che si chiamava Jim?
Ricordo benissimo il funerale di Edeline ripresi.  stato
nel novembre scorso, vero? Il pensiero di Edeline suscitava
ancora in me dei sensi di colpa. Era morta in casa, da sola,
per un attacco di cuore provocato dalla polmonite, e soltanto
quattro giorni dopo il postino aveva avvertito i servizi sociali.
E poi si dice che i paesi siano luoghi ameni, animati da spirito
di solidariet... Anche nel caso di Violet, non mi sembrava che
fossero in molti a preoccuparsi di lei. Chiss se era destinata
alla stessa fine.
Ah, quella l disse Violet, scuotendo la testa. Attesi che
proseguisse. Le sue labbra tirate indicavano chiaramente quale
fosse la sua opinione su Edeline.
Una vera sfrontata, ecco cos'era, con i suoi vestiti aderenti
e il petto in bella mostra perch tutti lo sbirciassero. Si protese
ancor pi in avanti, come se nella stanza ci fosse altra gente che
potesse sentire. Allora il postino era Ronnie Gates; gli piaceva
iniziare il suo giro molto presto per poi avere la giornata libera.
Be', lui diceva che non si sapeva mai da quale dei villini sarebbe
sbucata la mattina. Persino Archie ci era cascato, con tutto che
era un uomo di chiesa.
Archie? Harry? Ma di chi stava parlando? Era evidente che
pensare al passato la metteva in agitazione. Cercai di interromperla,
ma ormai era lanciata.
Non basta blaterare dal pulpito per essere un brav'uomo
continu. Archie era un predicatore laico. Era lui a tenere le
funzioni quando siamo rimasti senza il vicario. Poi, un giorno,
se n' andato. In America, dicono. Era il 1958, l'anno in cui Jim
e io ci siamo sposati. Abbiamo dovuto farlo nel paese vicino,
perch qui la chiesa era distrutta.
Non riuscivo a seguirla, ma l'accenno alla chiesa cattur la
mia attenzione. C' stato un incendio, vero? Almeno  quello
che ho sempre pensato. Ogni tanto mi capitava di passare da
quelle parti, e avevo notato le travi bruciate.  in quell'anno
che  successo? Nel 1958?
Violet scosse il capo.  inutile che tu mi chieda di quella
notte, cara. Non ho mai saputo come sono andate le cose. La
gente che era l preferisce non parlarne. Persino Ruby, e pensare
che era la mia migliore amica. Poi tacque e si abbandon a uno sbadiglio.
Violet,  meglio che la lasci riposare... osservai alzandomi.
Dicono che i serpenti siano tutti morti. Non sono riusciti a
sopravvivere al freddo dell'inverno.
Forse non avevo sentito bene. Avevo in testa i serpenti, tutto qui.
Quando abbiamo saputo di John e della bambina abbiamo
pensato: "Oh, no, non  possibile che accada di nuovo".
Mi avvicinai, aspettai un attimo, poi tornai a sedermi. Violet,
sbaglio o ha parlato di serpenti? le chiesi con il massimo della delicatezza.
La donna mi guard, ma mi parve che stentasse a mettermi
a fuoco. Poi fece un gran sospiro e chiuse gli occhi.
La chiamai, chinandomi su di lei e sfiorandole piano un
braccio. Sospir di nuovo, ma le palpebre rimasero abbassate. Il
respiro si era fatto leggero e regolare e io capii che si era addormentata.
Mi raddrizzai e mi allontanai senza far rumore. Stavo
aprendo la porta che portava in corridoio, quando il suono della
sua voce mi fece sobbalzare.
Come mai la tua faccia  ridotta cos, cara?
Mi voltai. Aveva aperto gli occhi e li teneva fissi su di me.
 stato un incidente dissi dopo un istante.  successo molto
tempo fa, quand'ero piccola.
Sorrise e scosse il capo. E pensare che sei cos carina.
La fissai anch'io. Era la prima volta che qualcuno mi diceva
una cosa del genere. Doveva essere uno scherzo, per Violet
non stava affatto ridendo. E nemmeno io.
L'importante  quello che abbiamo dentro proclam, mentre
i suoi occhi tornavano a chiudersi.
Mi incamminai nel corridoio buio e uscii di casa, lasciando
che la porta si chiudesse alle mie spalle.  quello che mi ripeto
sempre sussurrai, ferma sul gradino.
...
.
...
Capitolo 18.
...
.
...
Mi sono sempre piaciuti i cimiteri, soprattutto quelli pi antichi.
Mi piace la sistemazione casuale delle vecchie lapidi, sparpagliate
come ciottoli tra l'erba. Mi interessa leggere gli epitaffi
che vi sono incisi e pensare all'esistenza ben vissuta di persone
che hanno raggiunto un'et avanzata, lasciandosi dietro figli,
nipoti e magari anche pronipoti che potranno rimpiangerli e
ricordarli con affetto.
Lo so che un camposanto ha anche la sua quota di storie tristi,
e che purtroppo ci sar sempre qualcuno che viene a mancare
prematuramente per colpa di un incidente o di una malattia. Ma,
in generale, provo una sensazione di conforto nello scorgere i
segni dell'amore di cui sono cosparsi questi luoghi: le urne con i
fiori appassiti, i giocattoli di plastica consumati dalle intemperie,
i ninnoli natalizi che vengono depositati d'inverno.
Data la professione di mio padre, ho passato un bel po' della
mia infanzia a visitare le chiese, anche se ho sempre preferito
stare fuori, a guardare i tassi e i sambuchi che bordavano il
perimetro esterno e a godermi i fiori selvatici che crescevano
in abbondanza: violette e primule all'inizio della primavera,
campanule e digitale appena l'aria cominciava a scaldarsi. E
soprattutto il piccolo e riservato non ti scordar di me, cos frequente
nei cimiteri e cos adatto allo spirito del luogo, con la
sua timida allusione alle anime di coloro che ci hanno lasciati,
ma vivono ancora nei nostri cuori. La mamma e Vanessa erano
molto pi interessate alle vetrate decorate e ai legni intagliati
che si trovavano all'interno e si prendevano gioco di me,
definendomi un bastian contrario, mentre io, per una volta, non
mi comportavo cos per affermare la mia personalit, ma per
seguire la mia propensione naturale: semplicemente, mi piacevano
i cimiteri.
Allora, perch questo no?
Mi capitava di passare davanti alla vecchia chiesa di San
Birino parecchie volte alla settimana, ma non mi era mai venuto
in mente di aprire il cancello di ferro battuto per entrare
nel giardino circondato da un alto muro di cinta. E adesso che
l'avevo appena varcato, guardandomi intorno capivo il motivo
della mia avversione. Persino da lontano la chiesa in rovina e
il terreno abbandonato da tempo erano privi di qualsiasi attrazione;
ora, visto da vicino, quel luogo emanava qualcosa che
mi faceva sentire decisamente a disagio.
Mentre mi avvicinavo, i resti scheletriti dell'edificio medievale,
archi in pietra semidistrutti e travi annerite, si facevano sempre
pi incombenti. Notai qualche rapido movimento all'interno
dei ruderi e capii che una colonia di pipistrelli si era stabilita
nell'edificio e si stava preparando alla sua abituale attivit
notturna.
Una fila di vecchie limette fiancheggiava il viale d'accesso,
le foglie scure e oleose, i tronchi nodosi su cui generazioni di
ragazzi del posto avevano inciso oscenit. Anticamente, un
massiccio portale di legno aveva delimitato l'ingresso alla chiesa.
Ora un'anta mancava e l'altra penzolava di traverso dalla
cornice. Quando c'era vento, dondolava scricchiolando, e io
provai un senso di sollievo all'idea che quella fosse una serata
tranquilla.
Un alto muro di pietre annerite, coperto di edera e di licheni,
delimitava il cimitero. All'interno era bordato da tassi mentre,
all'esterno, erano stati piantati alberi pi alti, soprattutto faggi e
qualche noce, che rendevano il camposanto pi buio di quanto
sarebbe stato altrimenti e nascondevano la vista delle colline
circostanti. Sembrava di essere chiusi in un bozzolo di legno e
foglie, isolati dal mondo esterno.
Sugli alberi pi alti avevano fatto il nido i corvi. Di solito a
quell'ora smettevano di far baccano, ma il mio arrivo li aveva
disturbati e adesso stavano volando attorno alla chiesa, gracchiando
in quel loro modo cos caratteristico. Mi chiesi se non
fosse meglio tornare di giorno, ma sapevo che non avrei mai
trovato il tempo di farlo e cos mi misi alla ricerca delle lapidi
pi recenti.
Il funerale di Edeline si era svolto in un villaggio vicino, ma
poi il suo corpo era stato sepolto qui. Non avevo seguito quella
parte della cerimonia perch ero stata richiamata al lavoro e
quindi ignoravo dove fosse la sua tomba. In realt non c'era
nessuna urgenza che giustificasse la mia presenza al cimitero.
Forse pensavo che la vicinanza fisica mi avrebbe aiutato a ricordare
quello che aveva detto a proposito della morte del marito.
O forse speravo di imbattermi anche nella tomba di Walter.
Dopo qualche minuto i corvi cessarono di far chiasso e, nel
silenzio, mi incamminai alla ricerca dei membri della famiglia
Witcher. Un paio di volte, su lapidi che risalivano all'inizio del
diciannovesimo secolo, scoprii riferimenti a qualche antenato di
Walter, ma ci vollero circa venti minuti prima che trovassi una
piccola tavoletta di legno con inciso il nome di Edeline e le date
di nascita e di morte. Non c'era altro, nessun pensiero scritto
da una persona cara, nessun tributo a lei. Edeline non mi era
mai piaciuta, ma mi sembrava molto triste che la sua dipartita
fosse stata accompagnata da tanta indifferenza.
Non c'era traccia della sepoltura di Walter. Stavo per andarmene,
quando individuai il suo cognome su una piccola pietra
a poca distanza dalla tomba di Edeline. C'era scritto "Harry
Witcher", e poi le date: "1930-1982". Dunque Harry era stato
pi o meno coetaneo di Walter, forse un fratello minore o un
cugino. Era a lui che si riferiva Violet, raccontando che era stato
travolto da un treno. Aveva nominato anche qualcun altro,
Alfred o Arthur, non riuscivo a ricordare.
Ripresi a muovermi, questa volta verso la parte posteriore
del cimitero, sbirciando le lapidi mentre camminavo. Arrivata
in fondo, scoprii un gruppo di quattro tombe piccole e insignificanti,
separate dalle altre da un cerchio di cespugli incolti.
Mi feci strada attraverso la vegetazione e cominciai a leggere
le iscrizioni.
Si riferivano tutte a dei giovani che erano morti nel 1958. Due
di loro nello stesso giorno, il 15 di giugno, il terzo a due giorni
di distanza, il 17, il quarto il giorno dopo ancora, e cio il 18.
Con crescente interesse, mi ricordai che Violet aveva accennato
proprio a quell'anno. Archie, ecco il nome che aveva pronunciato.
Aveva detto qualche cosa a proposito del fatto che aveva
tenuto lui le funzioni in chiesa fino al 1958. Non avevo badato
alle sue chiacchiere, pensando che fosse in stato confusionale,
finch non aveva nominato i serpenti. Che cosa aveva detto
esattamente? Che erano morti tutti durante l'inverno?
Mi chiesi se per caso qualcuno non avesse portato dei taipan
in Inghilterra nel 1958. Ma in Australia erano stati scoperti da
poco, e quindi mi sembrava impossibile. E anche se fosse successo,
era poco probabile che qualche esemplare fosse riuscito
a sopravvivere. L'idea che ci fosse una colonia di taipan che
viveva nel Dorset mi sembrava del tutto assurda.
I serpenti tropicali non resistono nei climi freddi borbottai fra
me, chiedendomi se ero davvero sicura di quello che dicevo.
Mi chinai di nuovo a guardare le quattro lapidi. "Reverendo
Joel Morgan Fain, rapito dal fuoco il 15 giugno 1958. Ed egli
giunger tra noi come la pioggia che bagna la terra." Lanciai
un'occhiata alla chiesa bruciata, poi tornai a esaminare la seconda
pietra tombale. "Larry Hodges, 17 aprile 1919 - 15 giugno
1958. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli
che credono." Mi chiesi se anche quest'ultimo fosse stato una
delle vittime dell'incendio. La terza lapide indicava il luogo
dell'eterno riposo di Peter Morfet, che era morto il 17 giugno
all'et di trentadue anni, mentre la quarta era dedicata a Raymond
Gillard, deceduto il giorno successivo.
I corvi ripresero a gracchiare, facendomi sobbalzare. Dovevo
ammettere che quel luogo mi innervosiva. A parte la mia avventura
della notte scorsa, non avevo mai creduto nei fantasmi
n in alcun altro genere di malevola entit soprannaturale, ma
avrei sfidato chiunque a sentirsi a proprio agio in un cimitero
al calar della notte. Senza contare che stavo cominciando a
provare quella sensazione di insicurezza che spinge a guardarsi
alle spalle. Uno lo sa che non c' nulla, ma lo fa ugualmente,
tanto per essere sicuro.
E cos mi voltai. Una figura vestita di nero era ferma a una
decina di metri da me e mi stava osservando.
Buonasera, Clara disse avvicinandosi.
...
.
...
Capitolo 19.
...
.
...
Buonasera, reverendo Percy. Vedo che anche lei  fuori a
quest'ora.
Gi comment con una voce vecchia e fragile come il
resto della sua persona, mentre oltrepassava i cespugli per
raggiungermi.
Il reverendo Percy era il vicario locale e, considerate le mie
origini, era una delle poche persone della zona con cui non
potevo evitare di avere rapporti.  impossibile separarsi dalla
Chiesa quando si ha un padre arcidiacono.
Ovviamente anche i figli dei religiosi attraversano una fase di
ribellione durante l'adolescenza. A quindici anni Vanessa aveva
avuto il suo periodo di sbandamento, durante il quale si era
rifiutata di mettere piede in chiesa se non a Natale, alla messa
di mezzanotte, dove confluivano tutti i suoi amici dopo i festeggiamenti
della vigilia. Ma all'universit si era unita a un gruppo
chiamato dagli altri "La squadra di Dio". E ora che sono passati
dieci anni presiede il consiglio parrocchiale, dirige la scuola di
catechismo e cura il giornale della parrocchia. A volte persino
pap  leggermente imbarazzato di fronte al suo entusiasmo.
Il mio allontanamento era stato molto meno drammatico. Non
mi ero mai rifiutata di assistere alle funzioni - cosa che faccio
anche adesso, all'incirca ogni due settimane -, ma sapevo che
non avrei mai condiviso la fede inattaccabile di mio padre. Non
avevo smesso del tutto di credere; i riti religiosi mi procuravano
ancora un gran senso di pace, ma la mia religiosit non era
esente da dubbi e da titubanze.
Poich le abitudini sono dure a morire, per, poco dopo
essermi trasferita nel villaggio mi ero messa in contatto con il
reverendo Percival Stancey. Facevo la comunione una volta al
mese e cercavo di resistere il pi educatamente possibile ai suoi
tentativi di convincermi a entrare nel coro.
Posso aiutarti? mi chiese, entrando nel piccolo cerchio in
cui erano situate le quattro lapidi.
Era qui nel 1958, reverendo?
Oh, santo cielo, cara, mi fai cos vecchio? obiett con una
risatina. Doveva avere pi di settantanni, ma non potevo certo
dirglielo. Comunque, sapevo bene che le possibilit che fosse
rimasto nella stessa parrocchia per tutto quel tempo erano
molto ridotte.
Il reverendo Stancey stava leggendo le scritte sulle lapidi, in
apparenza con grande interesse.
Sono arrivato nel 1970 disse poi. Non ho mai officiato in
questa chiesa.
Sa quando si  verificato l'incendio?
Alz gli occhi verso l'edificio diroccato, che spiccava nero
contro il cielo purpureo.
Qualche anno prima che arrivassi disse. Si era parlato
di raccogliere i soldi per la ricostruzione, ma gli abitanti del
villaggio non erano interessati al progetto. Il tempo ha fatto il
resto.
Allung la mano a sfiorarmi un braccio. Inizia a fare freddo,
cara. Posso accompagnarti alla macchina?
L'idea che potessi aver bisogno di essere scortata da lui, fragile
com'era, mi parve paradossale, ma mi suscit lo stesso un moto
di tenerezza. Ci avviammo verso il cancello, mentre gli insetti
notturni ci svolazzavano attorno, tanto che lo vidi trasalire pi
di una volta.
Vicario,  un po' che penso a Walter Witcher. Non riesco a
ricordare quando  morto. Forse pu dirmelo lei.
Il reverendo Percy inciamp e io allungai una mano per evitare
che cadesse. Mmh, fammi pensare disse, mentre riprendevamo
a camminare. Non c' stato il funerale, vero? Naturalmente
mi sono offerto, ma Edeline mi ha detto che avrebbero tenuto
un servizio molto semplice all'ospedale e che se ne sarebbe
occupato il cappellano locale.
Ne ho sentito parlare anch'io, ma non rammento pi quando
 avvenuto.
In settembre, direi. S, verso la met del mese. Stavo tornando
da una visita a Edeline quando la signora Roberts mi chiese
di esaminare la chiesa. Avevano appena finito di decorarla per
la festa del raccolto, quindi il periodo doveva essere proprio
quello.
Era ci che pensavo, ma perch non esisteva alcun riscontro
della sua morte?
Era stato a trovarlo in ospedale?
Non sapevo nemmeno che fosse stato ricoverato. Nessuno
dei Witcher si era mai fatto vedere in chiesa da quando ero arrivato.
Dovevo basarmi su quello che mi dicevano gli altri per
conoscere i loro movimenti.
Gi, capisco. Ho trovato la tomba di Harry Witcher. Lo
conosceva?
Harry? S. Poverino, una storia terribile.
Era un parente?
Ti interessi molto ai Witcher, mia cara. Ah, ecco la tua macchina.
E la mia.
Lo salutai e gli promisi di andarlo a trovare molto presto. Misi
in moto e lo seguii su per la salita che portava fuori dal villaggio.
Quando imboccai Bourne Lane, lo persi di vista.
Parcheggiai nel vialetto d'accesso e lanciai un'occhiata alla casa
di Sally. Era immersa nel buio e non c'era neanche la sua auto.
Mentre tornavo a casa, mi ero fermata da un ferramenta e avevo
comprato quattro robusti lucchetti. Li avrei sistemati su entrambe
le porte prima di andare a dormire. Anche se qualcuno aveva
la chiave di casa mia, non avrebbe pi potuto entrare mentre
dormivo. Certo, questo sistema non funzionava quand'ero fuori.
Dovevo veramente decidermi a cambiare le serrature.
Ero stanca e affamata. Diedi da mangiare ai barbagianni e
rimasi a guardarli mentre si acquietavano. In frigorifero c'erano
tutte le verdure necessarie a preparare un'insalata, ma l'idea
di lavarle e tagliarle mi fece desistere. Versai dei cereali in una
scodella e mi sedetti al tavolo a osservare i piccoli che si addossavano
l'uno all'altro, pronti a addormentarsi. A met del pasto,
decisi di lasciar perdere.
Colta da un impulso improvviso, presi il telefono. Trovai il
numero che mi serviva sull'elenco e attesi, finch non mi rispose
una donna, di cui riconobbi subito la voce.
Sono Clara Benning e abito nella sua stessa strada. Spero di
non disturbarla.
Oh, Clara, come va? Stavo giusto per mettere a letto Sophia.
Non vuole venire a vederla?
Se non le dispiace, vorrei farle una domanda sul giorno in
cui ha trovato la vipera.
Ma certo, dica pure. La voce di Lynsey Huston, prima cos
amichevole e vivace, si era abbassata e aveva assunto un'intonazione
cauta. Immagino che per una madre sia difficile ripensare
al momento in cui sua figlia ha rischiato di morire.
Quel giorno, a casa sua, mi  sembrato di vedere delle impronte
bagnate in corridoio.
Davvero? chiese con una punta di nervosismo.
Non voglio allarmarla, probabilmente non significano niente...
Mi interruppi, rimpiangendo di averla chiamata.
Anch'io le ho notate. Ho pensato che fosse stata lei a lasciarle,
o gli uomini dell'ambulanza.
Senta,  un particolare irrilevante. Non avrei dovuto nemmeno
parlargliene.
Daniel  sceso presto quella mattina. Ha detto che qualcosa
lo ha svegliato.
Ha visto qualcosa?
Non lo so. Quando  tornato a letto mi ero riaddormentata,
ma sono sicura che, se ci fosse stato motivo di cui preoccuparsi,
me l'avrebbe detto.
Naturale. Be', mi scusi, mi dispiace di averla disturbata. La
lascio con la sua bambina.
Ci farebbe piacere averla a cena qualche volta. Potremmo
invitare anche qualcuno dei vicini.
La ringrazio, ma ora ho in linea un'altra chiamata. Chiss,
forse  un'urgenza. Buonasera e grazie.
Conclusa la telefonata, mi misi a girare per la casa. Accesi il
televisore e trascorsi dieci minuti passando da un canale all'altro.
Poi presi un libro, ma lo posai appena mi accorsi che in un
quarto d'ora non avevo voltato nemmeno una pagina. Forse
avrei fatto meglio ad andare a letto, ma dubitavo di riuscire a
addormentarmi cos presto.  vero che le ultime due sere erano
state piuttosto movimentate, ma sapevo che il sonno avrebbe
stentato a venire. Quindi mi infilai le scarpe da ginnastica e
indossai un giubbotto sopra il golf.
Fuori era piuttosto buio. La luna, ridotta a uno spicchio sottile,
era coperta quasi interamente dalle nuvole. Mi misi a correre
gi dalla collina, attraversai il parco comunale e continuai lungo
Bottom Lane.
Non so cosa avessi in mente. Non avevo deciso in modo consapevole
di andare a casa dei Witcher, ma sapevo che l'ordine
naturale delle cose si era sovvertito. In un tranquillo villaggio
inglese la gente non moriva per il morso di un serpente, non si
svegliava con la casa invasa da velenosi rettili tropicali. Raggiunsi
la fine di Bottom Lane e mi fermai. Chi diceva che la casa di
un inglese era il suo castello doveva avere in mente Walter. Ero
passata molte volte davanti all'edificio, ma non mi ero mai resa
conto di quanto fosse impenetrabile. Un basso muro di pietra
correva attorno al giardino. In cima, Walter aveva fissato un
graticcio su cui si arrampicava una siepe spessa e piena di spine
che, forse, era stata scelta proprio per questo. Con un robusto
paio di forbici da giardino era anche possibile ritagliarsi un
varco, ma ci voleva tempo. Il cancello, di notevole altezza, era
contornato in cima da spuntoni aguzzi. Un uomo di ottant'anni
non sarebbe riuscito a scavalcarlo. Se Walter viveva ancora in
quella casa, non era da l che entrava e usciva. Decisi di seguire
la siepe lungo il perimetro della propriet per individuare un
altro possibile ingresso.
Non avevo portato una torcia, ma non ne avevo bisogno. Ci
vedo bene al buio. Quando interveniamo per soccorrere qualche
animale, di notte, i miei colleghi e io abbiamo imparato a
muoverci rapidamente e in silenzio. Siamo in grado di passare
accanto ai pescatori senza che si accorgano della nostra presenza
e, tenendoci sopravento, possiamo persino fermarci a osservare
i tassi che giocano, cos vicino che potremmo quasi unirci a loro.
Ci  capitato di accostarci a una cerva che nutriva i suoi piccoli
senza disturbarla affatto.
Il trucco  la concentrazione. Basta aguzzare i sensi, pronti
a cogliere tutto quello che c' attorno: uno sbattere di ali, una
minuscola sagoma che corre sul terreno, l'odore di una volpe.
Provateci qualche volta. Liberate la mente e affidatevi all'istinto.
Diventare una creatura della notte pu essere estremamente
eccitante, ma pu trasmettervi anche una grande sensazione
di pace.
Quella sera, per, dovevo essere turbata, perch le cose non
andarono cos. Forse non mi ero concentrata abbastanza o il
mio tentativo di trovare un varco nel muro di cinta mi aveva
distratta, altrimenti avrei di certo sentito prima i deboli rumori
che provenivano dal campo all'altro lato del sentiero e avrei
percepito il pericolo, la presenza di una minaccia imminente.
Colsi tuttavia un fruscio, da cui dedussi che qualcosa - forse
un mammifero di dimensioni considerevoli - si stava muovendo
nell'erba alta. Mi fermai di colpo, ma non udii pi nulla. Il
silenzio era totale.
Ripresi a camminare, consapevole che mi stavo allontanando
dal villaggio e da ogni possibilit di aiuto, nel caso che il rumore
non fosse stato provocato da un cervo, da una volpe o da un
tasso. Percorsi qualche metro.
Udii un altro suono, quello di un sasso piccolo che cozzava
contro uno pi grande. A questo punto ero sicura che ci fosse
qualcosa, qualcosa che mi aveva seguito mentre correvo gi per
la collina. Mi chiesi se un animale si sarebbe comportato cos,
se avrebbe anteposto la curiosit alla paura, ma scartai subito
l'ipotesi. Rimasi in ascolto, sapendo che a poca distanza, dietro
una sottile barriera di cespugli di nocciolo, quel qualcosa stava
facendo esattamente lo stesso. I rumori erano cessati, ma ogni
centimetro del mio corpo era ormai in allerta, tanto da darmi
l'impressione che se avessi abbassato gli occhi per guardarmi
la cassa toracica l'avrei vista fremere, scossa dai battiti del mio cuore.
Mossi due passi all'indietro, come se temessi di venire assalita
dalla creatura che stava in agguato al di l dei noccioli. Un altro
passo e inciampai. Mi voltai e mi misi a camminare sempre pi
in fretta, girando la testa di continuo per guardarmi alle spalle.
Mi sembrava di sentire dei movimenti nel campo, ma non ne
ero certa, visto che io stessa stavo facendo un certo chiasso. Il
villaggio era ancora lontano e se avessi invocato aiuto nessuno
mi avrebbe sentita.
Cominciai a correre. Una figura scura mi si par davanti, poi
un'altra. Mi fermai e, sentendo un rumore dietro di me, mi girai.
Una persona aveva varcato la siepe che dava sul sentiero. A
questa ne segu un'altra, e un'altra ancora. Cinque contro uno.
Non avevo molte possibilit di cavarmela.
...
.
...
Capitolo 20.
...
.
...
Non avevo via d'uscita. Decisi di andare avanti, consapevole
che le tre persone alle mie spalle si stavano avvicinando e che
di l a qualche secondo mi avrebbero raggiunta.
Fatemi passare! esclamai, congratulandomi con me stessa
per il tono seccato della mia voce. Le due figure che avevo di
fronte non si mossero. Non che me lo aspettassi, non era la
prima volta che mi trovavo in situazioni del genere. Mi ficcai
una mano in tasca, trovai quello che mi interessava e lo afferrai,
tenendolo ben stretto nel pugno. Mi fermai a un paio di metri
da loro e mi posizionai di sbieco, cos da riuscire a controllare
anche i tre che venivano da dietro.
La cosa peggiore che potessi fare era lasciar trapelare la paura.
Rivelare il mio spavento equivaleva a perdere su tutta la linea.
Erano giovani, il che era un vantaggio, e quasi di sicuro appartenevano
alla comunit locale: non dovevano avere ancora
l'et per poter guidare e nei dintorni non c'erano altri villaggi
da cui si potesse arrivare a piedi. Probabilmente facevano parte
della banda di ragazzi di cui aveva parlato Sally, quelli che
se ne stavano a ciondolare attorno alla propriet dei Witcher,
responsabili di tutte le azioni di vandalismo che da qualche
tempo affliggevano il circondario.
Brutta vacca! grid una voce femminile.
Mi avvicinai fin quasi a toccarli e fissai negli occhi quello
che sembrava essere il capo. Era alto, con i capelli rossi e la
pelle segnata dall'acne. Non doveva avere pi di diciassette
anni, ma era di costituzione robusta. Sostenne il mio sguardo,
ma la punta di insicurezza che lessi nei suoi occhi mi fece ben
sperare. Il ragazzo che gli stava accanto, con la testa coperta
da un cappuccio, guardava lui e non me. Era la spavalderia a
tenerli uniti: se avessi trovato il loro punto debole, forse me la
sarei cavata.
Hai un sacchetto da ficcarle in testa, Nathe? Cos non le
vediamo la faccia disse uno dei tipi che avevo alle spalle.
I due davanti ridacchiarono e Nathe si fece sotto, arrivando
a un passo da me. Puzzava di sudore, di sigarette e di un non
so che di selvatico. Mi percorse il corpo con lo sguardo.
Facci vedere le tette ringhi, fissandomi negli occhi, voglioso
di leggervi la paura.
Vaffanculo abbaiai di rimando, dando la stura alla sfilza di
oscenit che riservavo a quelle occasioni.
Quando mi balz addosso, feci un salto indietro sollevando
la mano sopra la testa. Si ferm, alzando gli occhi a osservarla
e perdendo un po' della sua sicurezza mentre si chiedeva che
cosa stringessi nel pugno.
Era un grosso mazzo di chiavi, composto da tutte quelle che
usavo abitualmente. Chiavi di casa, della macchina, della clinica:
erano davvero tante. Avevo infilato le dita nell'anello che
le teneva unite e le pi robuste sporgevano ad angolo retto dal
palmo. Era un tirapugni perfetto.
Non so cosa avete in mente, ma se osate anche solo toccarmi
con un dito c' il rischio che uno di voi perda un occhio. Lanciai
uno sguardo circolare, scrutandoli con aria cattiva, quasi
sfidandoli ad avvicinarsi.
La ragazza tir una gomitata al tipo che aveva accanto, incitandolo
a farsi avanti.
Dico sul serio. Ho una preparazione in campo medico e so
esattamente dove colpire per farvi schizzare via gli occhi dalle
orbite.
Nessuno si mosse ma, dall'espressione di Nathe, capii che
non l'avevano bevuta.
Sarete anche in cinque e forse alla fine riuscirete a sopraffarmi,
ma  sicuro che uno di voi domattina non vedr sorgere il sole.
Avete una probabilit su cinque. Chiss a chi toccher.
Forse la signora si sta domandando chi di voi sar il fortunato.
Ci voltammo tutti insieme di scatto a guardare il nuovo
arrivato, che era fermo pi in su, sul sentiero. Appoggiato al
cancello dei Witcher c'era Matt Hoare.
E allora? disse.
Merda sentii qualcuno borbottare alle mie spalle. Poi udii
il rumore di una colluttazione e la ragazza schizz verso la
siepe.
Fermati, Kimberley! ordin Matt, e lei si immobilizz. Matt
prese a discendere il sentiero verso di noi e i due ragazzi si scostarono
per lasciarlo passare, scrutandolo con aria accigliata senza
osare muoversi. Jason Short, Kenny Brown, Nathan Keech, Robin
Keech e Kimberley Aplin. Vedo che la banda  al completo. Mi
lanci un'occhiata complice, poi rivolse di nuovo lo sguardo al
gruppo, che ormai si era compattato dietro Nathan.
Adesso vi dico cosa faremo continu poi. Voi ve ne andate
a casa, mentre io scrivo un bel rapporto sull'avventura di
stanotte. Poi, mentre la signorina Benning decide se intende
denunciarvi, cosa che le consiglio caldamente di fare, io porter
il mio rapporto alla centrale. Cos, anche se lei ritenesse di
lasciar perdere, ci sar qualcun altro che valuter l'opportunit
di occuparsi di voi. Nell'ipotesi migliore, questa faccenda avr
dei riflessi sulla vostra fedina penale, per cui il mio consiglio 
che, almeno per un po', cerchiate di rigare dritto. E adesso filate,
prima che ve la sguinzagli addosso.
Si voltarono e si avviarono lungo il sentiero.
Su, datevi una mossa grid Matt, muovendo qualche passo
verso di loro. Svoltarono l'angolo di corsa, con la ragazza e un
tipo bene in carne che chiudevano la fila. Matt mi raggiunse,
ma in quel momento mi parve di vedere un'altra persona che
varcava la siepe e procedeva rapidamente nella stessa direzione
degli altri. Era un uomo, pi vecchio e imponente dei
membri del gruppo. Ebbi l'impressione che si trattasse di Allan
Keech, ma era sparito troppo in fretta perch potessi esserne
sicura. La luna era scomparsa di nuovo dietro una nuvola.
Matt era tornato al mio fianco, e di lui ora non vedevo altro
che la sagoma e gli occhi. Io non mi ero mossa e dubitavo di
riuscire a farlo.
"Vaffanculo"? disse. Non  un'espressione troppo spregiudicata
per la figlia di un arcidiacono?
A quel punto lo colpii, per fortuna non con la mano che teneva
le chiavi, ma con la sinistra: un pugno rapido e poco convinto
che non gli fece alcun danno, ma che ugualmente non doveva
essere stato piacevole. Non ebbe alcuna reazione.
Mi dispiace gemetti, premendomi la mano sul viso, consapevole
di essere sul punto di scoppiare in lacrime ma disposta
a tutto perch non mi vedesse piangere.
Matt mi si avvicin, poi, posandomi le mani sulle spalle, mi
attir a s. E io quasi cedetti. Ancora un attimo e sarei stata tra
le sue braccia e... Mi chiesi che intenzioni avesse, ma non ebbi
modo di scoprirlo perch, per fortuna, riacquistai il controllo
e lo respinsi.
Tutto bene? mi domand. Feci un cenno di assenso.
Maledetti idioti continu. Nathan Keech ha passato gli
ultimi due anni dentro e fuori dal riformatorio e suo fratello 
avviato sulla stessa strada. Kimberley Aplin  stata espulsa da
ben due scuole per bullismo e abuso di sostanze stupefacenti.
Kenny Brown e Jason Short sono gi stati condannati per piccoli
furti. Sono i responsabili di tutti i problemi che abbiamo avuto
di recente, lo so, ma non posso provarlo. Avr detto loro una
dozzina di volte di non farsi vedere qui attorno.
Forse sono solo ragazzini a caccia di fantasmi mormorai a
bassa voce, certa che non mi avrebbe sentito. Mi domandai se si
sarebbe offerto di accompagnarmi. Non potevo chiederglielo, ma
sarei stata contenta se l'avesse fatto. Com'ero potuta diventare
una simile pappamolla?
Anche tu sei a caccia di fantasmi? mi domand.
Alzai gli occhi a guardarlo.
Ho pranzato con Sally, oggi. A quanto mi ha detto, l'uomo
che  entrato in casa tua assomigliava a Walter. Perch non ne
hai parlato ieri notte?
Cos Matt e Sally si erano incontrati a pranzo. Perch la notizia
mi infastidiva? Mi chiesi che cos'altro si fossero raccontati.
Tu non mi credi proruppi. La frase era nata come una domanda,
ma l'avevo pronunciata come un'accusa.
Non  questo il punto. Il fatto  che Walter era una persona
perbene. Non me lo vedo a simulare la sua morte, nascondersi
dal mondo ed entrare di notte in casa altrui
 vero fui costretta ad ammettere.
Matt si era voltato a guardare la casa. Dobbiamo scoprire
che cosa sta succedendo qui dentro. Domani mattina mander
una mail a tutti gli studi legali della zona per capire chi si occupa
della propriet. Ma se Walter e Edeline non hanno fatto
testamento e non hanno eredi diretti, la faccenda potrebbe
trascinarsi per anni.
Devo tornare a casa dissi e mi avviai, sperando che mi
seguisse, ma sapendo che probabilmente non l'avrebbe fatto.
Poi mi fermai e, voltandomi, vidi che non si era mosso. Era l,
fermo, e mi stava fissando.
Walter aveva dei fratelli?
Matt sorrise. Mi stavo proprio domandando quando me
l'avresti chiesto. Effettivamente erano quattro fratelli, e Walter
era il maggiore.
Uno si chiamava Harry. Ho visto la sua tomba al cimitero.
Annu. Gi, poi c'era Archie. Si  trasferito anni fa negli Stati
Uniti ed  diventato un predicatore.
E il terzo?
Il terzo era Saul, la pecora nera della famiglia.
Che fine ha fatto? Ormai la mia stanchezza era sparita.
Anche lui ha lasciato il villaggio. A quanto si dice  stato
cacciato, ma ne ignoro il motivo.
E se fosse tornato? Forse ha saputo che Walter e Edeline sono
morti ed  venuto a vivere in casa loro. Da un punto di vista
legale ne avrebbe tutti i diritti. In preda all'eccitazione riferii
a Matt del viso che avevo visto alla finestra qualche giorno
prima e di quanto l'uomo che era penetrato in casa mia la sera
precedente assomigliasse a Walter. Quando finii, Matt continu
a fissarmi per qualche attimo, poi si gir verso la casa.
Sai che l'edificio  costruito sull'estremit di una piccola
scarpata di gesso? disse, sbirciando attraverso le sbarre del
cancello. Sul retro della casa c' un salto di venti metri.
No, non lo sapevo. Non ero mai stata nella parte posteriore
dell'edificio. Il sentiero che avevo percorso risalendo dal fiume
era fiancheggiato su entrambi i lati da un bosco fitto. Era impossibile
vedere la casa finch non le si arrivava molto vicino.
E quindi non si pu entrare da dietro?
No, a meno di non affrontare una scalata. Senza contare
che la siepe circonda la casa fino al dirupo. Lo so, perch ho
percorso tutto il perimetro un paio di volte da quando gli idioti
che popolano questo villaggio hanno cominciato a raccontare le
loro storie di fantasmi. L'unico passaggio  costituito da questo
cancello.
Comunque io ho visto qualcuno replicai, colta sul vivo dal
suo commento. Chiss se tra gli idioti includeva anche me.
Vuoi fare una verifica?
Che cosa intendi dire?
C' solo un modo per accertarsi che il vecchio Saul Witcher
non se ne stia chiuso l dentro a covare i suoi istinti malvagi.
Ma non hai appena detto che non c' alcuna possibilit di
entrare o uscire dall'edificio?
Matt mi rivolse un sorrisetto malizioso ed estrasse un mazzo
di chiavi dalla tasca della giacca. Le fece passare a una a una
finch non trov quella che cercava: una chiave argentata, con
la testa rettangolare. La infil nel lucchetto e diede un giro.
Ecco fatto disse.
...
.
...
Capitolo 21.
...
.
...
Perplessa ma pi curiosa di quanto volessi ammettere, seguii
Matt lungo il sentiero. A met strada si ferm, aspettando che
lo raggiungessi.
Sono cresciuto qui e quand'ero un ragazzino venivo spesso
a fare quattro chiacchiere con Walter. Non mi ricordavo che
questo giardino fosse cos bello.
Io non c'ero mai stata, mi ero limitata ad ammirarlo dal cancello,
ma dovevo riconoscere che aveva ragione. Era il classico
giardino inglese, con piante di ogni tipo e colore che crescevano
l'una sull'altra, lottando per conquistarsi un po' di spazio nonostante
l'ampiezza della propriet. Le rose precoci fiorivano
ovunque, arrampicandosi sulle siepi, ricoprendo i graticci,
avvinghiandosi come parassiti agli alberi.
In un angolo era stata costruita una grotta, utilizzando la
pietra locale. Le nicchie ricavate nelle pareti ospitavano lanterne
e piccole statue e, al centro, una fontanella sprizzava dal
terreno per poi trasformarsi in un rivolo che scorreva lungo il
lieve pendio, snodandosi tra i vecchi tassi e i folti cespugli di
ginepro che circondavano il prato.
Le pietre che lastricavano il sentiero erano inframmezzate da
piccole erbe spontanee che si appiattivano sotto i nostri passi.
Mi parve di cogliere il profumo dolce e lievemente speziato
del timo. Matt si chin e sfior una pianta che cresceva a lato
del sentiero, portandosi poi la mano al naso e aspirando a
fondo. Ripet il gesto, avvicinandomi il palmo perch potessi
annusarlo.
Lo facevo sempre da bambino disse. Tutte le volte che
venivo qui.  il miglior profumo al mondo.
Era una fragranza dolce e leggera, nostalgicamente familiare.
 camomilla dichiarai dopo un attimo. Percepii anche odore
di agrumi sulla pelle di Matt - quella sera doveva aver sbucciato
un'arancia -, ma mi guardai bene dal dirlo.
Vicino alla casa c'era un piccolo frutteto. Il vento aveva fatto
cadere quasi tutti i petali, che giacevano come coriandoli sul
terreno.
Sei stato tu a mettere la catena al cancello? gli domandai.
 per questo che avevi la chiave?
Diciamo che conosco l'uomo che l'ha fatto. Walter era un
giardiniere straordinario. Ha lavorato per molti anni per l'ufficio
dei Beni ambientali.
Continuammo a camminare finch arrivammo alla casa.
Tutte le finestre al pianterreno erano coperte da assi. Due delle
quattro porte erano state murate con dei mattoni, mentre le
altre sembravano ancora abbastanza robuste. Ero tentata di
ripetere che non c'era modo di entrare o uscire da l, ma non
sapevo come avrebbe reagito Matt. Stava osservando la casa, le
vecchie pareti di pietra con l'intonaco che si staccava, il glicine
antico i cui fiori ricadevano accanto al piano superiore, il tetto di
paglia che aveva urgente bisogno di manutenzione. Sembrava
un alpinista pronto a scalare una vetta.
L'altro giorno ho letto la storia di una coppia che, mentre
viaggiava in macchina attraverso la boscaglia, in Tanzania, ha
investito un mamba nero. Il compagno li ha inseguiti,  riuscito
a raggiungerli e ha ucciso entrambi i passeggeri.
Ho una lunga esperienza in fatto di provocazioni, a cui reagisco
sempre in un unico modo: ignorarle. Cos mi voltai senza rispondere.
Sul lato sinistro della casa, Walter aveva ricavato un orto. Il
piccolo appezzamento aveva un'aria trascurata, ma lui, prima di
andare all'ospedale, aveva trovato il tempo per seminare qualcosa,
perch alcune pianticelle stavano crescendo in file ordinate.
Allora  vero disse Matt. Il mamba nero pu essere pi
veloce di un'auto.
No risposi senza guardarlo.
E di un cavallo? Ho letto di un mamba nero che ha inseguito
un uomo a cavallo e ha ucciso sia lui sia l'animale.
Falso.
Sei sicura? E allora come sono nate tutte queste storie sull'incredibile
velocit dei mamba e sul fatto che sono terribilmente
vendicativi?
Sospirai.  vero, sono veloci. Forse sono i rettili pi veloci
al mondo. Ma nessun serpente riesce a muoversi pi in fretta
di un uomo, non parliamo poi di un cavallo. Mi girai verso di
lui. Che cosa ci facciamo qui?
Una bella effrazione.
Ma se  tutto sbarrato... Ehi!
Matt aveva tirato fuori di tasca un coltellino svizzero e stava
usando uno degli arnesi di cui era dotato per schiodare le assi
che coprivano la finestra pi vicina alla parete sinistra della villa.
Il legno si stacc in pochi minuti, mettendo a nudo il vetro rotto.
Proteggendosi la mano con la giacca, Matt inizi a spingere i
frammenti verso l'interno, finch caddero sul pavimento, producendo
uno schianto che rimbomb nel silenzio della notte.
Poi, sotto il mio sguardo incredulo, si ficc di nuovo la mano
in tasca e ne estrasse un paio di guanti simili a quelli che usavo
in sala operatoria, solo molto pi pesanti. In quel momento mi
parve di sentire qualcuno che si muoveva all'interno. Alzai gli
occhi verso le finestre buie del piano superiore e mi domandai
che cosa nascondessero. Lanciai un'occhiata a Matt, ma evidentemente
non aveva udito nulla.
Senti, lasciamo perdere. Domattina devo alzarmi presto
e...
Non puoi andartene adesso mi interruppe, voltandosi a
guardarmi.
Perch no?
Ho paura dei fantasmi. Detto questo, appoggi entrambe le
mani sul davanzale della finestra e si iss. Rimase in equilibrio
per una frazione di secondo, quindi salt dentro. Esplor con
gli occhi la stanza, poi si gir verso di me.
Vieni anche tu o rimani fuori a fare la guardia?
Gli afferrai la mano come per impedirgli di procedere in quella
stupida avventura. Davvero, non mi sembra una buona idea.
Nemmeno tu puoi introdurti in una propriet privata senza
un mandato.
Sospir. La legge prevede che un membro della polizia possa
entrare in una propriet privata se ha il sospetto che qualcuno sia
in pericolo di vita recit, come se stesse leggendo una dichiarazione.
Se Walter o Saul Witcher o qualsiasi altro individuo in
et avanzata fossero chiusi qui dentro con un esercito di serpenti
velenosi, correrebbero dei seri rischi. E siccome i miei uomini in
questo momento sono sottoposti a una pressione eccessiva, ho
deciso di venire io stesso a dare un'occhiata prima di coinvolgere
chiunque altro.  stata pura sfortuna se mi sono imbattuto in te
e in quegli idioti che volevano conoscerti meglio.
Ci fissammo bellicosamente per un attimo. Poi Matt riprese
a parlare e il suo tono mi fece capire che stava perdendo la
pazienza.
Puoi venire con me se prometti di fare quello che dico, o puoi
aspettarmi fuori, ma anche in questo caso devi promettermi che
non ti muoverai da qui. Quello che voglio evitare  di doverti
scortare fino a casa per poi tornare. Con tutto il baccano che
ho fatto, se qui dentro c' qualcuno ormai  allertato, e quindi
vorrei sbrigarmela il pi presto possibile. Allora, qual  la tua
decisione?
L'avevo gi presa. Se in casa c'erano dei rettili velenosi, Matt
avrebbe avuto bisogno di me. Quindi scovai un vecchio vaso
da fiori, lo posai sotto la finestra, presi la mano che mi veniva
offerta e un istante dopo ero dentro.
I vecchi villini, destinati ai braccianti, avevano due stanze
al pianterreno e due al primo piano. Poich casa Witcher era
il risultato dell'unione di quattro diversi edifici, c'erano sedici
stanze da esplorare, una prospettiva che non mi allettava affatto,
considerate le condizioni di quella in cui ci trovavamo.
Le pareti, umide e malandate, erano di pietra nuda. Pezzi di
intonaco erano caduti a terra dal soffitto. Un'unica lampadina
pendeva da un filo elettrico. Rimanemmo in silenzio e io mi resi
conto di stare con le orecchie tese, pronta a cogliere il minimo
suono che ci indicasse la presenza di qualcun altro. Una luce si
accese, rivelando dei mucchietti di cenere sparsi sul pavimento.
Mi voltai a guardare Matt e vidi che aveva in mano una piccola
torcia dal raggio assai potente.
Ho portato un solo paio di guanti mi avvert. Non toccare
niente. La spocchia era sparita, sostituita da un comportamento
professionale consono al suo ruolo.
Il pavimento era rivestito di linoleum, su cui era posato un
tappeto. Quando ci camminai sopra, i miei piedi affondarono,
tanto era zuppo d'acqua. Addossata a una parete c'era una
poltrona con la struttura in legno e i cuscini ammuffiti.
Matt si avvi e io lo seguii in cucina.
Non riesco a credere che in questo posto abbia vissuto qualcuno
borbott tra s. Nella stanza c'era un lavello di pietra e,
all'interno del camino, una cucina economica piccola e antiquata.
Dei fili di paglia sbucavano dalla porta aperta del forno, in cui
un roditore doveva essersi costruito il nido.
L'umidit che impregnava l'aria si era infiltrata ovunque,
facendo marcire tutto: i pochi mobili rimasti, le tende lacere
che ancora erano appese alle finestre, i tappeti che giacevano
come pozzanghere a terra. Mi parve quasi di sentire l'odore
della carne decomposta.
Sbirciando attraverso i vetri luridi delle minuscole finestre
vidi il punto in cui, a un paio di metri dall'edificio, il terreno
si inabissava in uno strapiombo. La porta posteriore non
esisteva.
Un arco coperto da una tenda portava al secondo villino.
Ebbi un brivido quando la stoffa mi sfior la faccia, mentre
seguivo Matt in un bagno a dir poco essenziale. Il fetore che
usciva dalla tazza stava per farmi vomitare, cos proseguii nel
locale successivo, una sorta di laboratorio. Un vecchio banco
di formica si estendeva lungo due pareti e sotto la finestra era
situato un contenitore di vetro sporco e scheggiato, del tipo
adatto a tenere i pesci o le tartarughe, o magari i serpenti. Una
porta stretta, ora chiusa, costituiva forse l'accesso alle scale.
Sparso qua e l sul banco c'era qualche attrezzo arrugginito, ma
il mio sguardo fu attirato dalla pelle ormai secca di un rettile di
piccole dimensioni, arrotolata in un angolo.
 qualcosa di cui dobbiamo preoccuparci? chiese Matt.
Scossi il capo. Mi sembra che sia di un rettile della zona, che
comunque dev'essere morto da un pezzo. Hai detto che Saul
Witcher era la pecora nera della famiglia. Che cos'ha combinato
per farsi cacciare?
Matt si era gi spostato nel terzo villino e io lo seguii in una
piccola stanza, notevole solo per il suo squallore. Un muro
di mattoni era stato eretto nel punto in cui un tempo c'era la
porta d'ingresso e un altro simile bloccava quella che doveva
condurre alla cucina.
Perch rendere inutilizzabile l'accesso a una cucina? mi
domandai tra me, avvicinandomi a guardare. Matt illumin con
la torcia la cornice della porta. I mattoni erano vecchi, spezzati
in alcuni punti e irregolari, e la malta che li teneva uniti era
annerita dal tempo.
Forse questa parte della casa non  sicura ipotizz lui.
Troppo vicina allo strapiombo persino per i Witcher.
Non risposi, ma allungai una mano, preparandomi alla sensazione
di freddo che di sicuro avrei provato toccando la parete.
Non fu cos: i mattoni erano stranamente tiepidi.
Personalmente, penso che questo posto dovrebbe essere
demolito al pi presto comment Matt, passando nell'ultimo
villino. Prima di chiedergli di tornare indietro per appurare se
anche lui avvertiva quella lieve sensazione di calore, ebbi modo
di notare che in quella zona non c'era traccia di scale. Forse
erano situate nella cucina ora bloccata.
Il quarto villino era identico al primo: un piccolo soggiorno
squallido e una cucina modesta e male equipaggiata. Non ebbi
modo di trattenermi a lungo, perch Matt aveva aperto la porta
che dava su un'altra scala e aveva gi iniziato a salirla, portando
la torcia con s e lasciandomi al buio.
Mi inerpicai lungo i gradini stretti e ripidi. In cima c'era una
porta chiusa. Matt mi precedeva di poco e teneva la torcia puntata
verso il basso per illuminare il percorso, quando a un tratto
gir la testa, guardando al di sopra della spalla. Sul suo viso
comparve un'espressione preoccupata e, un attimo dopo, udii un
forte colpo dietro di me. Restammo l, avvolti dall'oscurit.
...
.
...
Capitolo 22.
...
.
...
Nonostante fossi sconvolta, non gridai. Sapevo che avevo bisogno
di silenzio per cogliere ogni eventuale rumore. Una
frazione di secondo prima che la porta sbattesse, avevo udito
un movimento nella stanza al pianterreno. La porta non si era
chiusa da sola, e ora mi domandavo se il responsabile del gesto
era rimasto dall'altra parte o era l con noi.
Non ti muovere. La voce di Matt risuon forte nello spazio
angusto, e forse troppo calma. Ho lasciato cadere quella maledetta
torcia e la scala mi sembra poco sicura.
Obbedii, cercando di liberare la mente dall'orribile pensiero
che ci fosse qualcun altro insieme a noi, qualcuno che all'improvviso
mi avrebbe afferrato brutalmente con una mano viscida. Non
riuscivo a dimenticare quanto era successo poco tempo prima.
Sapevo che era impossibile: quando la porta si era chiusa, Matt
la stava guardando e, se ci fosse stato qualcuno...
Mi costrinsi a stare tranquilla e immobile mentre lui frugava
per terra in cerca della torcia. Mi sfior la caviglia, ma io mi morsi
le labbra e continuai a tacere, contando mentalmente e decidendo
che, arrivata a cinquanta, mi sarei messa a strillare.
Poi un sottile raggio di luce comparve ai nostri piedi, cominciando
a dardeggiare qua e l. Rassicurati dal fatto che i
gradini erano tutti interi e, cosa pi importante, che sulla scala
c'eravamo solo noi, riprendemmo a salire.
Posa i piedi sulle estremit dei gradini mi istru Matt. E
non avvicinarti troppo a me. Sar stato un colpo di vento.
Mi pareva che quella sera non ci fosse un filo d'aria, ma non
era il momento di farglielo notare. Con un sospiro di sollievo
vidi che Matt era arrivato in cima e stava girando la maniglia.
Un filo di luce supplementare illumin le scale e, mentre salivo,
mi feci coraggio e mi voltai a guardare la porta che si era chiusa
alle nostre spalle.
Esplorammo in fretta due camere da letto, arredate in maniera
essenziale e incredibilmente sporche. Sbirciammo in un
armadio dov'era appesa una serie di abiti di cotone a fiori,
privi di forma. All'interno della seconda anta c'erano invece
tre vestiti da uomo. Diverse paia di scarpe erano allineate in
maniera ordinata sul fondo.
Sul pavimento di una delle camere c'erano due materassi
sudici, posati su assi nude e non dipinte, che in alcuni punti
erano marcite, rivelando il soffitto della stanza sottostante.
Sulla parete, tra i due materassi, era appesa una fotografia in
bianco e nero, racchiusa in una cornice di plastica. Mi avvicinai,
camminando con cautela.
La foto, ritagliata da un giornale che portava la data del 17
giugno 1956, raffigurava un gruppo di uomini vestiti con la
divisa da giocatori di cricket sullo sfondo di una casa in stile
Tudor. In seconda fila, un po' defilate, c'erano tre donne.
Fissai l'uomo al centro, che teneva in mano una piccola coppa
di peltro. Era giovane e aveva un viso aperto e piacevole. I
lineamenti erano marcati: occhi grandi, naso pronunciato, labbra
piene. I capelli, che dovevano essere castano chiaro, erano
tagliati corti, alla moda dell'epoca.
Quello  Walter disse Matt, facendomi sobbalzare poich
non mi ero resa conto che mi fosse arrivato alle spalle. Era ancora
capitano della squadra di cricket quando io ero piccolo.
In basso, alla base della foto, c'erano i nomi dei giocatori. Feci
scorrere il dito lungo la lista, cercando di collegarli ai volti. Tutti
i fratelli Witcher avevano giocato a cricket. Il pi alto e il pi
attraente era Archie: aveva i capelli pi scuri di quelli dei suoi
fratelli, gli occhi un po' a mandorla e il naso sottile, leggermente
arcuato. C'era in lui qualcosa di familiare, anche se non ero in
grado di associarlo a nessuno che conoscessi. Provai a immaginarmelo
con gli abiti sacerdotali, senza riuscirci. Era diverso
da tutti gli uomini di chiesa che avevo conosciuto.
Harry, l'ubriacone che era andato incontro a una morte violenta,
assomigliava un po' a Walter, anche se era pi piccolo,
grassoccio e quasi biondo. Saul, la pecora nera, richiamava invece
il fratello maggiore: stessa altezza, identici lineamenti. Era
possibile che si trattasse dell'uomo che era entrato in casa mia,
e forse era stato proprio lui a produrre i rumori che avevamo
sentito prima.
Dietro la villa c' un grande prato disse Matt, guardando
la fotografia. Il precedente proprietario l'ha livellato, trasformandolo
in un campo di cricket. Clive Ventry ha intenzione di
riportarlo alle condizioni originarie, sempre che rimanga qui
abbastanza a lungo.
L'argomento non mi interessava. I Witcher si assomigliano
molto osservai facendo scorrere il dito da Walter a Saul. Lo
conoscevi? chiesi, fermandomi su quest'ultimo.
Matt scosse il capo. Se n' andato prima che nascessi.
Potrebbe essere ancora vivo. E forse abita qui.
Non ci sono tracce della sua presenza.
In linea di principio non potevo non essere d'accordo. Eppure,
per qualche strana ragione, ero convinta che la casa non
fosse disabitata.
Perch  stato cacciato? tornai a domandare.
Nessuno lo sa, oppure, posto che qualcuno lo sappia, non
vuole parlarne. Ti sei imbattuta nel mistero del villaggio, Clara.
Anch'io mi sono incuriosito qualche anno fa, e sono andato a
esaminare i vecchi archivi, gi alla centrale.  accaduto tutto nel
1958, l'anno in cui  bruciata la chiesa. Saul si metteva di continuo
nei pasticci, ma la sua attivit delinquenziale  cessata di
colpo quell'anno.  allora che Harry e Archie se ne sono andati.
Anche se Harry  tornato una decina d'anni dopo.
Cos la chiesa era davvero bruciata nel 1958. Che cosa aveva
detto Violet in proposito? Possibile che non sapesse quello che
era successo?
C'era qualcosa di strano in quell'incendio continu Matt.
 tutto documentato, basta sapere dove guardare. I pompieri
sono stati chiamati solo alle prime ore del mattino e a quel
punto il fuoco si era quasi esaurito. Nessuno pens di allertare
la polizia, anche se questa, naturalmente, inizi a indagare
appena venne a conoscenza del fatto. E nonostante all'epoca il
villaggio fosse dotato di telefoni, nessuno chiese aiuto, con il
risultato che alcuni morirono.
Furono almeno in due a morire precisai ripensando alle tombe
che avevo visto quella sera. E uno di loro era il pastore.
Matt annu. Non doveva essere una novit. Il capitano non
abbandona la nave che affonda. Altri due sono morti un paio
di giorni dopo.
 stato Saul ad appiccare il fuoco?  per questo che l'hanno
cacciato?
Dai verbali non risulta. La polizia ha interrogato molti dei
presenti. Tutti hanno dichiarato di non aver visto niente, ma
hanno avanzato l'ipotesi che l'incendio fosse stato scatenato da
una candela, sostenendo che il reverendo e l'altro tizio, vedendo
le fiamme, avevano cercato di spegnerle ma erano rimasti
soffocati dal fumo.
Vuoi dire che tutte le dichiarazioni coincidevano?
Gi. Nessuno aveva visto niente, ma tutti avevano le idee
piuttosto chiare su come erano andate le cose.
E la polizia come ha reagito?
A quanto pare ci ha creduto. Non c' niente nei verbali che
dimostri il contrario.
Ma qualcuno dev'essere ancora vivo e sapr bene quello
che  successo. Ho parlato con Violet Buckler poco fa. Ha accennato
all'incendio, ma ha detto che quella sera lei non era in
chiesa.
L'intrigo si complica. Dovresti entrare nella polizia, Clara.
Indagare ti rende loquace.
Non seppi cosa rispondere. Matt, non pi interessato alla
fotografia, attravers la stanza, poi apr una porta di legno dipinto
e scomparve. Per evitare di seguirlo come un cagnolino,
mi avvicinai alla finestra che dava sul retro. Da una fessura nel
vetro mi arriv l'aria notturna, meravigliosamente profumata,
una ventata fresca dopo il puzzo che ristagnava all'interno
della casa.
In quel momento le nuvole sgombrarono il cielo e il paesaggio
sotto di me si rivel all'improvviso. Mi apparve il fazzoletto
di terreno roccioso che si stendeva sotto la casa, parzialmente
coperto da un intrico di cespugli di ginestra e di tassi, e poi lo
strapiombo che scendeva ripido per una ventina di metri per
poi digradare pi dolcemente per un tratto pi lungo. Chiss
come ci si doveva sentire a vivere cos vicini al bordo di un
abisso.
A un tratto, da un punto imprecisato sotto di me mi giunse un
suono familiare, anche se del tutto fuori luogo in quel contesto.
Eccolo di nuovo. Proveniva da dietro la siepe che bordava il
giardino, forse subito sotto la scarpata. Era simile al grido di un
gabbiano, ma in realt era il richiamo di un cigno muto.
La gente si immagina che i cigni muti non abbiano la capacit
di emettere versi, ma non  cos. Il fatto  che sono meno chiassosi
degli altri. Sibilano per difendersi, producono una sorta di sbuffo
e un lamento acuto, simile a quello del gabbiano. Li conoscevo
bene ed ero sicura che nei paraggi ce ne fosse uno.
Non sapevo spiegarmi perch un cigno muto se ne stesse cos
lontano dall'acqua proprio nel periodo della cova, ma poich il
verso che avevo udito non aveva niente di anormale, mi scostai
dalla finestra.
Stavo per girarmi quando notai le impronte. Qualcuno aveva
appoggiato le mani sul davanzale e sulla polvere spiccava chiaro
il segno delle dita. In quel momento udii un lieve sospiro.
Mi voltai di scatto, con la netta percezione di essere osservata.
Matt era sparito e io provai un attimo di terrore all'idea di
essere rimasta da sola in casa. Cercando di controllare il panico,
timorosa persino di chiamarlo, oltrepassai la porta e mi ritrovai
in un corridoio buio.
Ero sorpresa. Mi aspettavo che al piano superiore ci fossero
otto piccole camere da letto, adiacenti l'una all'altra. Dovevo
trovarmi al di sopra del terzo villino, quello in cui la cucina era
stata murata. Avevo due alternative: girare a sinistra e dirigermi
verso la facciata o proseguire dritta. Le assi del pavimento
cominciarono a scricchiolare. Udii un rumore di passi che si
avvicinavano e arretrai sulla difensiva, quando Matt apparve
all'estremit del corridoio.
Ci sono altre quattro camere da letto annunci. Quasi
vuote e senza traccia di impronte.
Gli riferii di quelle che avevo visto sulla finestra e lui mi
conferm di averle notate, aggiungendo che il mattino seguente
avrebbe mandato qualcuno a rilevarle.
Hanno l'aria di essere state lasciate da poco precisai. Se
Saul ha avuto dei guai con la polizia, nell'archivio dovrebbero
esserci tutti i suoi dati.
Matt scosse il capo, poco convinto. Anche se qualcuno 
entrato di recente, non  detto che si tratti di lui. Potrebbe essere
stato un ragazzino del luogo o un vagabondo.
E come avrebbe fatto a intrufolarsi qui dentro?
Le finestre di questo piano non sono sbarrate, il che rende
pi probabile l'ipotesi che si tratti di ragazzini piuttosto che di
un uomo anziano. Mi raccomando, non toccare niente. Scossi
il capo e lui mi pass accanto, addossandosi alla parete.
Abbiamo quasi finito disse. Voglio solo ispezionare le
due ultime stanze. Questo villino, il terzo, vero?, ha una pianta
diversa da quella degli altri.
Era arrivato davanti alla prima delle due porte aperte. Diede
un'occhiata all'interno e si blocc, permettendomi di raggiungerlo.
Il locale era privo di finestre, quindi dovemmo servirci
soltanto del raggio della sua torcia per esaminare l'oggetto che
era posato in mezzo alla stanza: un vecchio scrigno di legno scuro,
con delle cinghie di cuoio. Era piuttosto grande e di aspetto
robusto, finemente inciso con disegni di rose e foglie di edera.
Hai vinto tu disse Matt.
Che cosa?
Uno di noi due deve aprirlo. Io voto per te.
Non hai appena detto che non devo toccare niente?
Accenn un sorrisetto e si avvicin allo scrigno. Sperai che
fosse chiuso a chiave. Matt si accovacci e fece scattare le serrature,
guardandomi con un'aria fintamente impaurita. Lo
ricambiai sbarrando gli occhi, ma in realt ero piuttosto agitata.
Alz il coperchio di qualche centimetro e sbirci all'interno, poi
scatt all'indietro con un'espressione di ripugnanza e fu colto
da un conato di vomito.
Lo raggiunsi, tenendo una mano davanti alla bocca per soffocare
il gemito che stava per sfuggirmi, ma lui si volt con gli
occhi che ridevano e le braccia aperte in un gesto di resa.
Stavo scherzando si scus, come se volesse farsi perdonare.
Sei scemo?
Scusami.
Non mi sembri pentito. Mi sentivo profondamente umiliata.
Perch diavolo gli permettevo di prendersi gioco di me?
Allora, cosa c' l dentro?
Vecchie coperte. Mai sentito una puzza simile.
Ne avevo abbastanza. Volevo andare a casa, anche se avessi
dovuto tornarci da sola. Gli lanciai un'occhiata di fuoco e mi voltai.
Mi raggiunse prima che arrivassi alla fine del corridoio.
Bisogna che vada gli dissi.
Lo so, mi dispiace. Abbiamo quasi finito. Poi mi prese
la mano e mi condusse nell'ultima stanza, un locale lungo e
stretto con degli armadi a muro che correvano lungo tutta una
parete.
In quel momento sentii un'improvvisa corrente d'aria che
diffuse un nuovo odore, diverso dal tanfo stantio che aleggiava
nella casa, ma non del tutto gradevole. Un odore di cibo messo
a scaldare, qualcosa di modesto, come carne o fagioli in scatola,
che tuttavia si dissolse in un istante.
Matt stava cercando di aprire tutte le ante degli armadi senza
successo. Alcune erano chiuse, in altre il legno si era gonfiato
al punto da incastrarsi nella cornice.
D'accordo, diamoci un taglio convenne. Credo che nessuno
sia entrato qui dentro da un pezzo, ma i prossimi giorni mander
qualcuno dei miei uomini a verificare. Dovranno rilevare le
impronte ed  anche possibile che, alla luce del giorno, riescano
a vedere qualcosa che a noi  sfuggito.
Stavo per abbandonarmi a un sospiro di sollievo, ma non feci
neanche in tempo ad aprir bocca che udii uno schianto sotto di
noi e una sorta di gemito. I nostri sguardi si incrociarono per
una frazione di secondo, poi Matt attravers la stanza e, arrivato
alla soglia, si volt intimandomi di aspettarlo. Lo sentii correre
in corridoio.
E io, secondo lui, sarei dovuta restarmene l da sola al buio?
Era impensabile. Mi avviai in fretta e uscii nel corridoio. Senza
la torcia a illuminarlo, non c'era un filo di luce. Procedendo
con le braccia tese, ignorando l'umidit vischiosa delle pareti,
lo percorsi in senso inverso, cercando di ricordare dove fossero
le porte. Arrivata alle camere da letto, sentii Matt che scendeva
le scale. Lo rincorsi e scesi al pianterreno giusto in tempo per
vederlo sparire nel secondo villino.
Quando lo raggiunsi, Matt era in piedi davanti al banco della
stanza che fungeva da laboratorio e stava guardando fuori
dalla finestra. Il contenitore di vetro che avevamo notato prima
giaceva in frantumi sul pavimento irregolare. Le assi che in
precedenza coprivano la finestra penzolavano, parzialmente
staccate, lasciandoci esposti all'aria della notte.
Devo andare a controllare disse Matt, ma, mentre appoggiava
le mani sul banco, preparandosi a saltare all'esterno, udii
un rumore improvviso alle mie spalle e, voltandomi, vidi una
sagoma impressionante che mi arrivava addosso.
...
.
...
Capitolo 23.
...
.
...
Si lanci dritta verso il mio viso, con gli occhi neri che brillavano.
Arretrai vacillando, in un turbine d'aria, e provai un'intensa fitta
di dolore. In un attimo fu tutto finito e mi ritrovai avvinghiata
a Matt, con la faccia premuta contro la sua giacca. Colsi l'odore
del cuoio e la lieve fragranza d'erbe emanata dalla sua pelle, e
fui avvolta dal calore che si irradiava dal suo corpo.
Santo cielo esclam. Che cosa diavolo  stato?
Lo sapevo benissimo, l'avevo capito nell'istante stesso in cui
ero stata assalita, ma ora, mentre ero incerta se ridere o piangere,
il mio corpo era percorso da brividi.
Quell'affare maledetto era gigantesco! Merda!
Be', qualcuno doveva prendere in mano la situazione. Mi
divincolai, cercando di liberarmi. Lui afferr il messaggio e
allent la stretta.
Ti pare il modo di rivolgerti alla figlia di un arcidiacono?
gli domandai. Non rispose, forse perch in quel momento non
sarebbe riuscito a pronunciare altro che volgarit.
Era un allocco continuai. Uno degli uccelli notturni pi
comuni da queste parti. Di solito nidifica sugli alberi...
Mi interruppi: non era n il tempo n il luogo per impartirgli
una lezione di ornitologia. Ormai mi ero ripresa e mi stavo
godendo l'espressione di imbarazzo che aveva stampata sul
viso. Da un luogo imprecisato arriv di nuovo il verso del
cigno muto.
Forse ce ne sono due disse Matt dopo un attimo. Il rumore
che abbiamo udito dev'essere stato provocato dal primo. Ci
ha sentito camminare al piano di sopra e, colto dal panico, ha
rovesciato il contenitore di vetro.
Gi, poi ha staccato i chiodi che tenevano ferme le assi, pensai,
ma mi trattenni dal formulare ad alta voce il mio commento,
anche perch Matt poteva avere ragione. Era il periodo in cui
gli allocchi nidificano, quindi non era strano che ce ne fossero
due nella propriet. Forse le assi erano marce e, se uno di loro
vi si fosse scagliato contro, le avrebbe smosse facilmente.
Comunque io ne avevo abbastanza di quell'atmosfera sinistra
e, poich sentivo il bisogno di una spiegazione razionale,
mi feci andar bene la teoria dei due allocchi. Senza contare che
ero appena stata tra le braccia di un uomo, e la mia mente era
poco lucida.
Dimmi una cosa mi chiese Matt, che sembrava tornato
padrone di s. Sei stata tu ad abbracciarmi o viceversa?
Era tempo di muoversi. Stavo per lasciare la stanza, quando
il mio sguardo fu attirato da un oggetto che giaceva nel camino.
Mi avvicinai.
Su, Clara, adesso basta. Andiamocene.
Mi chinai e, ignorando il suo ordine di non toccare niente,
allungai la mano e raccolsi la cosa sgualcita e quasi trasparente
che all'inizio avevo scambiato per un pezzo di carta velina. Era
asciutta, morbida e delicata, dotata di un'insolita bellezza e
coperta di macchie regolari che riconobbi subito. Mi alzai e la
tenni sospesa, cercando di calcolarne la lunghezza. Poco meno
di due metri.
Oh, merda esclam Matt.
Ci che avevo in mano era la pelle di un serpente. Poich non
 in grado di estendersi come quella umana, pi o meno ogni
due o tre mesi il rettile la cambia. Nel periodo della muta smette
di mangiare, i suoi movimenti rallentano e assume uno sguardo
spento. Poi sguscia fuori dall'involucro, abbandonandolo come
un vestito usato.
 possibile che una biscia raggiunga queste dimensioni?
chiese Matt. Non mi curai di replicare perch, dal tono della
domanda, avevo capito che conosceva gi la risposta.
Non c'era quando siamo passati prima osservai.
 assurdo, forse non l'abbiamo notata.
Se ci fosse stata me ne sarei accorta.
L'ha lasciata il taipan?
Non lo so. Non sono cos esperta da riconoscere i disegni
delle squame. E poi...
Che cosa? mi domand Matt con un sospiro.
Sembra pi lunga.
Finalmente eravamo fuori. Che sollievo respirare di nuovo l'aria
fresca e profumata! Con l'aiuto di una pietra, Matt aveva inchiodato
di nuovo le assi alle rispettive finestre e aveva richiuso il
lucchetto sul cancello. La casa dei Witcher era tornata a essere
una fortezza difficile da penetrare.
Mentre camminavamo verso il parco comunale, guardai l'orologio:
era quasi mezzanotte. Non credevo che fossimo rimasti
l dentro cos a lungo. Avevo con me la pelle del rettile. Avevo
chiesto a Matt se potevo tenerla per un paio di giorni per farla
esaminare da un esperto, e lui aveva acconsentito, seppure con
riluttanza, a condizione che non la perdessi di vista nemmeno
un istante.
Oltrepassammo il vialetto che portava a casa di Matt e raggiungemmo
Bourne Lane. Il profumo delle rose mi colp, facendomi
pensare ai vecchi tempi, alla mamma quando stava ancora bene,
ai giorni passati per sempre. Sentendo un gran bisogno di stare
da sola, mi voltai verso Matt.
Non  necessario che mi accompagni oltre. Ormai sono
arrivata.
Stai sanguinando osserv, toccandomi la tempia nel punto
in cui l'allocco mi aveva colpita. Il contatto mi fece sobbalzare.
Lui si guard la mano, su cui spiccava una piccola macchia di
sangue. Un'altra cicatrice, pensai. E questa volta sul lato intatto
del mio viso. Di solito ci vuole ben altro che un graffio di un
rapace per farmi piangere, ma ero stanca. Non riuscii a trattenere
le lacrime e forse la luce della luna le fece brillare, perch Matt
aggrott la fronte e io capii che le aveva notate.
Mi dispiace per tua madre disse piano. Trattenni il respiro
e mi morsi le labbra. Un conto era piangere in silenzio, un altro
era mettermi a singhiozzare davanti a qualcuno che conoscevo
appena. Dovevo andarmene, tornare nel mio spazio protetto.
Ma rimasi l.
Come fai a sapere tante cose su di me? gli domandai.
Questo  un posto piccolo, Clara. Si danno tutti un gran
daffare per conoscere i fatti degli altri.
E io che mi ero trasferita qui per starmene in pace. Io non
sono cos osservai con aria cupa.
 vero. Poi, appoggiandomi delicatamente una mano sulla
spalla, mi scort lungo la strada.
Mi avviai in silenzio senza discutere, chiedendomi cosa avrebbero
pensato i vicini se ci avessero visti insieme a quest'ora, per
giunta con il braccio di Matt che mi circondava le spalle.
Avevamo raggiunto l'imboccatura del mio vialetto, ma lui non
accennava ad andarsene. Procedemmo sui ciottoli, mentre mi
frugavo in tasca alla ricerca delle chiavi e pensavo: "Be', adesso
mi saluter". Poi infilai la chiave nella toppa e mi voltai, senza
sapere bene cosa dire.
Grazie bofonchiai, rendendomi conto immediatamente che
non era l'espressione pi appropriata. Di che cosa lo ringraziavo?
Di avermi fatto vivere attimi di terrore? Di avermi trascinata in
un'avventura che si era conclusa con l'aggressione di un allocco
in preda al panico?
Voglio dare un'occhiata a quel taglio disse, facendomi
cenno di precederlo all'interno. A meno che tu non preferisca
svegliare Sally.
Non preoccuparti,  una sciocchezza. Mi capita spesso di
farmi dei piccoli tagli come questo. Ma lui non si mosse, cos
mi diressi verso la cucina, consapevole del fatto che mi stava
seguendo. Mi avvicinai al lavello, desiderosa di sbrigarmela
al pi presto, feci scorrere l'acqua calda, poi tirai fuori del disinfettante
da un armadietto. Lui me lo tolse di mano, riemp
d'acqua una tazza e mi fece sedere al tavolo, sistemandosi di
fronte a me.
Sono pratico di pronto soccorso disse, prendendo un rotolo
di carta da cucina, bagnandone un pezzo e impregnandolo con
il disinfettante. Non hai idea di quanti corsi ci facciano seguire
alla polizia. Tutto per rimettere in sesto i sospetti dopo che li
abbiamo conciati per le feste. Questo ti brucer.
Ahi!
Adesso sai come si sentono i tuoi tassi. Ne hai ricuciti altri
oggi?
No, ho salvato un cigno risposi, pensando che non solo era
al corrente della mia vita privata, ma sapeva esattamente quello
che succedeva in clinica.
Sta' ferma disse, appoggiandomi una mano calda sul collo
per essere sicuro che non mi muovessi. Un cigno pu anche
spezzarti un braccio.
Non essere ridicolo.
Lo sanno tutti. Un colpo d'ala di un cigno di grandi dimensioni
 in grado di provocare una frattura.
Sospirai. Se una persona anziana, affetta da una forma acuta
di osteoporosi, si mettesse in piedi con un braccio teso orizzontalmente
e un cigno, lanciandosi su di lei da notevole altezza, glielo
colpisse in velocit, allora s che potrebbe verificarsi una frattura.
Ma in altre circostanze... Sarebbe come dire che un pettirosso
pu spezzarti il collo soltanto perch, svolazzandoti davanti, ti
fa inciampare e cadere. Non so se mi sono spiegata.
Alla perfezione. Matt mi guardava con un'aria tra il riflessivo
e il divertito. Mi fa piacere saperlo. Sar pi tranquillo la
prossima volta che vedo un cigno. Hai freddo?
No, ma l'acqua mi sta colando sul collo. Era vero, ma non
era quello il motivo per cui ero stata colta da un brivido. Il fatto
era che non ero abituata a essere toccata in quel modo, e per
giunta da un uomo.
Matt si alz, prese un asciugamano e, invece di porgermelo,
me lo avvolse intorno al collo infilando i lembi nell'apertura
del maglione. La manovra fece s che mi venisse molto vicino,
violando i confini di quello spazio personale che in genere difendo
con tutta me stessa. Indifferente al mio disagio, continu
a tamponare la ferita, anche se ormai doveva essere perfettamente
pulita.
 vero che nei monti Appalachi molti di quelli che vanno
a caccia di serpenti muoiono dopo essere stati morsicati? mi
domand.
Oh, santo cielo, ma dove le trovi queste frottole? Non ti sarai
per caso comprato un libro? Cos', Tutto quello che volete sapere
sui rettili e non avete mai osato chiedere?
Si ferm e abbass gli occhi sulla tazza, sforzandosi di restare
serio.
 intitolato I serpenti: fatti e leggende confess, tornando a
guardarmi. L'ho trovato in biblioteca.
Non sapevo cosa dire. Aveva forse preso in prestito un libro
con l'unico scopo di provocarmi?
Ho preso anche Rettili velenosi di tutto il mondo, Rettili dell'Inghilterra
e L'arte di allevare i serpenti. Sto diventando un vero
esperto.
Provai una punta di delusione. Il suo bisogno di informarsi
non aveva niente a che vedere con me: si stava semplicemente
aggiornando per risolvere il problema che assillava il villaggio.
A questo punto si alz.
Ora devo andare disse, dirigendosi verso la porta. A chi
farai vedere la pelle che hai trovato questa sera?
A un tizio che si chiama Sean North. Abita qui vicino. ...
So chi .
Si era irrigidito. Il taipan  stato affidato a lui?
S dissi, con un improvviso senso di agitazione, come quello
che mi assaliva a scuola quando il preside mi convocava nel suo
ufficio. Perch,  un problema?
Rimase in silenzio un attimo, come se stesse riflettendo. Forse
no disse poi. Lo conosci bene? continu, guardandomi pi
intensamente del necessario. Scossi il capo.
L'ho incontrato per la prima volta sabato, ma  una delle
persone pi qualificate in questo campo.
Si ferm sulla soglia, con una mano appoggiata alla maniglia.
Era ridicolo e soprattutto non era da me, ma non volevo che
se ne andasse.
Grazie per avermi tenuto compagnia nella casa dei fantasmi.
Appena sai qualcosa su quella pelle, ti prego di riferirmelo.
Poi usc.
...
.
...
Capitolo 24.
...
.
...
La sveglia suon alla solita ora, sottraendomi a un sonno senza
sogni. Provai un'inconsueta tristezza e rimasi a letto - fatto
piuttosto raro - ad ascoltare gli uccelli che cantavano in giardino,
pervasa da un inspiegabile senso di perdita. Era qualcosa
che andava ben al di l del dolore per la morte di mia madre.
Restai l per una ventina di minuti, chiedendomi se sarei mai
stata in grado di alzarmi.
Alla fine mi tirai su - le vecchie abitudini sono dure a morire - e
scesi le scale con la percezione che in casa ci fosse qualcosa di diverso,
di sbagliato, anche se non riuscivo a definirlo con esattezza.
A un tratto capii. C'era un silenzio innaturale.
La gabbia dei barbagianni era ancora sul banco della cucina,
ma era aperta e il coperchio le era stato posato accanto. Nel
corso degli ultimi dieci giorni ero stata svegliata dal baccano dei
piccoli che reclamavano la colazione, ma quella mattina tutto
taceva. Lanciai un'occhiata alla porta posteriore. Il chiavistello
che avevo montato era chiuso e anche l'ingresso principale era
sbarrato. Tornai in cucina e con qualche riluttanza, come per
evitare brutte sorprese, sbirciai all'interno della gabbia.
Avvertii quasi un senso di sollievo nel trovarla vuota. Mi
guardai attorno in cerca dei piccoli, come se, per uno scherzo
della natura, avessero imparato a volare prima del tempo, ma
non vidi nulla. Perlustrai rapidamente il resto della casa: nemmeno
una finestra aperta.
Chi diavolo poteva aver rubato i piccoli di barbagianni? E
come aveva fatto? Gli uccelli erano l quando ero andata a letto,
e poi alle tre, quando mi ero alzata per dar loro da mangiare.
Eppure, per la seconda volta, qualcuno era entrato in casa mia.
Io non credevo nei fantasmi, ma i piccoli erano spariti.
Denunciai la scomparsa, ma l'agente che prese la telefonata,
pur trattandomi con cortesia, non si dimostr particolarmente
interessato all'incidente, il che forse era comprensibile visto
che, secondo la polizia, la prima effrazione che avevo subito
era stata un parto della mia fantasia.
Non mi ero rivolta a Matt, anche perch non avevo bisogno di
uno psicologo per capire che la depressione che mi aveva colto
al risveglio dipendeva in qualche modo anche da lui. La sua
presenza, pure nelle strane circostanze che parevano caratterizzare
i nostri incontri, aveva un effetto negativo su di me.
Una serie di nuovi arrivi mi aveva tenuta occupata in clinica fin
dopo le sette. Quando finalmente ero riuscita ad andarmene,
mi ero diretta a casa di Violet. Gi al mattino, prima di recarmi
al lavoro, avevo fatto una breve puntata per vedere come
stavano lei e Bennie. Non si ricordava di avermi incontrata la
sera precedente, ma era sembrata contenta della mia visita,
soprattutto quando avevo cominciato a prodigarmi per il suo
cagnolino. Le avevo portato del pane fresco con la scusa che ne
avevo comprato troppo per me, le avevo preparato il t e avevo
attizzato il fuoco.
Le avevo raccomandato di non portare fuori Bennie e, non
fidandomi della sua memoria, avevo appiccicato un biglietto
alla porta d'ingresso. Poi l'avevo lasciata alla sua giornata
triste e fredda, promettendole che sarei tornata la sera con le
medicine.
E ora ero l, con i farmaci adatti allo scompenso cardiaco di
Bennie, del cibo per cani anziani costosissimo e degli integratori
alimentari. Ero quasi certa di aver buttato via il mio denaro,
ma volevo solo fare qualcosa di utile per quelle due povere
creature.
Bussai alla porta e fui piacevolmente sorpresa quando mi
ritrovai davanti Sally, infermiera domiciliare, vicina di casa e
dispensatrice dei migliori sandwich alla pancetta della zona.
Ciao, vieni dentro mi disse, precedendomi nello stretto
corridoio. Violet mi ha parlato di te. Sei sulla bocca di tutti.
Mi ha detto che ha qualcosa da raccontarti.
Si ricorda di me?
Oh, la sua memoria va e viene, anche se  difficile prevederne
l'andamento.
Quando mi vide, Violet prov ad alzarsi, ma lo sforzo si
rivel eccessivo. Le feci cenno di non disturbarsi e mi chinai a
osservare il cane, che giaceva ansimante sul tappeto.
Com' andata oggi, Violet? le chiesi.
Mi sembra che stia migliorando.
La diagnosi era pi ottimistica che accurata. Bennie era ancora
grave. Gli feci un'iniezione, poi raccolsi la sua ciotola con
l'intenzione di lavarla prima di dargli da mangiare.
Avevi torto, cara mi disse Violet, allungando una mano per
fermarmi mentre tornavo da Bennie. Walter non  morto. Mi
 tornato in mente questa mattina, dopo che te ne sei andata. 
all'ospedale per una serie di controlli, ma verr a casa presto.
Me l'ha detto lui stesso.
Lasciai che mi prendesse la mano e a mia volta accarezzai la
sua. La sua pelle era morbida come quella di un bambino, solo
molto pi flaccida e priva di consistenza.
Violet, mi dispiace, ma... Mi interruppi, fissando Sally.
Quello era il suo campo, io mi occupavo di animali malati.
Sally lanci un'occhiata a Violet, evidentemente a corto di
parole.
Tu devi saperlo, cara. L'avrai ben visto all'ospedale.
Non  pi l, Violet. Disgraziatamente non sappiamo dove
sia finito.
Guardai Sally, inarcando le sopracciglia, poi tornai a posare
gli occhi su Violet, senza sapere fin dove potevo spingermi.
Insomma, ragazze, sono stata una donna sposata. Non mi
scandalizzo facilmente.
Sally fece un mezzo sorriso e si decise a parlare. Ho fatto
qualche indagine, oggi. Walter  stato ricoverato il 28 agosto
dell'anno scorso. Potrei anche rivelarvi in quale reparto fosse e
le cure che ha ricevuto, anche se forse non dovrei. Comunque,
 andato via via migliorando fino al 6 settembre.
E a quel punto cosa  successo? le chiesi. Violet, che era
seduta tra noi, sembrava completamente assorbita dalla conversazione.
Persino il colore dei suoi occhi aveva assunto una
sfumatura pi brillante.
Non lo so rispose Sally. La settimana scorsa abbiamo avuto
un blocco del sistema informatico che si  protratto per un'ora,
con il risultato che molti file sono andati perduti, compresi tutti
quelli riguardanti il reparto geriatria) dall'inizio di settembre
fino alla fine del mese. Possiamo recuperarli, naturalmente.
L'ospedale ha un sistema di backup, ma i dischi sono conservati
fuori sede e ci vorranno settimane per averli.
C' qualcuno del personale che si ricorda di lui? chiesi.
Non ho trovato nessuno. Negli ultimi sei mesi c' stato un
gran viavai, ed  anche possibile che le infermiere che si sono
occupate di lui si siano trasferite. Per non ho avuto molto
tempo per informarmi.
E gli archivi dell'obitorio?
Quelli li ho controllati. Pure l i dati informatici sono andati
perduti, ma esiste anche una versione cartacea che, a detta
degli impiegati,  completa. Li ho verificati da luglio fino alla
fine dell'anno. Ho trovato solo Edeline, che  deceduta il 17
novembre, ma di Walter nessuna traccia. Quindi, finch non ci
arrivano i dischi del backup, possiamo presumere che Violet
abbia ragione e che Walter non sia affatto morto.
Una domanda non formulata aleggiava tra di noi. Se Walter
era vivo, dove si trovava?
 stata Edeline a dirmi che era morto insistetti, ancora incredula.
E ha dato la stessa versione anche al vicario. Perch
avrebbe dovuto farlo se non corrispondeva alla verit?
Per Edeline mentire era facile come respirare disse Violet con
una voce diversa, pi giovane del solito e molto meno gentile.
Sally e io ci scambiammo un'occhiata.
Walter aveva dei fratelli osservai, restia ad accettare il fatto
che proprio lui fosse entrato in casa mia per ben due volte. Me
l'hai detto tu ieri sera, ma io non ci ho badato. Se non sbaglio
si chiamavano Harry, Archie e Saul.
C'era anche Ulfred aggiunse lei con un brivido. Un tipo
davvero strano. Mi sentivo sempre a disagio quando era presente.
Chi era? le chiesi.
Il pi giovane, se non sbaglio. Poi si batt un dito sulla
tempia. Era bacato in testa. Viveva con Walter e Edeline, nella
parte di casa che occupavano loro. Immagino che fosse Edeline
a prendersi cura di lui. Non era in grado di parlare, ma emetteva
gemiti agghiaccianti. E poi c'erano i serpenti. Non chiedetemi
perch, ma Ulfred aveva sempre un serpente tra le mani.
...
.
...
Capitolo 25.
...
.
...
Violet rabbrivid di nuovo. Quelle orribili bestie viscide. Non
posso sopportarle.
Mi sforzai di restare calma e, lanciando un'occhiata a Sally,
compresi che lei condivideva il mio stato d'animo.
Cos i Witcher erano in cinque commentai.
E abitavano tutti insieme in quella casa scomoda aggiunse
Sally a bassa voce.
E l'ultimo dei fratelli era... disturbato. Guardai Violet,
augurandomi che restasse ancora lucida almeno per un po'.
Lei mi ricambi lo sguardo e a me parve di veder balenare
qualcosa nella profondit azzurra dei suoi occhi. Ci fiss incerta,
e in quell'istante io capii. C'erano cose che sapeva, ma non si
fidava a parlarne.
Ieri sera ho visto una fotografia continuai, cercando di
trovare il modo di farle dire di pi senza intimorirla. Era stata
ritagliata da un giornale e raffigurava una squadra di cricket.
C'erano Walter, Harry, Saul e Archie.
Violet cerc di alzarsi, ma vacill, e Sally si precipit ad aiutarla.
Poi attravers lentamente la stanza e, arrivata al cassettone,
apr il secondo cassetto da cui estrasse un vecchio album di
fotografie che cominci a sfogliare. Quando trov quello che
stava cercando torn indietro, sempre sostenuta da Sally.
E questa la foto? mi domand.
S risposi. Il ritaglio di giornale era identico a quello che
avevo visto a casa Witcher la notte precedente. Scorsi l'elenco
dei nomi e vi trovai quello di Jim Buckler, il marito di Violet,
anche se all'epoca in cui la fotografia era stata scattata non erano
ancora sposati. Era in seconda fila, un ragazzo alto e dinoccolato
dall'aria molto giovane. Immaginai che potesse avere i capelli
rossi e le lentiggini, anche se era difficile dirlo visto che la foto
era in bianco e nero. Nel frattempo anche Sally, esattamente
come avevo fatto io la notte prima, stava tentando di associare
i volti dei fratelli Witcher ai rispettivi nomi.
Non vedo Ulfred borbott. Archie  davvero attraente,
non ti pare? Mi ricorda qualcuno, ma non so chi. Non aveva
una famiglia?
Non saprei. A un certo punto  emigrato. Chi sono le donne?
Siamo io e la mia amica Ruby intervenne Violet. E l'altra
 Edeline. Anche se lei non veniva per dare una mano, ma solo
per chiacchierare con i ragazzi.
Guardandole, non era difficile individuare a chi corrispondessero
le immagini. Violet era piccola e snella, di una bellezza
tranquilla e poco appariscente, mentre Ruby era pi robusta e
bruttina. Ma Edeline le eclissava entrambe. Era un bel po' pi
alta di loro e aveva il fisico a clessidra tipico delle star degli anni
Cinquanta. Indossava un paio di pantaloni aderenti al polpaccio
e una camicetta con la scollatura profonda che lasciava ben poco
all'immaginazione.
Non era Ruby l'amica che era in chiesa la sera in cui  bruciata?
azzardai. Negli occhi di Violet comparve un lampo di
inquietudine.
Non ne so molto. Mio padre non voleva che frequentassi
quel posto, in particolare dopo l'arrivo del nuovo pastore. Ma
qualcosa mi hanno raccontato, soprattutto Jim, che ha seguito
le funzioni per un po'. Finch...
Fino alla sera dell'incendio? le suggerii. Violet annu.
Di quale incendio stai parlando? si intromise Sally con mia
grande irritazione.
Io non c'ero ripet Violet, sempre pi agitata.
Lo so, lo so, me l'hai gi detto. E che cosa mi racconti di
Ulfred?
Violet rimase a lungo in silenzio, tanto che stavo per rinunciare
all'idea di ottenere una risposta, quando si guard attorno
come se percepisse una presenza invisibile. La sua reazione era
cos intensa che fui tentata di imitarla.
Dicono che fosse posseduto mi sussurr poi.
Sally scoppi a ridere e si appoggi allo schienale, mentre
io provai l'improvvisa sensazione che qualcosa di freddo mi
premesse sulla nuca.
Posseduto dal diavolo? chiesi, e Violet annu di nuovo.
Oh, Clara, ma cosa ti viene in mente? protest Sally.
La Chiesa cattolica ha circa duecento esorcisti, e persino
gli anglicani possono contare su un certo numero di religiosi
addestrati in questo tipo di pratiche. Io non credo nel demonio
e nemmeno tu, ne sono certa aggiunsi a beneficio di Violet,
perch non mi piaceva l'espressione terrorizzata che aveva
assunto il suo viso. Ma sono in molti a essere convinti della
sua esistenza e comunque, negli anni Cinquanta, la gente era
pi superstiziosa di adesso.
Ignorando Sally, Violet si protese verso di me. Correva voce
che fosse stato il diavolo a ridurlo cos.
Alludi al fatto che fosse muto?
Oh, non solo quello. C'erano volte in cui pareva impazzito.
Lo si sentiva urlare, emettere dei suoni orribili, o rompere tutto
quello che gli capitava sottomano.
Chi si occupava di lui? chiese Sally con aria diffidente.
I suoi fratelli, soprattutto Walter rispose Violet, abbassando
lo sguardo. Quando succedeva, ci intrufolavamo nel giardino.
Non era necessario entrare in casa per sentirlo. Lo so che non
avremmo dovuto farlo, ma eravamo giovani e incoscienti.
Capisco.
E dopo, quando Walter o gli altri comparivano, sembrava che
fossero stati coinvolti in una rissa. Erano pieni di lividi, magari
con un occhio nero. Il problema non era solo la violenza. Ulfred
faceva anche dell'altro, cose oscene.
Lanciai un'occhiata a Sally, che si strinse appena nelle spalle.
Violet, invece, aveva un'aria profondamente infelice, tanto che
decisi di non insistere. Avevo un'idea abbastanza precisa del
significato della sua allusione.
Ma l'hanno curato? Hanno cercato di aiutarlo? domandai,
sapendo che l'aiuto riservato alle persone che si consideravano
possedute era di un unico tipo.
Non lo so, davvero... a parte le voci che giravano.
E cio?
Pare che lo legassero e lo tenessero l senza dargli da mangiare.
Per giorni, a volte per settimane.
Non  possibile esclam Sally esasperata.
Le lanciai un'occhiata, poi mi rivolsi nuovamente a Violet.
Capisco i mezzi di contenzione, soprattutto se era violento. Ma
perch fargli patire la fame? Cosa pensavano di ottenere?
Dicevano che li aiutava a pregare. Il reverendo e gli altri si
recavano a casa sua o talvolta lo portavano in chiesa per pregare
nella speranza di scacciare il demonio che aveva dentro. Ma io
non credo che funzionasse perch, qualche giorno dopo, ecco
spuntare di nuovo Ulfred, sanguinante e coperto di lividi.
Avete finito con queste sciocchezze? sbott Sally, perdendo
la pazienza. Altro che posseduto, Ulfred era malato. Avrebbe
dovuto essere ricoverato.
Lo so, cara disse Violet. Anche a me non sembrava giusto,
ma io ero solo una ragazza. Il reverendo e gli altri erano pi
grandi e apparivano cos sicuri. Cosa potevo fare?
Anche Walter era d'accordo? domand Sally.
Non lo so. Avevo sentito dire che aveva litigato con il reverendo,
ma quest'ultimo aveva l'appoggio incondizionato della
moglie e degli altri fratelli. Quell'uomo godeva di molti consensi
tra gli abitanti del villaggio. Che cosa avrebbe dovuto fare?
Avrebbe dovuto liberarsene comment Sally.
Comunque mor nell'incendio. Ho visto la sua tomba nel
cimitero. Violet, devo chiederti una cosa importante continuai,
chinandomi verso di lei. Ti ricordi dove si trova Ulfred
adesso?
Lei sospir e scosse il capo.  morto da un pezzo, cara. Dicono
che sia annegato nel fiume. Ho provato un gran sollievo quando
l'ho saputo. Per noi, ma soprattutto per lui, pover'uomo.
Mi sentii mancare il respiro. Un possibile indiziato era appena
sbucato dal nulla ed era gi sparito. Mi resi improvvisamente
conto che doveva essere passato un bel po' di tempo e guardai
l'orologio. Anche se avessi guidato a velocit folle, sarei arrivata
in ritardo. Mi scusai con Violet e promisi di tornare a trovarla il
giorno seguente. Sally mi accompagn alla porta.
Matt mi ha detto di tua madre. Mi dispiace molto. Spero che
non si sia trattato di una morte improvvisa.
No mormorai. Era malata da un pezzo.
Fantastico. Proprio quando iniziavo a sentirmi pi a mio agio
con Sally, ecco che lei aveva un'altra scusa per preoccuparsi di
me. Avrebbe preso a starmi addosso, chiedendomi come stavo,
invitandomi a cena, aspettandosi che mi confidassi. Ne avevo
conosciute tante come lei. Quasi a conferma dei miei sospetti,
mi domand: Perch non vieni a mangiare qualcosa da me
pi tardi?.
Sei molto gentile risposi, aprendo la porta. Ma non ho idea
di quando rientrer. Mi avviai verso la macchina e mi sedetti
senza guardarmi indietro. Mentre mi allontanavo, cominciai a
pentirmi di essere stata cos sgarbata. Sally non se lo meritava,
ma forse era meglio cos.
E poi, avevo da fare. Dovevo incontrare un noto esperto di
serpenti.
...
.
...
Capitolo 26.
...
.
...
Imboccai una curva e iniziai a scendere verso Lyme Regis. Non
mancava molto al tramonto e il sole era basso all'orizzonte. Entrai
in citt, ma, prima di arrivare al mare, accostai per verificare
la direzione che dovevo prendere. Forse mi ero fermata troppo
bruscamente, perch l'utilitaria grigio metallizzato che avevo
alle spalle mi evit per un pelo. Mi voltai con un cenno di scusa,
ma l'auto acceler e mi super rapida per continuare la discesa.
Prima di rimettere in moto, controllai che non arrivasse nessuno,
poi partii e svoltai a destra. A un certo punto dovetti smontare
per alzare una vecchia sbarra di legno che bloccava l'accesso
alla strada sterrata. Mi trovavo sulla famosa scogliera di Lyme,
una riserva naturale che ospitava orchidee rare, una serie di
insetti introvabili altrove e Sean North, il famoso erpetologo e
star della televisione.
Arrivata alla fine della strada, parcheggiai vicino alla sua
Land Rover scassata, poi mi infilai la busta sotto il braccio
e mi diressi verso la villetta di legno a un piano in mezzo ai
frassini. Era dipinta di blu e sembrava la cabina di un centro
balneare. L'avevo gi vista molte volte, chiedendomi chi potesse
vivere in un posto del genere, ma mai e poi mai sarei riuscita
a indovinarlo.
Con la sensazione di avere una famiglia di grilli nello stomaco,
mi avvicinai alla porta, ma non ebbi bisogno di bussare.
"C." diceva il biglietto appiccicato al legno "6 in ritardo",
seguito da una serie di punti esclamativi. "Sono andato a dare
un'occhiata a un nido. Se puoi, aspettami. Torno presto. S."
Per un attimo valutai la possibilit di lasciare la busta sulla
soglia e di telefonargli il mattino dopo. Era quella la decisione
che avrei preso una settimana prima, anche se avevo promesso
di non perdere di vista il pacchetto, ma non avevo alcuna voglia
di tornarmene al villaggio dove abitavo, infestato di serpenti e
carico di misteri.
Cos mi mossi in direzione della strada costiera e cominciai
a seguire il percorso tortuoso che si snodava lungo il terreno
sottostante la scogliera, in attesa che la brezza proveniente dal
mare arruffasse le cime degli alberi, disegnando piccoli cerchi
di luce che si sarebbero messi a danzare nel sottobosco come
monete sparpagliate dalla mano di un gigante.
L'ampia terrazza era stata prodotta nel corso dei secoli da una
serie di frane, un fenomeno comune su questo tratto di costa.
La pi significativa si era verificata attorno al Natale del 1839.
Per un paio di giorni circa sei ettari e mezzo di terra, comprendenti
campi coltivati e otto milioni di tonnellate di pietrisco, si
erano staccati dalla scogliera ed erano scivolati verso il mare,
creando un baratro profondo quaranta metri e lungo pi di un
chilometro e mezzo. Da allora le sue pareti ripide erano state
ulteriormente erose dalle intemperie e da smottamenti di minore
entit, ed erano state ricoperte da una vegetazione quasi
impenetrabile.
Nel corso dei secoli erano stati in molti a rimanere affascinati
da questa localit, e lo stesso era capitato a me. Ero stupita che
secoli di devastazione potessero aver prodotto un luogo dove
si provava un grande senso di pace e, dietro l'apparente bellezza,
si celava il pericolo. Quando venivamo a passeggiare da
queste parti, mio padre mi raccomandava sempre di fare molta
attenzione. Anche se si era a poca distanza dalla citt, bastava
allontanarsi dal sentiero e incappare in qualche piccolo infortunio,
cosa tutt'altro che improbabile dato il numero di solchi e
spaccature presenti nel terreno, per non venire pi ritrovati.
Raggiunsi una panca di legno e mi sedetti. Il sole stava per
scomparire, ma non era uno spettacolo tranquillo. Grandi fasci
di luce saettavano sull'acqua, trasformando la superficie ondosa
in una massa argentea e scintillante.
Ero l seduta a guardare l'oceano e mi chiedevo cosa diavolo
avrei fatto quando mi fosse stata confermata l'origine della pelle
di serpente contenuta nella busta marrone che tenevo sotto il mio
braccio sinistro. Niente, era l'unica risposta possibile. Ero una
veterinaria specializzata in animali selvatici. Curavo i conigli
e gli istrici. Eppure...
L'uomo anziano che avevo visto due volte assomigliava
molto a Walter. Era indubbio, quello che stava succedendo nel
villaggio era legato in qualche modo ai fratelli Witcher e alla loro
casa. Sarei mai riuscita a rintracciare qualcuno di loro? Due su
cinque erano morti: Harry era in chiesa quando era scoppiato
l'incendio, Ulfred era annegato molto tempo prima. Restavano
Archie, Saul e lo stesso Walter.
Archie si era trasferito in America e quindi sarebbe stato quasi
impossibile trovarlo, posto che fosse ancora vivo. Ma Saul era
stato cacciato dal villaggio, il che voleva dire che aveva fatto
qualcosa di sbagliato, e di solito i comportamenti scorretti sono
quelli che si ricordano di pi.
Potevo documentarmi andando a spulciare i giornali dell'epoca.
Di solito le notizie di cronaca venivano sempre riportate.
Forse avrei scoperto che cosa aveva fatto Saul e dov'era finito.
Per quanto riguardava Walter, presumendo che non fosse
morto e nemmeno nascosto in casa sua, doveva essersi rifugiato
da qualche parte. Forse, passando al vaglio le case di riposo della
zona, avrei potuto trovarlo l. Era abbastanza logico che fosse
stato accolto in un ospizio se, dopo l'uscita dall'ospedale, non
fosse stato ancora in grado di badare a se stesso.
Insomma, bastava guardare qualche giornale e fare qualche
telefonata, tutto qui.
La giornata stava volgendo al termine. Le nuvole, che non si
erano viste per quasi tutto il pomeriggio, si erano accumulate
a ovest, assorbendo gli ultimi raggi di luce e creando una tavolozza
di colori che avrebbe potuto essere sorprendente se non
fosse stata cos comune in questa zona. La gente si lamenta dei
cieli inglesi, ma senza le nuvole non godremmo nemmeno dei
nostri fantastici tramonti. Tutto ha un prezzo al mondo.
Sentii un ramoscello che si spezzava dietro di me, poi pi
nulla, se non il fruscio delle foglie appena spuntate, agitate dalla
brezza. A un tratto mi arriv il suono inconfondibile dell'erba
alta che veniva smossa.
Ancora qualche istante e il sole sarebbe scomparso, per
ricomparire su altri lidi. La luce si era fatta pi calda e una scia
dorata e scintillante si allungava sulle onde verso di me come
un invito a raggiungere una terra migliore. Per il momento,
comunque, era questa quella che mi toccava.
Scusami per il ritardo dissi, rivolta a un punto dell'orizzonte
dove il sentiero luminoso iniziava o finiva, a seconda della parte
da cui lo si guardava.
L'uomo che mi stava alle spalle scoppi a ridere. E io che
pensavo di riuscire a spostarmi silenzioso come un'ombra.
Ti ho sentito arrivare due minuti fa continuai senza voltarmi.
Per terra ci sono un sacco di rametti secchi. Devi cercare di
evitarli se vuoi muoverti senza che gli altri se ne accorgano.
Non mi rispose. "Fantastico, Clara" pensai "questo tipo 
famoso in tutto il mondo per la sua capacit di seguire le tracce
degli animali pi rari e tu pretendi di insegnargli a muoversi
silenziosamente in una foresta. Senza contare che sei venuta
perch hai bisogno di lui."
Abiti in un gran bel posto osservai in un tono che voleva
essere conciliante.
Mi sono innamorato della scogliera da ragazzo. Ci passavo
tutti i momenti liberi.  qui che ho catturato il mio primo
serpente.
Era una vipera?
Un orbettino. Mi ci sono volute due settimane per capire
che la mia conquista non era un serpente.
Gir attorno alla panca e io mi spostai verso sinistra, sempre
senza guardarlo, per permettergli di sedersi alla mia destra. Il
mio lato migliore.
Ti va di venire a bere qualcosa? mi domand.
Santo cielo, no! Le mani mi tremavano al pensiero di restare
da sola con lui, per giunta in casa sua.
Purtroppo devo rientrare mi limitai a rispondere, consapevole
di rasentare la maleducazione, ma incapace di comportarmi
altrimenti. Ti avrei mandato la busta con un corriere, se non
avessi promesso di non perderla di vista. Stavo arrampicandomi
sui vetri e Sean si guardava bene dal soccorrermi. Con
la coda dell'occhio riuscivo a vedere solo i suoi stivali, un paio
di jeans e un pezzetto di camicia, molto simili a quelli che
indossava quando ci eravamo conosciuti anche se molto pi
puliti. Intuivo che mi stava osservando e mi sentivo una vera
idiota. Decisi di rischiare e mi voltai appena per incrociare il
suo sguardo.
Ciao mi disse.
Sentii che stavo arrossendo, ma mi costrinsi a non distogliere
gli occhi. Mi stavo comportando come un'adolescente che aveva
appena incontrato la sua rockstar preferita. Presi la busta e
gliela porsi. Dopo un attimo di esitazione, la apr e infil una
mano all'interno.
Dove l'hai trovata? mi chiese, estraendo la pelle e alzandola
per osservarla alla poca luce rimasta.
In una vecchia casa, su al villaggio.  lunga centoventicinque
centimetri. L'ho misurata tre volte per essere sicura. Mi
domandavo se non fosse...
No.
Vuoi dire che non si tratta della pelle di un taipan?
Non di quello che hai catturato tu. Il nostro amico - a proposito,
l'ho chiamato Hissy Clara, spero che non ti dispiaccia -  lungo
centodiciassette centimetri. Ti ricordi, c'eri anche tu quando Roger
l'ha misurato. Quindi, a meno che non si sia accorciato, e sarebbe
la prima volta che succede, l'involucro non gli appartiene.
Il sole era sparito dietro l'orizzonte, lasciando sulla superficie
dell'oceano una chiazza dorata che si riduceva sotto i miei occhi,
insieme alla speranza che non ci fosse un altro rettile letale in
circolazione.
Ti sarei molto riconoscente se mi dicessi che la pelle appartiene
a una specie diversa, soprattutto meno pericolosa, e che
si  staccata anni fa.
Mi dispiace, ma non  cos. Anzi, se l'hai trovata in una
vecchia casa, dev'essere stata abbandonata l molto di recente,
altrimenti sarebbe gi stata mangiata.
Aveva ragione. Mi sentivo esausta, provata da quelle parole
che pesavano come macigni.
Non sono in grado di dirti se appartiene a un taipan, anche
perch non c' abbastanza luce, ma non posso nemmeno escluderlo.
Devo esaminarla con calma. Se non puoi lasciarmela, 
meglio che torni quando avrai pi tempo.
Ma certo che posso lasciartela, anzi, ti sarei molto grata se
le dessi un'occhiata. Restammo in silenzio per un attimo, con
gli occhi fissi sugli ultimi bagliori dorati che si dissolvevano
all'orizzonte. I tramonti avevano il potere di emozionarmi, ma
quello in particolare mi suscitava un senso di tristezza quasi
insostenibile.
Quanto pu sopravvivere un taipan con questo clima? Per
quanto tempo pu costituire una minaccia? domandai.
Sean rimase a riflettere per qualche istante. Di solito non molto
a lungo mi rispose infine. Presumo che un serpente tropicale
si addormenti entro ventiquattr'ore dal momento della fuga
per non svegliarsi pi. Ed escludo che, prima di stramazzare,
abbia l'energia sufficiente per andare a caccia. Fa troppo freddo
per lui.
Dunque, se ce ne fosse un altro che gira libero per il villaggio,
non avremmo nulla da temere,  cos?
Direi di s. Ma questa primavera la temperatura  stata molto
pi alta della media, il che significa che un serpente avrebbe
potuto restare vigile pi a lungo. Inoltre, anche un serpente
sonnacchioso e infreddolito attaccherebbe per difendersi, e
sarebbe quindi pericoloso.
Mi balz alla mente l'immagine di un paio di gambette infantili
che correvano nel sottobosco e di un piedino che calpestava un
rettile insonnolito, ma ugualmente letale.
Poi una mano calda si pos sulla mia spalla e prese a sfiorarmi
il collo con il mignolo, mentre Sean mi indicava un promontorio
distante un paio di chilometri.
Clara, vedi quella formazione rocciosa che assomiglia a un
fungo?
Chinai la testa, consapevole del suo corpo che si protendeva
verso il mio e del suo odore familiare, tipico di chi vive all'aria
aperta.
 l che si trova il famoso vulcano di Lyme.
Questa volta mi girai dritta a guardarlo.
Vuoi dire che non ne hai mai sentito parlare? mi chiese
sorridendo.
Ma certo, solo che l'ho archiviato nello stesso file che comprende
le streghe della Cornovaglia e i leprecauni irlandesi.
Sbagliato. Il vulcano di Lyme  realmente esistito. Ora ti
racconto una storia.
Si appoggi allo schienale della panchina e io tirai un respiro
di sollievo, finch non realizzai che il suo braccio sinistro, appoggiato
sul bordo superiore, mi stava sfiorando le spalle.
Un giorno, quando avevo circa quattordici anni, mentre
stavo esplorando la boscaglia mi accorsi che da sotto un cespuglio
sbucava del fumo. Il mio primo pensiero fu che qualcuno
doveva aver buttato via un mozzicone acceso. Mi precipitai a
controllare e scoprii che il fumo non proveniva affatto da un
cespuglio, ma da una fenditura della roccia, cos profonda che
non riuscivo a vederne la fine.
Del fumo che usciva da una roccia? E com' possibile?
domandai, subito interessata.
Combustione spontanea in un giacimento di olio di scisto.
E cio?
Il Dorset  ricco di riserve sotterranee di petrolio, come gran
parte del Sud dell'Inghilterra. Niente a che vedere con il Mare
del Nord, naturalmente, ma si tratta comunque di quantit significative.
Davvero? Pensavo che il petrolio si trovasse solo in condizioni
geografiche particolari.
Non proprio, bastano dei sedimenti in cui abbondino elementi
organici. Se sono a grande profondit, l'ambiente circostante
agisce come una pentola a pressione estraendo dalle
rocce il petrolio. Ovviamente  un processo che richiede milioni
di anni.
Certo commentai, rendendomi conto che eravamo ben
lontani dall'argomento che ero venuta a discutere, ma che mi
piaceva lo stesso stare ad ascoltarlo.
Dipende tutto dalla combinazione delle rocce continu Sean.
Il petrolio fuoriesce dalla roccia originaria finch, trovando
un'altra roccia, come il calcare o l'arenaria, che pu contenerlo,
non forma una pozza sotterranea.
Com' che sei cos bene informato?
Ho fatto parte di qualche comitato che si occupava dell'impatto
ambientale delle trivellazioni. La gente diventa nervosa
quando qualcuno propone di perforarle il giardino. Non si tratta
di un gran danno, ma chiss come mai tutti si immaginano delle
enormi estensioni di pompe in stile texano. I progetti di estrazione
in questa zona sono stati bloccati dalle pressioni locali.
Vuoi dire che esistono dei giacimenti nel Dorset?
S. Wytch Farm, che si trova a poca distanza da qui,  il pi
grande dell'Europa occidentale. Stanno effettuando delle prospezioni
anche a West Chaldon.
E la storia della combustione spontanea?
Scusami, devo ammettere che la geologia  una mia fissa.
Dunque, il terreno argilloso qui attorno  ricco di pirite di ferro.
Quando le rocce si muovono, cosa che capita di continuo su
questa costa, la pirite viene esposta all'aria, comincia a ossidarsi
e si scalda, attivando un processo di combustione spontanea. Se
 presente del carburante, la combustione assume proporzioni
notevoli.
Le bianche scogliere di Dover, le infuocate scogliere di Lyme
osservai.
Comunque, all'inizio del ventesimo secolo si manifest
il fenomeno che divenne noto come vulcano di Lyme. And
avanti a bruciare per giorni e giorni. Vivo nella paura continua
che qualcosa del genere si verifichi sotto casa mia. La mia assicurazione
 cara come l'oro, ma tutta la faccenda  un ottimo
argomento per chattare online.
Mi irrigidii, chiedendomi se era consapevole di quello che aveva
appena detto. Che cosa  successo al tuo vulcano? chiesi
Quando sono tornato sul luogo con mio padre, due fratelli
e tre vicini di casa, non ce n'era pi traccia. Mi hanno preso
in giro ferocemente, tanto che ho passato le serate seguenti in
biblioteca, finch non sono riuscito a dimostrare che, da queste
parti, le rocce possono anche bruciare.
Mi resi conto che stavo sorridendo. Era un pensiero divertente,
la scogliera che si incendiava, un vulcano sulle coste del Dorset,
ma quello che accadde poi mi spense subito il sorriso.
Hai portato con te un amico? mi chiese Sean, quasi sussurrando.
Che cosa? domandai a mia volta, abbassando istintivamente
la voce.
 da almeno cinque minuti che qualcuno ci sta ascoltando.
Direi che si trova a una ventina di metri da noi, un po' spostato
sulla sinistra. Non voltarti.
Mi sforzai di obbedirgli, ma non potei evitare di lanciare
un'occhiata di traverso.
E quello che hai appena visto, mia cara,  uno dei famosi
tramonti di Lyme continu Sean in tono normale. Impressionante,
vero?
Davvero bello confermai. Ora che il sole era sparito, l'oscurit
stava calando in fretta e io mi sentivo orribilmente esposta
a ci che ci stava alle spalle, qualunque cosa fosse. Non avevo
udito nulla, anche perch mi ero distratta. Cos lontano dal
villaggio, pensavo di essere al sicuro. Che qualcuno mi avesse
seguito? Mi sembrava impossibile.
Sean si stava alzando. Penso che sia arrivato il momento di
versarti da bere e farti ammirare la mia collezione di farfalle
disse in tono troppo alto. In altre circostanze quella frase mi
avrebbe spinta a cercare una via di fuga, ma Sean non mi stava
neanche guardando. I suoi occhi stavano perlustrando i frassini
che crescevano fitti nel punto che mi aveva indicato prima. Senza
parlare tornammo verso il sentiero e, quando lo raggiungemmo,
colsi un rapido movimento tra i cespugli che lo fiancheggiavano
e mi parve di vedere qualcosa di scuro che si spostava.
Resta qui mormor Sean e si allontan di corsa. Anche lui
doveva averlo notato.
Ehi, amico, ti conviene star fermo grid. C' un burrone
nascosto nelle vicinanze. Spar tra gli alberi, lasciandomi da sola.
La temperatura era calata di colpo e si stava levando il vento. Non
avevo portato nulla per coprirmi. Aspettai che Sean ricomparisse,
chiedendomi che cosa avrei fatto se non fosse tornato. Ma dopo
qualche istante lo vidi camminare rapido tra gli alberi.
Scusami mormor mentre si avvicinava. E stato un falso
allarme.
Non c'era nessuno?
Un botanico dilettante. Un americano di una certa et in
cerca di orchidee selvatiche. Gli ho fatto prendere un bello
spavento.
Se  per questo, anche a me.
Mi dispiace. Quando lavoro, e cio quasi sempre, faccio
affidamento sul mio istinto.  difficile che mi tradisca.
Aveva l'aria cos imbarazzata che non potei evitare di intenerirmi.
A quanto pare passi troppo tempo nella giungla.
 probabile ammise. E adesso cosa ne dici di andare a
bere qualcosa?
Rifiutai l'invito per la seconda volta, anche se in modo pi
gentile di prima, ma mentre tornavo a casa scoprii che l'ansia
dei giorni precedenti si era quasi dissolta. Forse, a calmarmi,
era stata la scogliera, oppure finalmente l'uomo che vi abitava.
Ero molto stanca ed ero sicura che avrei dormito. Chiss, forse
le brutte sorprese si erano esaurite, almeno per un po'.
Le strade erano deserte e non mi ci volle molto per raggiungere
lo svincolo che portava al villaggio. Mentre rallentavo, notai
nello specchietto retrovisore una piccola auto grigio metallizzato.
Svoltai e imboccai la discesa che portava a casa, ma la macchina
continu a seguirmi. Non riuscivo a vederla, nonostante a tratti
rallentassi, ma la luce dei suoi fari illuminava la strada alle mie
spalle. Quando entrai in Bourne Lane, accostai e rimasi in attesa.
Aspettai per una decina di minuti, ma l'auto non comparve.
Poteva passare solo da l, ma non mi super. Alla fine rinunciai,
chiedendomi se Sean, dopotutto, non ci avesse visto giusto.
Scendendo dalla macchina, mi accorsi che la porta di casa
aveva qualcosa di insolito. Una vipera morta era inchiodata sulla
cassetta delle lettere e qualcuno mi aveva lasciato un messaggio
tracciato con la vernice bianca, che, quantomeno su un piano
puramente lessicale, non potevo contestare del tutto.
"Brutta troia" diceva.
...
.
...
Capitolo 27.
...
.
...
Cos, invece di farmi una lunga doccia e infilarmi sotto le coperte,
cercai una bottiglietta di acquaragia per pulire la porta.
Chiunque fosse stato a venirmi a trovare quella sera, non se
n'era andato da molto: la vernice era ancora fresca.
Il serpente era fissato con un lungo chiodo. Sperai con tutto
il cuore che fosse gi morto quando qualcuno lo aveva infilzato
con otto centimetri di metallo. Buttai tutto, chiodo e serpente,
nel bidone della spazzatura. Avevo deciso di non denunciare
l'incidente alla polizia locale. Forse non ero schedata come una
scocciatrice che vuole solo mettersi in mostra, ma avrei avuto il
coraggio di riferire a un agente, magari giovane, la frase scritta
sull'uscio di casa mia?
Come molte donne, non riesco a trattenere le lacrime quando
sono arrabbiata. E quella notte, mentre pulivo la porta, lo ero
molto. Mi ero sempre sentita al sicuro tra i muri del mio mondo
domestico, al riparo da occhi curiosi, da sguardi indiscreti, dalla
bont invadente e da condiscendenti offerte di amicizia. Ma i
fatti di quegli ultimi giorni mi avevano convinta che non era
cos, che non ero affatto al sicuro. Per quanto tenessi un profilo
basso, per quanto nascondessi il viso al mondo, c'era sempre
qualcuno convinto di potermi insultare per il mio aspetto.
Una strana ora per le pulizie di primavera.
Non avrei avuto un'aria pi colpevole se fossi stata colta a
commettere un atto vandalico. Mi girai di scatto, poi tornai a
guardare la porta. Restava qualche traccia di vernice bianca, ma
la scritta era illeggibile
Non credevo che uno nella tua posizione facesse il turno di
notte. Furono le prime parole che mi vennero in mente: il tono
era pi aggressivo delle intenzioni. Ero sicura che Matt avrebbe
insistito per sapere come mai, alle undici e un quarto di sera, mi
fosse saltato in testa di pulire la casa. Volevo impedirglielo.
Prego?
Non era solo. Ai suoi piedi era seduto un delizioso cocker
spaniel con un bel pelo nero lucido. Matt avanz di un passo e,
allungando un dito, sfior la striscia bianca che non ero ancora
riuscita a togliere. Nel giro di pochi minuti, sarebbe sparita.
Insonnia? chiesi. Ti vedo sempre a tarda ora.
Sono stato da Clive Ventry a bere qualcosa. E poi a Molly
piace il chiaro di luna. Ero in cima alla stradina quando ti ho vista
che sfregavi la porta rabbiosamente. Cos' successo qui?
Niente. Cancellai l'ultimo residuo di vernice e presi la bottiglietta
di acquaragia. Entrai lasciando Matt e la sua cagnolina
sulla soglia. Mi affrettai ad andare in cucina per sciacquare lo
straccio e lavarmi le mani. Sentii qualcosa di morbido all'altezza
della caviglia e, guardando in basso, vidi Molly che strusciava
il muso e mi annusava. Il che voleva dire che il suo padrone
era entrato. Mi girai.
Non si vede la mia casa dall'alto della stradina dissi.
Hai trovato i barbagianni?
Come fai a sapere che sono spariti?
Ho dato ordine che mi sia comunicato tutto quello che avviene
nel villaggio. Allora, li hai trovati?
Mi avvicinai alla gabbia e finsi di guardare dentro. No, sono
ancora in libera uscita.
Matt, che aveva raggiunto la porta sul retro, esaminava il
chiavistello.
Lo hai tirato la notte scorsa?
No,  l solo per decorazione sbottai.
Ti rivolgi con questo tono di voce ai pulcini?  per questo
che se ne sono andati?
Non occorre che mi sorvegli. Sto benissimo e sono sicura
che hai faccende pi importanti da sbrigare.
Matt scosse la testa. Il genere umano non ti  simpatico,
vero?
Abbassai lo sguardo sulla gabbia vuota. Aveva ragione,
ovviamente, ma non sono capace di instaurare un buon rapporto
con persone che credono di conoscermi. Riesco a intrattenere
contatti di natura professionale, ma, non appena la conversazione
si sposta sul piano personale, sento un groppo dentro.
Era quasi mezzanotte, per Matt non dava segno di volersene
andare e Molly si era sistemata sul tappetino della cucina. Avrei
potuto dire chiaro e tondo che volevo essere lasciata sola, anche
senza ricorrere ai modi scortesi che mi sono abituali. Invece mi
sorpresi a riempire il bollitore per preparare il caff.
Matt si sedette su una sedia in cucina. Nero con due zollette,
per favore.
Come sta Clive? chiesi tanto per dire qualcosa. Non era un
argomento che mi interessasse.
 nervoso.
Comincia ad avere la fobia dei serpenti come tutti noi?
Di sicuro non basta qualche rettile per spaventarlo. Ha
accennato ad alcuni parenti che stavano da lui; ho avuto l'impressione
che non gradisse la loro presenza. Le persone molto
ricche devono mettere in conto di ricevere dai famigliari attenzioni
che non gradiscono.
Ripensai alla riunione nella grande casa di Clive Ventry, e
all'uomo alto e robusto apparso sulla scala, che sembravamo
avere visto solo Clive e io.
 decaffeinato? domand con il tono di chi sospetta di avere
di fronte un intruglio adulterato.
S. Hai ancora delle scartoffie da esaminare? Per questo sei
in giro cos tardi?
Santo cielo, no. Sono uno che rispetta l'orario rigorosamente,
dalle nove del mattino alle cinque del pomeriggio. Alla sera mi
dedico perlopi al mio romanzo.
Rimasi a bocca aperta. Il tuo... cosa?
Mi fiss con i suoi occhi grigi e luminosi. Non avrei resistito
a quello sguardo per pi di due secondi. Mi girai voltandogli
la schiena e mi concentrai sul bollitore.
Romanzo storico romantico, ambientato all'epoca della
guerra dei Boeri. Due giovani donne dello Shropshire partono
volontarie come infermiere.
Mi stai prendendo in giro borbottai.
Vuoi leggerlo?
Il bollitore fischiava. Versai l'acqua in due tazze e mi arrischiai
ad alzare lo sguardo su di lui. Sei un uomo molto strano
mi scapp detto.
Rise fissandomi negli occhi. I migliori lo sono sempre. E poi
senti chi parla.
Quel faccia a faccia improvviso con la realt mi provoc
una fitta di dolore. Me n'ero quasi dimenticata. Ero stata l l
per credere di non essere... Distolsi lo sguardo, serrai i denti,
increspai le labbra.
Non incazzarti con me. Non mi riferisco al tuo viso.
Volevo tenerlo a distanza con tutte le mie forze, non solo ignorarlo
ma cancellarlo dalla mente, come avevo fatto tante volte
in passato non appena qualcuno si azzardava a oltrepassare i
confini che avevo fissato. Mi sorpresi a restituirgli lo sguardo.
A cosa, allora?
Se vuoi parlare di stranezze, cosa dire della donna pi coraggiosa
che abbia mai conosciuto, che arrossisce come un peperone
e scatta via come un cane da corsa non appena le si rivolge la
parola? Che ha un fisico da atleta e usa vestiti che mia zia Mildred
non vorrebbe mettersi neppure da morta? Allora, beviamo quel
caff oppure vuoi farti la pulizia del viso con il vapore?
Gli tesi la tazza. Si avvicin, la prese, ma non si allontan.
Tenevo gli occhi fissi sul terzo bottone della sua camicia.
Abiti qui da quattro anni e scommetto che conosci i nomi
solo di pochissimi tuoi vicini di casa. Sarebbero felici di esserti
amici, ma tu dimostri pi interesse per i porcospini. E oggi hai
speso quasi cinquanta sterline per comprare cibo e medicine per
un cane che probabilmente sar morto tra meno di un mese.
Si appoggi al piano di lavoro, a una distanza troppo ravvicinata.
Come faceva a sapere tante cose su di me? Era stata
Sally a raccontargliele?
Dovresti dare una possibilit alla specie umana, sai disse.
Continuavo a fissare il bottone.
Adesso sei arrabbiata con me.
No. Ero davvero sorpresa. Per la prima volta qualcuno - nel
caso specifico, un uomo - vedeva al di l della facciata. A un
certo punto, in quegli ultimi secondi, alzai lo sguardo.
I tuoi occhi hanno il colore delle foglie del faggio d'inverno.
Ma nessuno ha il premesso di guardarli.
Ancora il viso. Perch si finiva sempre a parlare del viso? Tornai
ad abbassare lo sguardo: mi sentivo pi al sicuro se fissavo
il bottone della sua camicia.
 tardi disse. Si guard intorno, poi trov carta e matita.
Questi sono i miei numeri di telefono: casa, cellulare, linea
diretta dell'ufficio. Se succede qualcosa, telefonami immediatamente.
Chiama me, non la polizia locale.
Annuii, ma sapevo che non l'avrei mai fatto.
A volte, non di frequente negli ultimi anni (ho imparato a essere
molto severa con me stessa), mi siedo davanti allo specchio.
Tengo le luci abbassate e giro la testa in modo che non si veda
quasi la brutta cicatrice che ho sulla guancia sinistra.
Immagino come avrebbe potuto essere la mia vita se quel
giorno - quasi trent'anni fa, ormai - le cose fossero andate diversamente.
Se la mamma fosse stata meno ubriaca, se Vanessa
avesse urlato un attimo prima, se pap fosse stato nel suo studio
anzich in giardino. Mi avrebbero trovata prima che accadesse
il peggio, mi avrebbero salvata.
Mi osservo la guancia intatta, la pelle levigata e olivastra,
l'occhio allungato, il naso piccolo, lo zigomo alto. Come sarebbe
stata la mia vita?
Vedo gli amici che avrei potuto avere, se non avessi avuto
tanta paura degli altri e della loro inesauribile crudelt. Non mi
ritrarrei davanti allo sguardo di uno sconosciuto, non fingerei
di non notare il malcelato tentativo di trattenere un sobbalzo.
Non saprei cosa vuol dire essere segnata a dito, intuire che
sottovoce parlano di me.
Forse avrei avuto un ragazzo, avrei colto negli occhi di un
uomo il lampo di chi si sente attratto, avrei atteso smaniante
una telefonata, trepidato prima di un incontro importante. Non
sarei stata una donna di trent'anni ancora...
In tanti mi hanno incoraggiata a sperare in un futuro normale.
Non tutti gli uomini hanno l'ossessione dell'aspetto
fisico, Clara" mi sono sentita dire. "Incontrerai qualcuno che
vedr quanto sei bella dentro." Come se la deformit rendesse
automaticamente migliore una persona. Come se la bellezza
interiore dovesse compensare la bruttezza esteriore.
Si sbagliano. Io non sono bella dentro. Come potrei esserlo
se tutti si ritraggono, se gli ubriachi si lasciano andare a battute
pesanti su di me, se i ragazzini mi corrono dietro sbeffeggiandomi
e provocandomi? Come posso essere normale se ho paura
di andare a comprarmi un vestito perch nessuna commessa
ha voglia di servirmi? Come pu un'anima bella restare bella
se per anni  maltrattata in questo modo? Non sono bella, n
dentro n fuori. Covo risentimento, come mia sorella mi ricorda
sempre. Sono dolorosamente timida, permanentemente irritata,
ossessivamente ripiegata su me stessa.
Quella notte rimasi seduta davanti allo specchio a lungo;
probabilmente a quell'ora Matt gi dormiva. Sognai di avere
un viso intatto e perfetto, e che Matt potesse vedermi non solo
come una persona strana e curiosa, ma come qualcuno che
forse lui...
...
.
...
Capitolo 28.
...
.
...
Mercoled era il mio giorno libero. Per la prima volta in quattro
anni, ne usufruivo. Naturalmente avevo dovuto affrontare le
manifestazioni di sorpresa e preoccupazione dei miei collaboratori
prima di riuscire a chiudere la telefonata e dedicarmi al
programma che mi ero prefissata per la giornata.
Volevo innanzitutto rintracciare Walter. Dopo la solita corsa
mattutina (puntuale e tranquilla come sempre) ed essere andata
a far visita a Violet e Bennie, mi preparai il t e cominciai
a esaminare la guida del telefono. Consultai gli elenchi delle
case di riposo, gli ospedali per lungodegenti, le strutture di
accoglienza, gli ospizi, i centri geriatrici e mi trovai con una
ventina di recapiti.
Due ore pi tardi, avevo parlato con quasi tutte le potenziali
residenze, o in alternativa lasciato messaggi, nel raggio di centocinquanta
chilometri dal villaggio. A un certo punto avevo
avuto un barlume di speranza quando un'infermiera di una
casa di riposo nei pressi di Axminster mi aveva confermato la
presenza di un paziente di nome Witcher. Cinque minuti dopo,
per, mi fu comunicato che si trattava di una donna e che in
realt il suo cognome era Whittaker.
Alle undici del mattino, mi dissi che sarei impazzita se fossi
rimasta ancora alla scrivania. C'erano soltanto tre istituti con i
quali non ero riuscita a mettermi in contatto, ma avevo lasciato a
ciascuno un messaggio e confidavo di avere presto una risposta.
Salii in macchina e mi diressi verso la biblioteca locale.
Arrivata l, la bibliotecaria mi condusse nei sotterranei, mi mostr
gli scaffali con le copie dei vecchi quotidiani e mi lasci al mio
destino. Per circa un'ora mi sforzai di leggere alla luce di una
fioca lampada al neon. Trovai abbastanza in fretta il resoconto
dell'incendio che nel 1958 aveva distrutto la chiesa di San Birino.
Il giornale riferiva che la telefonata ai vigili del fuoco della
contea era arrivata alle tre del mattino del 16 giugno 1958, ma la
squadra, giunta sul posto, aveva potuto constatare che le fiamme
divampavano gi da diverse ore e che, prima di chiamare aiuto,
la gente del villaggio aveva cercato di arrangiarsi con i propri
mezzi. Il fuoco era stato domato all'alba, ma restavano due cadaveri
carbonizzati, successivamente identificati come quelli del
reverendo Fain e di Larry Hodges. Il primo non aveva famiglia,
il secondo lasciava una moglie e due figli adolescenti.
La causa dell'incendio era stata, secondo la versione di numerosi
fedeli, una candela rimasta accesa dopo la funzione serale.
L'articolo terminava con una breve biografia del reverendo
Fain. Nato nel 1933 in Alabama, Joel Morgan Fain, ultimogenito
di una famiglia di agricoltori benestanti, sul finire dell'adolescenza
si era accostato al movimento pentecostale e, dopo gli
studi classici all'universit, aveva ricevuto gli ordini sacerdotali.
Diceva l'articolo che nel secondo dopoguerra si era imposto,
malgrado la giovane et, come figura emergente della Chiesa
dell'ultima pioggia. Nel 1957 era venuto in Inghilterra per diffondere
la parola della nuova comunit religiosa ed era rimasto
a San Birino per otto mesi prima di morire nell'incendio. L'articolo
commemorativo era stato scritto da Archibald Witcher,
amico del reverendo Fain e suo collega nell'azione pastorale. Mi
appoggiai allo schienale della sedia per qualche istante cercando
di ricordare quello che sicuramente mi era stato insegnato sui pentecostali.
La Pentecoste  un'importante ricorrenza cristiana che celebra
la discesa dello Spirito Santo sui discepoli di Ges. La Chiesa
pentecostale, per, non era forse sorta negli Stati Uniti all'inizio
del Novecento, come movimento scismatico staccatosi dal
corpo principale del protestantesimo? S, certo. In seguito, nel
corso degli anni, si era ramificata dando origine a diverse sette,
alcune delle quali ortodosse e rispettabili; altre, un po' meno.
Da quanto ricordavo, il nucleo della loro esperienza di fede era
il rapporto personale del singolo credente con lo Spirito Santo e
un'interpretazione rigorosamente letterale della Bibbia.
Fino a quel momento, la mia spedizione in biblioteca non mi
aveva insegnato niente che gi non sapessi.
Ma il successivo numero del "West Dorset Chronicle" riportava
una breve, inquietante notizia: Raymond Henry Gillard,
trent'anni, era spirato marted poche ore dopo la morte di Peter
Morfet, trentadue anni, del suo stesso villaggio e suo caro amico.
Entrambi erano deceduti nella loro casa, per insufficienza cardiaca.
Nessuna delle due famiglie aveva rilasciato dichiarazioni.
Due trentenni che muoiono per insufficienza cardiaca a breve
distanza di tempo l'uno dall'altro?
Incuriosita, continuai a sfogliare i vecchi giornali impolverati,
alla ricerca di notizie sui Witcher e, in particolare, su Saul e
Ulfred. Il "Chronicle" era un settimanale di appena otto pagine,
eppure il compito di sfogliarlo sembrava interminabile.
Tornai al 1950; lessi diversi resoconti di annegamenti, ma riguardavano
incidenti avvenuti in mare e nell'estuario. Nessun
accenno a Ulfred. All'una e mezzo, concedendomi una breve
pausa, riemersi in superficie per prendere una boccata di aria
pura e un po' di cibo, e venti minuti dopo ripresi il lavoro.
Harry, il pi giovane dei fratelli Witcher, era nato nel 1930.
Supponendo che Ulfred fosse del 1931, sarebbe stato adolescente
nel 1944. Presi lo scatolone che conteneva la raccolta
del "Chronicle" di quell'annata con l'intenzione di muovermi
in senso cronologico. L lessi alcuni resoconti di fatti che mi
parvero fare al caso mio.
Nel luglio di quell'anno una ragazza originaria di Londra,
che abitava e lavorava e in una fattoria nei pressi del nostro
villaggio, era stata stuprata da cinque giovani del posto. Quattro
erano stati condannati dal tribunale di Exeter a pene detentive
variabili dai dieci ai quindici anni. Il pi giovane, Saul Witcher,
era scampato alla pena grazie alla sua giovane et - aveva quindici
anni -, anche se gli altri avevano indicato in lui il capo del
branco. La giuria volle credere a Saul che aveva dichiarato di
non avere preso parte allo stupro.
Alle quattro del pomeriggio la bibliotecaria scese ad avvertirmi
che era quasi ora di chiusura. Qualcosa dovette impietosirla - forse
il fatto che fossi quasi accasciata sul tavolo, forse gli occhi arrossati,
forse la mia aria avvilita - perch mi chiese lanciando un'occhiata
all'orologio: Cerca qualcosa in particolare?. Mentre raccoglievo
la mia roba, le spiegai brevemente perch ero l.
Sa disse indicando le scale a quei tempi, in molti villaggi,
si pubblicavano i notiziari parrocchiali. Dove abita?
Alla mia risposta vidi che aggrottava la fronte. Torn a guardare
l'orologio e si volt verso le scale. Aspetti disse attraversando
la stanza fino a un grande schedario. Apr un cassetto e
vi rovist. S disse raddrizzandosi e aggiustandosi gli occhiali
sul naso. La "Gazzetta di San Birino", mensile pubblicato dal
1895 fino al 1972. Non l'abbiamo qui, non c' abbastanza spazio,
ma una signora che si chiama Ruby Mottram conserva l'intera
collezione. Diresse a lungo il periodico. Sono sicura che sar
felice di farglielo consultare.
Non che ardessi del desiderio di sfogliare altre riviste polverose,
ma la bibliotecaria era gentile e annotai l'indirizzo che
mi forn.
Risalita in macchina, mentre mi preparavo a rientrare, sbirciai
il foglietto che la bibliotecaria aveva insistito a mettermi in mano.
Mi ritorn in mente una cosa che mi aveva detto Violet.
"La gente che era l preferisce non parlarne. Persino Ruby, e
pensare che era la mia migliore amica."
Una ragazza che si chiamava Ruby era in chiesa la notte
dell'incendio. La Ruby indicata sul foglietto, ora ricoverata in
una casa di riposo, forse era la vecchia amica di Violet. Archie,
Saul e Harry Witcher se n'erano andati dal villaggio poco dopo
che la chiesa era bruciata. Quattro uomini nel fiore degli anni
erano morti quella notte o subito dopo. Decisi di andare a trovare
Ruby.
La casa di riposo Faggi Rossi puzzava di urina, di lavanda sintetica
e, per chiss quale motivo, di segatura. Era stata costruita
negli anni Settanta, appositamente per accogliere gli anziani.
Non appena varcata la soglia, poco prima delle sedici e trenta,
mi dissi che avrei preferito tagliarmi la gola che finire in un
posto cos.
Mentre percorrevamo il corridoio, l'odore di lavanda cedette
a quello pungente di candeggina. Eppure c'era polvere negli
angoli dove il pavimento di piastrelle incontrava il battiscopa
e tutti gli interruttori della luce erano circondati da un alone
sudicio.
Superammo una sala comune, dove diverse donne anziane
e un vecchio sedevano su poltroncine dall'aria scomoda disposte
lungo le pareti. Nessuno di loro parlava, nessuno leggeva,
nessuno guardava la televisione o ascoltava la radio. Uno o due
avevano gli occhi chiusi, gli altri tenevano lo sguardo puntato
davanti a s. Mi chiesi se vedessero qualcosa o se fissassero il
vuoto. Mi parve di percepire la decomposizione dei loro corpi,
sebbene se ne stessero seduti l, con il cuore che continuava a
battere e i polmoni a pompare aria.
Prenderanno il t fra venti minuti mi disse l'infermiera che
mi aveva fatto strada. Preferiamo che per allora i visitatori se
ne siano andati. Aiuta i nostri ospiti a stare pi tranquilli.
Si ferm davanti a una porta di un azzurro slavato. In basso,
erano evidenti i segni lasciati dai piedi, e la sporcizia intorno
alla maniglia confermava l'impressione negativa che mi ero fatta
circa il livello di igiene di quell'istituto per anziani. L'infermiera
spalanc la porta.
C' una visita per te, Ruby disse ad alta voce, facendomi
segno di entrare. Provai un moto di compassione per Ruby che
non era stata avvertita, che forse dormiva e a cui nessuno aveva
chiesto se le facesse piacere vedere qualcuno.
Se avesse avuto la possibilit di scegliere, mi dissi entrando
nella stanza, quasi certamente avrebbe declinato quel piacere.
Vedendomi, infatti, Ruby sgran gli occhi. Mi parve uno di
quegli animali che, di notte, sulle strade di campagna, restano
abbagliati dai fari delle macchine. Il suo sguardo sfrecci dal letto
sfatto sulla sua sinistra alla parete con gli scaffali sulla destra,
poi in basso sulla moquette a fiori, infine in alto sul mio viso.
Ebbe un tremito che la scosse, vecchia e fragile com'era, con
l'intensit di una convulsione, e si rannicchi sulla poltrona a
dondolo. Le sue dita corte e ossute si aggrapparono ai braccioli
di legno e mi guard con un'espressione disgustata.
"Ci sono gi passata, Ruby."
Sedeva davanti alla portafinestra. La vista sul giardino non
era di quelle che rinfrancano - un prato pieno di erbacce, qualche
cespuglio malandato - ma in fondo si scorgeva il mare.
All'orizzonte le vele bianche di una grande imbarcazione si
muovevano da est a ovest.
Guardandomi intorno, scorsi uno sgabello poggiapiedi e
lo avvicinai, ma non troppo, alla poltrona a dondolo di Ruby.
Prima di presentarmi, spostai i capelli sul lato sinistro del viso
e mi girai di tre quarti. Le dissi che abitavo nel villaggio dove
lei aveva vissuto, che conoscevo la sua amica Violet e che mi
interessava dare un'occhiata ai vecchi notiziari parrocchiali.
Lei non rispose, ma aveva capito perch sbirci verso le
mensole con i libri. Avevo gi notato, su uno degli scaffali,
alcuni raccoglitori di cartone disposti in bell'ordine, ciascuno
etichettato e datato.
Signorina Mottram, sto facendo delle ricerche su una famiglia
che abitava nel villaggio, i Witcher. Le spiace se guardo i vecchi
numeri della Gazzetta di San Birino"?
Gli occhi di Ruby non erano rimasti fermi su un unico punto
per pi di un secondo da quando ero entrata. Questa volta
sfrecciarono su un tavolinetto alla sua destra. Con uno scatto
della mano afferr il telecomando del televisore. Premette un
tasto e l'apparecchio nell'angolo della stanza si accese.
Ruby?
Come tutta risposta, premette il tasto per aumentare il volume.
Aveva deciso di ignorarmi.
Dicendomi che non dovevo lasciarmi scoraggiare da quel comportamento
- era vecchia, probabilmente non aveva pi contatti
con altre persone, forse soffriva di una malattia degenerativa
legata all'et - mi avvicinai allo scaffale. Se mi avesse chiesto di
fermarmi o di andarmene lo avrei fatto, ma nel frattempo...
Osservai i raccoglitori; il sesto conteneva i notiziari dal 1950
al 1960. Mi girai verso di lei.
Ruby, le spiace se... Indicai il raccoglitore. Lei mi ignor. Lo
presi e, in ginocchio sulla moquette, ne esaminai il contenuto.
Trovai rapidamente il numero del luglio 1958 e lo sfogliai. Il
notiziario non accennava all'incendio della chiesa, anche se di
sicuro era stato stampato dopo una settimana o poco pi dal
fatto.
Non c'era nessun accenno neppure ai Witcher. Esaminai i
fogli parrocchiali di agosto e di settembre. Trovai, in quello di
ottobre, l'annuncio del matrimonio di Violet Neasden con Jim
Buckler nella vicina chiesa di San Nicola, quella che frequentavo
io stessa, ma niente sull'incendio di San Birino n sui fratelli
Witcher.
Un'occhiata all'orologio mi disse che mancavano dieci minuti
all'ora del t. Presi una copia a caso dal raccoglitore e la sfogliai.
Niente. Tentai ancora, e ancora. La cosa migliore sarebbe stata di
portarli via e studiarmeli con calma, ma dubitavo che Ruby mi
avrebbe autorizzata a farlo. Tutte le volte che alzavo gli occhi,
la vedevo intenta a guardare la televisione, ma ero sicura che
non appena li abbassavo lei mi scrutava di sottecchi.
Stavo per rinunciare, quando lessi una notizia interessante.
Nel settembre 1957 la squadra capeggiata da Saul Witcher aveva
vinto la gara annuale di tiro alla fune da una riva all'altra
del Liffin. Alice, la sua giovane moglie, gli aveva consegnato il
trofeo. Saul era quindi sposato con Alice.
Mi restavano ancora cinque minuti. Rimisi al loro posto il
notiziario e il raccoglitore. Ero arrabbiata con Ruby. Vecchia o
no, malata o no, si stava comportando da villana. "Ti  difficile
guardarmi in faccia? Provaci allo specchio, allora." Attraversai
la camera, mi inginocchiai vicino al televisore e staccai la spina.
Finalmente avevo la sua attenzione.
Ciao dissi.
Lei distolse lo sguardo in fretta e io mi sentii in colpa per la prepotenza
che stavo facendo a una donna vecchia e vulnerabile.
Ruby, ti rammenti di Saul Witcher? chiesi sforzandomi di
tenere un tono calmo di voce. Era sposato con Alice... Ricordi
perch se ne and dal villaggio? Dove and?
Continuava a tenere gli occhi fissi in grembo e a rigirare il
telecomando tra le dita.
Ulfred? Il fratello di Saul?
Nessuna reazione. Era disperante. Mi alzai e mi diressi alla
porta.
Ulfred anneg disse una vocina alle mie spalle, cos sommessa
che feci fatica a capire le parole. Lo annegarono.
Mi girai, attesi un attimo per accertarmi che veramente avesse
parlato.
Cos'hai detto? Chi lo anneg? Ruby?
Attraversai a grandi passi la camera e mi inginocchiai vicino
a lei. Non volle guardarmi. Prese a dondolarsi avanti e indietro
mentre io la fissavo, incerta sul da farsi. Sussultammo entrambe
quando lo squillo di un campanello risuon nell'edificio.
Ora del t disse Ruby tra s, e cominci a fare forza contro
i braccioli della sedia per alzarsi. Mi offrii di aiutarla, ma lei
ignor la mia mano tesa e si mise in piedi a fatica. Girandomi
la schiena, si diresse alla porta.
Dir a Violet che la saluti borbottai. Poi mi venne un'idea.
Ruby ripresi a voce alta, non sapendo se il suo udito fosse
buono. Lei mi ignor, ma per un istante mi parve che avesse rallentato
il passo. Ruby, lo sapevi che sono tornati i serpenti?
Non ebbe nessuna reazione, e pensai che sarebbe uscita. Poi
udii un rumore, come di acqua che cade dall'alto, e un odore
acre si diffuse nella camera. Abbassando gli occhi, scorsi sulla
moquette, tra i suoi piedi, una macchia scura e umida.
...
.
...
Capitolo 29.
...
.
...
Alcune ore pi tardi, tornai al cimitero.
Non avevo trovato la tomba di Ulfred. Ripresi la ricerca cominciando
dall'angolo pi antico del camposanto e avanzando
verso il gruppo di lapidi dietro i cespugli. Procedevo lungo linee
diritte, attraversando e riattraversando il cimitero e controllando
i nomi. Trovai alcuni Witcher - uomini e donne - ma erano
morti da troppo tempo per essere direttamente imparentati con
Walter e i suoi fratelli.
Il vento, che si era rafforzato durante il giorno, agitava con
violenza le fronde degli alberi circostanti. I rami scuri, carichi di
foglie primaverili, trattenevano la luce della luna e disegnavano
sul terreno forme bizzarre, simili a minuscole creature sgattaiolanti
fra le tombe. Dovetti impormi di non tremare, convincermi che
erano soltanto i lunghi fili d'erba ad accarezzarmi le caviglie.
Dopo mezz'ora, dovetti accendere la piccola torcia per riuscire
a leggere i nomi sulle lapidi e, dopo un'ora, avevo la certezza
che Ulfred non riposava in quel cimitero.
Non mi garbava l'idea di entrare in chiesa per controllare se
l ci fosse una lapide commemorativa, ma sapevo che era necessario.
Se il corpo di Ulfred non era stato recuperato, forse in sua
memoria era rimasta almeno un'iscrizione nella pietra.
Ritornai sui miei passi fino a raggiungere la grande porta che
si apriva nella facciata dell'edificio. Uno dei battenti, l'unico
rimasto, picchiava furiosamente contro l'intelaiatura scosso
dal vento. Entrai.
Ero davvero nella casa di Dio? In piedi in fondo alla navata,
circondata dagli alti muri scuri che incombevano su di me, guardando
un tratto di cielo nei punti in cui il soffitto era crollato e
vedendo le nuvole che lo attraversavano veloci, mi domandai
se quella chiesa fosse mai stata un luogo di pace. Mi sembrava
piena di brutti ricordi e oscuri segreti.
L'interno era molto pi vasto di quanto mi sarei aspettata da
fuori. Sugli alti archi di pietra poggiavano ancora le travi del
soffitto annerite e bruciacchiate. Di fronte a me, allineati nella
navata quasi fossero i resti di un esercito da tempo dimenticato,
c'erano i banchi neri e vuoti, in parte sgretolati.
Niente l dentro mi proteggeva dal fetore di una colonia di
pipistrelli, un misto di carne in decomposizione e di escrementi.
Il vento ruggiva, i pipistrelli squittivano, le foglie secche sibilavano
e frusciavano.
Avevo volutamente rimosso quello che mi aveva raccontato
Violet, ma mi era impossibile non pensarci nel luogo in cui quei
fatti erano accaduti. Guardando davanti a me la transenna del
presbiterio che separava la zona dell'altare dal resto della chiesa,
ebbi la sensazione che Ulfred fosse ancora l: legato, stremato
dal digiuno, stravolto, terrorizzato. Mi pareva quasi di vedere,
intorno a lui, la congregazione dei fedeli intenti a pregare per
la purificazione della sua anima, mentre il prete borbottava le
antiche formule di un esorcismo.
Povero Ulfred.
Di solito le lapidi commemorative sono applicate alle pareti.
Camminai lungo un lato, muovendo la torcia con cautela. Un
tempo la chiesa poteva fregiarsi delle sue finestre istoriate, ma
la furia delle fiamme aveva fuso i vetri e i colori - ancora vividi
dopo tanti anni - che, squagliandosi, erano colati dai davanzali e
rigato i muri umidi, ora ricoperti di licheni. Alla luce della luna
spiccava il rosso. I resti di quel flusso purpureo dilagato sulla
pietra del pavimento mi diedero la sensazione, tesa com'ero,
che la chiesa fosse immersa in un bagno di sangue.
Salii i gradini del presbiterio. Da quel punto era facile figurarsi
l'architettura dell'edificio. Gli scranni del coro, a destra e
a sinistra, erano intatti. Un tempo, da l si erano levate le voci
dei religiosi nella preghiera, ma ora se ne stavano, imbronciati
e inutili, decorati con intagli neri. Il leggio era riverso a terra
davanti allo sgabello dell'organo, ancora imponente e bellissimo.
Mia madre aveva suonato l'organo fino a quando la "salute"
glielo aveva permesso. Le piaceva farlo soprattutto in occasione
dei matrimoni. Ricordavo le molte volte in cui, seduta al suo
fianco, lontano dagli occhi della congregazione, le avevo voltato
le pagine dello spartito, guardando di sottecchi gli abiti - bellissimi
ai miei occhi di bambina - della sposa e degli invitati.
Dalla mia posizione privilegiata sotto le canne dell'organo
avevo potuto vedere i momenti intimi dello scambio dei voti
tra i fidanzati. Aspettavo con impazienza di scorgere il luccichio
delle prime lacrime di commozione negli occhi della sposa, di
percepire il tremore della voce dello sposo, di cogliere il sollievo
quando, nell'infilare l'anello, superavano il punto cruciale della
nocca del dito. Ben presto avevo imparato a memoria la formula
che sanciva l'unione di due vite, mi ero addirittura trovata a
mormorarla all'unisono con la sposa. Se mai fosse successo che
la donna non avesse ripetuto con esattezza le parole, la congregazione
sarebbe rimasta sorpresa nel sentire risuonare, al suo
posto, una vocina infantile.
C'era per un momento della cerimonia in cui mi ritraevo.
Allora, invariabilmente, distoglievo lo sguardo, controllavo lo
spartito, cercavo addirittura la mano della mamma perch con
la sua stretta mi confortasse. L'attimo in cui la sposa sollevava
il velo.
Non avevo ereditato il talento musicale di mia madre, ma
riuscivo a suonare qualche pezzo facile sull'organo e, quella
notte, perduta nei ricordi, sentii l'impulso di raddrizzare lo
sgabello, sedermi e sfiorare i tasti. Che suono sarebbe uscito
dallo strumento dopo tanti anni? Lo avrebbero sentito nel villaggio?
Qualcuno sarebbe arrivato di corsa a vedere cosa stesse
succedendo?
Un'idea stupida, ma era come se fossi incalzata a sollevare
il piede sinistro e premerlo sul pedale, a posare l'indice su un
tasto.
L'organo reag istantaneamente con un gemito che sembrava
di dolore. Mentre la nota aspra vibrava nel rudere della chiesa,
si lev un frullio d'ali e le strida acute dei pipistrelli sommersero
il suono. Gli animaletti erano quasi impotenti contro le violente
folate che li spingevano, strepitanti e squittenti, verso le grondaie,
come foglie morte in un turbine. Fuori, i corvi presero a volare
in cerchio. Tremavo. Non era stata una buona idea entrare in
chiesa. Quel tempo era finito.
Passai sotto le finestre, tre grandi archi di pietra, rivolte a est;
la pi alta si levava per sette metri sopra di me. Frammenti di
vetro colorato, simili a pietre preziose grezze, erano sparsi sul
pavimento.
Sull'altare si stagliavano dei candelieri opachi e scuri. Un
grande arazzo pendeva dal muro retrostante. Mi avvicinai per
vedere che cosa raffigurasse, ma la muffa e le macchie di umidit
non lasciavano scorgere niente. Non mi restava che ritornare
sui miei passi e controllare se ci fosse qualche iscrizione incisa
nella pietra. Ero pervasa dallo sconforto e dall'atmosfera gelida
della chiesa.
Che cosa avevo ottenuto dopo avere fatto il segugio per tanto
tempo?
Walter non era ancora stato rintracciato. Sapevo qualcosa
di pi su Saul Witcher, ma non dove fosse. Non avevo nessun
elemento per localizzare Ulfred, se non la testimonianza di due
sue coetanee, Violet e Ruby, che sostenevano che fosse annegato.
Ruby aveva aggiunto un dato, dicendo: ''Lo annegarono". Se
era vero... be', allora quello era un verminaio in attesa di essere
spalancato.
Mi trovavo sulla soglia, pronta a uscire nel portico, quando
scorsi qualcosa muoversi. Si trattava di un'immagine fuggevole,
captata con la coda dell'occhio, ma ero certa di avere visto una
figura alta e scura dietro l'altare. Girandomi di scatto, con il
cuore che mi batteva forte nel petto, sentii un piede scivolare.
Nel tentativo di riprendere l'equilibrio, mi sfugg di mano la
torcia.
Cadde rumorosamente sul pavimento di pietra e uno stormo
di corvi, rapidi come i proiettili sparati da un fucile, si alz in
volo con un forte frullio d'ali. Vidi dei detriti precipitare dall'alto,
poi li udii rimbalzare sulla pietra e cadere in acqua, provocando
degli schizzi.
Vicino alla porta della chiesa, le ombre apparivano immobili.
Mi girai ancora una volta prima di uscire. Avevo i nervi a pezzi e
non vedevo l'ora di allontanarmi. Superai la soglia e mi trovai
nel portico.
Cadere in acqua?
Mi girai e ripercorsi la navata, fissando guardinga le ombre.
Ero arrivata alla balaustra davanti alla quale i fedeli si inginocchiavano
per ricevere la comunione. Scorsi una specie di botola
nel pavimento ai piedi dei gradini del presbiterio. Non l'avevo
notata prima, distratta dal ricordo di mia madre che suonava
musica sacra. Lo sportello era a doppia anta, ma una mancava:
intravidi il luccichio dell'acqua nera invece di un pavimento
opaco. Mi avvicinai, poggiando il piede sulla fanghiglia maleodorante
e stagnante intorno al bordo della botola. C'era del
muschio viscido e molle: sembrava una creatura che, muovendosi
lentamente, cercasse una via di fuga. Raccolsi una pietra e
la gettai dentro la botola. Udii un leggero tonfo.
Tutte le creature viventi che abitavano la chiesa parvero trattenere
il fiato. L'acqua nella pozza di forma rettangolare, lunga circa
tre metri e larga due, doveva essere profonda. Le increspature
prodotte dalla pietra presto scomparvero, ma il gorgoglio continuava
e la superficie fremeva. Forse una lieve brezza turbava
l'acqua lucente, forse minuscoli esseri respiravano l sotto. Non
lo avrei appurato. C'era qualcosa di ipnotico in quella pozza,
nel modo in cui rifletteva gli archi di pietra. Ebbi la sensazione
che, se fossi rimasta a fissarla, ci sarei caduta dentro.
Distolsi lo sguardo dall'acqua con uno sforzo. Scorsi l'arazzo
muoversi lievemente, ondeggiando piano, forse spostato da
un leggero alito di vento. Avevo davvero visto qualcuno poco
prima? Per un istante mi parve che davanti alle grandi finestre
ad arco si fosse stagliato il profilo scuro di un uomo alto. Ma
adesso tutto era immobile. Anche l'arazzo. Era ora di andare.
Girai intorno alla pozza e salii i tre gradini del presbiterio.
Non c'era niente da vedere. Nessun rumore tranne il fruscio
del vento e le piccole creature che volteggiavano sopra di me.
Avanzai ancora, controllando a destra e a sinistra, pronta a
reagire se mai qualcosa mi fosse balzato addosso dagli scranni
del coro. Diedi una rapida occhiata dietro l'altare - niente -, poi
tesi la mano per toccare l'arazzo.
Nascondeva una porta di legno e ferro, infissa nella pietra
scolpita. Forse era quella della sacrestia, oppure portava alla
torre. Chiss perch non ci avevo pensato prima.
La sacrestia  collegata alla chiesa perch l si conservano i
paramenti sacri e tutti gli addobbi che si usano nelle cerimonie
religiose. Talvolta serve per le riunioni parrocchiali; molti vicari
la utilizzano come ufficio. Tesi la mano verso la maniglia, un
cerchio di ferro, sapendo di essere sul punto di compiere un
gesto stupido. L'afferrai con decisione e la girai. Si mosse sotto
la mia mano.
Avevo davvero visto qualcuno vicino all'altare? E, in tal caso,
dove si nascondeva lo sconosciuto?
La maniglia comp un quarto di giro. Se la porta non era chiusa
a chiave, sarebbe bastato spingerla per entrare.
Che si trattasse dello stesso intruso che era entrato in casa
mia? Credevo di no, anche se quel timore mi faceva battere pi
rapidamente il cuore. L'impressione che ne avevo ricavato nel
brevissimo istante in cui l'avevo intravisto con la coda dell'occhio
era di un uomo pi alto. Alzai la testa e fiutai l'aria. A quel punto
mi ero abituata al fetore della colonia di pipistrelli, e percepii un
altro odore. Quello dell'uomo che si era aggirato in casa mia?
No... Eppure c'era qualcosa, un aroma lieve... forse di pipa.
Spinsi la porta, ma incontrai resistenza. Tentai ancora. Invano.
La porta era chiusa a chiave. Non c'era una serratura, quindi
doveva essere chiusa con un chiavistello dall'interno. La delusione
mi rese ancora pi nervosa, e decisi che dovevo vedere
cosa si trovava dietro quella porta. Le sacrestie spesso hanno
una seconda uscita, che le collega all'esterno e rappresenta per
il vicario un facile accesso, evitandogli di aprire ogni volta i
pesanti battenti del grande portone d'entrata.
Camminando rapida gi per la navata, uscii dalla chiesa. Spensi
la torcia e mi avviai verso il lato sud dell'edificio. Tenendomi
rasente al muro, mi mossi lentamente ben sapendo che, se c'era
qualcuno nei paraggi, era consapevole della mia presenza.
Di rado i muri esterni di una chiesa sono diritti, caratteristica
che mi faceva particolarmente comodo quella notte, perch c'erano
molti angoli e nicchie in cui fermarsi ad aspettare prima di
accertarsi di poter proseguire in tranquillit. Probabilmente mi
ci vollero al massimo cinque minuti per raggiungere l'ingresso
che si apriva sulla sacrestia, sulla facciata sud, ma mi parve di
metterci molto pi tempo.
La porta aveva un chiavistello. Non sarei entrata. Mi sarei
limitata ad aprire e poi sarei rimasta sulla soglia a guardare
quello che c'era all'interno. Afferrai il chiavistello per tirarlo, ma
non si mosse. Un'altra porta chiusa. Mi chinai e mi azzardai ad
accendere la torcia per osservare la grande serratura. Nel foro
non si era accumulata la sporcizia che ci si aspetta di trovarvi se
nessuno vi ha infilato una chiave da cinquantanni. Mi ritrassi
guardando lo stipite e chiedendomi se davvero avrei avuto il
coraggio di fare quello che mi era appena saltato in mente.
Un tempo, in Inghilterra, le chiese venivano di rado chiuse a
chiave, in base al principio che, trattandosi di santuari, dovessero
essere sempre pronte ad accogliere chi desiderava pregare
o appartarsi in solitudine. Negli ultimi anni, i furti e i gesti di
vandalismo avevano per dimostrato che ci non era pi praticabile,
se non forse in qualche remoto angolo di campagna.
Persino nei villaggi le chiese erano state bersaglio di saccheggi,
ed era stato necessario scendere a compromessi. Gli edifici venivano
chiusi, ma i parrocchiani che regolarmente assistevano
alle funzioni sapevano dove trovare la chiave. Dove potevano
aver avuto l'abitudine di riporre la chiave i parrocchiani di San
Birino cinquantanni fa?
La porta ad arco era sovrastata a circa due metri e mezzo di
altezza da un architrave decorato in cima da un doccione scolpito
nella pietra, con un grugno grottesco e gli occhi sporgenti.
Era troppo in alto perch potessi arrivare a toccarlo. Mi servii
sia del sottile bordo sporgente che correva intorno alla chiesa
a trenta centimetri da terra, sia dell'edera che, mai potata da
anni, era cresciuta folta e robusta. Salii sulla sporgenza, mi tenni
stretta all'edera con una mano per non perdere l'equilibrio, e
con l'altra tastai sopra l'architrave. Molte foglie secche, alcune
pietre poco salde, nient'altro. Non restava che tentare con il
doccione. Come potei constatare, per, non si trattava affatto
di quello, cio di un elemento architettonico funzionale - seppure
a volte con fattezze mostruose - che serviva a convogliare
l'acqua piovana. La pioggia che cade sul tetto della chiesa si
raccoglie nelle grondaie che corrono lungo il perimetro e si
riversano all'esterno tramite il foro praticato nella bocca del
doccione. In questa scultura, invece, la lingua che si protendeva
indecentemente verso l'esterno non era collegata a un canale
di scolo. Non aveva una funzione pratica: era una decorazione
raffigurante una chimera.
Nella sua bocca si erano depositati i detriti di mezzo secolo.
Estrassi una manciata di foglie secche e di fango, i resti di un
nido, ma non era ancora vuota. Dopo due minuti, riuscii a infilarvi
tutta la mano. Un animaletto, chiss quale, mi corse sulle
dita e rabbrividii. Mi pareva che dentro non ci fosse niente,
ma, proprio mentre stavo per rinunciare, con il mignolo toccai
qualcosa di metallico. L'afferrai e ritrassi la mano.
Saltando gi, accesi la torcia per vedere quello che avevo
recuperato. Era una grossa chiave di ottone, sporca e ricoperta
di fango ma non arrugginita, come potei accertare pulendola sui
jeans. Ero certa che sarebbe entrata nella serratura, che avrebbe
aperto la porta. La infilai ed ebbi un attimo di esitazione. Mi
fermai.
Era morto un uomo, una bambina aveva rischiato di fare la
stessa fine, molti vivevano nel terrore di essere avvelenati dai
serpenti. Il colpevole era un essere maleodorante come un relitto
dell'umanit, che si muoveva nel villaggio simile a un'ombra.
Non avevamo trovato traccia di lui nella casa dei Witcher, eppure
doveva starsene rintanato da qualche parte. Avevo scoperto il
suo nascondiglio? Cos'avrei dovuto fare? Mi aspettavo davvero
che la polizia avrebbe rovistato nella torre di una vecchia chiesa
solo perch mi sembrava di avere visto un'ombra? Improbabile.
Avrei dovuto telefonare a Matt? Conoscevo la risposta a questa
domanda. Potevo fare affidamento su qualcun altro? Conoscevo
la risposta anche a quest'altra domanda. Girai la chiave e aprii
la porta.
...
.
...
Capitolo 30.
...
.
...
Era buio intorno a me, ma il fascio di luce della torcia rischiarava
a uno a uno i mobili e gli oggetti che costituiscono il normale
arredamento di una sacrestia: la scrivania del vicario, il registro
dei matrimoni, le credenze, la libreria, l'armadio dei paramenti,
persino un piccolo lavello con un bollitore arrugginito sullo
scolapiatti. Niente di insolito. Infilata la chiave in tasca, mi
chiusi la porta alle spalle. Sulla mia sinistra un passaggio ad
arco conduceva a una scala a chiocciola. Se la chiesa era di epoca
normanna, come credevo, probabilmente risaliva al dodicesimo
o al tredicesimo secolo. In origine la torre era stata di sicuro pi
bassa, forse superava di poco il corpo principale dell'edificio.
In epoca successiva, intorno al Cinquecento, col diffondersi
della consuetudine di suonare le campane, si erano costruite
torri pi alte per potervi alloggiare la cella campanaria. Sopra di me c'erano altri due vani.
La scala era stretta, neanche mezzo metro di larghezza, e
molto ripida. In alcuni tratti, la pietra tenera era stata consumata
dai piedi che l'avevano sfregata per secoli; mi augurai di non
trovarmi nella necessit di scendere di corsa. Salii lentamente
al primo piano, pestando i resti dei nidi delle taccole, sfiorando
ragnatele e tenendo sempre le orecchie tese.
Uno stanzone quasi vuoto conteneva soltanto le otto corde che
si tiravano per suonare le campane e che, raccolte in un punto
centrale, disegnavano una specie di enorme ragnatela. Sugli
scaffali alle pareti erano posati alcuni campanelli; i ripiani di
legno reggevano spartiti stinti. Alzando lo sguardo, scorsi nel
rozzo tavolato del soffitto i fori attraverso i quali passavano le corde.
Continuai a salire.
Otto grandi campane di bronzo, ormai silenziose da decenni,
pendevano immobili in cima alla torre. Nel breve attimo in cui
superai l'ultima rampa della scala e mi fermai sotto l'arcata
della cella campanaria, i miei occhi si fissarono su qualcosa in
un angolo del pavimento.
Non volendo avvicinarmi, spostai il fascio di luce della torcia
lungo la sagoma di una sedia di legno. Era di rozza fattura,
ma sembrava robusta; i pezzi erano tenuti insieme con grossi
chiodi di ferro. Ai braccioli ampi e spessi e alle gambe tozze
erano inchiodate quattro cinghie di cuoio con grosse borchie
di acciaio.
"Pare che lo legassero e lo tenessero l senza dargli da mangiare.
Per giorni, a volte per settimane."
Fino ad allora avevo sempre scartato come ridicola l'idea
che gli oggetti inanimati potessero essere posseduti da forze
malvagie, ma guardando quella sedia mi balenarono nella
mente, rapidissime, immagini orripilanti: un prigioniero allo
stremo, legato, che urlava il suo furore al cielo; un giovane
affamato, prossimo a morire, accasciato per la disperazione,
con i polsi e le caviglie sanguinanti; vecchie ossa scarnificate
con gli ultimi brandelli di pelle decomposta, ancora trattenuti
dalle cinghie di cuoio. In quei pochi secondi ebbi paura come
non mai.
"... Talvolta lo portavano in chiesa per pregare nella speranza
di scacciare il demonio che aveva dentro. ... Qualche giorno
dopo, ecco spuntare di nuovo Ulfred, sanguinante e coperto
di lividi."
E successo molto tempo fa, Clara sussurrai tra me e me.
Era difficile continuare a fissare quella sedia, ma era ancora
pi difficile distogliere lo sguardo. Rimasi l dov'ero muovendo
lentamente la torcia intorno e rischiarando il tavolato nudo
sotto i miei piedi, le pareti, il soffitto pieno di ragnatele. Dovevo
essermi lasciata sfuggire un gemito, perch le vecchie campane
rimandarono l'eco di quel suono soffocato. C'erano altre chimere,
quattro in tutto, agli angoli della cella. Una, orribile, alta
circa sessanta centimetri, con il torso di scimmia, gli artigli e
la coda di gatto, mi fissava dal muro di fronte. In quegli occhi
fiammeggianti leggevo un'intelligenza quasi umana. Sembrava
sul punto di balzarmi addosso. Sulla mia sinistra, c'era un leone
con le ali spiegate, in procinto di spiccare il volo; sulla destra
una bestia con le corna in atteggiamento pensoso, corrucciata,
il grugno appoggiato sugli arti simili a braccia umane. Dietro
a me, pericolosamente vicina, se ne stava acquattata un'altra.
Non la vedevo bene, ma d'istinto mi mossi per distanziarmene.
Le quattro statue sembravano affamate, vigili.
Ulfred era stato davvero lasciato l? Cercai di immaginarmi
quello che chiunque avrebbe provato al calare dell'oscurit,
quando le ombre si allungano e si sa che quelle mostruose effigi
di pietra saranno l'unica compagnia durante l'interminabile
notte. Dopo quanto tempo si ha la sensazione che i rilievi si
muovano, comincino a parlare? Quanto c'era voluto perch
Ulfred, gi malato di mente, perdesse del tutto il contatto con
la realt?
Scorsi qualcosa alla luce della torcia e avanzai di nuovo. Appoggiandomi
allo zoccolo che correva intorno alla parete, vidi
quasi nell'angolo della cella una semplice sagoma lignea, due
pezzi congiunti a formare degli angoli retti. Uno dei simboli pi
semplici e riconoscibili che esistano: il crocifisso.
La croce di Cristo era stata appesa sulla mia culla quand'ero
bambina. Rappresentava per me tutto quanto di buono e rassicurante
c'era nella vita. L, in quella cella, con quella tremenda
sedia... provai orrore.
Non riuscii a trattenermi oltre. Andandomene mi accorsi che
la sedia non era coperta dalla sottile polvere bianca che si era
posata su tutto il resto. Che qualcuno non molto tempo prima
si fosse seduto l? Abbassando lo sguardo, notai che la polvere
sul pavimento era segnata da impronte di piedi diverse da
quelle lasciate da me.
Di ritorno sulla scala, presi a scendere ma, colta da un impulso
improvviso, risalii gli ultimi cinque gradini e spinsi la porticina
che portava al parapetto della torre. Il vento mi colp in viso respingendomi
verso la porta, quasi tentasse di ributtarmi dentro,
ma io, resistendo, mi trovai a venti metri sopra il villaggio.
Nubi scure solcavano il cielo e sul terreno sotto di me le loro
ombre correvano rapide. Scorgevo a pochi chilometri di distanza
il corteo luminoso dei lampioni stradali e dei fari delle macchine.
Il villaggio era immerso nell'oscurit tranne che per qualche
lampada accesa su questa o quella veranda e per il chiarore
morbido che filtrava dalle tende alle finestre. Silenzio intorno.
Immobilit. Soltanto un sottile fascio di luce che si muoveva
lentamente attraverso un campo nei pressi del parco comunale
nel centro del villaggio.
Chiusi la porta della torre e riposi la chiave dove l'avevo trovata.
Allontanandomi dal portico della chiesa, mi fermai di colpo nel
raggiungere il viale. All'imbocco c'erano tre figure che riconobbi
subito come membri della banda Keech, e si trovavano proprio
dove sarei dovuta passare. Non mi avevano vista, ma era
questione di secondi. Mi ritrassi, attraversai di corsa il piccolo
cimitero adiacente alla chiesa, mi arrampicai sul muretto di
pietra e raggiunsi i campi dall'altra parte. Ero vicina alla casa di
Clive Ventry, quasi certamente sulla sua propriet. Mi dissi che,
girando dietro il suo giardino e attraversando un campo pi in
basso, avrei potuto raggiungere il parco comunale da un'altra
direzione. Nel frattempo i tre forse avrebbero desistito, oppure
ce l'avrei fatta ad allontanarmi inosservata.
Il terreno era in discesa e, correndo, ben presto mi trovai nel
campo sottostante la grande e antica dimora. Lo attraversai
muovendomi lungo la siepe di cinta. Una volta arrivata dall'altra
parte, avrei imboccato Carters Lane e mi sarei diretta a casa.
Non avevo fatto cinquanta metri che mi giunse il suono di
alcune voci. Mi avevano vista? Mi avevano seguita fin l? Mi
immobilizzai e mi accovacciai. La siepe, che correva lungo il
campo ed era ad angolo retto rispetto a quella dietro la quale
mi nascondevo, frusci e si mosse. Un uccello, disturbato nel
suo nido, si lev in volo senza protestare. Una sagoma alta e
imponente si fece strada attraverso i cespugli, seguita da una
pi bassa e tozza.
Erano troppo distanti perch potessi riconoscerli. Forse erano
due dei fratelli Keech. Probabile, tenuto conto che avevo appena
visto altri tre membri della banda.
Cominciarono a muoversi lungo la siepe. Li lasciai percorrere
un buon tratto prima di seguirli, sapendo che difficilmente mi
avrebbero scorta. Mi ero vestita di scuro, com' mia abitudine
quando mi avventuro nei campi di notte. Mi capita spesso di
seguire qualche animale nel buio.
I Keech, se erano loro, si trovavano a circa cinquanta metri
da me. D'un tratto uno dei due si volt a parlare al compagno.
Non sentivo quello che si dicevano ma, da come si muovevano
e da come gesticolava il pi alto dei due, pensai che litigassero.
A un certo punto questi si allung e afferr la spalla del tizio
basso, che parve afflosciarsi leggermente. Non ero pi sicura
che si trattasse dei fratelli Keech. Quei movimenti non erano
da ragazzi.
Si accovacciarono nel campo e lo stesso feci io. Guardavano
verso la sommit della collina, in direzione della grande casa, a
quasi mezzo chilometro. Il vento soffiava con forza verso sudovest,
le fronde degli alberi fremevano. L'erba alta si piegava
verso di noi, frusciando come l'acqua di un torrente.
Come raccontare quello che accadde dopo? Mi parve di essere
nel mezzo di un fiume largo e impetuoso, con la corrente che mi
investiva, vorticando e rifluendo di tanto in tanto, ma perlopi
avanzando incessantemente. Questa fu la sensazione che provai
quella notte, nel campo, tra l'erba spazzata dal vento. Poi
scorsi un ramo di quel fiume, ancora a una certa distanza ma
in costante avvicinamento. Non pi largo di un paio di metri,
ma possente, si muoveva ad angolo retto rispetto alla distesa
d'erba alta.
Fissai attentamente la massa - acqua... vegetazione... di cosa
mai si trattava? - che veniva verso di me. Sapevo che cinquanta
metri pi in l anche i due uomini stavano guardando quel
fenomeno.
Che fosse il braccio di un fiume deviato chiss dove? Ma non
era acqua, ne avevo la certezza. Mi accorsi di tremare. Pensavo
di avere visto tutto quello che il paesaggio notturno inglese ha
da offrire, ma mi trovavo davanti a qualcosa di nuovo. E, come
ogni animale, ero innervosita dall'ignoto.
Che cos'era? Una parte di me voleva scappare, l'altra restava
immobile, stregata. Mi azzardai ad avanzare strisciando per
un metro. La corrente, che se non avesse cambiato direzione
mi sarebbe passata accanto, si avvicin sempre di pi ai due
uomini che la fissavano concentratissimi, rannicchiati, pronti
a reagire, ma senza mostrare di avere paura. L'onda era a dieci
metri di distanza... otto... si muoveva alla velocit di un adulto
che cammina a ritmo sostenuto...
Erano serpenti... decine... forse centinaia. Al loro passaggio
l'erba alta si increspava. Sembravano i nastri di un grande festone.
I loro corpi luccicavano, viscidi e umidi, alla luce della luna.
Si muovevano spinti da un unico obiettivo, uno scopo comune,
animati da un istinto per me incomprensibile.
Era uno stuolo di bisce. Gli esemplari giovani, sottili come
matite, si muovevano accanto agli adulti lunghi oltre un metro e
mezzo. Ne vidi di chiari e di scuri, riuscivo a riconoscere anche i
segni sui loro dorsi. Si dirigevano verso l'acqua, probabilmente al
fiume. Avevo sentito parlare di questo fenomeno, avevo persino
conosciuto un vecchio che dichiarava di averlo visto di persona,
ma fino a quel momento non ci avevo davvero creduto.
Uno spettacolo bellissimo, straordinario, inimmaginabile.
Mi pareva di avere avuto un immenso privilegio, eppure, nello
stesso tempo, provai una fitta di tristezza che mi colse del tutto
impreparata. Perch nessuno era l con me a vedere?
Qualcuno, per, c'era. Condividevo quell'esperienza con due
uomini, che forse erano - o forse no - i fratelli Keech. Dubitavo
tuttavia che fossero venuti ad ammirare le meraviglie della
natura.
Lo stuolo mi super e io l'osservai proseguire gi per il pendio
verso le sagome scure acquattate. Non appena le bisce in testa
furono alla loro altezza, uno dei due uomini disse qualcosa con
voce squillante e poi entrambi si alzarono in piedi. Il flusso di
serpenti eruppe, simile allo zampillo di una canna dell'acqua,
sband in tutte le direzioni, ma i due si erano preparati e cominciarono
ad avanzare tenendo dei sacchi rasoterra.
Di sicuro non era la prima volta che davano la caccia alle bisce.
Agirono con rapidit ed efficienza, in silenzio, raccogliendole
finch i sacchi non furono gonfi di povere creature che si contorcevano
e fremevano.
Avrei voluto fermarli, ma non osavo muovermi. Ero troppo
vicina. Cos'avrei potuto fare, in ogni caso? Mettermi a ragionare
con loro? Non potevo neppure filarmela finch non si fossero
allontanati. Se mi fossi mossa, mi avrebbero vista.
Un serpente, sfuggendo al trambusto, avanz verso di me.
Rimasi immobile. I serpenti non sentono i suoni, percepiscono
le vibrazioni, in parte attraverso l'aria, ma soprattutto attraverso
il terreno. Sono dotati della vista, ma non  molto acuta. Hanno
per un odorato sensibilissimo, tramite la lingua. Avvicinandosi,
la biscia rallent, la lingua guizzante come il bagliore di un
piccolo lampo, percependo forse un nemico.
Si ferm, sollevandosi in atteggiamento di difesa. Avrei voluto
allungare la mano e accarezzarla sul corpo lungo e morbido
per rassicurarla. Era un pensiero stupido, in realt: un rettile
addomesticato tollera di essere toccato e maneggiato, ma l'idea
che quella creatura selvatica potesse avere bisogno del mio
conforto... forse ero io ad averne bisogno. Rimasi immobile; la
biscia si abbass, saggi l'aria ancora una volta con la lingua e
con uno scatto spar in una siepe.
Alla fine, i serpenti erano stati catturati o erano fuggiti. I due
uomini tornarono sui loro passi, si infilarono tra gli arbusti e
scomparvero alla vista. Sapevo che erano scesi lungo il pendio
della collina, verso la casa dei Witcher.
Dovevo rientrare e chiamare la polizia. Quei due - a questo
punto non ero affatto sicura che fossero i fratelli Keech - avevano
commesso un reato.  illegale catturare i serpenti selvatici, e loro
ne avevano infilati un bel numero nei sacchi. Non avevo idea
di che cosa ne avrebbero fatto, ma ero convinta che le bisce non
avrebbero gradito il trattamento. Ripresi a salire su per la collina,
tendendo le orecchie per cogliere eventuali voci dall'altra parte
della siepe. Circa a met strada, sobbalzai quando davanti a me
un uccello si lev in aria alla velocit di un proiettile. Raggiunsi
la sommit e mi accucciai tra i cespugli. Scostandoli, guardai la
strada da una parte e dall'altra.
Nessuno. I due uomini erano spariti con il loro bottino. Attraversai
la siepe, mi raddrizzai e a passo svelto percorsi il
sentiero. Svoltando, colsi un lieve rumore prima che qualcuno,
afferrandomi per i capelli, mi tirasse indietro la testa e mi imprigionasse
tra le sue braccia.
...
.
...
Capitolo 31.
...
.
...
Allan Keech mi stringeva con forza, tenendomi per la vita e
premendomi una mano sulla gola; suo fratello, Nathan, veniva
dritto verso di me. Non avevo tempo per pensare. Lo colpii
all'inguine con un calcio. Barcoll all'indietro e il fratello allent
la stretta. Gli diedi una gomitata nello stomaco, che non aveva
avuto il tempo di proteggere, e un calcio nello stinco. Con un
gemito che pareva un grugnito, mi lasci andare.
Balzai in avanti. Dovevo sbrigarmi. Mi era andata bene: quei
due non si erano aspettati la mia reazione, ma erano furibondi.
Non mi sarei fatta prendere. Svoltai di corsa in Carters Lane e
continuai su per la salita. Il parco comunale non era distante:
avrei raggiunto il villaggio e chiesto aiuto.
Sentivo dietro di me lo scalpiccio di passi rapidi. Nathan era
giovane e alto, probabilmente in forma, come i ragazzi della
sua et. Allan era pi pesante e aveva quindici anni pi di suo
fratello. Forte, ma lento. Dovevo sfuggire a Nathan.
Risalivo quel vialetto ogni giorno e, quando arrivai in cima,
sapevo di avere guadagnato qualche secondo. Non c'era tempo da
perdere, per. Mi toccava attraversare il parco, immettermi sullo
stradone che portava fuori dal villaggio, percorrere cinquecento
metri e girare sulla sinistra in Bourne Lane, la via di casa.
In quel momento, per, pareva non fosse mio destino raggiungerla:
altre due persone, un ragazzo e una ragazza - forse
Kimberley - della banda di Nathan, se ne stavano seduti su una
panchina nel punto di congiunzione fra lo stradone e il parco
comunale. Una terza indugiava vicino al vialetto che portava
alla chiesa e alla grande casa di Clive Ventry. Allan e Nathan
mi erano alle calcagna.
Nessuno degli altri aveva dato segno di avermi vista. Il rumore
del vento superava quello dei nostri passi, e la coppietta aveva
altro cui pensare. Il terzo cercava di accendersi una sigaretta.
Raggiunsi il ponte, scesi d'un balzo i tre gradini che portavano
al fiume e mi nascosi sotto l'arcata di pietra. Capii subito di avere
sbagliato.
Mi ero lasciata prendere dal panico. Se ci avessi riflettuto
meglio, sarei rimasta sulla strada chiedendo aiuto a gran voce.
Di sicuro qualcuno mi avrebbe sentita, perch le case non erano
lontane. E loro avrebbero osato aggredirmi in mezzo al villaggio?
Avrei dovuto affrontarli, sfidarli.
Invece mi trovavo a essere diventata una preda. Mi avrebbero
dato la caccia. Gli ingressi del parco comunale erano chiusi a
quell'ora, e i due avrebbero subito capito quale direzione avevo
preso. Sarebbero venuti sotto il ponte e mi avrebbero intrappolata.
Non potevo farmi incastrare.
"Su, pensa, rifletti." Avevo soltanto una possibilit: starmene
nascosta per uno o due minuti, riprendere fiato e cogliere il momento
buono per balzare fuori e mettermi a correre. Ma mentre
mi accucciavo nell'ombra, scoprii qualcosa. In una delle arcate
del ponte - sulla sponda opposta a quella dove mi trovavo -
c'era uno stretto passaggio circolare. Rivestito di mattoni, con un
diametro di poco pi di un metro, serviva a convogliare l'acqua
di uno dei tanti fiumiciattoli sotterranei che attraversavano il
villaggio. Naturalmente il tunnel era buio, fangoso, percorso
da una rapida corrente, ma si allungava davanti a me per quindici
o venti metri, fino alla convergenza con la conduttura che
fiancheggiava lo stradone. Se l'avessi percorso, sarei arrivata
vicinissima a dove sedevano Kimberley e il suo amico. Non si
aspettavano di certo che io sbucassi dal terreno. L'idea non era
invitante, ma mi metteva in posizione di vantaggio. Per di pi
avevo una torcia.
Mi capita spesso di camminare nell'acqua di un torrente o
anche di un fiume. Sono abituata all'assalto dell'acqua fredda
che attanaglia le gambe, alle piante acquatiche che si attorcigliano
intorno alle caviglie, ma di solito sono vestita in modo
pi adatto. Dopo tre passi i pantaloni, inzuppati fino a met
coscia, mi aderivano alla pelle. Continuai ad avanzare seguendo
la corrente, attenta a non appoggiare i piedi su qualche sasso
poco saldo e a non sprofondare in una buca.
All'imbocco del tunnel accesi la torcia, badando che il fascio
di luce non fosse visibile dal ponte. Mi piegai quasi in due per
entrare. Se fossi scivolata, sarei stata nei guai. Non era stata una
grande idea scappare da quella parte.
Udii uno scalpiccio sopra di me. Qualcuno era sul ponte.
Cazzo! Dove  andata a ficcarsi? Voi, laggi, che cazzo state
facendo?
Quella troia mica  passata di qui.
Buona o cattiva che fosse stata la mia idea, non avevo alternative.
Proseguii, accucciata, tremando mentre l'acqua mi arrivava
alle anche. Le erbacce che pendevano dall'alto mi sfioravano
il viso mentre avanzavo lentamente. Lungo i lati correva una
stretta sporgenza e mi ci aggrappai. Procedevo toccando la superficie
bagnata, viscida, rivoltante, ma mi serviva a restare in
equilibrio. Pestai qualcosa che scivol sotto il mio piede, e per
poco non mi lasciai sfuggire un grido.
Sentivo il tonfo dei passi sotto il ponte. Spensi la torcia e mi
appiattii contro i mattoni bagnati. Guardando dietro di me,
scorsi una sagoma scura che si muoveva nei pressi dell'imbocco
del tunnel. Se mi avessero vista, uno dei due avrebbe potuto
bloccarmi all'altra uscita nell'arco di pochi secondi. Sul terreno
asciutto si sarebbero mossi molto pi in fretta di quanto potessi
fare io nell'acqua. Cosa mi era saltato in mente di cacciarmi l
dentro?
Mi voltai di scatto udendo un lieve raspare alla mia sinistra.
Vidi un paio di minuscoli occhi che mi fissavano, poi mi giunse
il fruscio di corte zampette in fuga. Non avevo niente contro
i topi di fogna: mi spaventava di pi la sagoma scura ferma
all'imbocco del tunnel, accucciata, intenta a scrutare nell'oscurit.
Non mi mossi. Forse smisi anche di respirare. Distinguevo
la testa che si girava fissando nelle tenebre. Non mi vedeva. Un
fascio di luce si accese e mi colp negli occhi.
La figura con la torcia in mano fece una risata stridula. Era
Nathan. Inutile indugiare oltre.
Mi precipitai in avanti sapendo di avere solo qualche secondo
di vantaggio, ma non era cos. Allan si era gi appostato all'altra
uscita. Barcollando all'indietro, tesi le mani per aggrapparmi alla
parete e riprendere l'equilibrio. Con la destra ci riuscii, mentre
con la sinistra brancolai nel vuoto. Riaccesi la torcia.
In quel punto i mattoni che rivestivano il tunnel erano caduti
e mostravano uno stretto cunicolo, in parte pieno d'acqua
corrente. Non era un acquedotto, ma una galleria rozzamente
scavata nella roccia. La torcia si spense prima che vedessi dove
conducesse e mi facessi un'idea di quanto fosse lunga.
Che cosa avrebbero potuto farmi i fratelli Keech? Uccidermi
o ferirmi gravemente nel villaggio dove tutti noi vivevamo, a
poche centinaia di metri dall'abitato? La logica mi diceva che
non era credibile. Era ridicolo che mi nascondessi in quel modo,
rintanandomi nel buio come un topo di fogna.
Una volta che mi avessero presa, alla peggio mi avrebbero
umiliata, ma avrei saputo superare lo shock. Lo sa il cielo che,
se si tratta di sopravvivere a un'umiliazione, so come tirarmi
fuori. Mi avrebbero presa in giro, offesa, ma poi mi avrebbero
lasciata andare. Era un'esperienza che avevo gi affrontato
molte volte nella vita.
Clara chiam una voce da sotto il ponte in un falsetto acuto,
allungando l'ultima sillaba che echeggi nel tunnel. Dall'altro
capo, qualcuno grid di nuovo.
Claraaaa, Claraaaa...
Uno dei ragazzi ulul come un cane, poi prese ad ansimare.
Un altro mi chiam per nome con voce bassa e insistente, come
il rullio di un tamburo. Vidi una sagoma avanzare nel tunnel.
Dalla parte opposta, l'unica via di fuga, ne arrivava un'altra.
Non avevano voglia di aspettare la mia resa: venivano a regolare
i conti. L, sottoterra, si sarebbe consumato quello che avevano
intenzione di fare. All'improvviso mi dissi che forse mi sarebbe
toccato qualcosa di peggio di un'umiliazione. Obbedendo
all'istinto che mi suggeriva di stare nascosta, mi chinai ancora
di pi e mi infilai nel secondo passaggio.
Accolsi con una certa soddisfazione i borbottii di sorpresa
che lasciai nella mia scia. Forse i due sapevano del tunnel, ma
evidentemente ignoravano l'esistenza di un cunicolo. Dovevo
per inoltrarmici per nascondermi prima che loro raggiungessero
l'imbocco. Tenevo una mano sulla testa per non sbattere contro
le sporgenze della volta irregolare; con l'altra, tesa in avanti,
reggevo la torcia. A questo punto mi misi a correre nell'oscurit
con la massima velocit possibile, tenuto conto che avanzavo
quasi piegata in due.
Mentre dentro di me il panico cresceva, mi accorsi che non
sgattaiolavo in un cunicolo naturale della roccia. Alla luce della
torcia, scorsi sulle pareti i segni dei picconi e i graffi lasciati nel
tentativo di livellare la pietra. Dal soffitto che sfioravo con la
mano cadeva intorno a me una polvere sottile, quasi impalpabile.
Mi trovavo in una vecchia cava di gesso, ma non sapevo in che
direzione stessi procedendo. Quanto avrei dovuto correre prima
che rinunciassero a inseguirmi? Quanto sarei dovuta rimanere
accovacciata sottoterra prima di avventurarmi a uscire?
Sentivo delle voci alle mie spalle, innaturalmente sonore in
quello spazio angusto. Mi girai con il terrore di vedere un fascio
di luce che mi inseguiva e, nella corsa, finii contro una parete di
gesso. La torcia mi cadde di mano e si spense. Non avevo pi
sbocchi, non potevo pi illuminare il cammino davanti a me, di
l a poco quei due delinquenti mi sarebbero stati addosso. Non
potevo trovarmi in una situazione peggiore. In quel momento,
percepii sul viso un lieve alito tiepido... Qualcuno respirava a
meno di un metro da me.
...
.
...
Capitolo 32.
...
.
...
Mi immobilizzai, raggelata dal terrore, i sensi tesi a cogliere
ogni rumore. Pesante, faticoso - pi rapido del normale, ma
troppo lento per essere quello di un animale -, il respiro veniva
da un punto sulla mia destra. E da l veniva anche un tanfo di
latte rancido e di sudore stantio. Un puzzo nauseabondo, ma
inequivocabilmente umano. Ci doveva essere un altro tunnel,
forse un cunicolo, che in preda al panico non avevo visto.
Di chi avevo pi paura, di Nathan e della sua banda oppure
della creatura mostruosa che mi aveva artigliata l'ultima volta
che avevo percepito quello stesso fetore? Una domanda non
troppo difficile. Cominciai a retrocedere passo a passo e il tanfo
mi segu. Sentivo sussurri sommessi, persino un risolino, e
capii che Nathan e i suoi erano vicini. Poi qualcuno lanci un
urlo, che in quello spazio angusto echeggi con un rimbombo
innaturalmente sonoro.
Ehi, voi! Piantatela di battere la fiacca, cazzo. Quello vuole
noi. Era la voce di Allan.
Qualcuno tent di protestare, ma fu zittito.
Lasciatela. Affari suoi se si perde qui dentro.
Udii dei borbotti, qualche risatina e poi il rumore di gambe che
si muovevano nell'acqua. E all'improvviso eccoli l, soltanto dei
ragazzi, dopo tutto. Esaltati, pestiferi, ma in fondo solo con la voglia
di divertirsi a mie spese. Molto diverso era invece chi si trovava
vicino a me, alle mie spalle. I ragazzi si stavano allontanando. Mi
ero messa alle loro calcagna. Non m'importava che mi sentissero.
Ero stata l l per urlare: "Non lasciatemi! C' qualcosa qui".
Continuai a camminare, fermandomi soltanto all'ultima svolta,
quando scorsi la fioca luce allo sbocco del cunicolo. Ebbi
ancora una fugace visione dei ragazzi che si immettevano nel
tunnel principale e sparivano alla vista. Lo raggiunsi anch'io,
accertandomi con una rapida occhiata che se ne fossero davvero
andati, ma assai pi preoccupata per chi forse mi stava seguendo,
dicendomi che di sicuro si trattava della misteriosa presenza
all'origine delle stranezze che succedevano al villaggio. Se mi
fossi tirata fuori da quel pasticcio, non avrei mai pi avuto a che
farci. Che si arrangiassero tutti. Ne avevo abbastanza.
Ancora una manciata di metri allo sbocco del tunnel. Una
rapida occhiata alle spalle per vedere se qualcosa fosse emerso
dal cunicolo. Due metri, uno. Mi spinsi attraverso gli steli spessi
e le foglie vellutate di una grande ninfea ed eccomi di nuovo
all'aperto, sul terreno.
Che sollievo poter stare diritta. Mi guardai intorno per vedere
le stelle, mentre le nuvole scivolavano via veloci; gli alberi
si piegavano, oscillando, e le vecchie case cigolavano sotto le
folate, ma erano rassicuranti e familiari. Ero da sola nel parco
comunale.
Cinque minuti dopo, mi trovavo davanti a casa mia, fissando
la grande fioriera sopra la botola della cantina. Era stata
spostata.
Solo di dieci centimetri, verso destra, ma non avevo alcun
dubbio. La chiazza umida dove di solito era appoggiata era pulita,
lo si vedeva persino alla luce della luna. Qualcuno l'aveva
mossa e poi, forse nella fretta di filarsela, non l'aveva rimessa
esattamente al posto di prima.
Perch fare una cosa simile?
Cos, proprio nel momento in cui pi di ogni altra cosa desideravo
chiudermi al sicuro della mia casa e fare un lungo
bagno, mi trovai a dover spingere con tutte le forze una pesante
fioriera di legno. Mi ci vollero alcuni minuti, ma alla fine riuscii
a scostarla per controllare. Perch qualcuno l'aveva spostata? Il
deposito sotterraneo del carbone era chiuso con un lucchetto.
Senza pensarci due volte, afferrai l'anello di ferro che serviva a
sollevare il coperchio della botola e tirai con forza.
Per poco non caddi all'indietro, trascinandomelo dietro. Era
stato scardinato, e la mia cantina era una voragine spalancata
nella notte. Controllai in fretta. Il chiavistello e il lucchetto
erano solidamente chiusi, ma la cornice di legno nella quale
era infisso il coperchio era marcita e si era staccata dalla base
di calcestruzzo. Tutto sarebbe sembrato normale a chi avesse
guardato dal basso, perch la fioriera aveva tenuto fermo il
coperchio, ma da sopra appariva evidente come la cicatrice
sulla mia faccia che entrare in cantina, e quindi in casa mia,
era un gioco da ragazzi.
Almeno lo so borbottai tra me, prima di rendermi conto
del significato della fioriera spostata. Qualcuno era entrato di
nuovo. Rabbrividii, rimisi al loro posto il coperchio e la fioriera
ed entrai passando dalla porta principale.
Chiusi con il chiavistello la porta della cantina, vi spinsi davanti
il tavolo della cucina e cercai qualche oggetto pesante da
metterci sopra, scegliendo il forno a microonde e un pentolone
di ghisa.
Mi sentii sciocca. Perquisii la casa per accertarmi che nessuno
fosse acquattato in qualche angolo ad aspettarmi, controllai e
ricontrollai le chiusure di tutte le porte e finestre. Avevo paura
a farmi la doccia: non sopportavo l'idea che qualcuno, senza
che io me ne accorgessi, si avvicinasse per aggredirmi. Alla fine,
tuttavia, mi preparai un bagno, e non appena mi fui tolta di dosso
l'odore del fiume mi portai in camera il cellulare e persino un
coltello affilato che presi dal cassetto di cucina. Li infilai sotto
il cuscino, ma non riuscivo ad addormentarmi. Controllai la
casa ancora una volta.
Mentre attraversavo le stanze buie del pianterreno, mi parve
di sentire un movimento all'esterno. Qualcuno si stava muovendo
tra i cespugli che crescevano vicino al muretto sul retro,
ma nessuno buss alla porta, nessuno picchi sul vetro della
finestra, nessuno mi chiam.
Di nuovo al primo piano, mi appisolai ma feci un balzo
quando udii un ramo grattare contro la finestra. Giacevo sul
letto fissando il riflesso delle foglie disegnato dalla luce della
luna sulla parete. Capivo che difficilmente quella notte mi sarei
addormentata. Stava per sorgere l'alba del giorno in cui avrei
dato l'addio a mia madre.
Era stata la mamma a insegnarmi a cantare. Sapeva fin da quando
io ero piccola che non avrebbe potuto fare di me una musicista,
ma si consolava pensando che avessi una voce promettente.
Cantavamo per ore di seguito, soltanto noi due nella sala da
musica. Pap aveva quel tanto di voce che gli consentiva di dare
il la alla sua congregazione, Vanessa, stonata, era stata bandita
fin da quando aveva sei anni perch troppo rumorosa con gli
strumenti a percussione. A volte la mamma e io cantavamo
insieme: sembrava che al mondo ci fossimo soltanto noi due, e
questo mi piaceva.
Con il proseguire delle lezioni, a mano a mano che la mia
voce si irrobust, la mamma cominci ad accarezzare l'idea che
mi esibissi in pubblico: niente di grandioso, soltanto in qualche
occasione minore, a scuola, per esempio, o in chiesa. Voleva
che sua figlia, in piedi davanti agli spettatori, venisse guardata
con un sentimento di ammirazione che andasse a suo merito e
non fosse per lei motivo di vergogna. Lo avrebbe considerato
una prova della mia guarigione e della sua redenzione. Non
l'ho mai fatto.
E quella notte, guardando le ombre che danzavano nella mia
camera simili ai fantasmi delle occasioni perdute, mi resi conto
del perch. Se le avessi dato quello che desiderava pi di ogni
altra cosa, avrei perduto il potere che avevo su di lei.
Oh, sono stata spesso spregiudicata nello sfruttare l'influenza
che ero conscia di esercitare su mia madre. D'istinto, quando fui
poco pi che una bambina, capii che la mamma avrebbe fatto
qualsiasi cosa per proteggermi da ulteriori mali. E io perversamente
godevo nel torturarla. Fu per lei che diventai veterinaria.
Io, che da sempre sono attratta dagli animali, mi ero accorta
fin da piccola che mia madre li temeva. Il braccio di ferro tra
di noi quando ci trovavamo davanti un cane era quasi comico.
La mamma cercava di trascinarmi lontano, io mi divincolavo
per avvicinarmi. Smisi soltanto quando Vanessa, dispettosa e
gelosa delle attenzioni profuse sulla sorella handicappata, mi
spiattell perch il mio viso era quello che era.
Nel frattempo, per, le mie piccole vendette istintive avevano
alimentato una passione genuina. Avevo imparato ad amare il
mondo animale: la sua infinita, sorprendente variet, se non
altro. Nell'estate che trascorsi presso un centro di equitazione
della zona, appresi i nomi di tutte le ossa e i muscoli del cavallo.
In quell'occasione conobbi il veterinario del posto che, quando
seppe del mio interesse, fu felice di portarmi con s nei suoi
giri di visite. Con Vanessa, in uno dei nostri rari momenti di
cameratismo, installai nel capanno in giardino un ricovero per
animali selvatici bisognosi di cure. Pubblicammo un annuncio
sul giornale locale, e quell'estate curammo ininterrottamente
e guarimmo innumerevoli roditori e uccellini abbandonati.
Quando mi iscrissi alla facolt di Veterinaria, sapevo gi molte
cose e avevo un'esperienza cos ricca che fui accettata in tutti i
corsi ai quali chiesi di essere ammessa.
Lo dovevo alla mamma, che in un momento di distrazione
aveva distrutto la mia vita e aveva poi dedicato il resto della
propria a ricostruirla.
Mi si chiusero di nuovo gli occhi. Quando li riaprii, la luce
fuori dalla finestra era argentea e un tordo sassello annunciava
a quanti si davano la pena di ascoltare che il mio giardino era
il suo territorio e che era opportuno starne alla larga. Erano le
quattro e quarantacinque di gioved mattina: quasi l'alba.
...
.
...
Capitolo 33.
...
.
...
Trovai il corpo nudo di Violet sul letto matrimoniale in mezzo
alla camera. Una camicia da notte rosa sbiadita giaceva sul tappeto
consunto ai piedi del letto. Non la osservai con attenzione,
ma mi parve strappata. Rimasi vicino alla porta, incapace di
distogliere gli occhi da quella figura immobile.
Non credevo che fosse cos minuta. Sembrava una bambina,
una bambina la cui pelle marmorea, solcata da vene bluastre, si
era afflosciata dopo essersi tesa e ora ricadeva intorno alle ossa
come le pieghe di un sudario.
Capii, perfino guardando dalla soglia, che i suoi ultimi momenti
non erano stati facili. Il seno sinistro era tumefatto e cominciava
a scolorire, la pelle di un biancore opaco era cosparsa
di chiazze rosse e viola. Il gonfiore aveva avuto il tempo di
espandersi: il braccio sinistro sembrava, nella parte superiore,
pi grosso del destro. Seguendo la traccia di un sottile rivolo di
sangue, si arrivava alla ferita appena sotto la clavicola. Il cuscino
vicino alla testa era macchiato di rosso, e tracce di vomito le
sporcavano una guancia. Possibile che, nel timore che il veleno
non agisse abbastanza in fretta, l'assassino le avesse tenuto il
cuscino premuto sul viso per accelerare la sua fine?
I capelli bianchi e sottili erano scuriti dal sudore, e gli occhi
di un azzurro pervinca erano spalancati. Non volevo pensare
all'ultima cosa che avevano visto. Mi avvicinai con la sensazione
di camminare nella nebbia: il letto sembrava lontanissimo. Conoscevo
le regole, naturalmente - non toccare niente, chiamare
la polizia -, ma non me ne curai. Le avrei chiuso gli occhi e
avrei nascosto la sua nudit. Un filo di bava rosa le imbrattava
la bocca: aveva sputato sangue. Tesi una mano, ricordando la
morbidezza della sua pelle e aspettandomi di sentirla fredda.
Le toccai le tempie, percependo il lieve solletico delle sue ciglia
contro la mia pelle.
Era tiepida!
La nebbia si dissolse. Mi muovevo pi in fretta di quanto
avessi mai fatto, cercando sul suo corpo anche la pi flebile
traccia di vita. Con la mano destra le tastai il collo alla ricerca
della pulsazione della carotide, mentre con la sinistra le aprivo
la bocca e abbassavo la testa nella speranza di cogliere un alito
di fiato.
Niente.
Trovai il cellulare, chiamai il 999 e risposi a tutte le domande
che sapevo essere necessarie ma parvero durare un'eternit.
Alla fine, con le mani unite e le dita strette l'una contro l'altra,
premetti sul torace, subito sotto lo sterno... dodici, tredici,
quattordici... al quindici mi fermai. Una breve pausa, e ripresi.
Trenta pressioni, e un'altra pausa.
"Non rinunciare" mi dicevo, mentre alternavo quei gesti.
Ecco l'errore che molti commettono: si danno per vinti troppo
presto.  possibile riportare in vita qualcuno anche dopo cinque,
addirittura dieci minuti dalla morte clinica: basta perseverare,
prima o poi il cuore rammenta quello che deve fare e i polmoni
riprendono a pompare. "Non smettere. Fa' il loro lavoro, ricordaglielo,
costringili a mettersi in moto, maledizione! Perdio,
Violet, non mollare."
Lasciami andare, tesoro.
"No, Violet, no. Su, resisti ancora un minuto. Arriveranno al
pi presto."
 finita. Smetti, mia cara. Smetti.
"No, Violet, non puoi morire. Se succede, sar per colpa mia.
Non morire, Violet, ti supplico."
Non so per quanto abbia praticato la rianimazione cardiopolmonare,
ma in tutta onest sono convinta di non aver rinunciato
troppo presto. Quando la trovai, Violet era appena morta,
ma non c'era pi niente da fare. Anche se i paramedici con i
defibrillatori fossero arrivati insieme a me, sarebbe stato tutto
inutile. Non si sarebbe ripresa. A un certo punto, capii che dovevo
lasciar perdere.
Raggiunsi l'armadio nell'angolo della camera per prendere
una coperta e distenderla con delicatezza sul corpo immobile.
Sentii del movimento al piano di sotto, passi pesanti e voci che
chiamavano. Mi sedetti al fianco di Violet, pensando che ci
avrebbero raggiunte in pochi secondi. Giusto il tempo necessario
per un addio come si deve. Avevamo pochi attimi.
Mi sbagliavo. Per me, come per Violet, il tempo era scaduto.
...
.
...
FINE Parte 1.